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La dittatura finanziaria globale contro l’Iran

In Economia, Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on dicembre 19, 2011 at 4:23 pm

 

Fonte: cinghialecorazzato.info blog collaboratore del Centro Studi Jeanne d’Arc.

 

Dopo aver affrontato la Libia, l’Occidente è pronto a cacciare nuove vittime, la Siria e l’Iran sono i prossimi nella graduatoria colpito. La campagna contro la Siria si imbatte in ostacoli importanti, mentre il leader del paese Bashar al-Assad ha offerto alla società un pacchetto di riforme richieste da molto tempo, mentre la Russia e l’Iran hanno impedito al Consiglio di sicurezza dell’ONU di far passare una risoluzione che potrebbe esporre la Siria ad un intervento modellato su quello recentemente affrontato dalla Libia. Di conseguenza, i piani del l’Occidente per la Siria si aggiustano alle circostanze attuali, e al momento, la scommessa dell’Occidente è destabilizzare il paese dall’interno, assieme agli sforzi combinati della comunità dell’intelligence occidentali, dei mercenari stranieri e della locale quinta colonna. Una rivoluzione simile è stata tentata in Iran, ma ha incontrato una resistenza ben organizzata, e le sanzioni internazionali imposte all’Iran potrebbero creare alcuni problemi, ma non sono letali per la sua economia. Inoltre, l’applicazione della “democrazia” in Iraq e Libia ha avuto un effetto che fa riflettere anche le forze politiche filo-occidentali dell’Iran. Eppure, l’impressione è che al momento i leader occidentali semplicemente non possano attendere sorgano opportunità per una nuova rivoluzione. Il crollo dell’Unione Sovietica che, tra l’altro, non è stato determinato da cause naturali, ha fatto scivolare il mondo verso l’unipolarità, ma è divenuto un ordine dalla forma completamente diversa da quella che pensatori geopolitici anglo-sassoni come Alfred Mahan, Halford John Mackinder o Nicholas John Spykman sognavano. La loro aspettativa era che il dominio globale del mondo futuro, derivasse dal potere navale, ma è apparso chiaro invece che, all’alba del XXI secolo, il mondo è governato da gruppi che gestiscono le finanze globali. Chi li gestisce sono un conglomerato di 147 parentele intrecciate, che controllano il settore finanziario globale e l’emissione del dollaro, quest’ultimo è un meccanismo per mantenere le élite nazionali di tutto il mondo al guinzaglio. I clan Rockefeller e Rothschild, e il Vaticano, sono noti essere i principali protagonisti della rete del governo ombra. Nel XX.mo secolo, una convenzione segreta degli operatori finanziari statunitensi, presso un’isola degli Stati Uniti, adottò il cosiddetto Piano Marburg, premesso dal presupposto che il potere sa essenzialmente benevolo, ma costoso, e come tale doveva appartenere ai più ricchi. Il piano non poté concretizzarsi fino a quando l’URSS era vigente, ed divenne completamente realistico dopo il suo crollo. Ad oggi, le chiavi della politica internazionale sono nelle mani dell’oligarchia finanziaria globale con la sua rete di centri finanziari, di banche nazionali e transnazionali, di organi di governo come il FMI e la Banca mondiale, centri di ricerca, e segrete sedi politiche, e con una propria zecca ufficialmente intitolata US Federal Reserve. Gli obiettivi dell’oligarchia finanziaria globale, già compiuti o in corso di perseguimento, sono: • Impostare il denaro come valore fondamentale dell’esistenza umana e valore principale per le nazioni e le società; • Collegare tutte le monete nazionali, insieme alle economie nazionali, al dollaro statunitense; • Indurre la trasparenza dei confini nazionali ai flussi, prodotti e servizi finanziari; • Formare una “élite” controllabile che agisce nell’interesse della comunità finanziaria globale e porre la “élite” nelle posizioni di governo mondiale; • Ottenere il controllo totale sul comportamento individuale e collettiva nelle sfere economica e politica. L’arsenale degli strumenti impiegati dall’oligarchia