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[Opuscolo edito dal Centro Studi J. d’Arc] Abroghiamo la legge 194

In Aborto on dicembre 17, 2011 at 12:36 pm

Oggi le prime vittime della 194 sarebbero trentenni.

Un’intera generazione di italiani è stata cancellata

Fino alla metà del secolo scorso, in Italia e nel mondo la donna era educata a dare la vita, non la morte. L’uccisione del figlio nel grembo materno non era considerata un “diritto”.

Da alcuni decenni a questa parte però le lobbies abortiste, in Italia e nel mondo, hanno educato l’opinione pubblica a credere che l’interruzione volontaria della gravidanza non rappresenti un omicidioma un atto moralmente neutro.

Secondo l’idea corrente, radicata nella coscienza collettiva da una tenace quanto calcolata manipolazione mediatica, l’aborto procurato (i tempidella gravidanza entro i quali è lecito effettuare aborti ordinari e tardivi, variano nelle legislazioni abortiste secondo il grado di potere esercitato dai “progressisti” nei singoli paesi) non rappresenta l’uccisione di un individuo veramente umano, ma l’interruzionedi un processo biologico, l’eliminazione di un impersonale abbozzo di vita.

Eppure la donna annuncia la maternità dichiarando “attendo un figlio” – non saprebbe quali altre parole utilizzare – e un figlio è “persona”, uno di noi. Dunque?

Per superare l’ostacolo della realtà, gli abortisti si affidano da sempre alla suggestione, ad una terminologia fuorviante che oscuri la sacralità della vita nascente e dunque cancelli l’idea che l’aborto sia ciò che è: l’omicidio di un essere umano innocente ed inerme che, se potesse parlare, chiederebbe di vivere.

Così gli abortisti hanno eliminato dal vocabolario delle comunicazioni sociali le parole “figlio”e “bambino”, sostituite da “prodotto del concepimento”,“materiale fetale”, fino ad “ ammasso informe di cellule”, definizione, quest’ultima, usata dai radicali nella relazione introduttiva alla proposta di leggesull’aborto del 5 luglio 1976. Nella stessa logica, la parola “aborto” è stata sostituita da “interruzione volontaria della gravidanza”, espressione più elegante. La manipolazione del linguaggio ( e dunque delle coscienze) è attualmente completata dalla siglaIGV (interruzione volontaria della gravidanza), pensata, par di capire, per abbreviare al massimo i tempi di riflessione sulla realtà dell’aborto.

La “Legge” 194

L’art. 1 della Legge 194 recita:


Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.

Par di capire che la procreazione “cosciente e responsabile”, secondo il legislatore, consista nell’eliminazione fisica della prole e che lo Stato riconosca il “valore sociale della maternità” promuovendo l’aborto ( Una legge educa la collettività ad esercitare il diritto sancito dalla legge stessa: in specie, la libertò di aborto).

Par di capire altresì che l’uccisione del figlio nel grembo materno possa essere diversamente definito “tutela dellavita umana dal suo inizio”. In questo scenario surreale non manca neppure la conclamata garanzia, da parte dello Stato, di considerare l’aborto non alla stregua di un contraccettivo, e cioè mezzo per il controllo delle nascite al pari della pillola o del profillatico.

A questo riguardo varrà la pena di rileggere l’art.4 che stabilisce come “l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni” possa aver luogo ogni qual volta:

la donna accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento

 

Condizioni economiche, sociali o familiari” (…) “ circostanze in cui è avvenuto il concepimento”

Ma questo spettro di opzioni, in pratica, abbraccia la vita nella sua globalità.

Dunque, di fatto, la legge 194 dà facoltà alla donna di abortire sempre, comunque, e per qualunque motivo.In tal modo l’incondizionata libertà di aborto si traduce- e questo il legislatore “progressista” lo sapeva benissimo – nell’uso delle pratiche abortive come contraccettivo, come mezzo per il controllo della nascite.

