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UNIONE EUROPEA E MASSONERIA – di Benigno Roberto Mauriello

In Massoneria on dicembre 30, 2011 at 12:27 pm

di Benigno Roberto Mauriello

Proprio in questi giorni una manovra economica sbagliata e recessiva è stata varata dal governo Monti ai danni del popolo italiano, con il solo scopo di difendere l’euro e il processo di integrazione europeo. Situazioni simili alla nostra hanno luogo in tutti gli altri stati che fanno parte dell’Unione Europea con la sola eccezione del Regno Unito, che sta prendendo le distanze riaffermando la propria sovranità nazionale. L’esecutivo italiano, al pari degli omologhi europei, è disposto a sacrificare gli interessi della patria, con provvedimenti di autentica macelleria sociale, per sostenere questa utopia ormai ampiamente discreditata e, spesso, apertamente osteggiata. Eppure democrazia significa, o dovrebbe significare, sovranità popolare.

masson

In realtà la democrazia nella nostra società è una misera caricatura della vera democrazia, quella ateniese, ed appare sempre più apertamente commissariata da organismi sovranazionali che sfuggono a qualsiasi forma di controllo popolare. Il mastodontico apparato burocratico delle istituzioni comunitarie, fonte di inefficienza e di corruzione, la cui peculiarità consiste in costi di gestione esorbitanti, tende sempre più a reprimere la sovranità nazionale, mentre la maggior parte dei mezzi di comunicazione cerca di drogare la pubblica opinione parlando dei benefici (le tasse?) che porterebbe l’Unione Europea e delineando scenari apocalittici da quarto mondo nel caso della sua caduta. E’ chiaro che tutta questa complessa e pericolosa situazione nasconde qualcosa di più profondo, misterioso, che sfugge all’osservatore meno attento.

Il progetto di integrazione europea, di cui l’euro è la prima e costosissima tappa, deve arrivare alla nascita degli Stati Uniti d’Europa, un’utopia che i massoni giacobini francesi e Napoleone cercarono di realizzare insanguinando il continente con venti anni di guerre e stragi e causando la morte di milioni di persone. Questo sogno, o incubo a secondo dei punti di vista, fu ostacolato dall’Inghilterra, dalla Russia e dalla Chiesa Cattolica, i cui alti prelati non esitarono ad affrontare persecuzioni pur di difendere la fede e il popolo da questa perversione.

La stessa Unione Europea è a sua volta una tappa per la creazione di una repubblica mondiale, molto simile ai modelli descritti nei libri degli utopisti che a partire dal XVI secolo iniziarono a proporre dei sistemi politici e sociali diversi da quello tradizionale mostrando piena indifferenza, se non disprezzo, per quelle masse che a parole volevano emancipare. Tra essi mi viene in mente Oceana, pubblicata nel 1656 dallo scrittore repubblicano inglese James Harrington (1611-1677), fondatore del Rota Club, attraverso il quale cercò di far conoscere le sue idee. L’autore immaginava la creazione di una repubblica, Oceana appunto, nata dalla fusione di due preesistenti repubbliche, quelle dell’Europa e dell’America del Nord. I repubblicani inglesi, è acclarato, erano massoni o da questi controllati, a partire dal loro capo, Oliver Cromwell (1599-1658) al quale, sembra, il libro sia stato dedicato.

La London School of Economics, fondata dal frammassone George Bernard Shaw (1856-1950) è la proiezione essoterica della Fabian Society, alla quale lo scrittore inglese di origine irlandese aveva aderito fin dalla fondazione, avvenuta ufficialmente nel 1884. La Società dei Fabiani, una vera e propria loggia massonica, intendeva promuovere l’avvento del socialismo tramite la realizzazione di politiche di forte oppressione fiscale e la creazione di costosi e mastodontici apparati burocratici. I suoi metodi di azione prudente e graduale si ispirano alla tattica del condottiero romano Quinto Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore. La politica dell’Unione Europea e dei governi di sinistra in Europa sembra seguire queste direttive. Romano Prodi ha avuto numerosi incarichi presso la London School of Economics. Chissà se ha appreso presso questo istituto la sua perizia nelle sedute spiritiche.

Non è un caso che il Senatore a vita Prof. Mario Monti, esponente di spicco del gruppo Bilderberg e della Trilateral nonché consulente della Goldman Sachs, abbia ricevuto, per le consultazioni per la nascita del nuovo governo, i leader politici a Palazzo Giustiniani, antica sede storica del Grande Oriente d’Italia.

L’EUROPA, L’ITALIA, LA CRISI ECONOMICA E LA SFIDA DEL CRISTIANESIMO – di P. Serafino M. Lanzetta

In Economia on dicembre 27, 2011 at 12:18 pm

San Benedetto da Norcia

È ormai divenuta famosa quella frase che Massimo d’Azeglio pronunciò all’indomani dell’unificazione d’Italia: «Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani». Sì, famosa perché la si ode ora di nuovo anche se al contrario: «Abbiamo fatto gli italiani (o pensavamo d’averli fatti), ora dobbiamo fare l’Italia». La rifacciamo. Stiamo sentendo, in questi ultimi giorni, in modo sempre più insistente, degli slogan, che recitano pressappoco proprio come quello: “Salviamo l’Italia”, “Salviamo l’Europa”, “Salviamo l’euro” (sic!). Salviamo l’euro o piuttosto la gente che con quell’euro vive? Quando le ideologie pullulano non possiamo che sentire slogan, che poi si incrociano, ma che sono sempre gli stessi. Il problema, allora come adesso, non sono gli italiani, che già c’erano: pressappoco dall’incarnazione di Dio in questo mondo e con tutto il retaggio culturale della romanità latina, ma il tentativo di rifondare una nazione senza la sua identità cristiana, senza i valori irrinunciabili, che fanno di un popolo non una landa solitaria di individui massificati dai soldi, ma un gruppo di persone che si riconosce in una cultura perenne ed immutabile nei suoi principi-primi.

È sotto i nostri occhi la crisi economica nella quale versa la nostra Italia e l’Europa, la quale, però, a differenza degli allarmismi che gridano da un capo all’altro, non è essenzialmente e primariamente una crisi economica o di soldi, come la si fa passare. L’economia non sono i soldi, anche se restano lo strumento di scambio principale. Perciò non si guarirà mai dalla malattia propinando la stessa malattia. I soldi non guariscono i soldi, perché nulla è causa di se stesso. Solo Dio è per se stesso. La crisi che è sotto i nostri occhi è molto più profonda; è come la punta di una massa di ghiaccio che affonda nella acque ormai intorbiditesi del nostro modo occidentale. L’economia crolla perché mancano i valori stabili ed imperituri che la sostengono, che sostengono cioè la vita dei cittadini, i quali sono i primi attori in un libero mercato, attori nella produzione, nello scambio dei beni, negli investimenti. La vita dell’uomo non ha più un valore, e di conseguenza, ciò che da essa promana, o come si vuole oggi, ciò che essa produce, non ha valore.

Un’economia regola e studia il potere di produrre beni e servizi a favore dei singoli e per la società. Di questa il PIL è un indice di crescita, di arresto o addirittura di spaventoso calo, come il nostro. Ma lo stesso PIL non è una semplice osservazione e un calcolo del denaro degli investimenti, ma una somma di più fattori che generano l’incremento o il suo contrario. E tra questi è di notevole importanza la scelta della famiglia, il suo consumo e il suo potere di investimento. Come potrebbe crescere però questo prodotto interno di una nazione quando la famiglia va a scomparire? Quando alla famiglia si sostituisce un modello “fai da te” di temporanea sistemazione, dettato spesso da esigenze effimere, con contratti a breve durata (si pensi alla convivenza come alternativa al matrimonio), o se non addirittura unioni che solo inneggiano all’orgoglio della diversità? Ma, se andiamo ancora più a fondo, c’è un altro problema più radicale, indice di una crisi che farà azzerare sempre di più il potere d’investimento di una nazione: come può crescere il PIL se si elimina il fondamento di ogni possibile crescita economica, perché fondamento assoluto di ogni bene, che è la vita umana? Se manca la persona o questa non ha una sua dignità inviolabile, come si incrementa il reddito? Se l’Italia si autocondanna a dover importare manodopera dall’estero, perché i suoi figli stanno morendo e più non ne nascono, come potrà superare il deficit nazionale? Con che cosa, con chi si supera la crisi? Con quali italiani? Cosa diventerà l’Italia? Questi problemi però non sembrano interessare i nostri rappresentanti politici e tecnici.

È sotto i nostri occhi il predominio della materia, che però quando è ragione di sé diventa massificatrice della dissoluzione di ogni bene. Il materialismo post-cristiano, vuoi rigurgito di un comunismo accentratore, vuoi di un capitalismo selvaggio, è la causa di questa crisi. Il materialismo è andato in crisi, si frantuma, ma l’Italia non è capace di opporvi il vero potere, i beni morali eterni. Così i suoi ultimi rigurgiti sembrano ingoiarci.

La crisi che vive l’Italia e l’Europa, infatti, non è una crisi di soldi, è una crisi esistenziale e di valori, che in verità possono fondare in modo stabile l’assetto della convivenza sociale; valori che il nostro Pontefice definisce non-negoziabili. Dobbiamo rammentarli, perché c’è sempre il rischio che qualche uomo di Chiesa ci dica che, in fondo, ostruiscono il vero dibattito sociale nel rispetto delle diversità, e perciò sarebbe meglio tralasciarli: la vita inviolabile, dall’inizio al suo naturale tramonto, la pari dignità tra l’uomo e la donna, la precedenza della persona rispetto al capitale e all’economia, il principio della sussidiarietà, in cui lo Stato è al servizio della famiglia e mai viceversa, (altrimenti si cade, come già avviene, nello statalismo), il primato della famiglia, fondata sulla verità stabile e feconda del matrimonio tra un uomo e una donna, la libera scelta dei genitori dell’educazione culturale da impartire ai lori figli, senza discriminazioni statali. Solo così la società opera in vista della persona, e quindi di sé, e non in vista del denaro; solo così la persona diventa un nesso indispensabile tra la famiglia e la società e quindi lo Stato. La pluralità culturale viene dopo i valori fondamentali. Prima questi, e poi tutto il resto. Altrimenti non c’è umanità.

L’economia è un bene al servizio della persona, della famiglia, e quindi dello Stato. Giammai dello Stato, quindi della famiglia, e solo alla fine della persona. La nostra Italia, che ha smarrito la sua identità cristiana, come pure l’Europa perdendo di vista le sue radici cristiane, ha finito con l’invertire i beni: al primo posto c’è la ricchezza e la produzione e all’ultimo la vita e la famiglia. Purtroppo, questo capitalismo disumano è destinato ad infrangersi, come è avvenuto, sullo scoglio di una verità, la verità iscritta nell’uomo e nella sua coscienza: se manca la vita e l’uomo, l’economia crolla, non ha un fondamento, sarà semplicemente basata sui soldi, che però crollano al primo crack finanziario di turno, o quando i grandi stabiliscono che è giunta la fine. Anche i manovratori dell’economia mondiale, i poteri forti, sanno bene che non bastano i soldi per sollevare una nazione (o per seppellirla). Per questo diventano spesso ideologi di un modo di vivere, di uno stile di pensiero, diventano paladini di una cultura di morte, con la quale edificare una nuova umanità senza l’identità cristiana.

In realtà, solo se al centro c’è il valore intangibile della creatura umana, e dobbiamo aggiungere, fatta ad immagine di Dio, l’economia si solleva, la persona potrà operare in vista dell’incremento dei beni e dei servizi. I beni devono essere subordinati alla persona e la persona deve accogliere quella legge morale che fa dell’uomo una creatura di Dio, e delle persone un fine e mai un mezzo. L’economia è un mezzo e non il fine. Un mezzo per la vita dell’uomo. Dunque, è semplicemente assurdo pretendere di salvare l’euro o l’Italia. Un sano realismo vuole che invece salviamo gli italiani, le famiglie più povere, che da queste manovre sono le più colpite.

Noi invece andiam fieri di aver edificato un’Europa sull’euro, che però sta crollando facendo crollare anche l’Europa. La soluzione al debito sovrano ci sarebbe e dovrebbe essere concepita proprio nell’ottica di una vera Europa unita, in cui tutte le nazioni-membri partecipano ai rischi e ai vantaggi degli alleati, con una banca europea che funga da prestatore di ultima istanza. Si richiede collaborazione, fraternità, detta in modo cristiano e non giacobino. Eppure, questa soluzione è lontana dal panorama europeo. Si preferisce vivere in Europa ma in modo individualistico, conservando ognuno il proprio portafogli. Si vive, appunto, in un’Europa dominata dall’egoismo. L’egoismo però non è un problema economico ma precedente, riguarda la vita dei cittadini, di ogni singola persona, ed è sintomo di una radicalizzazione del peccato originale, i cui effetti non sono smorzati dai rimedi della grazia di Dio: Dio e la sua grazia sono stati allontanati. Anche il consumismo dei nostri italiani è sintomo di una deficienza culturale: si investe su beni secondari e caduchi, si spreca, mentre i beni di prima necessità languono. Il problema vero è che la vita stessa è considerata dagli italiani e dagli europei un bene di consumo, disponibile secondo le proprie esigenze. Sono purtroppo tanti gli italiani e gli europei che mancano all’appello della vita, il cui sangue innocente è un grido sordo ma persistente, che incombe su di noi, e ci immiserisce ancor di più. Se non c’è la vita non c’è nient’altro. Neppure i soldi. Col rischio però che se il problema sono solo i soldi, quando questi crollano, crolla davvero tutto. Proprio come sta accadendo.

In questo momento così ingarbugliato della nostra storia però spetta a noi, ai cristiani, di dire la verità sull’economia, sul debito sovrano, sull’Europa, sull’Italia. L’Europa è in crisi perché ha smarrito se stessa, la sua identità evangelica, che l’ha plasmata intimamente, radicando ogni valore e ogni bene dell’uomo non su una piattaforma economica o politica di turno, ma sulla persona umana inviolabile, sempre il fine di ogni scelta e finalmente su Dio, la Ragione di tutto, il senso della vita e la meta dell’uomo.

La crisi che è sotto i nostri occhi, in ultima analisi, è soprattutto una crisi di fede, un’assenza di Dio che è l’unica vera certezza. Se manca Dio, se gli europei, e gli italiani in particolare, diventano atei o indifferenti al problema religioso, non solo diventano più poveri perché destabilizzano il meccanismo umano, fino ad arrivare ad auto-comminarsi la morte con il gravissimo delitto dell’aborto e dell’eutanasia, fino ad autodistruggere autodistruggendosi, ma aprono pure la società umana al rischio di smarrirsi a sorsi col cadere in un sincretismo valoriale, in cui vigerà solo la legge del più forte. Non ci sarà più l’altruismo e la comunione, che invece dovrebbe animare la Comunità europea, se vuole essere una comunità. Ancora, come però potrebbe esserci comunione tra gli Stati nazionali se rinneghiamo la nostra fede e la verità di Dio somma comunione, uno e trino? Come potremmo essere nuovamente veri uomini senza Colui che ci ha insegnato chi è l’uomo perché ha assunto un volto umano, diventando uomo Lui stesso? Il cristianesimo che ha fatto l’Europa ora è chiamato a rifondarla. Questo è il momento della Chiesa, della sua predicazione al mondo di oggi. Bisogna prendere il largo nel mare di questo mondo che affoga. C’è bisogno di Cristo, del Dio fattosi uomo per imparare chi è l’uomo, cos’è la famiglia, perché l’economia è sempre al servizio dell’uomo e della famiglia e mai viceversa. Bisogna insegnare di nuovo all’uomo ad essere uomo. Solo però colui che è Dio fattosi uomo ha una parola vera e definitiva. Non stiamo a guardare: è in gioco il futuro del mondo e il futuro della Chiesa nel mondo.