finanziaria globale è enorme e comprende corruzione, bancarotte organizzate, diffamazione e il terrorismo, assieme all’eliminazione degli stati nazione e allo scatenamento di guerre. Il sistema nel suo complesso, quindi, merita di essere considerato come una dittatura finanziaria globale dotata di una ideologia di tipo fascista. La formula alla base di questo tipo di dominio, è che tutto è possibile con i soldi. Dagli anni ’90, il mondo ha visto un attacco radicale a tutti i sostenitori dell’esperimento socialista e a tutti gli avversari al nuovo ordine mondiale globale che assegna poteri illimitati ad un gruppo di banchieri. La Jugoslavia è stata devastata essendo un paese che cercava il suo modello di sviluppo, e ha continuato a regolare la circolazione interna del dollaro USA, quando il resto dell’Europa non aveva alcuna intenzione di sfidare la morsa dell’impero finanziario. L’Iraq è finito sotto tiro, in modo simile, quando ha cercato di creare un socialismo di stampo arabo con S. Hussein, lanciando un piano per rifiutare il dollaro statunitense come moneta nel suo business petrolifero e, in generale, dimostrando una indomita indipendenza. Nel caso della Libia, l’intervento occidentale è avvenuta mentre M. Gheddafi operava per l’Unione africana e redasse piani ambiziosi per far passare l’economia del continente al dinaro d’oro, per creare le forze armate dell’Unione africana. Al momento, l’Occidente sta minando il regime in Siria, mercenari scorrazzano nel paese, e diplomatici statunitensi sollecitano l’opposizione affinché respinga la riforma offerta da Bashar al-Assad e opponga una resistenza armata, a causa del fatto che la Siria non si è piegata al nuovo ordine mondiale. I dittatori non hanno problemi finanziari con i regimi come quelli dei paesi del Golfo Persico, dove i governanti tengono i loro soldi nelle banche occidentali e prendono docilmente ordini da Washington, o con paesi come la Somalia, l’Iraq e l’Afghanistan, bloccati in permanenti conflitti interni. Per Wall Street, l’Iran è il principale oppositore alla dittatura finanziaria globale in Medio Oriente. C’era un tempo in cui la Turchia puntava ad avere una certa quantità di indipendenza, ma l’impressione è che il premier turco R. Erdogan e il ministro degli esteri A. Davutoglu, non siano riusciti a spezzare il controllo, e ora Ankara partecipa all’assalto della Siria, e sostiene sanzioni più rigorose contro l’Iran. L’Iran è il bersaglio di una operazione volta a distruggere la sua sovranità e l’isola di stabilità di una volta, pur essendo in una posizione strategica nella linea di instabilità che si estende dai Balcani al Pakistan. Teheran rischia la punizione per aver sfidato il controllo del sistema di governance globale e, in particolare, per aver ignorato il dollaro statunitense. In particolare, l’offensiva contro l’Iran sarebbe molto più difficile da implementare, rispetto alla recente campagna contro la Libia. Raid aerei della NATO probabilmente si rivelerebbero inefficienti in Iran, inoltre l’Europa con la sua crisi persistente, non è preparata ad azioni costose e ai sacrifici. Nel frattempo, l’élite finanziaria globale si trova ad affrontare delle serie sfide, la zona della circolazione dollaro si sta restringendo e il movimento ‘Occupare Wall Street’ sta acquistando slancio, Cina e India stanno crescendo economicamente e militarmente, l’America Latina è sulla via di una maggiore integrazione, e gruppi regionali – Shanghai Cooperation Organization, BRIC, ASEAN, APEC, sono sempre più attivi. Anche l’amministrazione della Russia è implicitamente sulla via di una indipendenza sempre maggiore dai centri finanziari globali. Per l’oligarchia, la soluzione in vista è lanciare un attacco potente che salvaguardi il dollaro statunitense e che lo possa puntellare, indeboleno la Cina e l’Europa, e mostrando al mondo intero che è al potere. Ci sono indicazioni che un attacco contro l’Iran sia una questione decisa. Il rapporto AIEA sulla base