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Archive for the ‘Economia’ Category

Per meglio comprendere la crisi!

In Economia on gennaio 6, 2012 at 8:51 am

di Savino Frigiola – 05/01/2012

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte]

Giova ribadire che, contrariamente alle comuni convinzioni, le crisi economiche come l’attuale e tutte le altre che si sono succedute, sino alla più famosa del 1929, non sono accadimenti ineluttabili che piovono dal cielo o capitano per cause arcane ed imprevedibili, ma sono la risultanza di rigorose pianificazioni realizzate a tavolino da inimmaginabili organismi legati agli ambienti finanziari e monetari. La tecnica utilizzata per realizzare questi disastri economici è quasi sempre la stessa: drastica riduzione sul territorio della circolazione monetaria e delle risorse finanziarie indispensabili al funzionamento del sistema produttivo e distributivo, terapia che si accompagna quasi sempre al ritardo dei pagamenti da parte dello Stato e Pubbliche Amministrazioni. (attualmente il mercato attende pagamenti per oltre 70 miliardi di Euro pari a 2 manovre).
Le crisi vengono organizzate essenzialmente, alla pari di tutte le guerre guerreggiate, per impossessarsi dei beni e sistemi produttivi appartenenti ad altri, per farli confluire alle grandi multinazionali controllate dall’apparato bancario-monetario. Ciò avviene nei confronti delle strutture di loro interesse, mentre per le altre o per quelle appartenenti a settori merceologici ritenute non interessanti o già da loro possedute, vengono lasciate fallire per eliminare la concorrenza ed appropriarsi delle relative quote di mercato, così liberate. L’innovazione in questa ultima crisi, rispetto alle altre che si sono succedute, consiste nell’aver esteso l’attacco oltre che al solito apparato privato produttivo e distributivo, anche al sistema bancario (le piccole banche all’estero vengono lasciate fallire, ed in Italia fagocitate dalle più grosse) ed agli Stati.
L’attacco frontale agli Stati, al nostro in particolare, perpetrato dai banchieri, mira a razziare i beni pubblici ancora rimasti (i loro servitori infatti in ogni occasione invocano le privatizzazioni), ed a spremere sempre più il mercato con l’inasprimento fiscale per garantire il pagamento degli interessi, in aumento, sul debito pubblico e per continuare a sottrarre quote di sovranità allo Stato (in questo caso con l’aggravante della complicità del Presidente della Repubblica che invece di attenersi alla Costituzione opera di concerto con i banchieri) al fine di rendere sempre più avvolgente l’azione di controllo sui cittadini da parte dell’apparato bancario e monetario. A questa strategia risponde il non celato desiderio d’impadronirsi degli strumenti e della gestione dei servizi pubblici (privatizzazioni) per incrementare ulteriormente la propria capacità di condizionamento, come sempre si verifica quando una formazione privata si trova a gestire, in clima di monopolio, i servizi pubblici di prima necessità quali: nettezza urbana, rifiuti, distribuzione dell’acqua, energia, trasporti, ecc. Tutto il taglieggiamento ed il condizionamento operato dai banchieri avviene utilizzando lo strumento del debito pubblico e privato, da loro stessi costruito, dopo essere riusciti, complici i politici corrotti e compiacenti, ad estromettere lo Stato dall’esercizio della funzione pubblica quale è l’emissione e la gestione monetaria.  A riprova, ora che operano all’interno del Governo in prima persona, il primo provvedimento realizzato è stato l’aumento del prelievo fiscale, in tutte le direzioni a danno dello sviluppo economico e del sociale, per potersi garantire il pagamento degli interessi sul debito pubblico, che loro stessi, in combutta con i loro peggiori elementi annidati all’interno delle agenzie di rating, fanno lievitare.
Centrata la diagnosi, sino a prova di smentita, la terapia è semplice quanto risolutiva: occorre smettere di produrre il debito. Lo Stato invece di comprare i soldi dai banchieri privati
pagandoli al valore facciale con i propri titoli di debito gravati da subito d’interessi passivi, che alimentano il perverso mercato finanziario, deve ritornare ad emettere la propria moneta in nome e per conto dei propri cittadini, come ha ben saputo fare per cento anni, dal 1874 al 1975 (data dell’ultima emissione monetaria diretta), ancor meglio ora giacché risulta acclarato il “valore convenzionale della moneta” (v. G. Auriti). Non solo, senza indebitarsi e senza condizionamenti lo Stato dispone delle risorse indispensabili per far ripartire l’economia, l’occupazione e mantenere lo stato sociale (ritenuto dal Governo Monti troppo esteso e costoso), ma può accedere  immediatamente al club delle grandi Nazioni le quali, in forza di convenzioni bilaterali sottoscritte fra loro, hanno stabilito di regolare il proprio interscambio commerciale pagando ognuno con la propria moneta nazionale. La recentissima convenzione in tal senso sottoscritta tra la Cina ed il Giappone, superando i loro aspri ed atavici contrasti, sta’ a dimostrare che, contrariamente agli anatemi lanciati dai prezzolati profeti di sventura,  si può benissimo convivere senza il Dollaro, ma anche senza l’Euro. Il prossimo anno sarà peggiore di quello passato…, ma se servisse a far capire…. Molti auguri in tal senso.