È ormai divenuta famosa quella frase che Massimo d’Azeglio pronunciò all’indomani dell’unificazione d’Italia: «Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani». Sì, famosa perché la si ode ora di nuovo anche se al contrario: «Abbiamo fatto gli italiani (o pensavamo d’averli fatti), ora dobbiamo fare l’Italia». La rifacciamo. Stiamo sentendo, in questi ultimi giorni, in modo sempre più insistente, degli slogan, che recitano pressappoco proprio come quello: “Salviamo l’Italia”, “Salviamo l’Europa”, “Salviamo l’euro” (sic!). Salviamo l’euro o piuttosto la gente che con quell’euro vive? Quando le ideologie pullulano non possiamo che sentire slogan, che poi si incrociano, ma che sono sempre gli stessi. Il problema, allora come adesso, non sono gli italiani, che già c’erano: pressappoco dall’incarnazione di Dio in questo mondo e con tutto il retaggio culturale della romanità latina, ma il tentativo di rifondare una nazione senza la sua identità cristiana, senza i valori irrinunciabili, che fanno di un popolo non una landa solitaria di individui massificati dai soldi, ma un gruppo di persone che si riconosce in una cultura perenne ed immutabile nei suoi principi-primi.

È sotto i nostri occhi la crisi economica nella quale versa la nostra Italia e l’Europa, la quale, però, a differenza degli allarmismi che gridano da un capo all’altro, non è essenzialmente e primariamente una crisi economica o di soldi, come la si fa passare. L’economia non sono i soldi, anche se restano lo strumento di scambio principale. Perciò non si guarirà mai dalla malattia propinando la stessa malattia. I soldi non guariscono i soldi, perché nulla è causa di se stesso. Solo Dio è per se stesso. La crisi che è sotto i nostri occhi è molto più profonda; è come la punta di una massa di ghiaccio che affonda nella acque ormai intorbiditesi del nostro modo occidentale. L’economia crolla perché mancano i valori stabili ed imperituri che la sostengono, che sostengono cioè la vita dei cittadini, i quali sono i primi attori in un libero mercato, attori nella produzione, nello scambio dei beni, negli investimenti. La vita dell’uomo non ha più un valore, e di conseguenza, ciò che da essa promana, o come si vuole oggi, ciò che essa produce, non ha valore.

Un’economia regola e studia il potere di produrre beni e servizi a favore dei singoli e per la società. Di questa il PIL è un indice di crescita, di arresto o addirittura di spaventoso calo, come il nostro. Ma lo stesso PIL non è una semplice osservazione e un calcolo del denaro degli investimenti, ma una somma di più fattori che generano l’incremento o il suo contrario. E tra questi è di notevole importanza la scelta della famiglia, il suo consumo e il suo potere di investimento. Come potrebbe crescere però questo prodotto interno di una nazione quando la famiglia va a scomparire? Quando alla famiglia si sostituisce un modello “fai da te” di temporanea sistemazione, dettato spesso da esigenze effimere, con contratti a breve durata (si pensi alla convivenza come alternativa al matrimonio), o se non addirittura unioni che solo inneggiano all’orgoglio della diversità? Ma, se andiamo ancora più a fondo, c’è un altro problema più radicale, indice di una crisi che farà azzerare sempre di più il potere d’investimento di una nazione: come può crescere il PIL se si elimina il fondamento di ogni possibile crescita economica, perché fondamento assoluto di ogni bene, che è la vita umana? Se manca la persona o questa non ha una sua dignità inviolabile, come si incrementa il reddito? Se l’Italia si autocondanna a dover importare manodopera dall’estero, perché i suoi figli stanno morendo e più non ne nascono, come potrà superare il deficit nazionale? Con che cosa, con chi si supera la crisi? Con quali italiani? Cosa diventerà l’Italia? Questi problemi però non sembrano interessare i nostri rappresentanti politici e tecnici.

È sotto i nostri occhi il predominio della materia, che però quando è ragione di sé diventa massificatrice della dissoluzione di ogni bene. Il materialismo post-cristiano, vuoi rigurgito di un comunismo accentratore, vuoi di un capitalismo selvaggio, è la causa di questa crisi. Il materialismo è andato in crisi, si frantuma, ma l’Italia non è capace di opporvi il vero potere, i beni morali eterni. Così i suoi ultimi rigurgiti sembrano ingoiarci.

La crisi che vive l’Italia e l’Europa, infatti, non è una crisi di soldi, è una crisi esistenziale e di valori, che in verità possono fondare in modo stabile l’assetto della convivenza sociale; valori che il nostro Pontefice definisce non-negoziabili. Dobbiamo rammentarli, perché c’è sempre il rischio che qualche uomo di Chiesa ci dica che, in fondo, ostruiscono il vero dibattito sociale nel rispetto delle diversità, e perciò sarebbe meglio tralasciarli: la vita inviolabile, dall’inizio al suo naturale tramonto, la pari dignità tra l’uomo e la donna, la precedenza della persona rispetto al capitale e all’economia, il principio della sussidiarietà, in cui lo Stato è al servizio della famiglia e mai viceversa, (altrimenti si cade, come già avviene, nello statalismo), il primato della famiglia, fondata sulla verità stabile e feconda del matrimonio tra un uomo e una donna, la libera scelta dei genitori dell’educazione culturale da impartire ai lori figli, senza discriminazioni statali. Solo così la società opera in vista della persona, e quindi di sé, e non in vista del denaro; solo così la persona diventa un nesso indispensabile tra la famiglia e la società e quindi lo Stato. La pluralità culturale viene dopo i valori fondamentali. Prima questi, e poi tutto il resto. Altrimenti non c’è umanità.

L’economia è un bene al servizio della persona, della famiglia, e quindi dello Stato. Giammai dello Stato, quindi della famiglia, e solo alla fine della persona. La nostra Italia, che ha smarrito la sua identità cristiana, come pure l’Europa perdendo di vista le sue radici cristiane, ha finito con l’invertire i beni: al primo posto c’è la ricchezza e la produzione e all’ultimo la vita e la famiglia. Purtroppo, questo capitalismo disumano è destinato ad infrangersi, come è avvenuto, sullo scoglio di una verità, la verità iscritta nell’uomo e nella sua coscienza: se manca la vita e l’uomo, l’economia crolla, non ha un fondamento, sarà semplicemente basata sui soldi, che però crollano al primo crack finanziario di turno, o quando i grandi stabiliscono che è giunta la fine. Anche i manovratori dell’economia mondiale, i poteri forti, sanno bene che non bastano i soldi per sollevare una nazione (o per seppellirla). Per questo diventano spesso ideologi di un modo di vivere, di uno stile di pensiero, diventano paladini di una cultura di morte, con la quale edificare una nuova umanità senza l’identità cristiana.

In realtà, solo se al centro c’è il valore intangibile della creatura umana, e dobbiamo aggiungere, fatta ad immagine di Dio, l’economia si solleva, la persona potrà operare in vista dell’incremento dei beni e dei servizi. I beni devono essere subordinati alla persona e la persona deve accogliere quella legge morale che fa dell’uomo una creatura di Dio, e delle persone un fine e mai un mezzo. L’economia è un mezzo e non il fine. Un mezzo per la vita dell’uomo. Dunque, è semplicemente assurdo pretendere di salvare l’euro o l’Italia. Un sano realismo vuole che invece salviamo gli italiani, le famiglie più povere, che da queste manovre sono le più colpite.

Noi invece andiam fieri di aver edificato un’Europa sull’euro, che però sta crollando facendo crollare anche l’Europa. La soluzione al debito sovrano ci sarebbe e dovrebbe essere concepita proprio nell’ottica di una vera Europa unita, in cui tutte le nazioni-membri partecipano ai rischi e ai vantaggi degli alleati, con una banca europea che funga da prestatore di ultima istanza. Si richiede collaborazione, fraternità, detta in modo cristiano e non giacobino. Eppure, questa soluzione è lontana dal panorama europeo. Si preferisce vivere in Europa ma in modo individualistico, conservando ognuno il proprio portafogli. Si vive, appunto, in un’Europa dominata dall’egoismo. L’egoismo però non è un problema economico ma precedente, riguarda la vita dei cittadini, di ogni singola persona, ed è sintomo di una radicalizzazione del peccato originale, i cui effetti non sono smorzati dai rimedi della grazia di Dio: Dio e la sua grazia sono stati allontanati. Anche il consumismo dei nostri italiani è sintomo di una deficienza culturale: si investe su beni secondari e caduchi, si spreca, mentre i beni di prima necessità languono. Il problema vero è che la vita stessa è considerata dagli italiani e dagli europei un bene di consumo, disponibile secondo le proprie esigenze. Sono purtroppo tanti gli italiani e gli europei che mancano all’appello della vita, il cui sangue innocente è un grido sordo ma persistente, che incombe su di noi, e ci immiserisce ancor di più. Se non c’è la vita non c’è nient’altro. Neppure i soldi. Col rischio però che se il problema sono solo i soldi, quando questi crollano, crolla davvero tutto. Proprio come sta accadendo.

In questo momento così ingarbugliato della nostra storia però spetta a noi, ai cristiani, di dire la verità sull’economia, sul debito sovrano, sull’Europa, sull’Italia. L’Europa è in crisi perché ha smarrito se stessa, la sua identità evangelica, che l’ha plasmata intimamente, radicando ogni valore e ogni bene dell’uomo non su una piattaforma economica o politica di turno, ma sulla persona umana inviolabile, sempre il fine di ogni scelta e finalmente su Dio, la Ragione di tutto, il senso della vita e la meta dell’uomo.

La crisi che è sotto i nostri occhi, in ultima analisi, è soprattutto una crisi di fede, un’assenza di Dio che è l’unica vera certezza. Se manca Dio, se gli europei, e gli italiani in particolare, diventano atei o indifferenti al problema religioso, non solo diventano più poveri perché destabilizzano il meccanismo umano, fino ad arrivare ad auto-comminarsi la morte con il gravissimo delitto dell’aborto e dell’eutanasia, fino ad autodistruggere autodistruggendosi, ma aprono pure la società umana al rischio di smarrirsi a sorsi col cadere in un sincretismo valoriale, in cui vigerà solo la legge del più forte. Non ci sarà più l’altruismo e la comunione, che invece dovrebbe animare la Comunità europea, se vuole essere una comunità. Ancora, come però potrebbe esserci comunione tra gli Stati nazionali se rinneghiamo la nostra fede e la verità di Dio somma comunione, uno e trino? Come potremmo essere nuovamente veri uomini senza Colui che ci ha insegnato chi è l’uomo perché ha assunto un volto umano, diventando uomo Lui stesso? Il cristianesimo che ha fatto l’Europa ora è chiamato a rifondarla. Questo è il momento della Chiesa, della sua predicazione al mondo di oggi. Bisogna prendere il largo nel mare di questo mondo che affoga. C’è bisogno di Cristo, del Dio fattosi uomo per imparare chi è l’uomo, cos’è la famiglia, perché l’economia è sempre al servizio dell’uomo e della famiglia e mai viceversa. Bisogna insegnare di nuovo all’uomo ad essere uomo. Solo però colui che è Dio fattosi uomo ha una parola vera e definitiva. Non stiamo a guardare: è in gioco il futuro del mondo e il futuro della Chiesa nel mondo.

IN ITALIA ESISTE IL DIRITTO DI UCCIDERE

In Aborto on dicembre 22, 2011 at 6:41 pm

di Giacomo Rocchi

Fonte: Comitato Verità e Vita

Qualche riflessione sulla sentenza della Cassazione che, confermando una sentenza della Corte d’Appello di Perugia, ha condannato l’Università La Sapienza di Roma al risarcimento dei danni morali subiti dai genitori di un bambino down che avrebbe potuto essere abortito e non lo fu.

bimbo

Durante la gravidanza era stato eseguito l’esame della funicolocentesi che aveva dato esito negativo; l’Università è stata dichiarata responsabile perché la gestante non era stata informata della inaffidabilità dell’esame “e quindi sulla necessità di ripeterlo entro la 24a settimana“. Non avendo ripetuto l’esame (e non avendo, quindi, conosciuto l’esistenza della sindrome nel suo bambino) la madre non aveva potuto esercitare “il diritto di poter decidere liberamente, anche attraverso un’adeguata informazione sanitaria, la scelta dell’aborto terapeutico o di rischiare una nascita a rischio genetico”. In un ulteriore passaggio l’inadempimento dell’Università è stato ritenuto “suscettibile di ledere i diritti inviolabili della persona e quindi anche della gestante e del padre“.

Come quantificare il danno? La Corte d’Appello di Perugia aveva liquidato l’importo di euro 80.000; somma troppo bassa, secondo la Cassazione, considerata la gravità del sacrificio personale e la permanenza dell’assistenza di una persona che abbisogna di continue cure, sorveglianza ed affetto”. Abortire il bambino sarebbe costato meno …

morte

Giudici impazziti? Anche se Avvenire titola “Risarcimento per mancato aborto: la Cassazione sbanda“, in realtà non si tratta affatto della prima sentenza di questo tipoAlberto Gambino, intervistato da Avvenire, sostiene che “l’aborto non è un diritto, ma un bilanciamento di interessi contrapposti” e aggiunge che “bisogna essere un po’ cauti nell’accogliere questi percorsi giurisprudenziali, perché sembrerebbe che in Italia esiste un diritto ad abortire sostanzialmente illimitato. Invece la nostra legislazione prevede una possibilità di sacrificare la vita del nascituro davanti ad una lesione psicofisica. E questa è la condizione che si deve verificare”.

I Giudici applicano la legge: e la legge sull’aborto è la legge 194(alcuni ritengono che non si dovrebbe tentarne la cancellazione). Per riconoscere il risarcimento del danno, occorre che ad essere violato sia un diritto soggettivo. E che quello della donna ad uccidere il proprio figlio sia un diritto (anche dopo il terzo mese di gravidanza) la Cassazione civile (i giudici civili sono, appunto, i giudici dei diritti) lo ha affermato fin dal 2002.

Ma, si dice, almeno dopo il terzo mese, per abortire dovrebbe esistere una lesione psicofisica della donna. No, ribattono i giudici civili: la legge 194 prevede solo che le anomalie del nascituro possano provocare “un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”; quindi per ottenere il risarcimento non occorre accertare se davvero, dopo il parto, la madre abbia subito un danno; è sufficiente verificare “se la dovuta informazione sulle condizioni del feto avrebbe potuto determinare durante la gravidanza l’insorgere di un tale processo patologico“.

Insomma: nessun danno reale e neanche nessun pericolo reale.

Le novità di questa sentenza sono altre: la prima è che viene riconosciuto il diritto al risarcimento anche al padre (pensate un po’: l’uomo non può intervenire per impedire l’uccisione di suo figlio, ma può chiedere soldi come risarcimento se la madre non ha potuto esercitare il suo diritto di ucciderlo …); e, inoltre, i Giudici civili superano di slancio l’unico limite della legge 194.

Sì, perché, come è noto, l’aborto non sarebbe permesso se il bambino, strappato dal corpo della madre, ha qualche possibilità di vita autonoma: quindi, attualmente, a circa 22 settimane di gravidanza. Che senso aveva, allora, fare una seconda funicolocentesi alla 24a settimana, se l’aborto “terapeutico” (sic!) era vietato? Ma, si risponde, è una questione di onere della prova: era l’Università a dover provare che il bambino – se fosse stato abortito alla 24a settimana – avrebbe potuto sopravvivere (chissà come questa prova poteva essere fornita): quindi la coppia di genitori ha diritto ad essere risarcita per la nascita del loro figlio e per il grave sacrificio personale, non avendo potuto compiere l’unico sacrificio possibile, quello del bambino.

Comprendiamo così come una legge ingiusta, oltre a permettere l’uccisione di milioni di innocenti, educa i cittadini.

Dalla Siria all’Iran

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on dicembre 20, 2011 at 11:42 pm

di d.Curzio Nitoglia

Prologo

● Quando scoppiarono le rivolte nord-africane ed arabe (Tunisia ed Egitto), si poteva arguire che fossero “non totalmente spontanee”, ma pilotate dall’alto. Poi si arrivò alla Libia e tutto fu più chiaro. La Nato dietro richiesta degli Usa (e questa mossa da Israele) aveva fatto aggredire, bombardare ed aveva rovinato il Paese più ricco e ordinato (ma non senza difetti ed abusi) dell’Africa, precipitandolo in un caos molto più grave della sua situazione anteriore, come era avvenuto nel 2003-2005 nell’Iraq. Dalla Libia la rivolta si estese alla Siria, che fa un tutt’uno con la Palestina ed il Libano, in vista dell’aggressione all’unica potenza (l’Iran), che in Medio Oriente possa ‘contrastare’, in un certo qual modo, lo strapotere e la prepotenza dello Stato d’Israele. Il termine del processo storico delle rivolte arabe è illuminante e spiega molte cose: il riassetto del Medio Oriente con un Israele quasi onnipotente e un mondo arabo frazionato o balcanizzato. Tuttavia per giungere alla meta occorre abbattere l’ultimo ostacolo che è l’Iran.