La libertà di aborto, per la donna, è incondizionata poiché nessuno, al di fuori della donna – né il padre del bambino, né il medico, né il magistrato né l’assistente sociale – hanno potere decisionale né potere di veto in ordine alla decisione di procedere all’aborto procurato.

Dietro una forma educata e politicamente corretta, la sostanza della “legge” 194 è dunque l’idea che l’aborto sia e debba essere di fatto un contraccettivo, di cui la donna abbia facoltà di far uso sulla sola base della sua insindacabile decisione.

La vita 

La donna si predispone a generare la vita una volta ogni mese a seguito dell’ovulazione, l’emissione dall’ovaio di una cellula sessuale matura, l’ovulo. Al momento dell’ovulazione, la parte terminale della “tuba” ( una delle due “tube di Falloppio” che si dipartono ai lati dell’utero) si tende verso l’ovaio e l’ovulo espulso entra nel canale, dove stazionerà – nell’ultimo segmento della tuba stessa- restando fecondo per 24 ore circa.

In ogni emissione di seme maschile sono presenti centinaia di milioni di spermatozoi ma solo pochissimi – circa 200- raggiungerano l’ovulo e uno soltanto lo penetrerà, fecondandolo.

Il primo mese di gravidanza

Circa 6-10 ore dopo la fecondazione, il nucleo dello spermatozoo e dell’ovulo si avvicinano.

Mentre le cellule si moltiplicano, l’embrione risale la “tuba”verso la cavità uterina. Nel corso del viaggio si attiva il primo dialogo tra madre e figlio. L’embrione emette impulsi endocrini e il corpo materno risponde incrementando la produzione degli ormoni della gravidanza e contraendo le pareti della “tuba” per facilitare il transito dell’embrione, che infine si anniderà nelle pareti dell’utero materno,sei-sette giorni dopo la fecondazione. 

I capillari sanguigni della mucosa uterina si aprono allora in un sistema di lacune e il sangue materno comincia a nutrire la nuova vita. Il nuovo essere umano ha trovato casa, e lì resterà durante l’intero corso del suo sviluppo, legge 194 permettendo, fino alla nascita. 

La morte

Gli aborti sono effettuati sin dal primo mese di gravidanza, mediante aspirazione endometriale o raschiamento, per aspirare o raschiare l’embrione dalle pareti uterine. 

La caccia all’uomo,tra aborti ordinari e tardivi, durerà per mesi. Secondo la logica abortista, l’essere umano nel suo primo tempo di vita è da considerarsi o un impersonale prodotto biologico. Davvero?

Nel nuovo essere umano il Dna, la sua identità genetica, prende forma nelle prime ore di vita. Tre settimane dopo, verso il 23° giorno di vita, il cuore dell’embrione umano comincia a battere.

Il sistema vascolare di un essere umano Alla quarta setimana di gravidanza

La vita

 

Il secondo mese di gravidanza

Settima settimana di vita

In questo stadio della gravidanza sono già formati gli arti superiori inferiori, il fegato, lo stomaco e in polmoni. Sono presenti le radici di tutti i denti da latte.

L’elettroencefalogramma registra onde elettriche cerebrali.

Ottava settimana

 

All’ottava settimana tutti i sistemi del corpo sono formati.

L’organismo comincia a produrre ormoni.

La morte 

Resti (arti superiori) di un bambino abortito alla settima settimana

mediante raschiamento (Fonte: USA)

Aborto procurato all’ottava settimana mediante raschiamento (Fonte:USA)

La vita

Il terzo mese di gravidanza

All’undicesima settimana il bambino mostra movimenti del tronco e degli arti. Tutti gli organi sono funzionanti. Il cuore pompa sangue in tutto il corpo

Al compimento del terzo mese di vita, tempo ancora utile per l’aborto a norma di legge, il cuore del bambino pulsa a 140 battiti al minuto.