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L’EUROPA, L’ITALIA, LA CRISI ECONOMICA E LA SFIDA DEL CRISTIANESIMO – di P. Serafino M. Lanzetta

In Economia on dicembre 27, 2011 at 12:18 pm

San Benedetto da Norcia

È ormai divenuta famosa quella frase che Massimo d’Azeglio pronunciò all’indomani dell’unificazione d’Italia: «Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani». Sì, famosa perché la si ode ora di nuovo anche se al contrario: «Abbiamo fatto gli italiani (o pensavamo d’averli fatti), ora dobbiamo fare l’Italia». La rifacciamo. Stiamo sentendo, in questi ultimi giorni, in modo sempre più insistente, degli slogan, che recitano pressappoco proprio come quello: “Salviamo l’Italia”, “Salviamo l’Europa”, “Salviamo l’euro” (sic!). Salviamo l’euro o piuttosto la gente che con quell’euro vive? Quando le ideologie pullulano non possiamo che sentire slogan, che poi si incrociano, ma che sono sempre gli stessi. Il problema, allora come adesso, non sono gli italiani, che già c’erano: pressappoco dall’incarnazione di Dio in questo mondo e con tutto il retaggio culturale della romanità latina, ma il tentativo di rifondare una nazione senza la sua identità cristiana, senza i valori irrinunciabili, che fanno di un popolo non una landa solitaria di individui massificati dai soldi, ma un gruppo di persone che si riconosce in una cultura perenne ed immutabile nei suoi principi-primi.

È sotto i nostri occhi la crisi economica nella quale versa la nostra Italia e l’Europa, la quale, però, a differenza degli allarmismi che gridano da un capo all’altro, non è essenzialmente e primariamente una crisi economica o di soldi, come la si fa passare. L’economia non sono i soldi, anche se restano lo strumento di scambio principale. Perciò non si guarirà mai dalla malattia propinando la stessa malattia. I soldi non guariscono i soldi, perché nulla è causa di se stesso. Solo Dio è per se stesso. La crisi che è sotto i nostri occhi è molto più profonda; è come la punta di una massa di ghiaccio che affonda nella acque ormai intorbiditesi del nostro modo occidentale. L’economia crolla perché mancano i valori stabili ed imperituri che la sostengono, che sostengono cioè la vita dei cittadini, i quali sono i primi attori in un libero mercato, attori nella produzione, nello scambio dei beni, negli investimenti. La vita dell’uomo non ha più un valore, e di conseguenza, ciò che da essa promana, o come si vuole oggi, ciò che essa produce, non ha valore.

Un’economia regola e studia il potere di produrre beni e servizi a favore dei singoli e per la società. Di questa il PIL è un indice di crescita, di arresto o addirittura di spaventoso calo, come il nostro. Ma lo stesso PIL non è una semplice osservazione e un calcolo del denaro degli investimenti, ma una somma di più fattori che generano l’incremento o il suo contrario. E tra questi è di notevole importanza la scelta della famiglia, il suo consumo e il suo potere di investimento. Come potrebbe crescere però questo prodotto interno di una nazione quando la famiglia va a scomparire? Quando alla famiglia si sostituisce un modello “fai da te” di temporanea sistemazione, dettato spesso da esigenze effimere, con contratti a breve durata (si pensi alla convivenza come alternativa al matrimonio), o se non addirittura unioni che solo inneggiano all’orgoglio della diversità? Ma, se andiamo ancora più a fondo, c’è un altro problema più radicale, indice di una crisi che farà azzerare sempre di più il potere d’investimento di una nazione: come può crescere il PIL se si elimina il fondamento di ogni possibile crescita economica, perché fondamento assoluto di ogni bene, che è la vita umana? Se manca la persona o questa non ha una sua dignità inviolabile, come si incrementa il reddito? Se l’Italia si autocondanna a dover importare manodopera dall’estero, perché i suoi figli stanno morendo e più non ne nascono, come potrà superare il deficit nazionale? Con che cosa, con chi si supera la crisi? Con quali italiani? Cosa diventerà l’Italia? Questi problemi però non sembrano interessare i nostri rappresentanti politici e tecnici.

È sotto i nostri occhi il predominio della materia, che però quando è ragione di sé diventa massificatrice della dissoluzione di ogni bene. Il materialismo post-cristiano, vuoi rigurgito di un comunismo accentratore, vuoi di un capitalismo selvaggio, è la causa di questa crisi. Il materialismo è andato in crisi, si frantuma, ma l’Italia non è capace di opporvi il vero potere, i beni morali eterni. Così i suoi ultimi rigurgiti sembrano ingoiarci.