● La domanda che ci si poneva allora: “si arriverà ad una guerra contro l’Iran?”, la quale dovrebbe comportare quasi sicuramente un attacco atomico contro le sue centrali nucleari, che sono state scavate sotto i 90 metri, mentre le bombe convenzionali non oltrepassano i 20 metri, si è fatta sempre più impellente e ad essa hanno risposto in maniera positiva Israele (Netanyahu, Barak e Peres) ed una parte degli Usa (Clinton e Obama), anche se in modo meno drastico o cruento.

● Mi sembra, perciò, doveroso affrontare il problema e cercare di capirlo meglio (“mala praevisa minus feriunt”), non dico perfettamente e totalmente, alla luce di quanto hanno scritto su questo tema sia la stampa ‘politicamente corretta’, la quale oramai non può negare l’evidenza, sia gli analisti che ‘cantano fuori dal coro’, ma in maniera assai più intonata della prima.

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I PARTE

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La Cina e l’Iran

● Il 21 novembre, America, Regno Unito, Canada e Francia hanno annunciato maggiori sanzioni contro l’Iran.

● Il 23 novembre il portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha detto, in una conferenza stampa tenutasi a Beijing, che la Cina è contraria alle sanzioni unilaterali contro l’Iran.

● Il 23 novembre, il ministro degli Esteri cinese ha espresso contrarietà alle sanzioni unilaterali contro l’Iran. Xia Ming un docente di politica della City University of New York afferma: “Cina ed Iran dovranno fronteggiare delle grosse sfide portate loro dall’Occidente in politica, economia e cultura. Perciò, queste due nazioni hanno una sorta d’interesse comune a darsi sostegno reciproco. Dunque vedremo un grande coordinamento fra Cina ed Iran, con una grande cooperazione nei settori dell’energia, dell’armamento, e così via”.

● Israele e Washington hanno detto che, nel caso in cui questi altri sforzi risultassero inefficaci, non sarebbe da escludere la possibilità di ricorrere all’azione militare. Il Generale Zhang Zhaozhong – professore della Chinese National Defence University – ha dichiarato che la Cina non esiterà a proteggere l’Iran, anche con una Terza Guerra Mondiale ed ha specificato che il non esitare ad ingaggiare una Terza Guerra Mondiale dipenderebbe solo da necessità di politica interna[1].

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II PARTE

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La Russia e l’Iran

● Mosca è pronta a dislocare sistemi missilistici “Iskander” nell’enclave baltica di Kaliningrad, se la Nato insisterà nel voler dispiegare – stavolta contro l’Iran – lo scudo anti-missile che da anni preme per installare ai confini dell’ex Unione Sovietica. Si riaccendono i toni di guerra attorno allo scenario sempre più instabile che minaccia il Medio Oriente, dove Israele ha annunciato un possibile attacco nucleare a Teheran: la reazione missilistica dell’Iran potrebbe coinvolgere forze Usa nel Golfo o nel Mediterraneo, con conseguenze apocalittiche.

● La situazione è seria, avverte Mikhail Gorbaciov. La Russia ormai teme il rischio di un conflitto nucleare: «Non appena Teheran dovesse raggiungere la possibilità teorica di costruire armi atomiche, sarebbe sicuramente bombardata da Israele, forse anche con testate nucleari: Mosca preferirebbe che Teheran non si doti di bombe atomiche, ma non può tollerare il rischio di una minaccia nucleare occidentale ai suoi confini». La situazione potrebbe letteralmente diventare esplosiva: nessuno sa dove si abbatterebbe la reazione dell’Iran, se fosse colpito, ma è evidente che obiettivi americani e occidentali, sono alla portata dei missili iraniani, anche in Europa e persino in Italia.

● Un attacco israeliano scatenerebbe uno scenario molto pericoloso. A quel punto, coi propri confini “circondati” dallo scudo anti-missile americano, la Russia rischierebbe di essere travolta dall’emergenza e, di fatto, assediata. L’avvertimento del presidente Dmitrij Medvedev, pronto a dispiegare i missili “Iskander” a Kaliningrad nel cuore del sistema difensivo orientale della Nato, è una mossa tattica: una forma estrema di pressione per indurre Washington a frenare Israele, dopo che dell’attacco contro l’Iran ha ormai parlato apertamente persino lo stesso Shimon Peres.

● Riguardo la decisione di Washington e del Pentagono di spingere Mosca contro l’angolo con quello che è, eufemisticamente chiamato, Difesa Anti-missili Balistici (BMD). Il 23 novembre, il presidente russo Dmitrij Medvedev, ha detto al mondo, in termini chiari, che la Russia, per difendere se stessa e non solo l’Iran, è pronta a dispiegare i suoi missili al confine con l’Unione europea, tra Polonia e Lituania, e possibilmente a sud, vicino a Georgia e Turchia, membro della Nato, per contrastare l’avanzato processo di costruzione dello scudo di difesa missilistica statunitense: “La Federazione russa implementerà a ovest e a sud del paese, moderni sistemi d’arma che potrebbero essere utilizzate per distruggere la componente europea della difesa missilistica degli Stati Uniti”, ha annunciato alla televisione russa. “Uno di questi passi potrebbe essere il dispiegamento di sistemi missilistici Iskander a Kaliningrad”[2]. Questi sono sistemi missilistici balistici di teatro. L’ultima versione dell’Iskander, l’Iskander-K, i cui dettagli rimangono top secret, avrebbe una gittata di 2000 km e trasporterebbe missili da crociera con una precisione sul bersaglio di 7 metri o meno. Medvedev ha dichiarato di aver ordinato al ministero della difesa russo di avviare “immediatamente” il sistema radar di Kaliningrad, che avvertendo di attacchi missilistici imminenti, pone in stato di prontezza al combattimento. Ha chiesto di estendere i bersagli presi di mira dalle forze strategiche missilistiche nucleari russe e il ri-allestimento dell’arsenale nucleare della Russia con nuove testate, in grado di perforare lo scudo difensivo Usa/Nato, da rendere operative in sei anni, entro il 2018. Medvedev ha anche minacciato di far abbandonare alla Russia il nuovo Trattato di riduzione dei missili Start, se gli Stati Uniti continuano come annunciato[3].

● Se l’Occidente alle prese con la più grave crisi della sua storia decide di presidiare a mano armata le risorse strategiche che fanno gola alla Cina e continua a premere sull’Iran anche attraverso la Siria, stavolta è Mosca (oltre la Cina) a mettersi di traverso[4].

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III PARTE

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L’enigma della Turchia

● La Siria è sul punto di esplodere. L’attuale strategia turca rischia di non essere capita se non viene letta alla luce della sua tattica del “non pestare i piedi”, che ha funzionato benissimo in passato per seppellire ogni divergenza con Siria, Iran e Libano ed aprire nuovi mercati finanziari agli esportatori turchi. L’economia della Turchia è cresciuta l’anno scorso quasi alla stessa velocità di quella cinese. Questo prima che la situazione politica in Libia, Siria e Egitto scoppiasse, costringendo il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan a prendere posizione. La Turchia invitò dapprima Ozni Mubarak a cedere il passo, poi confermò il supporto all’esercito egiziano.

● La Turchia abbandonò anche se con riluttanza, come causa persa, M. Gheddafi, un vecchio amico con cui Ankara aveva in piedi affari per 23 miliardi di dollari. L’atteggiamento di Erdogan nei confronti della Siria è stato simile: è convinto che la famiglia Assad debba levare le tende e lasciare il posto a una democrazia in stile turco, ossia intrisa dei valori islamici di welfare e giustizia sociale.

● La Siria è a un passo dal precipitare nella guerra civile. Potrebbe esserci bisogno di un intervento stabilizzatore per tirare il Paese fuori dai guai e rimetterlo insieme. Il conflitto siriano è un rompicapo. È iniziato un anno fa con l’ingresso nel Paese di gruppi d’insurrezione dal vicino Libano. Erano stati armati, riforniti e addestrati dalla CIA, dall’MI6 inglese e dal Mossad e finanziati con i soldi della monarchia saudita e del Congresso degli Stati Uniti, che già negli anni ’80 decise di stanziare fondi per il sovvertimento del regime di Assad a causa dell’ostilità di questi verso Israele, e del suo supporto ai Palestinesi. Un intervento Nato in Sira (come quello libico) sarebbe necessariamente respinto dal Libano, dalla Palestina e soprattutto dall’Iran dietro il quale ci sono Russia e Cina. In breve sarebbe la catastrofe.

● È pur vero che molte città della Siria sono già “insorte”, anche se non le principali, e che la stampa ‘politicamente corretta’ fa continua opera di disinformazione sui fatti realmente accaduti in Siria in funzione anti-Assad. Per esempio a Damasco, Latakia e Aleppo la rivolta non è arrivata, ma l’economia cittadina è sull’orlo del collasso. La Siria è frammentata anche da un punto di vista etnico-religioso. Parte della maggioranza sunnita , soprattutto l’alta borghesia, sostiene ancora Assad, al contrario di quel che dicono i media occidentali. Lo stesso vale per la minoranza cristiana, che ammonta al 10% della popolazione. Come il regime di Saddam Hussein, anche quello di Assad ha protetto i cristiani presenti sul territorio nazionale dagli attacchi dei fanatici, che ritengono i cristiani dei traditori filo-occidentali e degli idolatri.

● Ma In Siria ci sono cecchini “sconosciuti” che stanno prendendo di mira i civili siriani e l’esercito siriano, al fine di causare caos e conflitti interni. Le comunità cristiana in Siria è anch’essa presa di mira da gruppi di “sconosciuti”. E’ molto probabile che gli aggressori siano una coalizione di forze di Stati Uniti, Francia, Giordania, Israele, Turchia e Arabia che collaborano con alcuni siriani al suo interno.

● Il nuovo capo della Chiesa siro-cattolica maronita di Antiochia, la più grande delle autonome Chiese orientali cattoliche, ha espresso i suoi timori circa una epurazione dei cristiani arabi dal Levante e dal Medio Oriente. Il Patriarca Mar Beshara Boutros al-Rahi e molti altri leader cristiani in Libano e Siria, hanno paura dell’avvento dei Fratelli Musulmani in Siria. Come l’Iraq, gruppi misteriosi stanno attaccando le comunità cristiane in Siria. I leader della Chiesa cristiana ortodossa orientale, tra cui il patriarca ortodosso di Gerusalemme Est, hanno tutti espresso pubblicamente le loro gravi preoccupazioni. A parte gli arabi cristiani, questi timori sono condivisi anche dalla comunità assira e armena, che sono per lo più cristiane. Il patriarca maronita Sheikh al-Rahi è stato recentemente a Parigi, dove ha incontrato il presidente Nicolas Sarkozy. È stato riferito che il patriarca maronita e Sarkozy avevano disaccordi circa la Siria, cosa che ha spinto Sarkozy a dire che il regime siriano crollerà. La posizione del patriarca al-Rahi era che la Siria deve essere lasciata sola e permetterle la riforma. Il patriarca maronita ha anche detto a Sarkozy, che Israele doveva essere trattata come una minaccia, se la Francia vuole legittimamente che Hezbollah disarmi. A causa della sua posizione in Francia, al-Rahi è stato immediatamente ringraziato dai leader religiosi cristiani e musulmani della Repubblica araba siriana, che lo hanno visitato in Libano. Hezbollah e i suoi alleati politici in Libano, che comprende la maggior parte dei parlamentari cristiani nel parlamento libanese, ha anche lodato il Patriarca maronita, che poi ha fatto un tour nel Sud del Libano. Sheikh al-Rahi è ora politicamente attaccato dall’Alleanza del 14 Marzo di Hariri, a causa della sua posizione su Hezbollah e il suo rifiuto a sostenere il rovesciamento del regime siriano. Una conferenza di figure cristiane è in realtà programmata da Hariri per opporsi al patriarca al-Rahi e alla posizione della Chiesa maronita. Dal momento che al-Rahi ha annunciato la sua posizione, il Partito Tahrir di Hariri, che è attivo sia in Libano che in Siria, ha iniziato a bersagliarlo con le critiche. E’ anche stato riportato che alti funzionari statunitensi hanno anche cancellato i loro incontri con il patriarca maronita, come segno del loro disappunto circa le sue posizioni su Hezbollah e la Siria.

● Non è un caso che i cristiani egiziani siano stati attaccati nello stesso momento del Referendum nel Sud Sudan e prima della crisi in Libia. Né è un caso che i cristiani iracheni, una delle più antiche comunità cristiane del mondo, siano costretti all’esilio, lasciando le loro terre ancestrali in Iraq. In coincidenza con l’esodo dei cristiani iracheni, avvenuto sotto gli occhi attenti degli Stati Uniti e delle forze militari britanniche, i quartieri di Baghdad divennero settari mentre musulmani sciiti e sunniti furono costretti dagli squadroni della violenza e della morte a formare enclave settarie. Tutto questo è legato alla riconfigurazione della regione medio orientale come parte di un obiettivo più ampio a favore di Israele. Sembra un paradosso ma le “guerre di liberazione” mosse dall’occidente contro l’Iraq, la Libia, l’Egitto (e la Siria) hanno portato al potere gli islamisti radicali ed hanno abbattuto regimi forti ma “laici” che garantivano la libertà di culto ai cristiani.

● Un esodo cristiano è in programma per il Medio Oriente per volontà di Washington, Tel Aviv e Bruxelles. E’ stato riferito che a Sheikh al-Rahi (il Patriarca maronita) è stato detto a Parigi, dal presidente Nicolas Sarkozy, che le comunità cristiane del Levante e del Medio Oriente possono stabilirsi nell’Unione europea. Questa non è un’offerta generosa. E’ uno schiaffo in faccia dalle stesse potenze che hanno deliberatamente creato le condizioni per sradicare le antiche comunità cristiane del Medio Oriente. Lo scopo sembra essere il reinsediamento delle comunità cristiane al di fuori della regione o a delimitarle in enclavi. Entrambe le cose potrebbero essere degli obiettivi[5].

● La Siria è un alleato di vecchia data dell’Iran. Le potenze occidentali e Israele smaniano di mandare in pezzi il Paese in modo da inferire un duro colpo non solo all’Iran, ma anche agli altri alleati della Siria, Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina.

Cosa altrettanto importante, se la Siria dovesse collassare, le Alture del Golan, territorio di importanza strategica annesso da Israele nel 1967, resterebbero tranquillamente in mano israeliana. Assieme alle principali risorse di acqua sorgiva della zona. Una Siria frammentata sarebbe una catastrofe per il Medio Oriente. Ma Stati Uniti, Francia, Israele e Gran Bretagna sono così accecati dalle loro smanie anti-iraniane accese da Israele, che sono pronti a passare sopra alla Siria per arrivare al Grande Nemico persiano, nonostante i chiari avvertimenti di Cina e Russia di non farlo. Il che equivarrebbe a dar fuoco alla casa per sbarazzarsi dei topi[6].

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Conclusione

● Mi sembra molto probabile che si vada verso una catastrofe apocalittica da un punto di vista bellico. Se, inoltre, si guarda spassionatamente lo stato del mondo intero, da un punto di vista economico-finanziario[7], il traguardo verso il quale sta correndo mi pare lo stesso. L’enorme crisi, o “fallimento” (“default”) in cui versano le economie europea e statunitense apre lo scenario ad una epoca storica simile a quella che conobbe l’Europa durante le invasioni barbariche.

