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L’EGITTO PROTESTA: UN DOCUMENTO AMERICANO SEGRETO SVELA IL SUPPORTO AI CONTESTATORI

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on dicembre 12, 2011 at 8:25 pm

Molti Articoli, esattamente come quello che leggerete qui di seguito, sono stati scritti in un periodo precedente rispetto alla data odierna, e questo per il semplice motivo che il Centro Studi Jeanne d’Arc lavora già da qualche tempo.

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Ecco il documento segreto inviato dall’Ambasciata Americana al Cairo, svela la misura del sostegno Americano ai contestatori dietro la rivolta Egiziana.

Dal documento risulta che attivisti del movimento egiziano 6 aprile – i blogger artefici del coordinamento in rete delle manifestazioni anti-Mubarak- avevano partecipato a New York ad un summit, tenuto dal 3 al 5 dicembre 2010, delle “Alleanze dei Movimenti Giovanili”. (“Alliance of Youth Movements Summit”), una rete di stipendiati dal Dipartimento di stato americano per esportare democrazia (per molti indizi vi è da credere che il “popolo viola” nostrano appartenga a questa razza).

I blogger egiziani si erano poi incontrati con uomini dell’amministrazione americana per trattare un “cambiamento democratico in Egitto”) (“democratic change in Egypt”).

Questo è lo scenario delle rivoluzioni nordafricane, “popolari e spontanee”.

In questo scenario sono saltati fuori, come due pupazzi a molla, il governo francese e quello italiano. Il primo ha fatto il lavoro sporco dando inizio alle ostilità, il secondo già fornisce supporto militare e logistico all’attacco contro il colonnello Gheddafi, che era stato accolto in Italia con festeggiamenti di tipo rinascimentale, caroselli equestri compresi.

Perché la Francia? Non solo per ansie petrolifere, la posta in gioco appare più alta. Il rifiuto della Germania di intervenire militarmente, rischiava di creare una situazione che gli americani hanno sempre temuto più delle crisi energetiche: un asse Parigi-Berlino libero dall’influenza americana. (che, dopo la caduta del muro di Berlino, deve fare i conti con un crescente desiderio di autonomia europeo) Se quest’asse fosse stato sigillato da un “no”congiunto alla richiesta di affiancare gli USA nella guerra contro un loro tradizionale nemico, gli Stati Uniti avrebbero subito uno scacco diplomatico senza precedenti, aggravato dalla vittoria sul campo di Gheddafi e dalla ragionevole possibilità di una saldatura dell’asse europeo con Mosca o con Pechino, con la conseguente e definitiva estromissione degli Stati Uniti dallo scenario eurasiatico, il cuore geostrategico del nuovo ordine mondiale.

Chi e che cosa hanno indotto Sarkozy a fare ciò che ha fatto?

Una risposta plausibile si incarna nel responsabile per la sicurezza nazionale del governo di Parigi, dunque il primo interlocutore di Sarcozy in una crisi di questa natura: Alain Bauer. Questo individuo è stato, dal 2002 al 2003, Gran Maestro della Gran Loggia Nazionale di Francia.

Bauer, in veste di Gran Maestro, il 12 dicembre 2002 rilasciò un’intervista al settimanale francese Le Nouvelle Observateur (ripresa dalla Padania di domenica 22-lunedì 23 dicembre dello stesso anno) nella quale rivendica-

va alla massoneria il merito di aver fatto debite pressioni affinché fosse cancellato qualunque riferimento alle radici cristiane nella Costituzione Europea. Bauer non ha neppure mancato di precisare che la massoneria auspica l’entrata nell’Unione Europea della Turchia, come se le comunità islamiche in Europa non avessero già abbastanza sponsor e finanziatori.

Si indovina, quindi, a quali specie di poteri risponda il premier francese: Bauer ha portato ordini, e Sarcozy ha obbedito.

Il comportamento dell’Italia, plausibilmente, si colloca nello stesso scenario: il padrone fischia e il cane accorre.

Va premesso che il tradimento del governo Berlusconi non è cosa da poco. A disposizione degli angloamericani non sono state messe soltanto le basi aeree, come accadde durante la guerra nei Balcani. Domenica 20 marzo si sono levati in volo da Trapani verso Bengasi, sei Tornado ECR di ultima generazione, altamente tecnologici, specializzati nell’individuazione e neutralizzazione delle difese antiaeree. Francia e Gran Bretagna non dispongono di aerei dotati di una simile tecnologia. Un aiuto reale agli angloamericani, quindi, un tradimento non solo simbolico degli accordi presi con Gheddafi, che ha totalmente ragione quando ci butta il faccia il suo disprezzo.

Non sarà inutile precisare che il primo artefice dell’eroico interventismo italiano, teso a soccorrere americani e inglesi di fronte alle soverchianti forze libiche, è stato il ministro Frattini che – cosa ben nota agli osservatori più attenti – è a sua volta in ottimi rapporti con il Grande Architetto dell’Universo. E’la palude di sempre nella quale, questo è il punto, l’Italia potrebbe anche annegare.