La crisi che vive l’Italia e l’Europa, infatti, non è una crisi di soldi, è una crisi esistenziale e di valori, che in verità possono fondare in modo stabile l’assetto della convivenza sociale; valori che il nostro Pontefice definisce non-negoziabili. Dobbiamo rammentarli, perché c’è sempre il rischio che qualche uomo di Chiesa ci dica che, in fondo, ostruiscono il vero dibattito sociale nel rispetto delle diversità, e perciò sarebbe meglio tralasciarli: la vita inviolabile, dall’inizio al suo naturale tramonto, la pari dignità tra l’uomo e la donna, la precedenza della persona rispetto al capitale e all’economia, il principio della sussidiarietà, in cui lo Stato è al servizio della famiglia e mai viceversa, (altrimenti si cade, come già avviene, nello statalismo), il primato della famiglia, fondata sulla verità stabile e feconda del matrimonio tra un uomo e una donna, la libera scelta dei genitori dell’educazione culturale da impartire ai lori figli, senza discriminazioni statali. Solo così la società opera in vista della persona, e quindi di sé, e non in vista del denaro; solo così la persona diventa un nesso indispensabile tra la famiglia e la società e quindi lo Stato. La pluralità culturale viene dopo i valori fondamentali. Prima questi, e poi tutto il resto. Altrimenti non c’è umanità.

L’economia è un bene al servizio della persona, della famiglia, e quindi dello Stato. Giammai dello Stato, quindi della famiglia, e solo alla fine della persona. La nostra Italia, che ha smarrito la sua identità cristiana, come pure l’Europa perdendo di vista le sue radici cristiane, ha finito con l’invertire i beni: al primo posto c’è la ricchezza e la produzione e all’ultimo la vita e la famiglia. Purtroppo, questo capitalismo disumano è destinato ad infrangersi, come è avvenuto, sullo scoglio di una verità, la verità iscritta nell’uomo e nella sua coscienza: se manca la vita e l’uomo, l’economia crolla, non ha un fondamento, sarà semplicemente basata sui soldi, che però crollano al primo crack finanziario di turno, o quando i grandi stabiliscono che è giunta la fine. Anche i manovratori dell’economia mondiale, i poteri forti, sanno bene che non bastano i soldi per sollevare una nazione (o per seppellirla). Per questo diventano spesso ideologi di un modo di vivere, di uno stile di pensiero, diventano paladini di una cultura di morte, con la quale edificare una nuova umanità senza l’identità cristiana.

In realtà, solo se al centro c’è il valore intangibile della creatura umana, e dobbiamo aggiungere, fatta ad immagine di Dio, l’economia si solleva, la persona potrà operare in vista dell’incremento dei beni e dei servizi. I beni devono essere subordinati alla persona e la persona deve accogliere quella legge morale che fa dell’uomo una creatura di Dio, e delle persone un fine e mai un mezzo. L’economia è un mezzo e non il fine. Un mezzo per la vita dell’uomo. Dunque, è semplicemente assurdo pretendere di salvare l’euro o l’Italia. Un sano realismo vuole che invece salviamo gli italiani, le famiglie più povere, che da queste manovre sono le più colpite.

Noi invece andiam fieri di aver edificato un’Europa sull’euro, che però sta crollando facendo crollare anche l’Europa. La soluzione al debito sovrano ci sarebbe e dovrebbe essere concepita proprio nell’ottica di una vera Europa unita, in cui tutte le nazioni-membri partecipano ai rischi e ai vantaggi degli alleati, con una banca europea che funga da prestatore di ultima istanza. Si richiede collaborazione, fraternità, detta in modo cristiano e non giacobino. Eppure, questa soluzione è lontana dal panorama europeo. Si preferisce vivere in Europa ma in modo individualistico, conservando ognuno il proprio portafogli. Si vive, appunto, in un’Europa dominata dall’egoismo. L’egoismo però non è un problema economico ma precedente, riguarda la vita dei cittadini, di ogni singola persona, ed è sintomo di una radicalizzazione del peccato originale, i cui effetti non sono smorzati dai rimedi della grazia di Dio: Dio e la sua grazia sono stati allontanati. Anche il consumismo dei nostri italiani è sintomo di una deficienza culturale: si investe su beni secondari e caduchi, si spreca, mentre i beni di prima necessità languono. Il problema vero è che la vita stessa è considerata dagli italiani e dagli europei un bene di consumo, disponibile secondo le proprie esigenze. Sono purtroppo tanti gli italiani e gli europei che mancano all’appello della vita, il cui sangue innocente è un grido sordo ma persistente, che incombe su di noi, e ci immiserisce ancor di più. Se non c’è la vita non c’è nient’altro. Neppure i soldi. Col rischio però che se il problema sono solo i soldi, quando questi crollano, crolla davvero tutto. Proprio come sta accadendo.

In questo momento così ingarbugliato della nostra storia però spetta a noi, ai cristiani, di dire la verità sull’economia, sul debito sovrano, sull’Europa, sull’Italia. L’Europa è in crisi perché ha smarrito se stessa, la sua identità evangelica, che l’ha plasmata intimamente, radicando ogni valore e ogni bene dell’uomo non su una piattaforma economica o politica di turno, ma sulla persona umana inviolabile, sempre il fine di ogni scelta e finalmente su Dio, la Ragione di tutto, il senso della vita e la meta dell’uomo.