● A partire da certi princìpi (nichilismo filosofico) non si può giungere che a certe conclusioni (suicidio intellettuale, morale e spirituale). Il 2011 è il termine del 1968. Il mondo intero è un “ammalato terminale” entrato in coma l’11 settembre 2001. La forza o “l’ostacolo” (“Katèkon”) che dovrebbe trattenere le forze annichilatrici si è “conformato, aggiornato, omologato” al mondo e al suo Principe. Anche in ambiente cattolico tradizionale si nota un’arrendevolezza, un’apatia se non una smania di novità e di apertura al mondo, che desta stupore.

● Tuttavia non bisogna dimenticare che non è la sola ragione a spiegare il significato, l’origine ed il fine della storia umana, ma è soprattutto la Rivelazione divina che ce ne disvela il senso. Per quanto riguarda la fine del tempo, secondo padre Cornelio Fabro «potrebbe venire quando una politica irresponsabile scatenasse nel mondo le tremende forze delle armi moderne. Perciò noi oggi viviamo già in un’atmosfera di attesa escatologica che svuota le filosofie di tutte le vane pretese di risolvere l’eternità nel tempo»[8].

● Il cristianesimo non concepisce la storia né come una decadenza continua, poiché osserva il progredire, non sempre costante, dell’uomo nel corso dei secoli; né quella di un progresso infinito mediante evoluzione costante e creatrice, poiché afferma che la storia tende al suo fine con alti e bassi, come ad un termine finito, solo oltre il quale si entra nell’eternità infinita.

● «Quanto durerà il tempo? – si chiede Etienne Gilson – Nessuno lo sa; ma tutti sanno che si sta rappresentando il penultimo atto del suo dramma. Più in là, è la spaventosa peripezia del regno dell’Anticristo. Come la Passione di Cristo è una tenebra tra due luci, l’ultimo assalto del male contro il bene terminerà con una disfatta»[9].

● Monsignor Ugo Lattanzi ricapitola: «Dal momento che lo splendore della Parusia di Cristo, che appartiene alla realtà escatologica, annienterà l’Anticristo, il quale appartiene al terzo atto della seconda èra, deduciamo logicamente che la seconda èra è e deve essere considerata come èra escatologica, nel senso che essa non sarà seguita altro che dall’epilogo della Storia»[10].

● Cosa fare? Prepariamoci ad affrontare una situazione veramente pericolosa e catastrofica. Come? Non con le sole nostre forze, ma con la speranza nell’aiuto di Dio, promessoci ultimamente dalla Madonna a Fatima nel 1917, assieme all’avvertimento di un immane castigo se il mondo non si fosse ravveduto e purtroppo non solo non si è ravveduto ma è precipitato molto più in basso.

d. CURZIO NITOGLIA

9 dicembre 2011

http://www.doncurzionitoglia.com/da_siria_a_iran.htm


[1] Cfr. New World Reporter, 29 novembre 2011.

[2] David M. Herszenhorn, Russia Elevates Warning About US Missile-Defense Plan in Europe, The New York Times, 23 novembre 2011.

[3] Cfr. F. William Engdahl www.engdahl.oilgeopolitics.net.

[4] Cfr. libreidee, 30 novembre 2011.

[5] Cfr. Global Research, 26 novembre 2011. Mahdi Darius Nazemroaya scrittore di Ottawa, Canada, sociologo e ricercatore associato presso il “Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione” (CRG), Montreal.

[6] Cfr. Turkey as Confused as We Are by Syria, 29.novembre.2011.

[7] In Italia, ad esempio, il primo ministro Mario Monti è Presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg. Dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs. una delle più potenti banche d’affari ebraiche del mondo, quella che ha messo in ginocchio la Grecia e che ora, magicamente, ha piazzato la sua pedina in Italia. I suoi predecessori e i successori sono: Romano Prodi, da consulente Goldman Sachs a Presidente del Consiglio in Italia Mario Draghi, da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia. Massimo Tononi, dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006. Gianni Letta, membro dell’Advisory Board di Goldman Sachs è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Berlusconi (2008). “Sopra la banca la Patria campa, sotto la banca la Patria crepa”. Cfr www.terrasantalibera.com

[8] C. Fabro, La storiografia nel pensiero cristiano, in “Grande Antologia Filosofica”, Milano, Marzorati, 1989, vol. V, pag. 340.

[9] E. Gilson, Lo spirito della filosofia medievale, Brescia, Morcelliana, 1969, III ed., pag. 479.

[10] U. Lattanzi, La visione biblica della storia, in «Somma del Cristianesimo» a cura di R. Spiazzi, ed. Paoline, Roma, 1958, vol. I, pag. 785.

La dittatura finanziaria globale contro l’Iran

In Economia, Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on dicembre 19, 2011 at 4:23 pm

 

Fonte: cinghialecorazzato.info blog collaboratore del Centro Studi Jeanne d’Arc.

 

Dopo aver affrontato la Libia, l’Occidente è pronto a cacciare nuove vittime, la Siria e l’Iran sono i prossimi nella graduatoria colpito. La campagna contro la Siria si imbatte in ostacoli importanti, mentre il leader del paese Bashar al-Assad ha offerto alla società un pacchetto di riforme richieste da molto tempo, mentre la Russia e l’Iran hanno impedito al Consiglio di sicurezza dell’ONU di far passare una risoluzione che potrebbe esporre la Siria ad un intervento modellato su quello recentemente affrontato dalla Libia. Di conseguenza, i piani del l’Occidente per la Siria si aggiustano alle circostanze attuali, e al momento, la scommessa dell’Occidente è destabilizzare il paese dall’interno, assieme agli sforzi combinati della comunità dell’intelligence occidentali, dei mercenari stranieri e della locale quinta colonna. Una rivoluzione simile è stata tentata in Iran, ma ha incontrato una resistenza ben organizzata, e le sanzioni internazionali imposte all’Iran potrebbero creare alcuni problemi, ma non sono letali per la sua economia. Inoltre, l’applicazione della “democrazia” in Iraq e Libia ha avuto un effetto che fa riflettere anche le forze politiche filo-occidentali dell’Iran. Eppure, l’impressione è che al momento i leader occidentali semplicemente non possano attendere sorgano opportunità per una nuova rivoluzione. Il crollo dell’Unione Sovietica che, tra l’altro, non è stato determinato da cause naturali, ha fatto scivolare il mondo verso l’unipolarità, ma è divenuto un ordine dalla forma completamente diversa da quella che pensatori geopolitici anglo-sassoni come Alfred Mahan, Halford John Mackinder o Nicholas John Spykman sognavano. La loro aspettativa era che il dominio globale del mondo futuro, derivasse dal potere navale, ma è apparso chiaro invece che, all’alba del XXI secolo, il mondo è governato da gruppi che gestiscono le finanze globali. Chi li gestisce sono un conglomerato di 147 parentele intrecciate, che controllano il settore finanziario globale e l’emissione del dollaro, quest’ultimo è un meccanismo per mantenere le élite nazionali di tutto il mondo al guinzaglio. I clan Rockefeller e Rothschild, e il Vaticano, sono noti essere i principali protagonisti della rete del governo ombra. Nel XX.mo secolo, una convenzione segreta degli operatori finanziari statunitensi, presso un’isola degli Stati Uniti, adottò il cosiddetto Piano Marburg, premesso dal presupposto che il potere sa essenzialmente benevolo, ma costoso, e come tale doveva appartenere ai più ricchi. Il piano non poté concretizzarsi fino a quando l’URSS era vigente, ed divenne completamente realistico dopo il suo crollo. Ad oggi, le chiavi della politica internazionale sono nelle mani dell’oligarchia finanziaria globale con la sua rete di centri finanziari, di banche nazionali e transnazionali, di organi di governo come il FMI e la Banca mondiale, centri di ricerca, e segrete sedi politiche, e con una propria zecca ufficialmente intitolata US Federal Reserve. Gli obiettivi dell’oligarchia finanziaria globale, già compiuti o in corso di perseguimento, sono: • Impostare il denaro come valore fondamentale dell’esistenza umana e valore principale per le nazioni e le società; • Collegare tutte le monete nazionali, insieme alle economie nazionali, al dollaro statunitense; • Indurre la trasparenza dei confini nazionali ai flussi, prodotti e servizi finanziari; • Formare una “élite” controllabile che agisce nell’interesse della comunità finanziaria globale e porre la “élite” nelle posizioni di governo mondiale; • Ottenere il controllo totale sul comportamento individuale e collettiva nelle sfere economica e politica. L’arsenale degli strumenti impiegati dall’oligarchia finanziaria globale è enorme e comprende corruzione, bancarotte organizzate, diffamazione e il terrorismo, assieme all’eliminazione degli stati nazione e allo scatenamento di guerre. Il sistema nel suo complesso, quindi, merita di essere considerato come una dittatura finanziaria globale dotata di una ideologia di tipo fascista. La formula alla base di questo tipo di dominio, è che tutto è possibile con i soldi. Dagli anni ’90, il mondo ha visto un attacco radicale a tutti i sostenitori dell’esperimento socialista e a tutti gli avversari al nuovo ordine mondiale globale che assegna poteri illimitati ad un gruppo di banchieri. La Jugoslavia è stata devastata essendo un paese che cercava il suo modello di sviluppo, e ha continuato a regolare la circolazione interna del dollaro USA, quando il resto dell’Europa non aveva alcuna intenzione di sfidare la morsa dell’impero finanziario. L’Iraq è finito sotto tiro, in modo simile, quando ha cercato di creare un socialismo di stampo arabo con S. Hussein, lanciando un piano per rifiutare il dollaro statunitense come moneta nel suo business petrolifero e, in generale, dimostrando una indomita indipendenza. Nel caso della Libia, l’intervento occidentale è avvenuta mentre M. Gheddafi operava per l’Unione africana e redasse piani ambiziosi per far passare l’economia del continente al dinaro d’oro, per creare le forze armate dell’Unione africana. Al momento, l’Occidente sta minando il regime in Siria, mercenari scorrazzano nel paese, e diplomatici statunitensi sollecitano l’opposizione affinché respinga la riforma offerta da Bashar al-Assad e opponga una resistenza armata, a causa del fatto che la Siria non si è piegata al nuovo ordine mondiale. I dittatori non hanno problemi finanziari con i regimi come quelli dei paesi del Golfo Persico, dove i governanti tengono i loro soldi nelle banche occidentali e prendono docilmente ordini da Washington, o con paesi come la Somalia, l’Iraq e l’Afghanistan, bloccati in permanenti conflitti interni. Per Wall Street, l’Iran è il principale oppositore alla dittatura finanziaria globale in Medio Oriente. C’era un tempo in cui la Turchia puntava ad avere una certa quantità di indipendenza, ma l’impressione è che il premier turco R. Erdogan e il ministro degli esteri A. Davutoglu, non siano riusciti a spezzare il controllo, e ora Ankara partecipa all’assalto della Siria, e sostiene sanzioni più rigorose contro l’Iran. L’Iran è il bersaglio di una operazione volta a distruggere la sua sovranità e l’isola di stabilità di una volta, pur essendo in una posizione strategica nella linea di instabilità che si estende dai Balcani al Pakistan. Teheran rischia la punizione per aver sfidato il controllo del sistema di governance globale e, in particolare, per aver ignorato il dollaro statunitense. In particolare, l’offensiva contro l’Iran sarebbe molto più difficile da implementare, rispetto alla recente campagna contro la Libia. Raid aerei della NATO probabilmente si rivelerebbero inefficienti in Iran, inoltre l’Europa con la sua crisi persistente, non è preparata ad azioni costose e ai sacrifici. Nel frattempo, l’élite finanziaria globale si trova ad affrontare delle serie sfide, la zona della circolazione dollaro si sta restringendo e il movimento ‘Occupare Wall Street’ sta acquistando slancio, Cina e India stanno crescendo economicamente e militarmente, l’America Latina è sulla via di una maggiore integrazione, e gruppi regionali – Shanghai Cooperation Organization, BRIC, ASEAN, APEC, sono sempre più attivi. Anche l’amministrazione della Russia è implicitamente sulla via di una indipendenza sempre maggiore dai centri finanziari globali. Per l’oligarchia, la soluzione in vista è lanciare un attacco potente che salvaguardi il dollaro statunitense e che lo possa puntellare, indeboleno la Cina e l’Europa, e mostrando al mondo intero che è al potere. Ci sono indicazioni che un attacco contro l’Iran sia una questione decisa. Il rapporto AIEA sulla base dei dati dell’intelligence, dalle fonti oscure, che raffigurano l’Iran come un paese che agisce per diventare una potenza nucleare, dovrebbero convincere i contribuenti statunitensi e la comunità internazionale, che non esiste nessuna alternativa ad una campagna militare… Poiché il Premio Nobel per la Pace a B. Obama e la sua speranza di una rielezione limitano lo spazio di manovra, l’attacco contro l’Iran sarebbe avviato da Israele. Il timore che il monopolio nucleare israeliano nel Medio Oriente, possa finire, ha lo scopo di spingere la popolazione di Israele verso l’accettazione del piano. L’amministrazione e i media israeliani sostengono il tema della minaccia nucleare iraniana e invocano un attacco contro l’Iran secondo le istruzioni del Grande Fratello di Wall Street. Ci sono molte probabilità che il piano si concretizzi mentre le proteste pubbliche vengono facilmente da gestire dalla polizia e il mondo unipolare è governato dal denaro, mentre il diritto internazionale o le preoccupazioni morali non giocano alcun ruolo. Come Jugoslavia, Iraq e Libia, l’Iran può raccogliere la sfida senza alcun alleato – a meno che la Corea del Nord non invii un gruppo di soldati per aiutarlo, ma chiaramente non cambierebbe il risultato. Pur mantenendo un esercito considerevole, l’Iran non ha ancora nulla di paragonabile all’esercito statunitense, né ha il potenziale per contrastare i raid aerei israeliani. Forme classiche della difesa non funzionerebbero per l’Iran in un combattimento con un nemico immensamente superiore. Ciò di cui Teheran avrebbe bisogno è una risposta asimmetrica che possa causare enormi danni al nemico, non necessariamente sul territorio nemico, e mettere in pericolo l’esistenza stessa dello Stato di Israele. Non è chiaro se l’Iran abbia un piano del genere. Beijing dovrebbe rendersi conto che un attacco all’Iran farebbe deragliare lo sviluppo della Cina, considerando che un conflitto nella regione, in particolare uno nucleare, potrebbe interrompere le forniture di petrolio alla Cina. Per quanto riguarda l’Europa, avrà sempre scorte limitate di greggio, a 300-400 dollari al barile, che renderebbe imminente il collasso dell’UE. In altre parole, parte del piano per un attacco contro l’Iran, sarebbe sconfiggere Europa, Cina e India come rivali economici degli Stati Uniti, così come indebolire il mondo musulmano, che vedrebbe il suo sviluppo e la sua attività rivoluzionaria esautorato una volta che l’afflusso di petrodollari diminuisse. Uno sguardo alla storia dovrebbe aiutare a predire il futuro. La crisi sistemica del capitalismo predatorio dei primi del XX secolo, ha portato a situazioni rivoluzionarie in Russia e in Europa e scatenato due guerre mondiali. Il mondo è diventato bipolare in seguito alla sconfitta del fascismo nella Seconda Guerra Mondiale, il sistema coloniale è caduto, e si sono aperte opportunità a decine di nazioni nel poter scegliere tra modelli di sviluppo diversi. Quanto sopra riflette chiaramente una tendenza profonda nell’evoluzione globale, nel senso che i tentativi in ?orso per imporre il fascismo finanziario sul genere umano, sono condannati. Comunque, alle forze sane sarà necessario tempo e sacrifici per prevalere, e l’Iran, con la sua resistenza al neofascismo, getterà le basi della futura vittoria. Le altre nazioni seguiranno l’esempio. Le forze anti-globalista dell’Oriente e dell’Occidente finiranno per prendere coscienza della necessità di una forma superiore di organizzazione, e di una civiltà guida – evidentemente la Russia – che offrirà all’umanità un nuovo modello di intesa globale, di convivenza civile e di armonia dell’individuo con il mondo. Gli Stati Uniti, come leader del nuovo fascismo, soffriranno più degli altri il conflitto futuro – impiega troppa energia negativa che da sempre attira guai.
Generale Leonid Ivashov (Russia)
Fonte: Strategic la Culture Foundation. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La massoneria e le origini dei testimoni di Geova

In Massoneria on dicembre 19, 2011 at 1:17 am


Ernesto Zucchini

I. La “religione incivile” negli Stati Uniti

Uno degli aspetti più caratteristici della vita sociale e culturale americana è la presenza di una “religione civile”, di un minimo comune denominatore morale, patriottico e vagamente “spirituale” che si suppone condiviso dalla grande maggioranza degli americani, pure separati da una straordinaria molteplicità di appartenenze religiose (1). Tra gli aspetti della “religione civile” americana messi in luce dai sociologi ce n’è uno discutibile ma non per questo meno essenziale: la necessità per rafforzare l’identità nazionale e spirituale di designare continuamente avversari, che servono a sottolineare la distinzione fra “noi” e “loro” in quanto vengono presentati come “stranieri”, “altri”, estranei alla patria e ai suoi simboli. Lo stesso sociologo che ha reso celebre negli ultimi decenni la teoria della “religione civile”, Robert Bellah, ha suggerito l’espressione “religione incivile” per designare questo aspetto di ostilità all’estraneo che accompagna come un’ombra la “religione civile” americana (2).