La morte 

Aborto procurato all’undicesima settimana mediante raschiamento (Fonte:USA)

Aborto procurato alla dodicesima settimana mediante aspirazione (Fonte:USA)

L’ideologia abortista

Fondamento della libertà di aborto è il cosiddetto “diritto di autodeterminazione della donna”.

Così formulato, e applicato all’aborto, il principio appare completamente privo di senso logico e morale, posto che la nozione di “diritto” rimanda al conseguimento di un bene e all’affermazione della giustizia.

Il Diritto, confortato dal senso comune e dall’etica naturale, distingue tra l’autodeterminazione legittima, espressione del libero sviluppo della personalità, e l’autodeterminazione illecita, espressione di un egoismo criminogeno che calpesta i diritti altrui arrecando danno al singolo o alla collettività.

Spieghi allora il legislatore, perché la legge 194 non lo spiega, a quali condizioni l’aborto possa essere considerato autodeterminazione lecita, quando esso arreca ad un essere umano il massimo grado deldanno: la soppressione della sua vita. Spieghi il legislatore a quali condizioni la 194 possa essere considerata “legge” quando la legge è per definizione una norma orientata al bene comune. Negare il diritto di vivere ad un innocente è un bene?

E’da considerarsi “bene comune” l’uccisione di membri della comunità (perché tali sono, i bambini nel grembo materno) per motivi futili e abietti? L’indagine sociale parla chiaro in proposito: non vi è traccia di “motivi gravi” alle radici dell’aborto di massa ( che del resto non giustificherebbero comunque l’omicidio): ai quatro angoli del mondo, la decisione di uccidere il proprio figlio con un aborto procurato risponde al solo principio diautodeterminazione.

Coerentemente con quest’ordine di idee, di recente una giovane donna ha potuto abortire, a norma di legge,per non negare a sé stessa la partecipazione ad un reality show

Con il suo corredo ideologico di “onnipotenza”, la libertà di aborto ha scavato nel sistema del Diritto una sacca di impunità nella quale il Diritto stesso, semplicemente, scompare.

Esso riappare però ogni qual volta il principio di autodeterminazione non si applica all’interruzione volontaria della gravidanza. Allora la donna è chiamata a riconoscere la sacralità della vita umana, pena la galera, in ossequio alla Legge che, compiuto il salto mortale della 194, torna a non ammettere disinvolte “autodeterminazioni”, meno che mai omicide: i procedimenti giudiziari a carico di assassini non terminano con la formula: “L’imputato non è punibile in quanto ha ucciso perautodeterminarsi”

Il quinto comandamento ( non ammazzare), principio radicato per legge di natura nella coscienza collettiva dei popoli, è stato cancellato dalle leggi abortiste.

L’amore materno, l’umana pietà, la logica e la decenza, sono stati calpestati dal sistema dell’aborto, secrezione di un’ideologia di stampo ateo-illuminista che riduce la maternità ad un processo biologico da gestire secondo criteri di funzionalità affettiva.

Nell’ottica abortista, se una nuova vita è attesa e desiderata, il figlio nel grembo materno è considerato qualcuno, membro dell’umana famiglia e dunque titolare di diritti, primo fra tutti il diritto di vivere. Diversamente, se il nascituro rappresenta “un problema”, misteriosamente egli perde la sua umanità e si trasforma in qualcosa, un prodotto biologico eliminabile a norma di legge. Tutto questo è stato consacrato in “legge”.

Per questo noi non vogliamo modificare la legge 194, meno che mai migliorarla, poiché non vediamo a quali condizioni l’uccisione di un bambino sia suscettibile di“miglioramenti”.

La 194 deve essere soltanto abrogata.

L’abrogazione non restituirebbe la vita ai milioni di esseri umani macellatinel corso del trentennio abortista ( se l’espressione appare “suggestiva”, ci si informi sulle procedure degli aborti chirurgici, ordinari e tardivi) ma restituirebbe al popolo italiano dignità e vita. 

l’opuscolo in questione potete richiederlo mettendo un commento sotto questo post.

Il Centro Studi Jeanne d’Arc

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