dei dati dell’intelligence, dalle fonti oscure, che raffigurano l’Iran come un paese che agisce per diventare una potenza nucleare, dovrebbero convincere i contribuenti statunitensi e la comunità internazionale, che non esiste nessuna alternativa ad una campagna militare… Poiché il Premio Nobel per la Pace a B. Obama e la sua speranza di una rielezione limitano lo spazio di manovra, l’attacco contro l’Iran sarebbe avviato da Israele. Il timore che il monopolio nucleare israeliano nel Medio Oriente, possa finire, ha lo scopo di spingere la popolazione di Israele verso l’accettazione del piano. L’amministrazione e i media israeliani sostengono il tema della minaccia nucleare iraniana e invocano un attacco contro l’Iran secondo le istruzioni del Grande Fratello di Wall Street. Ci sono molte probabilità che il piano si concretizzi mentre le proteste pubbliche vengono facilmente da gestire dalla polizia e il mondo unipolare è governato dal denaro, mentre il diritto internazionale o le preoccupazioni morali non giocano alcun ruolo. Come Jugoslavia, Iraq e Libia, l’Iran può raccogliere la sfida senza alcun alleato – a meno che la Corea del Nord non invii un gruppo di soldati per aiutarlo, ma chiaramente non cambierebbe il risultato. Pur mantenendo un esercito considerevole, l’Iran non ha ancora nulla di paragonabile all’esercito statunitense, né ha il potenziale per contrastare i raid aerei israeliani. Forme classiche della difesa non funzionerebbero per l’Iran in un combattimento con un nemico immensamente superiore. Ciò di cui Teheran avrebbe bisogno è una risposta asimmetrica che possa causare enormi danni al nemico, non necessariamente sul territorio nemico, e mettere in pericolo l’esistenza stessa dello Stato di Israele. Non è chiaro se l’Iran abbia un piano del genere. Beijing dovrebbe rendersi conto che un attacco all’Iran farebbe deragliare lo sviluppo della Cina, considerando che un conflitto nella regione, in particolare uno nucleare, potrebbe interrompere le forniture di petrolio alla Cina. Per quanto riguarda l’Europa, avrà sempre scorte limitate di greggio, a 300-400 dollari al barile, che renderebbe imminente il collasso dell’UE. In altre parole, parte del piano per un attacco contro l’Iran, sarebbe sconfiggere Europa, Cina e India come rivali economici degli Stati Uniti, così come indebolire il mondo musulmano, che vedrebbe il suo sviluppo e la sua attività rivoluzionaria esautorato una volta che l’afflusso di petrodollari diminuisse. Uno sguardo alla storia dovrebbe aiutare a predire il futuro. La crisi sistemica del capitalismo predatorio dei primi del XX secolo, ha portato a situazioni rivoluzionarie in Russia e in Europa e scatenato due guerre mondiali. Il mondo è diventato bipolare in seguito alla sconfitta del fascismo nella Seconda Guerra Mondiale, il sistema coloniale è caduto, e si sono aperte opportunità a decine di nazioni nel poter scegliere tra modelli di sviluppo diversi. Quanto sopra riflette chiaramente una tendenza profonda nell’evoluzione globale, nel senso che i tentativi in ?orso per imporre il fascismo finanziario sul genere umano, sono condannati. Comunque, alle forze sane sarà necessario tempo e sacrifici per prevalere, e l’Iran, con la sua resistenza al neofascismo, getterà le basi della futura vittoria. Le altre nazioni seguiranno l’esempio. Le forze anti-globalista dell’Oriente e dell’Occidente finiranno per prendere coscienza della necessità di una forma superiore di organizzazione, e di una civiltà guida – evidentemente la Russia – che offrirà all’umanità un nuovo modello di intesa globale, di convivenza civile e di armonia dell’individuo con il mondo. Gli Stati Uniti, come leader del nuovo fascismo, soffriranno più degli altri il conflitto futuro – impiega troppa energia negativa che da sempre attira guai.
Generale Leonid Ivashov (Russia)
Fonte: Strategic la Culture Foundation. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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