Chi sono gli stranieri designati come estranei all’ethos nazionale americano dalla “religione incivile”? Bellah e i suoi collaboratori hanno mostrato che è esistita nella giovane nazione americana nascente una tradizione antisemita, ma ben presto gli ebrei sono stati riconosciuti come parte integrante e non estranea della vita civile e sociale degli Stati Uniti. Nell’Ottocento i due gruppi particolarmente denunciati come “stranieri” e “non americani” sono i cattolici e i mormoni. Benché già dalla metà del secolo scorso i cattolici siano diventati il gruppo religioso di maggioranza relativa negli Stati Uniti – e i mormoni, naturalmente, siano una religione americana fondata da americani – venivano percepiti come estranei alla “religione civile” in particolare due elementi: la struttura gerarchica della Chiesa cattolica e della Chiesa mormone, considerata incompatibile con l’ideale democratico statunitense; e il segreto (segreto del tempio mormone, segreto del confessionale cattolico), ritenuto inconciliabile con una democrazia dove tutto avviene in pubblico. Cattolici e mormoni vennero così considerati degli outsider, degli estranei, e spesso perseguitati. C’è però un terzo gruppo che viene spesso accostato ai cattolici e ai mormoni e attaccato in quanto estraneo alle tradizioni americane, gerarchico e segreto: la massoneria. Molti tra i padri fondatori degli Stati Uniti erano massoni e, da un certo punto di vista, la massoneria americana si considera la custode della “religione civile”.

Tuttavia negli anni che vanno dalla Rivoluzione francese al 1850 nacque negli Stati Uniti un forte movimento contro la massoneria (3); venne perfino fondato un partito politico chiamato “Partito Anti-Massonico” che per una quindicina di anni riuscì ad ottenere un certo successo (4). È interessante notare che gli stessi gruppi – protestanti conservatori, patrioti “nativisti”, difensori della “religione civile” – attaccavano la massoneria, la Chiesa cattolica e i mormoni, e addirittura gli stessi romanzi popolari venivano ripubblicati identici cambiando l’identità degli “avversari” o dei “cattivi”: il cattivo e corrotto mormone o massone di un opuscolo diventava il cattivo gesuita di un altro, ma la trama rimaneva la stessa (5). Per di più i tre gruppi “stranieri” venivano considerati in contatto e in lega fra loro: si affermava facilmente che la massoneria era segretamente diretta dal Vaticano, che i mormoni erano in realtà massoni, oppure erano cripto-cattolici, e così via. In una letteratura che si situa alle frange più estreme del protestantesimo fondamentalista queste accuse sono ripetute ancora oggi.

Tuttavia, a partire dalla fine dell’Ottocento, qualche cosa ha cominciato a cambiare. I cattolici (sempre più numerosi, e ormai non sempre identificati con i ceti più poveri) e i mormoni (dopo la rinuncia alla poligamia nel 1890) hanno iniziato una marcia verso il centro della scena religiosa e civile americana, e – se i pregiudizi non sono del tutto scomparsi – molti oggi li accettano come americani a pieno titolo, non più outsider o stranieri. Accanto ai massoni – sempre attaccati da una certa letteratura protestante, anche se i tempi del “Partito Anti-Massonico” sono certamente passati – i nemici della “religione civile” sono stati cercati altrove. Negli ultimi anni gli “stranieri” per eccellenza sono i nuovi movimenti religiosi, le “sette”, i “culti”: Hare Krishna, Scientologi, Bambini di Dio, seguaci del reverendo Moon. Ma – prima dei “culti” più recenti, e per molti anni – il posto dei mormoni e dei cattolici come gruppo pericoloso da criticare e denunciare è stato largamente preso dai testimoni di Geova (6). Il meccanismo della “religione incivile” è sempre lo stesso: tutti coloro che sono estranei alla “religione civile” fanno parte di un complotto e sono in lega fra loro. Così alcuni anti-cattolici, duri a morire, sostengono ancora oggi che i testimoni di Geova (come del resto i massoni) sono segretamente ispirati dal Vaticano e che tra i membri del Corpo Direttivo ci sono gesuiti sotto mentite spoglie (7). E altri insistono sulle relazioni fra i testimoni di Geova e la massoneria.

Un esempio di questa letteratura – che rimarrebbe incomprensibile senza il quadro di riferimento della “religione incivile” americana e della sua tradizione – è costituito dalle attività dell’organizzazione anti-geovista Witness Inc. Uno dei suoi “missionari”, Fritz Springmeier di Portland, nell’Oregon, insiste particolarmente sui collegamenti massonici dei primi Studenti Biblici – da cui originano gli attuali testimoni di Geova – e sostiene, tipicamente, che anche “i leader cattolici del Vaticano sono quasi tutti massoni” (8). Se si aggiunge che i testi di Springmeier sono distribuiti da Saints Alive, un gruppo anti-mormone dello Stato di Washington che accusa di collegamenti massonici sia i mormoni che i cattolici, il quadro è completo e mostra la persistenza della “religione incivile”, che da anni ha incluso i testimoni di Geova in una sua teoria del complotto che già dalla prima metà del secolo scorso collegava la massoneria, la Chiesa cattolica e la Chiesa mormone.

Parallela alla letteratura sui collegamenti massonici dei testimoni di Geova ne esiste un’altra che cerca nelle loro pubblicazioni e attività tracce di occultismo e perfino di satanismo. In un libro che ha avuto un certo successo – e che ogni tanto viene citato anche in Italia – Darek Barefoot ha sostenuto che all’interno di illustrazioni che compaiono sulla Torre di Guardia e nei libri dei testimoni di Geova sarebbero nascosti simboli occulti e anche satanici, che si possono identificare solo scomponendo le figure (9). Le argomentazioni di Barefoot sono spesso francamente incredibili, e scomponendo figure apparentemente innocue – magari con l’aiuto di un computer – si potrebbero trovare simboli sinistri e demoniaci pressoché ovunque.

Si tratta di una letteratura che ha un interesse sociologico, nell’intreccio fra “religione civile” e “religione incivile”. In questa sede, tuttavia, voglio affrontare il problema da un altro punto di vista, prendendo sul serio la tesi relativa ai rapporti fra massoneria e testimoni di Geova a prescindere dal contesto bizzarro e fantastico in cui viene spesso presentata. Mi chiedo allora: c’è qualche cosa di vero? Tra le fonti del moderno Geovismo c’è anche la massoneria? Naturalmente gli attuali testimoni di Geova – come gli attuali mormoni e, da sempre, i cattolici – si esprimono a proposito della massoneria esclusivamente in chiave critica: oggi ai testimoni di Geova viene fortemente sconsigliato di aderire a organizzazioni di tipo massonico, e anzi la massoneria viene denunciata come “satanica”. Questa circostanza non è però decisiva per quanto riguarda le fonti del fondatore degli Studenti Biblici, il pastore Charles Taze Russell (1852-1916). Mi propongo quindi di esaminare gli argomenti salienti degli autori anti-geovisti che sostengono un legame fra Studenti Biblici e massoneria, proponendone una valutazione critica e formulando quindi qualche conclusione. Mi asterrò dall’esaminare gli argomenti di carattere puramente speculativo o teorico, e mi atterrò agli elementi di fatto, esponendoli in forma di tesi.

II. Charles Taze Russell e la massoneria: le tesi

1. “Charles Taze Russell era affiliato alla massoneria”

Fritz Springmeier sostiene di avere, dopo una lunga ricerca, rinvenuto le prove della affiliazione di Charles Taze Russell alla massoneria e in particolare ai Cavalieri Templari (Knights Templar), un sistema di “alti gradi” massonici particolarmente popolare nelle Isole Britanniche e negli Stati Uniti, sulle cui origini si dibatte ma che è oggi associato al Rito di York, la maggiore alternativa – nel mondo anglosassone – al Rito scozzese. Giacché i Cavalieri Templari della Pennsylvania a cui il fondatore degli Studenti Biblici era affiliato derivavano la loro regolarità da una patente irlandese, i documenti relativi alla affiliazione massonica di Charles Taze Russell sarebbero conservati a Dublino (10). Se questa informazione fosse esatta, la questione dell’appartenenza alla massoneria dell’uomo che si situa alle origini dei testimoni di Geova sarebbe risolta in senso affermativo, posto che non è possibile senza essere maestri massoni entrare tra i Cavalieri Templari. Tuttavia la questione della appartenenza massonica di questo o quel personaggio storico si presenta quasi sempre con caratteristiche ambigue e infide. Non è difficile falsificare documenti e patenti. Per il momento la documentazione che Fritz Springmeier ha fornito non è sufficiente a risolvere in modo definitivo la questione.

A proposito della massoneria Charles Taze Russell ha formulato delle obiezioni critiche esposte in tono più moderato rispetto alle accuse di “satanismo” dei suoi successori. Il 15 giugno 1895 scriveva sulla Torre di Guardia che “l’Ordine dei Massoni, se lo giudichiamo dalla sua storia passata, ha degli obiettivi e schemi segreti che vanno al di là del mutuo aiuto finanziario in caso di malattia o di morte. Per quanto possiamo giudicare c’è nei riti di questo ordine – e di alcuni altri – una certa dose di ritualità profana e di parata, che gli adepti non capiscono ma che in molti casi serve a soddisfare l’inclinazione naturale verso il rito, e pertanto distoglie i membri dall’autentico rito dove si adora Dio in spirito e verità attraverso l’unico vero Mediatore e Gran Maestro, Gesù Cristo” (11). D’altro canto, nell’ambiente di commercianti di Pittsburgh dove Charles Taze Russell si era formato l’affiliazione alla massoneria era piuttosto comune. Se pure il futuro pastore si era affiliato alla massoneria nei suoi anni giovanili, sembra che nel 1895 considerasse le attività massoniche secondarie e vi vedesse un rischio di distogliere gli adepti dagli interessi spirituali. Peraltro, il fondatore degli Studenti Biblici non sembra avere aderito alle campagne anti-massoniche che caratterizzavano diverse denominazioni e movimenti protestanti della sua epoca.

2. “Charles Taze Russell si è servito di un linguaggio massonico nei suoi sermoni”

Ci sono in effetti diversi sermoni in cui Charles Taze Russell dimostra una notevole familiarità con il linguaggio massonico. Il primo sermone raccolto nel volume I Sermoni del Pastore Russell si intitola Potete conoscere i segreti di Dio ed è tutto giocato sulla metafora di Dio come “fondatore di una società segreta”. Gli uomini si entusiasmano per la massoneria – che, afferma il pastore, “non è parte della mia missione attaccare” – ma gli Studenti Biblici offrono la possibilità di entrare in un ordine più grande, l’”Ordine segreto di Melchisedec” dove si può “passare di grado in grado”, cioè “di grazia in grazia” e avere l’orgoglio di essere iniziati all’”Ordine segreto del Signore” (12). In un altro sermone dello stesso volume, Il desiderio di tutte le Nazioni, il pastore osserva che molti movimenti spirituali attendono la seconda venuta di un messia: i cristiani attendono Gesù Cristo e i massoni attendono Hiram Abiff, “il grande Maestro Massone la cui morte, glorificazione e futuro avvento sono continuamente menzionati dalle lettere poste sulle loro pietre angolari. Egli morì di morte violenta, dicono, per la sua lealtà ai segreti divini di cui era tipo il Tempio di Salomone. Egli deve tornare sulla terra, dicono, perché il grande tempio antitipico sia completato e il suo grande servizio per Israele e per tutti i popoli possa essere compiuto” (13).

Come si vede, Charles Taze Russell si serviva del linguaggio massonico con una certa dovizia di particolari e precisione. Da questa circostanza, peraltro, non si devono trarre conclusioni affrettate. A proposito dell’uso del linguaggio massonico da parte di Joseph Smith, il fondatore dei mormoni (che, a differenza del pastore Russell, era stato certamente iniziato alla massoneria), il sociologo Armand Mauss ha osservato che si trattava di un linguaggio familiare e noto ai ceti medi dell’America ottocentesca e che Joseph Smith se ne serviva per mettere a suo agio un certo tipo di interlocutore e trasmettergli un contenuto molto diverso da quello massonico (14). Anche nel sermone che ho citato Charles Taze Russell si serve della forma massonica – che indubbiamente mostra di conoscere bene – per far passare un contenuto diverso, di cui afferma reiteratamente la superiorità rispetto a quanto i suoi contemporanei potevano apprendere frequentando la massoneria.

3. “Charles Taze Russell si è servito di simboli massonici”

Il fondatore degli Studenti Biblici è stato accusato di utilizzare abitualmente diversi simboli massonici. Anzitutto, non sembra possa essere revocato il dubbio che il pastore Russell fosse straordinariamente affezionato al simbolo usato dai Cavalieri Templari massonici americani costituito da una corona al cui interno si trova una croce. Si tratta di una rielaborazione massonica tardo-settecentesca o ottocentesca di simboli medievali, molto più popolare presso i Templari massonici americani di quanto non sia in Inghilterra, e presentata come “simbolo crociato”. Charles Taze Russell utilizzò questo simbolo per alcuni anni sulle copertine della Torre di Guardia (15) e della rivista interdenominazionale People’s Pulpit; lo esponeva nelle grandi riunioni pubbliche e lo teneva in bella evidenza nel suo studio (16). Questo simbolo è tuttora utilizzato da diversi gruppi scismatici “russelliti” che si denominano Studenti Biblici, in polemica con gli attuali testimoni di Geova che lo hanno invece abbandonato. È tuttora uno dei simboli ufficiali dei Cavalieri Templari massonici. Springmeier e altri autori anti-geovisti si dimenticano però di precisare che, nonostante la sua origine massonica (e il ruolo di Charles Taze Russell nella sua diffusione) si tratta di un simbolo che con il significato di “crociata cristiana” ha acquisito nel nostro secolo una diffusione negli Stati Uniti anche in ambienti protestanti evangelici, ostili sia ai massoni che ai testimoni di Geova. Viene per esempio riprodotto sull’”anello dell’Alleanza” proposto ai protestanti evangelici come segno di identificazione (17). Naturalmente gli attuali testimoni di Geova non lo usano più, perché – a differenza del pastore Russell – non riconoscono più la croce come simbolo di Gesù Cristo: insegnano che Gesù morì su un palo di tortura e che la croce è un simbolo pagano.

Sulla copertina di diversi libri di Charles Taze Russell a partire dal 1910 figura il simbolo del sole alato (18). L’origine del simbolo è evidentemente orientale ed egiziana, e il pastore poteva averlo visto nei suoi viaggi in Egitto, ma ai suoi tempi il simbolo solare era usato anche dalla Società Teosofica e dalla massoneria di rito scozzese, come simbolo del 33° grado. Non si tratta evidentemente di un simbolosoltanto massonico, ma era certamente un simbolo popolare nella massoneria.