Il vero pericolo, come è noto, non è costituito dal taglio alle forniture di petrolio e gas naturale, ma dall’immigrazione di massa, che non è solo conseguenza “spontanea” della destabilizzazione sociale in Nord Africa.

A Lampedusa i magrebini sbarcano da 17 anni, senza che né guerre, né rivoluzioni né carestie, li abbiano mai spinti a farlo. E’ stata un’operazione che ad un’analisi retrospettiva si mostra per quello che è: una strategia pianificata. L’obiettivo è stato denunciato da molti e autorevoli osservatori, Vescovi compresi: l’islamizzazione del nostro paese.

La logica che sta alle basi dell’operazione non è un mistero.

E’ stato apertamente dichiarato da alti esponenti del Sistema americano, in libri che nessuno legge e che nessuno giornale recensisce, che l’obiettivo primario degli Stati Uniti è un’Europa debole, in quanto potenziale concorrente economico-politico degli USA nello scenario del nuovo ordine mondiale.

L’obiettivo dell’immigrazione islamica è sempre stata la destabilizzazione dell’Europa e dell’Italia in particolare. (tra breve circolerà uno scritto che proverà, al di là di ogni possibile dubbio, la veridicità di questa affermazione).

Il governo Berlusconi era riuscito a fermare questo meccanismo infame, prendendo accordi non solo con Gheddafi, che aveva chiuso le valvole dell’immigrazione dal Corno d’Africa e dal centro Africa ( un potenziale migratorio che è stato calcolato in 50 milioni di individui) ma con tutti i leader dei governi magrebini, gli stessi che sono stati poi l’obiettivo dell’ultima esportazione di democrazia USA.

L’operazione non è riuscita in Algeria e Marocco, mentre il mondo ha potuto salutare una Tunisia finalmente liberata dalla “tirannia” di Ben Alì. Il tiranno Ben Alì, questo è il punto, a seguito degli accordi con il governo Berlusconi, puniva il tentativo di emigrazione clandestina con tre anni di carcere. La notizia è stata riportata all’indomani della sua destituzione, per poi scomparire nel grande teatro del “dramma umanitario”. Il primo paese liberato dagli Americani, ha subito liberato anche le coste dai pattugliamenti congiunti con le motovedette italiane, che avevano impedito per un certo tempo i “viaggi della speranza”.

Cominciamo a capirci?

Vale la pena di chiedersi cosa sarebbe accaduto se le sommosse fossero state coronate da successo anche in Algeria e Marocco. Il Marocco è separato dalla Spagna dallo stretto di Gibilterra che, nel suo punto più favorevole per i “viaggi della speranza”, misura solo 14 chilometri.

Si possono fare in moscone, l’Arabia avrebbe risparmiato lo stipendio degli scafisti. Insomma, un’indisciplina,quella del governo Berlusconi, che mamma massoneria non poteva tollerare.

Così gli sbarchi dei figli sfortunati dell’islam sono ripresi, tra la nausea dei Lampedusani e la benedizione dell’amministrazione Obama.

Di fronte all’ennesimo stock di falsi profughi e falsi rifugiati politici sbarcato dal Nord Africa, il ministro Maroni ha promesso la creazione di un “villaggio dell’accoglienza”.

Chi scrive, sentendo questa espressione nel corso di un telegiornale, aveva creduto di non aver capito bene. Non un blocco navale, a difesa della nostra sovranità, ma “villaggi dell’accoglienza” per islamici disperati di professione che, come è noto, non vengono da amici.

Ma i colpi di genio non finiscono qui. La Lega in prima fila, auspica che l’intera Europa si faccia carico degli immigrati di turno.

Ma quanti turni ci saranno, e quanti immigrati, con l’assistenza tecnica dell’America, si riverseranno sull’Europa, negli prossimi anni, dal Maghreb, dal Corno d’Africa e dall’Africa sub-sahariana?

Tutti, secondo i geniali strateghi della Lega, dovranno essere smistati, dalla Scandinavia alla Spagna, con questo attuando, fino nei dettagli, il programma dei Fratelli Musulmani, organizzazione fondamentalista ovunque accreditata in Europa, grazie ai massoni come Bauer.

I Fratelli Musulmani proprio questo vogliono: comunità islamiche, ovunque. Comunità sorrette dall’assistenza sociale dei governi europei e dai flussi di denaro saudita che già, ininterrottamente, circolano nell’islam europeo. Comunità protette dalla sinistra, alla quale non parrà vero di avere un esercito fresco e agguerrito da opporre all’odiata società conservatrice e ancora troppo cristiana, e dalla magistratura, che sarà inflessibile nel punire il reato di “islamofobia”.

Così all’elettorato italiano ed europeo, sono rimaste due strade. Votare per una sinistra che fa a gara per costruire moschee, o per una destra che costruisce “villaggi della solidarietà”.

Chi scrive non ama le apocalissi a buon mercato ma crede seriamente che, con simili difensori, l’Italia possa davvero fare la fine del topo.

Occorrono uomini. Bel problema, nella seconda repubblica del gay pride e del Grande Fratello.

Centro Studi Jeanne D’Arc Milano



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