La crisi che è sotto i nostri occhi, in ultima analisi, è soprattutto una crisi di fede, un’assenza di Dio che è l’unica vera certezza. Se manca Dio, se gli europei, e gli italiani in particolare, diventano atei o indifferenti al problema religioso, non solo diventano più poveri perché destabilizzano il meccanismo umano, fino ad arrivare ad auto-comminarsi la morte con il gravissimo delitto dell’aborto e dell’eutanasia, fino ad autodistruggere autodistruggendosi, ma aprono pure la società umana al rischio di smarrirsi a sorsi col cadere in un sincretismo valoriale, in cui vigerà solo la legge del più forte. Non ci sarà più l’altruismo e la comunione, che invece dovrebbe animare la Comunità europea, se vuole essere una comunità. Ancora, come però potrebbe esserci comunione tra gli Stati nazionali se rinneghiamo la nostra fede e la verità di Dio somma comunione, uno e trino? Come potremmo essere nuovamente veri uomini senza Colui che ci ha insegnato chi è l’uomo perché ha assunto un volto umano, diventando uomo Lui stesso? Il cristianesimo che ha fatto l’Europa ora è chiamato a rifondarla. Questo è il momento della Chiesa, della sua predicazione al mondo di oggi. Bisogna prendere il largo nel mare di questo mondo che affoga. C’è bisogno di Cristo, del Dio fattosi uomo per imparare chi è l’uomo, cos’è la famiglia, perché l’economia è sempre al servizio dell’uomo e della famiglia e mai viceversa. Bisogna insegnare di nuovo all’uomo ad essere uomo. Solo però colui che è Dio fattosi uomo ha una parola vera e definitiva. Non stiamo a guardare: è in gioco il futuro del mondo e il futuro della Chiesa nel mondo.

È ormai divenuta famosa quella frase che Massimo d’Azeglio pronunciò all’indomani dell’unificazione d’Italia: «Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani». Sì, famosa perché la si ode ora di nuovo anche se al contrario: «Abbiamo fatto gli italiani (o pensavamo d’averli fatti), ora dobbiamo fare l’Italia». La rifacciamo. Stiamo sentendo, in questi ultimi giorni, in modo sempre più insistente, degli slogan, che recitano pressappoco proprio come quello: “Salviamo l’Italia”, “Salviamo l’Europa”, “Salviamo l’euro” (sic!). Salviamo l’euro o piuttosto la gente che con quell’euro vive? Quando le ideologie pullulano non possiamo che sentire slogan, che poi si incrociano, ma che sono sempre gli stessi. Il problema, allora come adesso, non sono gli italiani, che già c’erano: pressappoco dall’incarnazione di Dio in questo mondo e con tutto il retaggio culturale della romanità latina, ma il tentativo di rifondare una nazione senza la sua identità cristiana, senza i valori irrinunciabili, che fanno di un popolo non una landa solitaria di individui massificati dai soldi, ma un gruppo di persone che si riconosce in una cultura perenne ed immutabile nei suoi principi-primi.

È sotto i nostri occhi la crisi economica nella quale versa la nostra Italia e l’Europa, la quale, però, a differenza degli allarmismi che gridano da un capo all’altro, non è essenzialmente e primariamente una crisi economica o di soldi, come la si fa passare. L’economia non sono i soldi, anche se restano lo strumento di scambio principale. Perciò non si guarirà mai dalla malattia propinando la stessa malattia. I soldi non guariscono i soldi, perché nulla è causa di se stesso. Solo Dio è per se stesso. La crisi che è sotto i nostri occhi è molto più profonda; è come la punta di una massa di ghiaccio che affonda nella acque ormai intorbiditesi del nostro modo occidentale. L’economia crolla perché mancano i valori stabili ed imperituri che la sostengono, che sostengono cioè la vita dei cittadini, i quali sono i primi attori in un libero mercato, attori nella produzione, nello scambio dei beni, negli investimenti. La vita dell’uomo non ha più un valore, e di conseguenza, ciò che da essa promana, o come si vuole oggi, ciò che essa produce, non ha valore.