L’elemento che mi sembra più significativo è però un altro. Charles Taze Russell si è interessato per tutta la sua vita alle speculazioni esoteriche sulla Grande Piramide, che riteneva costruita su istruzioni di Dio, forse da Melchisedec, “una Bibbia di pietra eretta con lo scopo di trasmettere le verità essenziali sulla infinita saggezza e preveggenza di Dio” (19). Gli insegnamenti sulla Grande Piramide saranno espunti dalla dottrina dei testimoni di Geova dal successore del pastore Russell, l’avvocato Joseph Franklin Rutherford (1869-1942), comunemente chiamato “giudice Rutherford” per avere esercitato per breve tempo le funzioni di magistrato onorario; anche questi temi sono conservati oggi solo da alcuni gruppi “russelliti” scismatici. Il tema della Grande Piramide non indica univocamente una relazione con la massoneria, perché nell’Ottocento era largamente diffuso in un’ampia letteratura esoterica, sia massonica che non massonica. Più interessante è la circostanza che il Pastore Russell abbia voluto essere sepolto sotto una piramide la cui punta era separata dal tronco da una linea continua, che ripete il tema dell’”occhio sopra la piramide” noto a tutti gli americani perché compare sul dollaro. Un popolare studioso di simboli contemporaneo, Joseph Campbell, ha confermato le origini massoniche di questo simbolo americano (20). Sulla piramide che faceva da monumento funebre a Russell era stato scolpito del resto anche il prediletto emblema templare.

4. “Il tema della necessità di conoscere un nome di Dio, che è Geova, per salvarsi è un tema massonico”

Anche nei sistemi di “alti gradi” massonici – successivi ai primi tre – si insegna che “il segreto essenziale della massoneria” è “il Grande e Sacro Nome” che è il nome di Dio. Questo “segreto” viene comunicato nel rito scozzese nel 13° e nel 14° grado e nel rito di York nel 7° e 9° grado. Con particolare enfasi si insiste sul nome di Dio nella massoneria dell’Arco Reale (attuale 7° grado del rito di York): viene comunicato prima il nome “Jah-Bul-On” (Jehovah-Baal-Osiride, a simboleggiare che il Dio a cui ci si rivolge è il Dio di tutte le religioni, non di una sola), quindi il nome “Jehovah” (il Dio giudaico-cristiano di cui le quattro lettere del nome avrebbero però un valore universale) (21)L’Arco Reale esisteva da cento anni quando Charles Taze Russell fondò gli Studenti Biblici, e pertanto egli potrebbe avere semplicemente derivato l’idea dell’importanza centrale del “nome” di Dio e la stessa enfasi del nome Geova dalla massoneria. Questa conclusione è plausibile, anche se non è ovvia. Infatti anche nel protestantesimo evangelico anglo-americano – non tutto filo-massonico, anzi in parte anti-massonico – verso la metà dell’Ottocento teologi come Alexander MacWhorter e Frederick Leonard Chappell avevano reso popolare la tesi che Dio ha un nome che deve essere usato per salvarsi. Da questi teologi (che, certo, possono essere stati influenzati da teorie massoniche) e non direttamente dall’Arco Reale deriva una vasta corrente di “movimenti del Sacro Nome” (22) diversi dai testimoni di Geova, che in parte esistono ancora oggi. E’ vero, peraltro, che la massoneria era molto più diffusa negli Stati Uniti all’epoca della formazione del pastore Russell di quanto non fossero i “movimenti del Sacro Nome”.

5. “In certe epoche della loro storia gli Studenti Biblici – e i loro successori, i testimoni di Geova – si sono mostrati alleati della massoneria”

Si allega in particolare che, soprattutto all’epoca di Joseph F.Rutherford la Torre di Guardia e Golden Age, precursore di Svegliatevi!, hanno difeso la massoneria contro gli attacchi della Chiesa cattolica, del fascismo e del nazional-socialismo (23)È difficile vedere qui più di un tentativo di alleanza tattica perché si tratta della stessa epoca in cui – lontani dalla moderazione di Charles Taze Russell – indagando Come ha avuto origine la Massoneria? i testimoni di Geova concludevano che “è nata dal Demonio” (24)Si afferma pure che la massoneria avrebbe favorito le missioni dei testimoni di Geova in chiave anticattolica. Le prove portate non sembrano decisive: si tratterebbe in ogni caso di una strategia di carattere generale favorevole a proposte “alternative” rispetto alla Chiesa cattolica, non di una promozione speciale dei testimoni di Geova. Infine, il sionismo di Charles Taze Russell era legato al suo calendario profetico, che prevedeva il ritorno degli ebrei in Palestina, e non deve essere definito troppo frettolosamente “massonico” perché da una parte non tutte le correnti massoniche della sua epoca erano sioniste, dall’altra – per ragioni profetiche analoghe – il sionismo era ampiamente diffuso presso ambienti evangelici millenaristi che erano nello stesso tempo ostili alla massoneria (25).

III. Conclusioni

Per terminare, mi limiterò ad esporre alcune conclusioni in forma di tesi:

1. Charles Taze Russell dimostrava di avere eccellenti informazioni sul linguaggio e i simboli massonici: se non era massone (il contrario resta da dimostrare) aveva evidentemente frequentato un ambiente dove la massoneria era diffusa e comune.

2. Alcune idee e simboli – particolarmente rilevante è la teoria del nome di Dio, ma per Russell erano molto importanti anche le speculazioni sulla Grande Piramide e il simbolo della croce nella corona – sono comuni agli Studenti Biblici e alla massoneria del loro tempo. Si ritrovano però anche in altri ambienti. Quando li troviamo presso Russell non possiamo immediatamente concludere che sono di derivazione massonica, ma – soprattutto per la teoria cruciale del nome di Dio – la tesi di un influsso massonico è plausibile.

3. La discussione sui rapporti fra le origini dei testimoni di Geova e la massoneria è importante perché mostra come i testimoni di Geova non siano un fenomeno assolutamente unico, nuovo, inaudito: fanno parte (come la massoneria) dell’ambiente della “nuova religiosità” e da questo ambiente hanno attinto idee, argomenti, simboli.

4. Il ruolo della massoneria fra le possibili fonti del materiale rielaborato da Charles Taze Russell per creare il primo abbozzo del Geovismo (che nella sua forma attuale nascerà solo con Joseph F. Rutherford) non è stato – probabilmente – irrilevante, ma non deve essere esagerato. Il pastore Russell ha infatti trovato nell’ambiente della “nuova religiosità” dell’epoca – un ambiente su cui esercitava la sua influenza anche la massoneria – un linguaggio, dei temi e dei simboli, che ha però utilizzato creativamente al servizio di un progetto certamente diverso da quello massonico.

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(1) Cfr., sul punto, i saggi raccolti in Massimo Introvigne (a cura di),Tra Leghe e nazionalismi. “Religione civile” e nuovi simboli politici, Effedieffe, Milano 1993.

(2) Cfr. Robert Bellah – Frederick E.Greenspahn (a cura di), Uncivil Religion. Interreligious Hostility in America, Crossroad, New York 1987.

(3) Cfr. per uno sguardo riassuntivo Paul Goodman, Towards a Christian Republic. Antimasonry and the Great Transition in New England 1826-1836, Oxford University Press, New York-Oxford 1988.

(4) Cfr. William Preston Vaughn, The Anti-Masonic Party in the United States 1826-1843, University Press of Kentucky, Lexington (Kentucky) 1983.

(5) Cfr. David Brion Davis, “Some Themes of Countersubversion: An Analysis of Anti-Masonic, Anti-Catholic, and Anti-Mormon Literature”,Mississippi Valley Historical Review, vol.47 (1960), pp. 205-224.

(6) Cfr. Lawrence Foster, “Cults in Conflict: New Religious Movements and the Mainstream Religious Tradition in America”, in R.E.Bellah – F.E.Greenspahn, op.cit., pp. 185-204.

(7) Questa tesi ritorna negli albi a fumetti anti-cattolici pubblicati in numerose lingue dalla Chick Publications di Chino (California).

(8) Fritz Springmeier, The Watchtower & The Masons, 2a ed., presso l’Autore, Portland (Oregon) 1992, p.X. Le tesi di Springmeier sono state ulteriormente esposte nel suo Be Wise as a Serpent, presso l’Autore, Portland (Oregon) 1993 e in una serie di interviste radiofoniche trasmesse dalla WWCR, in cui Springmeier è arrivato a sostenere che ancora “oggi la massoneria controlla i testimoni di Geova”.

(9) Cfr. Darek Barefoot, Hour of Darkness. A Battle against Occult Subversion and Blind Faith, Grand Valley Press, Grand Junction (Colorado) 1992.

(10) Ibid., p.VIII e tavola fuori testo a fronte di p. VIII.

(11) Watch Tower June 15, 1895, pp. 142-144 (nei Reprints pubblicati dai Chicago Bible Students, s.d., vol.IV, pp. 1827-1828).

(12) Pastor Russell’s Sermons, IBSA – People’s Pulpit Association, Brooklyn (New York) 1917, pp. 5-17.

(13) Ibid., p. 113.

(14) Armand Mauss, “Culture, Charisma and Change: Reflections on Mormon Temple Worship”, Dialogue: A Journal of Mormon Thought, vol.20, n. 4, inverno 1987, pp.77-86. Per una discussione più ampia cfr. Massimo Introvigne, I Mormoni, ed.it. ampliata, Interlogos, Schio (Vicenza) e Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1993.

(15) Cfr. per esempio The Watch Tower, 18 gennaio 1911.

(16) Secondo una fotografia riprodotta in F.SPRINGMEIER, op.cit., p. 98, della cui autenticità non sembra ci siano ragioni per dubitare.

(17) Cfr., per un solo esempio, la pubblicità del Covenant Ring a p. 51 del numero dell’8 novembre 1993 della più diffusa rivista evangelica americana, Christianity Today.

(18) Cfr.per esempio Charles Taze Russell, What Say the Scriptures About Our Lord’s Return, International Bible Students Association, Brooklyn (New York) 1917, copertina.

(19) Charles Taze Russell, Studies in the ScripturesSeries III: Thy Kingdom Comereprint, Dawn Bible Students Association, East Rutherford (New Jersey) s.d. (1a ed.: 1891), pp. 309-376.

(20) Joseph Campbell-Bill Moyers, The Power of Myth, Doubleday, New York 1988, pp. 24-25.

(21) Cfr.per un riassunto la voce Religion in Coil’s Masonic Encyclopedia, nuova ed., Macoy Publishing & Masonic Supply Company, New York 1961, pp. 511-522.

(22) Su cui cfr. Massimo Introvigne, Le nuove Religioni, SugarCo, Milano 1989, pp. 127-129.

(23) Cfr.per esempio Golden Age, 9 ottobre 1935, p.21; Golden Age, 20 novembre 1935.

(24) “How Masonry Originated?”, in Golden Age, 3 settembre 1930.

(25) Cfr.l’opera principale sul sionismo di Russell, opera di un “russellita” contemporaneo: David Horowitz, Pastor Charles Taze Russell: An Early American Christian Zionist, Philosophical Library, New York 1986.

L’aborto procurato o IVG (interruzione volontaria della gravidanza): tecnica ed etica

In Aborto on dicembre 18, 2011 at 7:59 pm


di Diletta Rossi

1. Definizione

La medicina definisce “aborto” ogni interruzione di gravidanza che avvenga entro i primi 6 mesi: tempo in cui il nascituro non è ancora capace di vita extrauterina.

L’aborto procurato o IVG – interruzione volontaria della gravidanza – è una pratica che interrompe la gravidanza direttamente e intenzionalmente attraverso la soppressione della vita del nascituro.

 

2. Tecniche

Attualmente, nei paesi in cui non è perseguibile penalmente, l’aborto procurato viene eseguito attraverso le tecniche dell’isterosuzione – frammentazione e aspirazione del prodotto del concepimento attraverso il canale cervicale della madre mediante cannule aspiranti – e del raschiamento – svuotamento della cavità uterina con pinza ad anelli – in un intervento medico ambulatoriale. L’aborto può anche essere indotto da farmaci contragestativi in grado di provocare il distacco, la morte e l’eliminazione dell’embrione già annidatosi. L’aborto viene eseguito da personale medico su richiesta della donna incinta nei tempi e nei modi previsti dalle leggi vigenti in ogni Stato. L’aborto chimico o farmacologico può, in determinate situazioni, non prevedere un intervento medico: è il caso di contragestativi quali l’RU486 (o mifepristone), detta anche “pillola del mese dopo”, che, assunta in caso di ritardo mestruale, si lega ai recettori del progesterone, ormone essenziale per la gravidanza, interrompendone l’azione e provocando lo sfaldamento dell’endometrio uterino e il distacco e la morte dell’embrione.

Sono abortivi anche i farmaci o i dispositivi che hanno un effettointercettivo o antinidatorio, che cioè alterano la fisiologia del trasporto dell’embrione già formato nella tuba di Falloppio, e ne provocano la morte impedendone l’impianto in utero. Appartengono a questa categoria i cosiddetti “contraccettivi d’emergenza” e gran parte della contraccezione ormonale – il cui effetto è solo in parte contraccettivo, cioè teso a evitare l’incontro dell’ovocita maturo con uno spermatozoo. Sono intercettivi i dispositivi intrauterini (IUD o spirale), la “pillola del giorno dopo”, gli analoghi del GnRH, i progestinici, la pillola estroprogestinica e la minipillola; sono sia inercettivi sia contragestativi il vaccino anti-gonadotropina corionica (vaccino anti-hCG) e il vaccino anti-trofoblasto (vaccino anti-TBA).

 

3. Aborto e gravidanza

Gli antinidatori, agendo prima dell’impianto in utero, non vengono considerati abortivi da chi ritiene che la gravidanza inizi solo con questo evento (cioè circa 14 giorni dopo la fecondazione): anche l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 1985 ha dato una definizione ufficiale di gravidanza, ne ha fissato l’inizio all’impianto. Ciò però nulla toglie a quel che si persegue attraverso l’utilizzo degli antinidatori: la morte del nascituro che già esiste anche se non si è ancora impiantato in utero. Evidentemente non è l’annidamento che fa dell’embrione il suo essere embrione, anche se, senza questo evento, la sua sorte è segnata: infatti, non può essere una relazione a determinare l’esistenza di un soggetto, semmai la sua esistenza a porsi come condizione della relazione. In aggiunta non è l’impianto a stabilire la relazione biologica fra la madre e il figlio; quest’ultimo infatti, oltre a essere di per sé geneticamente legato alla madre, stabilisce fin dal concepimento un intenso dialogo biologico con lei. Perciò la definizione di gravidanza dell’OMS è solo strumentale alla deresponsabilizzazione della madre di fronte al figlio nelle fasi di vita che precedono il momento dell’impianto, con l’obiettivo di rendere l’aborto precoce una pratica priva di rilevanza etica.

 

4. Aborto terapeutico

Si parla di “aborto terapeutico” quando l’interruzione volontaria della gravidanza viene realizzata intenzionalmente per salvaguardare la vita o la salute materna. Il pericolo di vita o di salute per la madre può però comprendere uno spettro di situazioni molto diverse fra loro per gravità: si apre la possibilità che, in assenza di più precise regolamentazioni, l’aborto terapeutico venga esteso anche a situazioni che poco hanno a che fare con la salute materna. Come afferma mons. Elio Sgreccia Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, “sotto il nome di ‘aborto terapeutico’ vengono a ricondursi i casi di aborto eugenetico (malformazione o malattia del feto), della motivazione contraccettiva (figlio non desiderato), delle motivazioni socioeconomiche”, e la salute viene intesa come uno stato di completo – e generico – benessere fisico, psicologico ed emozionale.

L’aborto terapeutico viene praticato quasi sempre a seguito d’indagini diagnostiche sulla salute del nascituro. Secondo il neonatologo Carlo Valerio Bellieni, docente di Terapia Neonatale alla Scuola di Specializzazione in pediatria dell’Università di Siena, è in crescita l’accanimento diagnostico prenatale, motivato dalla ricerca di ‘un altro’ a misura delle proprie paure. Sempre più, egli illustra, si mette a rischio la vita del nascituro pur di ‘sapere’, e la minima anomalia o sospetto sulle qualità del bambino induce nei genitori una reazione di rigetto. Ne conseguono ansia o depressione materna, e spesso l’aborto terapeutico.

In alcuni stati c’è la possibilità di praticare tali aborti fino al nono mese di gravidanza realizzando così l’uccisione di neonati che potrebbero già vivere autonomamente. È nota la pratica del Partial-Birth Abortion: il forcipe entra in utero, afferra la gamba del bambino e ne trascina fuori attraverso il canale cervicale tutto il corpo, eccetto la testa che viene deliberatamente lasciata all’interno del corpo della madre. Il medico quindi conficca un paio di forbici nella nuca del bambino e poi le apre per allargare la ferita. Dopo aver tolto le forbici viene inserito un catetere nella nuca e il cervello viene aspirato. Anche la testa che è così collassata viene quindi estratta dal corpo della madre. Questi aborti vengono generalmente effettuati senza analgesia anche se fin dalla metà degli anni 1980 è noto che il feto è in grado di provare dolore già dopo i quattro mesi di gestazione.

L’aborto terapeutico è definibile come aborto diretto in quanto in filosofia morale è propriamente oggetto diretto della volontà: ciò in vista del quale la volontà passa all’atto di volere, a un’azione. È direttamente voluto tutto quanto è voluto e attuato come fine o come mezzo, sebbene in diversa forma, poiché il primo interessa in sé stesso, mentre il secondo interessa in ragione di un’altra cosa. Diverso è l’aborto indiretto, cioè, sempre secondo la filosofia morale, indirettamente voluto, che si presenta come una conseguenza di un’azione, esso non è attuato in modo alcuno né come fine né come mezzo, ma è previsto e permesso in quanto si trova inevitabilmente legato a ciò che si vuole e si attua direttamente. Non è un’azione abortiva diretta sul feto, ma è un’azione necessaria alla salvaguardia della vita della madre ed è rivolta a una qualche parte del suo corpo. È un atto che provoca l’aborto come effetto collaterale, che quindi non è oggetto diretto né della volontà né dell’azione concreta. Se affermiamo che una delle condizioni perché si possa parlare di atto terapeutico è che l’intervento medico-chirurgico sia direttamente rivolto a curare o a togliere la parte malata del fisico, allora possiamo dire che l’aborto indiretto è conseguenza di un tale atto. Diversamente non si può parlare di reale terapia nel caso di un aborto diretto, anche se chiamato terapeutico, poiché non si tratta di agire su una malattia in atto, ma, piuttosto, si attua la soppressione del feto per evitare l’aggravamento della salute o il pericolo della vita della madre. Il passaggio non è dall’azione terapeutica sulla malattia (della madre) per raggiungere la salute, ma si configura, piuttosto, un’azione su quanto è sano (sul feto che può essere anche sano), per prevenire una malattia o il rischio di morte. In caso poi il malato fosse il figlio, non si può in nessun modo parlare di terapia perché attraverso l’aborto non si elimina la malattia bensì il malato: questo si configura a pieno titolo come un atto eugenetico, che subordina la vita di alcune persone al vantaggio – inteso in senso lato – della specie e, in ogni caso, di altre persone.

 

5. Giustificazioni all’aborto procurato

L’aborto procurato viene giustificato in vari modi: si sostiene che l’embrione fino a un certo stadio di sviluppo non sia ancora una persona umana, o che — comunque — i suoi diritti siano inferiori e subordinati alla volontà della madre (o comunque di chi è già nato), o ancora che la sua vita e la sua morte siano indifferenti in quanto egli non avrebbe ancora interessi propri o autonomia decisionale.

 

6. Argomenti contrari all’aborto procurato

a. La vita di ogni essere umano inizia al concepimento

Dal punto di vista biologico la descrizione del processo di fertilizzazione (concepimento) indica, come scrivono Angelo Serra, Professore emerito di Genetica umana, Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Cattolica del Sacro Cuore Roma, Membro della Pontificia Accademia per la Vita e Roberto Colombo, Professore di Biologia generale e di Bioetica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, Roma e Membro della Pontificia Accademia per la Vita, che “[…] alla fusione dei gameti incomincia a operare come una unità una nuova cellula umana, dotata di una nuova ed esclusiva struttura informazionale che costituisce la base del suo ulteriore sviluppo”. Attraverso il processo di fertilizzazione, infatti, due sistemi a se stanti ma ordinati l’uno all’altro – i gameti – iniziano a interagire non più come due enti separati, bensì come le parti di un tutto, dando così origine a un nuovo sistema, una nuova cellula, detta zigote, che ha due caratteristiche fondamentali: è dotata di una precisa identità e di un proprio orientamento. Essa, infatti, esiste e opera fin da subito come un essere unitario e ben identificato, ed è intrinsecamente orientata e determinata a un definito sviluppo. Questa nuova identità organistica, attraverso uno sviluppo coordinato continuo e graduale, mantiene la propria identità biologica e genetica nel tempo, senza soluzioni di continuità, fino al momento della sua morte. È un nuovo essere che si autocostituisce imponendo a sé stesso la direzione, le strutture differenziate e la qualità dell’accrescimento, secondo il disegno iscritto nel genoma fin dal momento della fertilizzazione; questo indica che è un individuo dotato di vita propria, con una propria identità conferitagli da un unico principio sostanziale unificante. Il salto qualitativo essenziale avviene alla fecondazione, nel passaggio da due sostanze – i gameti – a un’unica sostanza: lo zigote. Questa rivela nel suo sviluppo biologico una continuità sostanziale, perché il principio del mutamento è interno alla sostanza stessa. In ogni fase successiva di questo sviluppo il nuovo organismo mantiene unità ontologica con la fase precedente, senza soluzioni di continuità. Fin dall’inizio del suo ciclo vitale è un uomo, e continua a essere quel determinato uomo sino al termine di questo ciclo.

b. Tutti gli uomini hanno un eguale diritto a vivere

Esiste un diritto alla vita? Ci si chiede: con quale diritto il nascituro esigerà che un altro lo risparmi? E si risponde che questo diritto gli deriva dal suo stesso atto di esistere: è un diritto dipendente dal piano ontologico e non un diritto assoluto, cioè il diritto di chi si pone come fonte di verità di fronte alle cose negando un loro significato intrinseco. L’individuo umano concepito, poiché esiste quale individuo sostanziale e soggetto di natura razionale, ha diritto in quanto tale a essere rispettato nella sua integrità fisica, che è per lui condizione di vitalità: è un essere umano e per questo ha il diritto che la sua vita venga rispettata.

Ci si chiede poi: esistono interessi superiori o situazioni particolari – come l’oggettiva difficoltà e sofferenza di una madre – che giustifichino la soppressione deliberata di una vita umana? Si risponde che nulla sembra eguagliare o superare quella che è la condizione, il sostrato di possibilità di ogni azione umana e di ogni atto razionale e libero. Quindi, il rispetto per la vita biologica di ogni essere umano (indipendentemente dal suo livello di sviluppo e dalle sue qualità) è la condizione di possibilità di ogni altro rispetto che gli si deve accordare. Poiché, inoltre, tutti gli uomini hanno una comune e uguale natura, devono essere accordati a tutti i medesimi diritti fondamentali, fra i quali svetta, appunto, il diritto a non essere uccisi, che viene comunemente definito ‘diritto alla vita’.

L’aborto, alla luce di quanto si è evidenziato, è una pratica omicida, e la sua legittimazione diventa anche un atto profondamente discriminatorio nei confronti di una categoria di persone umane. Mario Palmaro, docente di Bioetica presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, a tal proposito ripropone l’analogia, istituita da Barbara e Jack Willke in Manuale sull’aborto (1978), fra due sentenze pronunciate dalla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America rispettivamente nel 1857 e nel 1973. Entrambe, infatti, non riconoscono diritti a una determinata categoria di uomini poiché a essi viene negata la personalità giuridica. La sentenza della Dred Scott cause vs. Sandford, una causa intentata da uno schiavo negro per la sua liberazione, stabilì infatti che i negri non avevano alcun diritto o privilegio che l’uomo bianco fosse tenuto a rispettare, tranne quelli che i detentori del potere e del governo avessero voluto concedere loro. Gli schiavi, perciò, come proprietà del padrone potevano essere acquistati o venduti, usati e persino uccisi. Non è difficile riconoscere nella sentenza del caso statunitense Roe vs. Wade, che ha sancito la legalizzazione dell’aborto negli USA, la medesima cultura giuridica di fondo, discriminatoria e dominativa, secondo la quale alcuni uomini – per motivi più o meno gravi – si ritengono ‘padroni’ di altri e vogliono decidere della loro vita e della loro morte.

 

7. Ragione e Fede

Il giudizio etico dato sulla pratica dell’aborto procurato è fondato esclusivamente su dati riconosciuti ed elaborati dalla ragione umana, e in quanto tale va sostenuto. In tal modo esso dev’essere anche assunto dalla legge giuridica positiva, pena l’accettazione di un ordine sociale che ammetta la legge del più forte e quindi la negazione di un diritto reale.

La fede completa i dati di ragione e ci permette di evidenziare la gravità della pratica dell’aborto procurato: un delitto contro l’uomo che è “il termine personalissimo dell’amorosa e paterna provvidenza di Dio” (n. 61), come afferma Giovanni Paolo II (1978-2005) nell’enciclica sul valore e l’inviolabilità della vita umana Evangelium Vitae, del 1995.  Egli ha scritto: […] l’aborto procurato è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita”(n. 58) e che ragioni anche gravi e drammatiche “non possono mai giustificare la soppressione deliberata di un essere umano innocente”(n. 58).

[Opuscolo edito dal Centro Studi J. d’Arc] Abroghiamo la legge 194

In Aborto on dicembre 17, 2011 at 12:36 pm

Oggi le prime vittime della 194 sarebbero trentenni.

Un’intera generazione di italiani è stata cancellata

Fino alla metà del secolo scorso, in Italia e nel mondo la donna era educata a dare la vita, non la morte. L’uccisione del figlio nel grembo materno non era considerata un “diritto”.

Da alcuni decenni a questa parte però le lobbies abortiste, in Italia e nel mondo, hanno educato l’opinione pubblica a credere che l’interruzione volontaria della gravidanza non rappresenti un omicidioma un atto moralmente neutro.

Secondo l’idea corrente, radicata nella coscienza collettiva da una tenace quanto calcolata manipolazione mediatica, l’aborto procurato (i tempidella gravidanza entro i quali è lecito effettuare aborti ordinari e tardivi, variano nelle legislazioni abortiste secondo il grado di potere esercitato dai “progressisti” nei singoli paesi) non rappresenta l’uccisione di un individuo veramente umano, ma l’interruzionedi un processo biologico, l’eliminazione di un impersonale abbozzo di vita.

Eppure la donna annuncia la maternità dichiarando “attendo un figlio” – non saprebbe quali altre parole utilizzare – e un figlio è “persona”, uno di noi. Dunque?

Per superare l’ostacolo della realtà, gli abortisti si affidano da sempre alla suggestione, ad una terminologia fuorviante che oscuri la sacralità della vita nascente e dunque cancelli l’idea che l’aborto sia ciò che è: l’omicidio di un essere umano innocente ed inerme che, se potesse parlare, chiederebbe di vivere.

Così gli abortisti hanno eliminato dal vocabolario delle comunicazioni sociali le parole “figlio”e “bambino”, sostituite da “prodotto del concepimento”,“materiale fetale”, fino ad “ ammasso informe di cellule”, definizione, quest’ultima, usata dai radicali nella relazione introduttiva alla proposta di leggesull’aborto del 5 luglio 1976. Nella stessa logica, la parola “aborto” è stata sostituita da “interruzione volontaria della gravidanza”, espressione più elegante. La manipolazione del linguaggio ( e dunque delle coscienze) è attualmente completata dalla siglaIGV (interruzione volontaria della gravidanza), pensata, par di capire, per abbreviare al massimo i tempi di riflessione sulla realtà dell’aborto.

La “Legge” 194

L’art. 1 della Legge 194 recita:


Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

Par di capire che la procreazione “cosciente e responsabile”, secondo il legislatore, consista nell’eliminazione fisica della prole e che lo Stato riconosca il “valore sociale della maternità” promuovendo l’aborto ( Una legge educa la collettività ad esercitare il diritto sancito dalla legge stessa: in specie, la libertò di aborto).

Par di capire altresì che l’uccisione del figlio nel grembo materno possa essere diversamente definito “tutela dellavita umana dal suo inizio”. In questo scenario surreale non manca neppure la conclamata garanzia, da parte dello Stato, di considerare l’aborto non alla stregua di un contraccettivo, e cioè mezzo per il controllo delle nascite al pari della pillola o del profillatico.

A questo riguardo varrà la pena di rileggere l’art.4 che stabilisce come “l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni” possa aver luogo ogni qual volta:

la donna accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento

 

Condizioni economiche, sociali o familiari” (…) “ circostanze in cui è avvenuto il concepimento”

Ma questo spettro di opzioni, in pratica, abbraccia la vita nella sua globalità.

Dunque, di fatto, la legge 194 dà facoltà alla donna di abortire sempre, comunque, e per qualunque motivo.In tal modo l’incondizionata libertà di aborto si traduce- e questo il legislatore “progressista” lo sapeva benissimo – nell’uso delle pratiche abortive come contraccettivo, come mezzo per il controllo della nascite.

La libertà di aborto, per la donna, è incondizionata poiché nessuno, al di fuori della donna – né il padre del bambino, né il medico, né il magistrato né l’assistente sociale – hanno potere decisionale né potere di veto in ordine alla decisione di procedere all’aborto procurato.

Dietro una forma educata e politicamente corretta, la sostanza della “legge” 194 è dunque l’idea che l’aborto sia e debba essere di fatto un contraccettivo, di cui la donna abbia facoltà di far uso sulla sola base della sua insindacabile decisione.

La vita 

La donna si predispone a generare la vita una volta ogni mese a seguito dell’ovulazione, l’emissione dall’ovaio di una cellula sessuale matura, l’ovulo. Al momento dell’ovulazione, la parte terminale della “tuba” ( una delle due “tube di Falloppio” che si dipartono ai lati dell’utero) si tende verso l’ovaio e l’ovulo espulso entra nel canale, dove stazionerà – nell’ultimo segmento della tuba stessa- restando fecondo per 24 ore circa.

In ogni emissione di seme maschile sono presenti centinaia di milioni di spermatozoi ma solo pochissimi – circa 200- raggiungerano l’ovulo e uno soltanto lo penetrerà, fecondandolo.

Il primo mese di gravidanza

Circa 6-10 ore dopo la fecondazione, il nucleo dello spermatozoo e dell’ovulo si avvicinano.

Mentre le cellule si moltiplicano, l’embrione risale la “tuba”verso la cavità uterina. Nel corso del viaggio si attiva il primo dialogo tra madre e figlio. L’embrione emette impulsi endocrini e il corpo materno risponde incrementando la produzione degli ormoni della gravidanza e contraendo le pareti della “tuba” per facilitare il transito dell’embrione, che infine si anniderà nelle pareti dell’utero materno,sei-sette giorni dopo la fecondazione. 

I capillari sanguigni della mucosa uterina si aprono allora in un sistema di lacune e il sangue materno comincia a nutrire la nuova vita. Il nuovo essere umano ha trovato casa, e lì resterà durante l’intero corso del suo sviluppo, legge 194 permettendo, fino alla nascita. 

La morte

Gli aborti sono effettuati sin dal primo mese di gravidanza, mediante aspirazione endometriale o raschiamento, per aspirare o raschiare l’embrione dalle pareti uterine. 

La caccia all’uomo,tra aborti ordinari e tardivi, durerà per mesi. Secondo la logica abortista, l’essere umano nel suo primo tempo di vita è da considerarsi o un impersonale prodotto biologico. Davvero?

Nel nuovo essere umano il Dna, la sua identità genetica, prende forma nelle prime ore di vita. Tre settimane dopo, verso il 23° giorno di vita, il cuore dell’embrione umano comincia a battere.

Il sistema vascolare di un essere umano Alla quarta setimana di gravidanza

La vita

 

Il secondo mese di gravidanza

Settima settimana di vita

In questo stadio della gravidanza sono già formati gli arti superiori inferiori, il fegato, lo stomaco e in polmoni. Sono presenti le radici di tutti i denti da latte.