Un’economia regola e studia il potere di produrre beni e servizi a favore dei singoli e per la società. Di questa il PIL è un indice di crescita, di arresto o addirittura di spaventoso calo, come il nostro. Ma lo stesso PIL non è una semplice osservazione e un calcolo del denaro degli investimenti, ma una somma di più fattori che generano l’incremento o il suo contrario. E tra questi è di notevole importanza la scelta della famiglia, il suo consumo e il suo potere di investimento. Come potrebbe crescere però questo prodotto interno di una nazione quando la famiglia va a scomparire? Quando alla famiglia si sostituisce un modello “fai da te” di temporanea sistemazione, dettato spesso da esigenze effimere, con contratti a breve durata (si pensi alla convivenza come alternativa al matrimonio), o se non addirittura unioni che solo inneggiano all’orgoglio della diversità? Ma, se andiamo ancora più a fondo, c’è un altro problema più radicale, indice di una crisi che farà azzerare sempre di più il potere d’investimento di una nazione: come può crescere il PIL se si elimina il fondamento di ogni possibile crescita economica, perché fondamento assoluto di ogni bene, che è la vita umana? Se manca la persona o questa non ha una sua dignità inviolabile, come si incrementa il reddito? Se l’Italia si autocondanna a dover importare manodopera dall’estero, perché i suoi figli stanno morendo e più non ne nascono, come potrà superare il deficit nazionale? Con che cosa, con chi si supera la crisi? Con quali italiani? Cosa diventerà l’Italia? Questi problemi però non sembrano interessare i nostri rappresentanti politici e tecnici.

È sotto i nostri occhi il predominio della materia, che però quando è ragione di sé diventa massificatrice della dissoluzione di ogni bene. Il materialismo post-cristiano, vuoi rigurgito di un comunismo accentratore, vuoi di un capitalismo selvaggio, è la causa di questa crisi. Il materialismo è andato in crisi, si frantuma, ma l’Italia non è capace di opporvi il vero potere, i beni morali eterni. Così i suoi ultimi rigurgiti sembrano ingoiarci.

La crisi che vive l’Italia e l’Europa, infatti, non è una crisi di soldi, è una crisi esistenziale e di valori, che in verità possono fondare in modo stabile l’assetto della convivenza sociale; valori che il nostro Pontefice definisce non-negoziabili. Dobbiamo rammentarli, perché c’è sempre il rischio che qualche uomo di Chiesa ci dica che, in fondo, ostruiscono il vero dibattito sociale nel rispetto delle diversità, e perciò sarebbe meglio tralasciarli: la vita inviolabile, dall’inizio al suo naturale tramonto, la pari dignità tra l’uomo e la donna, la precedenza della persona rispetto al capitale e all’economia, il principio della sussidiarietà, in cui lo Stato è al servizio della famiglia e mai viceversa, (altrimenti si cade, come già avviene, nello statalismo), il primato della famiglia, fondata sulla verità stabile e feconda del matrimonio tra un uomo e una donna, la libera scelta dei genitori dell’educazione culturale da impartire ai lori figli, senza discriminazioni statali. Solo così la società opera in vista della persona, e quindi di sé, e non in vista del denaro; solo così la persona diventa un nesso indispensabile tra la famiglia e la società e quindi lo Stato. La pluralità culturale viene dopo i valori fondamentali. Prima questi, e poi tutto il resto. Altrimenti non c’è umanità.

L’economia è un bene al servizio della persona, della famiglia, e quindi dello Stato. Giammai dello Stato, quindi della famiglia, e solo alla fine della persona. La nostra Italia, che ha smarrito la sua identità cristiana, come pure l’Europa perdendo di vista le sue radici cristiane, ha finito con l’invertire i beni: al primo posto c’è la ricchezza e la produzione e all’ultimo la vita e la famiglia. Purtroppo, questo capitalismo disumano è destinato ad infrangersi, come è avvenuto, sullo scoglio di una verità, la verità iscritta nell’uomo e nella sua coscienza: se manca la vita e l’uomo, l’economia crolla, non ha un fondamento, sarà semplicemente basata sui soldi, che però crollano al primo crack finanziario di turno, o quando i grandi stabiliscono che è giunta la fine. Anche i manovratori dell’economia mondiale, i poteri forti, sanno bene che non bastano i soldi per sollevare una nazione (o per seppellirla). Per questo diventano spesso ideologi di un modo di vivere, di uno stile di pensiero, diventano paladini di una cultura di morte, con la quale edificare una nuova umanità senza l’identità cristiana.

In realtà, solo se al centro c’è il valore intangibile della creatura umana, e dobbiamo aggiungere, fatta ad immagine di Dio, l’economia si solleva, la persona potrà operare in vista dell’incremento dei beni e dei servizi. I beni devono essere subordinati alla persona e la persona deve accogliere quella legge morale che fa dell’uomo una creatura di Dio, e delle persone un fine e mai un mezzo. L’economia è un mezzo e non il fine. Un mezzo per la vita dell’uomo. Dunque, è semplicemente assurdo pretendere di salvare l’euro o l’Italia. Un sano realismo vuole che invece salviamo gli italiani, le famiglie più povere, che da queste manovre sono le più colpite.