L’elettroencefalogramma registra onde elettriche cerebrali.

Ottava settimana

 

All’ottava settimana tutti i sistemi del corpo sono formati.

L’organismo comincia a produrre ormoni.

La morte 

Resti (arti superiori) di un bambino abortito alla settima settimana

mediante raschiamento (Fonte: USA)

Aborto procurato all’ottava settimana mediante raschiamento (Fonte:USA)

La vita

Il terzo mese di gravidanza

All’undicesima settimana il bambino mostra movimenti del tronco e degli arti. Tutti gli organi sono funzionanti. Il cuore pompa sangue in tutto il corpo

Al compimento del terzo mese di vita, tempo ancora utile per l’aborto a norma di legge, il cuore del bambino pulsa a 140 battiti al minuto.

La morte 

Aborto procurato all’undicesima settimana mediante raschiamento (Fonte:USA)

Aborto procurato alla dodicesima settimana mediante aspirazione (Fonte:USA)

L’ideologia abortista

Fondamento della libertà di aborto è il cosiddetto “diritto di autodeterminazione della donna”.

Così formulato, e applicato all’aborto, il principio appare completamente privo di senso logico e morale, posto che la nozione di “diritto” rimanda al conseguimento di un bene e all’affermazione della giustizia.

Il Diritto, confortato dal senso comune e dall’etica naturale, distingue tra l’autodeterminazione legittima, espressione del libero sviluppo della personalità, e l’autodeterminazione illecita, espressione di un egoismo criminogeno che calpesta i diritti altrui arrecando danno al singolo o alla collettività.

Spieghi allora il legislatore, perché la legge 194 non lo spiega, a quali condizioni l’aborto possa essere considerato autodeterminazione lecita, quando esso arreca ad un essere umano il massimo grado deldanno: la soppressione della sua vita. Spieghi il legislatore a quali condizioni la 194 possa essere considerata “legge” quando la legge è per definizione una norma orientata al bene comune. Negare il diritto di vivere ad un innocente è un bene?

E’da considerarsi “bene comune” l’uccisione di membri della comunità (perché tali sono, i bambini nel grembo materno) per motivi futili e abietti? L’indagine sociale parla chiaro in proposito: non vi è traccia di “motivi gravi” alle radici dell’aborto di massa ( che del resto non giustificherebbero comunque l’omicidio): ai quatro angoli del mondo, la decisione di uccidere il proprio figlio con un aborto procurato risponde al solo principio diautodeterminazione.

Coerentemente con quest’ordine di idee, di recente una giovane donna ha potuto abortire, a norma di legge,per non negare a sé stessa la partecipazione ad un reality show

Con il suo corredo ideologico di “onnipotenza”, la libertà di aborto ha scavato nel sistema del Diritto una sacca di impunità nella quale il Diritto stesso, semplicemente, scompare.

Esso riappare però ogni qual volta il principio di autodeterminazione non si applica all’interruzione volontaria della gravidanza. Allora la donna è chiamata a riconoscere la sacralità della vita umana, pena la galera, in ossequio alla Legge che, compiuto il salto mortale della 194, torna a non ammettere disinvolte “autodeterminazioni”, meno che mai omicide: i procedimenti giudiziari a carico di assassini non terminano con la formula: “L’imputato non è punibile in quanto ha ucciso perautodeterminarsi”

Il quinto comandamento ( non ammazzare), principio radicato per legge di natura nella coscienza collettiva dei popoli, è stato cancellato dalle leggi abortiste.

L’amore materno, l’umana pietà, la logica e la decenza, sono stati calpestati dal sistema dell’aborto, secrezione di un’ideologia di stampo ateo-illuminista che riduce la maternità ad un processo biologico da gestire secondo criteri di funzionalità affettiva.

Nell’ottica abortista, se una nuova vita è attesa e desiderata, il figlio nel grembo materno è considerato qualcuno, membro dell’umana famiglia e dunque titolare di diritti, primo fra tutti il diritto di vivere. Diversamente, se il nascituro rappresenta “un problema”, misteriosamente egli perde la sua umanità e si trasforma in qualcosa, un prodotto biologico eliminabile a norma di legge. Tutto questo è stato consacrato in “legge”.

Per questo noi non vogliamo modificare la legge 194, meno che mai migliorarla, poiché non vediamo a quali condizioni l’uccisione di un bambino sia suscettibile di“miglioramenti”.

La 194 deve essere soltanto abrogata.

L’abrogazione non restituirebbe la vita ai milioni di esseri umani macellatinel corso del trentennio abortista ( se l’espressione appare “suggestiva”, ci si informi sulle procedure degli aborti chirurgici, ordinari e tardivi) ma restituirebbe al popolo italiano dignità e vita. 

l’opuscolo in questione potete richiederlo mettendo un commento sotto questo post.

Il Centro Studi Jeanne d’Arc

Europa, a te la scelta: ribellati contro le banche o accetta la schiavitù del debito!

In Economia on dicembre 15, 2011 at 12:26 am

DI CHARLES HUGH SMITH – OfTwoMinds.com –

È esplosa la bolla europea del debito, e la rivalutazione del rischio e del debito non può essere rimessa dentro alla bottiglia.

Europa, la questione è veramente semplice: o ti ribelli contro le banche o accetti decenni di schiavitù dai debiti. Tutte le milioni di parole pubblicate sulla crisi europea del debito possono essere distillate in una manciata di dinamiche molto semplici. Una volta che le abbiamo capite la scelta tra resistenza e schiavitù si rivela essere l’unica scelta: le altre “opzioni” sono illusorie.

1. L’euro ha costituito una fantasia molto attraente ma di breve durata: le produttive economie del nord della UE possono raccogliere profitti in due modi: A) vendere in quantità i loro beni e servizi ai loro meno produttivi vicini meridionali perchè questi non sono stati capaci di prendere in prestito grosse somme di denaro a bassi (cioè “quasi-tedeschi”) tassi di interesse, e B) prestare a queste nazioni consumatrici grosse somme di denaro con una leva stratosferica, cioè 1 euro di capitale a garanzia di 26 euro di prestito/debito.

Queste nazioni meno produttive hanno anche avuto una fantasia molto attraente: che il loro attuale tasso di produttività (cioè la quantità di beni e servizi creati dalle loro economie) potesse essere sollevato tramite debiti a basso interesse che supportassero sia un livello di consumi molto più elevato, che il cattivo investimento in beni come auto e case di lusso.

Stando a Europe’s Currency Road to Nowhere (WSJ.com):

    L’Europa settentrionale ha alimentato la sua crescita con le esportazioni. Essa ha gestito un grosso disavanzo commerciale, il più estremo proprio con quegli stessi paesi dell’Europa meridionale che sono ora in pericolo. La produttività è cresciuta drammaticamente rispetto al sud, ma non la valuta. 

Ciò spiega almeno in parte il miracolo dell’export e della manifattura tedesche degli ultimi 12 anni. Nel 1999 le esportazioni costituivano il 29% del PIL tedesco. Nel 2008 esse erano il 47% del PIL, un incremento molto superiore a quello di Italia, Spagna e Grecia, dove il rapporto è cresciuto di poco o è persino calato. Il contributo netto delle esportazioni al PIL tedesco (la percentuale sul totale dell’economia di esportazioni meno importazioni) è cresciuto quasi di otto volte. A differenza di quasi ogni altro paese ricco, dove il contributo manifatturiero all’economia è significativamente calato, in Germania esso è cresciuto, mentre il prezzo dei beni tedeschi diventava sempre più attraente rispetto a quelli di altri paesi. In un certo senso, la valuta tedesca è stata per l’Europa meridionale quello che la Cina è stata per gli USA.

Inondata di profitti da esportazioni e prestiti, la Germania e i altri mercantilisti (nazioni esportatrici) hanno anche aumentato la quantità di denaro che prendevano in prestito—perchè no, vista una crescita così forte?

Ma tutto ciò si è rivelata una fantasia finanziaria catastrofica. L’euro sembrava essere magico: permetteva alle nazioni importatrici di comprare e prendere in prestito di più, e permetteva alle nazioni esportatrici di raccogliere immensi profitti dalla crescita delle esportazioni e dei prestiti.

Detto altrimenti: il rischio e il debito erano entrambi immensamente sottovalutati dall’illusione che la crescita senza fine del consumo basato sul debito potesse continuare per sempre. L’euro era in un certo senso una truffa che serviva gli interessi di chiunque ne fosse coinvolto: con i rischi considerati quasi zero, anche i tassi di interesse erano vicini a zero, e sempre più debito poteva essere ottenuta con a garanzia una piccola base di capitale e produttività.

Ma ora la realtà ha rialzato i prezzi del rischio e del debito, e l’ingenua leadership della UE sta tentando di rinfilare il genio nella bottiglia. Purtroppo, il carico del debito è soverchiante e la produttività troppo debole per appoggiare la fantasia del rischio zero e dei bassi tassi.

Doug Nolan del “Credit Bubble Bulletin” ha riassunto la realtà in poche parole, “la bolla europea del debito è scoppiata”. Nolan spiega il meccanismo base in La Mitologica “Grande Moderazione”:

    Per anni il debito Europeo ha avuto una valutazione errata su un mercato globale con eccesso di liquidità, di speculazione e di leva finanziaria. Paesi come Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia hanno immensamente beneficiato dalla percezione che l’integrazione monetaria europea garantisse il debito e la stabilità economica e legislativa. 

In modo simile a quanto avvenuto per la bolla USA di Wall Street e dei mutui, il mercato è stato per anni contento di ignorare gli eccessi nel credito e alimentare le fragilità del sistema, scegliendo di valutare le obbligazioni sul debito in base all’aspettativa bassa di default, all’abbondante liquidità, agli strumenti speculativi facilmente disponibili e una regime legislativo che assicurava la stabilità del mercato. La cosa importante è che questo sfondo ha creato il perfetto ambiente di mercato per la speculazione selvaggia e l’uso della leva finanziaria, in uno scenario globale insuperabile nella sua capacità di eccesso. La gestione degli interessi dei bond europei è stata probabilmente uno degli sforzi speculativi più lucrosi della storia. (link via U. Doran)

In parole povere questa è la dura realtà: ora che il debito e il rischio sono stati rivalutati, i debiti europei sono completamente, totalmente impagabili. Non c’è modo di continuare ad accrescere il Monte Cervino del debito con i vecchi ed economici tassi di interesse, e non c’è modo di posticipare le migliaia di miliardi di euro di debito che vanno a scadenza con i vecchi tassi di interesse prossimi allo zero.

Non pensate di rimborsare i debiti, sovrani, aziendali e privati—la rivalutazione del rischio e del debito implica che persino il pagamento degli interessi è impossibile. Considerate questo diagramma di una piccola fetta del debito totale della UE:

Non c’è modo di rinfilare nella bottiglia il genio della rivalutazione, e non c’è nemmeno modo di posticipare questo debito o farne altro – e per supportare gli alti costi strutturali del welfare dei governi di Eurolandia e i loro stupefacenti debiti, comunque bisognerebbe fare altri debiti in quantità da capogiro.

L’austerità non rimetterà nella bottiglia il genio della rivaluazione e dell’esplosione della bolla. Succede una cosa divertente quando una frazione sempre maggiore del reddito nazionale viene dirottata a servizio del debito (per pagare gli interessi e posticipare i debiti esistenti verso nuovi debiti a interesse maggiore): c’è sempre meno surplus disponibile per investimenti e consumi, e dunque sia la produttività basata sugli investimenti che i consumi basati sui debiti crollano.

Ciò lascia le nazioni con una minore produttività e un minor PIL, il che vuol dire che ci saranno anche meno entrate dovute alle tasse e sempre più bancarotte, mentre aziende e individui accettano la realtà che i loro debiti non possono essere ripagati.

Il genio della rivalutazione del debito risponde a questo declino del reddito nazionale, del surplus e delle tasse rivalutando il rischio di default sempre di più, e così i tassi di interesse salgono ulteriormente. Ciò rende ancora più costoso mantenere l’esisente montagna di debiti, e così sempre meno reddito nazionale è disponibile per il consumo, gli investimenti e le tasse.

Questo è ciò che viene detto un loop di feedback positivo, o “loop di feedback di rinforzo”: ogni azione rinforza la precedente. I debiti e il rischio sono rivalutati al rialzo, il fardello del debito riduce il reddito nazionale disponibile per investimenti, consumi e tasse, che rivaluta verso l’alto il rischio e così via.

Perciò Europa, vedi che c’è solo una scelta: o accetti un’infinita schiavitù al debito con sempre maggiori interessi e minore reddito e produttività, o ti ribelli contro la tua patetica leadership di lacché e rinunci all’intera montagna di debiti impagabili. Prendi il toro per le corna e rinuncia all’euro, causa iniziale delle tue fantasie e del tuo collasso, e ritorna alle valute nazionali che permettono al mercato di scoprire il vero prezzo della tua produttività e della tua capacità di prendere denaro in prestito.

Rinunciare all’euro non vuol dire rinunciare alle libertà dell’Unione Europea: le due cose sono legate mani e piedi solo nella mente della tua debole leadership, che è alla mercè delle banche, sopravvalutate di un fattore 26 contro 1 e sempre sull’orlo dell’insolvenza.

Lascia che le banche implodano facendo bancarotta, cancella dai bilanci gli “asset” privi di valore del debito, e lascia che il mercato valuti le monete e tutto il resto. L’unica alternativa è la schiavitù al debito.

Tutte le altre proposte e alternative sono semplici variazioni di una sola fantasia: che l’irresponsabile leadership possa ingannare il genio della rivalutazione con banali trucchi da salotto. Non può. Chiunque comprenda la situazione sa che la bolla del debito è già scoppiata, e il rischio e il debito non possono essere riportati a livelli da pura fantasia.

La rivalutazione è già avvenuta, e non può essere revocata o rinfilata nella bottiglia. La Grande Bolla Europea del Debito è esplosa, e ora tutto si riduce a una semplice scelta: schiavitù ai debiti o aperta ribellione contro le banche che si sono approfittate così disinvoltamente della fantasia dell’euro.

Non c’è una via di mezzo, perchè il debito non può essere ripagato, né oggi né in futuro. Non può essere rimpastato, mascherato o nascosto: può solo essere cancellato.

A te la scelta Europa; scegli saggiamente. Se vuoi un modello di salute e di crescita guarda all’Islanda. Loro hanno rinunciato ai loro impagabili debiti e alla schiavitù al debito, e hanno lasciato che il mercato rivalutasse la loro moneta, il loro debito e il loro rischio. Per loro l’incubo è passato [si veda qui. N.d.t.]; hanno scelto saggiamente. Ora è il tuo turno di decidere.

La schiavitù del debito cadrà su di te, non sulle banche o sulle tue elite.

Titolo originale: “It’s Your Choice, Europe: Rebel Against the Banks or Accept Debt-Serfdom”

Fonte: http://www.oftwominds.com

Tratto da: EUROPA, A TE LA SCELTA: RIBELLATI CONTRO LE BANCHE O ACCETTA LA SCHIAVITÙ DEL DEBITO | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2011/12/14/europa-a-te-la-scelta-ribellati-contro-le-banche-o-accetta-la-schiavitu-del-debito/#ixzz1gYgJRkcR
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

Come governi e banche truffano il cittadino.

In Lavori Università on dicembre 15, 2011 at 12:12 am

Il nostro Centro Studi, già da qualche mese, si avvale della collaborazione preziosissima del gruppo universitario Cuib d’Avanguardia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Tale gruppo, grazie anche all’ausilio  di altre due associazioni nostre preziosissime collaboratrici, l’Associazione Culturale Free Derry di Treviso e l’Associazioe Il Presidio, ha creato un opuscolo ricco di contenuti che spiega come, attraverso dei concetti chiave, i governi e le banche truffano il cittadino.

Tale opuscolo viene già distribuito presso la Cattolica e a Gennaio il nostro Centro Studi presenterà, indicendo una conferenza stampa presso l’ateneo, il lavoro fatto dal Cuib d’Avanguardia.

Li ringraziamo per l’ottimo lavoro e per la loro preziosissima collaborazione.