Noi invece andiam fieri di aver edificato un’Europa sull’euro, che però sta crollando facendo crollare anche l’Europa. La soluzione al debito sovrano ci sarebbe e dovrebbe essere concepita proprio nell’ottica di una vera Europa unita, in cui tutte le nazioni-membri partecipano ai rischi e ai vantaggi degli alleati, con una banca europea che funga da prestatore di ultima istanza. Si richiede collaborazione, fraternità, detta in modo cristiano e non giacobino. Eppure, questa soluzione è lontana dal panorama europeo. Si preferisce vivere in Europa ma in modo individualistico, conservando ognuno il proprio portafogli. Si vive, appunto, in un’Europa dominata dall’egoismo. L’egoismo però non è un problema economico ma precedente, riguarda la vita dei cittadini, di ogni singola persona, ed è sintomo di una radicalizzazione del peccato originale, i cui effetti non sono smorzati dai rimedi della grazia di Dio: Dio e la sua grazia sono stati allontanati. Anche il consumismo dei nostri italiani è sintomo di una deficienza culturale: si investe su beni secondari e caduchi, si spreca, mentre i beni di prima necessità languono. Il problema vero è che la vita stessa è considerata dagli italiani e dagli europei un bene di consumo, disponibile secondo le proprie esigenze. Sono purtroppo tanti gli italiani e gli europei che mancano all’appello della vita, il cui sangue innocente è un grido sordo ma persistente, che incombe su di noi, e ci immiserisce ancor di più. Se non c’è la vita non c’è nient’altro. Neppure i soldi. Col rischio però che se il problema sono solo i soldi, quando questi crollano, crolla davvero tutto. Proprio come sta accadendo.

In questo momento così ingarbugliato della nostra storia però spetta a noi, ai cristiani, di dire la verità sull’economia, sul debito sovrano, sull’Europa, sull’Italia. L’Europa è in crisi perché ha smarrito se stessa, la sua identità evangelica, che l’ha plasmata intimamente, radicando ogni valore e ogni bene dell’uomo non su una piattaforma economica o politica di turno, ma sulla persona umana inviolabile, sempre il fine di ogni scelta e finalmente su Dio, la Ragione di tutto, il senso della vita e la meta dell’uomo.

La crisi che è sotto i nostri occhi, in ultima analisi, è soprattutto una crisi di fede, un’assenza di Dio che è l’unica vera certezza. Se manca Dio, se gli europei, e gli italiani in particolare, diventano atei o indifferenti al problema religioso, non solo diventano più poveri perché destabilizzano il meccanismo umano, fino ad arrivare ad auto-comminarsi la morte con il gravissimo delitto dell’aborto e dell’eutanasia, fino ad autodistruggere autodistruggendosi, ma aprono pure la società umana al rischio di smarrirsi a sorsi col cadere in un sincretismo valoriale, in cui vigerà solo la legge del più forte. Non ci sarà più l’altruismo e la comunione, che invece dovrebbe animare la Comunità europea, se vuole essere una comunità. Ancora, come però potrebbe esserci comunione tra gli Stati nazionali se rinneghiamo la nostra fede e la verità di Dio somma comunione, uno e trino? Come potremmo essere nuovamente veri uomini senza Colui che ci ha insegnato chi è l’uomo perché ha assunto un volto umano, diventando uomo Lui stesso? Il cristianesimo che ha fatto l’Europa ora è chiamato a rifondarla. Questo è il momento della Chiesa, della sua predicazione al mondo di oggi. Bisogna prendere il largo nel mare di questo mondo che affoga. C’è bisogno di Cristo, del Dio fattosi uomo per imparare chi è l’uomo, cos’è la famiglia, perché l’economia è sempre al servizio dell’uomo e della famiglia e mai viceversa. Bisogna insegnare di nuovo all’uomo ad essere uomo. Solo però colui che è Dio fattosi uomo ha una parola vera e definitiva. Non stiamo a guardare: è in gioco il futuro del mondo e il futuro della Chiesa nel mondo.

La dittatura finanziaria globale contro l’Iran

In Economia, Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on dicembre 19, 2011 at 4:23 pm

 

Fonte: cinghialecorazzato.info blog collaboratore del Centro Studi Jeanne d’Arc.

 

Dopo aver affrontato la Libia, l’Occidente è pronto a cacciare nuove vittime, la Siria e l’Iran sono i prossimi nella graduatoria colpito. La campagna contro la Siria si imbatte in ostacoli importanti, mentre il leader del paese Bashar al-Assad ha offerto alla società un pacchetto di riforme richieste da molto tempo, mentre la Russia e l’Iran hanno impedito al Consiglio di sicurezza dell’ONU di far passare una risoluzione che potrebbe esporre la Siria ad un intervento modellato su quello recentemente affrontato dalla Libia. Di conseguenza, i piani del l’Occidente per la Siria si aggiustano alle circostanze attuali, e al momento, la scommessa dell’Occidente è destabilizzare il paese dall’interno, assieme agli sforzi combinati della comunità dell’intelligence occidentali, dei mercenari stranieri e della locale quinta colonna. Una rivoluzione simile è stata tentata in Iran, ma ha incontrato una resistenza ben organizzata, e le sanzioni internazionali imposte all’Iran potrebbero creare alcuni problemi, ma non sono letali per la sua economia. Inoltre, l’applicazione della “democrazia” in Iraq e Libia ha avuto un effetto che fa riflettere anche le forze politiche filo-occidentali dell’Iran. Eppure, l’impressione è che al momento i leader occidentali semplicemente non possano attendere sorgano opportunità per una nuova rivoluzione. Il crollo dell’Unione Sovietica che, tra l’altro, non è stato determinato da cause naturali, ha fatto scivolare il mondo verso l’unipolarità, ma è divenuto un ordine dalla forma completamente diversa da quella che pensatori geopolitici anglo-sassoni come Alfred Mahan, Halford John Mackinder o Nicholas John Spykman sognavano. La loro aspettativa era che il dominio globale del mondo futuro, derivasse dal potere navale, ma è apparso chiaro invece che, all’alba del XXI secolo, il mondo è governato da gruppi che gestiscono le finanze globali. Chi li gestisce sono un conglomerato di 147 parentele intrecciate, che controllano il settore finanziario globale e l’emissione del dollaro, quest’ultimo è un meccanismo per mantenere le élite nazionali di tutto il mondo al guinzaglio. I clan Rockefeller e Rothschild, e il Vaticano, sono noti essere i principali protagonisti della rete del governo ombra. Nel XX.mo secolo, una convenzione segreta degli operatori finanziari statunitensi, presso un’isola degli Stati Uniti, adottò il cosiddetto Piano Marburg, premesso dal presupposto che il potere sa essenzialmente benevolo, ma costoso, e come tale doveva appartenere ai più ricchi. Il piano non poté concretizzarsi fino a quando l’URSS era vigente, ed divenne completamente realistico dopo il suo crollo. Ad oggi, le chiavi della politica internazionale sono nelle mani dell’oligarchia finanziaria globale con la sua rete di centri finanziari, di banche nazionali e transnazionali, di organi di governo come il FMI e la Banca mondiale, centri di ricerca, e segrete sedi politiche, e con una propria zecca ufficialmente intitolata US Federal Reserve. Gli obiettivi dell’oligarchia finanziaria globale, già compiuti o in corso di perseguimento, sono: • Impostare il denaro come valore fondamentale dell’esistenza umana e valore principale per le nazioni e le società; • Collegare tutte le monete nazionali, insieme alle economie nazionali, al dollaro statunitense; • Indurre la trasparenza dei confini nazionali ai flussi, prodotti e servizi finanziari; • Formare una “élite” controllabile che agisce nell’interesse della comunità finanziaria globale e porre la “élite” nelle posizioni di governo mondiale; • Ottenere il controllo totale sul comportamento individuale e collettiva nelle sfere economica e politica. L’arsenale degli strumenti impiegati dall’oligarchia finanziaria globale è enorme e comprende corruzione, bancarotte organizzate, diffamazione e il terrorismo, assieme all’eliminazione degli stati nazione e allo scatenamento di guerre. Il sistema nel suo complesso, quindi, merita di essere considerato come una dittatura finanziaria globale dotata di una ideologia di tipo fascista. La formula alla base di questo tipo di dominio, è che tutto è possibile con i soldi. Dagli anni ’90, il mondo ha visto un attacco radicale a tutti i sostenitori dell’esperimento socialista e a tutti gli avversari al nuovo ordine mondiale globale che assegna poteri illimitati ad un gruppo di banchieri. La Jugoslavia è stata devastata essendo un paese che cercava il suo modello di sviluppo, e ha continuato a regolare la circolazione interna del dollaro USA, quando il resto dell’Europa non aveva alcuna intenzione di sfidare la morsa dell’impero finanziario. L’Iraq è finito sotto tiro, in modo simile, quando ha cercato di creare un socialismo di stampo arabo con S. Hussein, lanciando un piano per rifiutare il dollaro statunitense come moneta nel suo business petrolifero e, in generale, dimostrando una indomita indipendenza. Nel caso della Libia, l’intervento occidentale è avvenuta mentre M. Gheddafi operava per l’Unione africana e redasse piani ambiziosi per far passare l’economia del continente al dinaro d’oro, per creare le forze armate dell’Unione africana. Al momento, l’Occidente sta minando il regime in Siria, mercenari scorrazzano nel paese, e diplomatici statunitensi sollecitano l’opposizione affinché respinga la riforma offerta da Bashar al-Assad e opponga una resistenza armata, a causa del fatto che la Siria non si è piegata al nuovo ordine mondiale. I dittatori non hanno problemi finanziari con i regimi come quelli dei paesi del Golfo Persico, dove i governanti tengono i loro soldi nelle banche occidentali e prendono docilmente ordini da Washington, o con paesi come la Somalia, l’Iraq e l’Afghanistan, bloccati in permanenti conflitti interni. Per Wall Street, l’Iran è il principale oppositore alla dittatura finanziaria globale in Medio Oriente. C’era un tempo in cui la Turchia puntava ad avere una certa quantità di indipendenza, ma l’impressione è che il premier turco R. Erdogan e il ministro degli esteri A. Davutoglu, non siano riusciti a spezzare il controllo, e ora Ankara partecipa all’assalto della Siria, e sostiene sanzioni più rigorose contro l’Iran. L’Iran è il bersaglio di una operazione volta a distruggere la sua sovranità e l’isola di stabilità di una volta, pur essendo in una posizione strategica nella linea di instabilità che si estende dai Balcani al Pakistan. Teheran rischia la punizione per aver sfidato il controllo del sistema di governance globale e, in particolare, per aver ignorato il dollaro statunitense. In particolare, l’offensiva contro l’Iran sarebbe molto più difficile da implementare, rispetto alla recente campagna contro la Libia. Raid aerei della NATO probabilmente si rivelerebbero inefficienti in Iran, inoltre l’Europa con la sua crisi persistente, non è preparata ad azioni costose e ai sacrifici. Nel frattempo, l’élite finanziaria globale si trova ad affrontare delle serie sfide, la zona della circolazione dollaro si sta restringendo e il movimento ‘Occupare Wall Street’ sta acquistando slancio, Cina e India stanno crescendo economicamente e militarmente, l’America Latina è sulla via di una maggiore integrazione, e gruppi regionali – Shanghai Cooperation Organization, BRIC, ASEAN, APEC, sono sempre più attivi. Anche l’amministrazione della Russia è implicitamente sulla via di una indipendenza sempre maggiore dai centri finanziari globali. Per l’oligarchia, la soluzione in vista è lanciare un attacco potente che salvaguardi il dollaro statunitense e che lo possa puntellare, indeboleno la Cina e l’Europa, e mostrando al mondo intero che è al potere. Ci sono indicazioni che un attacco contro l’Iran sia una questione decisa. Il rapporto AIEA sulla base dei dati dell’intelligence, dalle fonti oscure, che raffigurano l’Iran come un paese che agisce per diventare una potenza nucleare, dovrebbero convincere i contribuenti statunitensi e la comunità internazionale, che non esiste nessuna alternativa ad una campagna militare… Poiché il Premio Nobel per la Pace a B. Obama e la sua speranza di una rielezione limitano lo spazio di manovra, l’attacco contro l’Iran sarebbe avviato da Israele. Il timore che il monopolio nucleare israeliano nel Medio Oriente, possa finire, ha lo scopo di spingere la popolazione di Israele verso l’accettazione del piano. L’amministrazione e i media israeliani sostengono il tema della minaccia nucleare iraniana e invocano un attacco contro l’Iran secondo le istruzioni del Grande Fratello di Wall Street. Ci sono molte probabilità che il piano si concretizzi mentre le proteste pubbliche vengono facilmente da gestire dalla polizia e il mondo unipolare è governato dal denaro, mentre il diritto internazionale o le preoccupazioni morali non giocano alcun ruolo. Come Jugoslavia, Iraq e Libia, l’Iran può raccogliere la sfida senza alcun alleato – a meno che la Corea del Nord non invii un gruppo di soldati per aiutarlo, ma chiaramente non cambierebbe il risultato. Pur mantenendo un esercito considerevole, l’Iran non ha ancora nulla di paragonabile all’esercito statunitense, né ha il potenziale per contrastare i raid aerei israeliani. Forme classiche della difesa non funzionerebbero per l’Iran in un combattimento con un nemico immensamente superiore. Ciò di cui Teheran avrebbe bisogno è una risposta asimmetrica che possa causare enormi danni al nemico, non necessariamente sul territorio nemico, e mettere in pericolo l’esistenza stessa dello Stato di Israele. Non è chiaro se l’Iran abbia un piano del genere. Beijing dovrebbe rendersi conto che un attacco all’Iran farebbe deragliare lo sviluppo della Cina, considerando che un conflitto nella regione, in particolare uno nucleare, potrebbe interrompere le forniture di petrolio alla Cina. Per quanto riguarda l’Europa, avrà sempre scorte limitate di greggio, a 300-400 dollari al barile, che renderebbe imminente il collasso dell’UE. In altre parole, parte del piano per un attacco contro l’Iran, sarebbe sconfiggere Europa, Cina e India come rivali economici degli Stati Uniti, così come indebolire il mondo musulmano, che vedrebbe il suo sviluppo e la sua attività rivoluzionaria esautorato una volta che l’afflusso di petrodollari diminuisse. Uno sguardo alla storia dovrebbe aiutare a predire il futuro. La crisi sistemica del capitalismo predatorio dei primi del XX secolo, ha portato a situazioni rivoluzionarie in Russia e in Europa e scatenato due guerre mondiali. Il mondo è diventato bipolare in seguito alla sconfitta del fascismo nella Seconda Guerra Mondiale, il sistema coloniale è caduto, e si sono aperte opportunità a decine di nazioni nel poter scegliere tra modelli di sviluppo diversi. Quanto sopra riflette chiaramente una tendenza profonda nell’evoluzione globale, nel senso che i tentativi in ?orso per imporre il fascismo finanziario sul genere umano, sono condannati. Comunque, alle forze sane sarà necessario tempo e sacrifici per prevalere, e l’Iran, con la sua resistenza al neofascismo, getterà le basi della futura vittoria. Le altre nazioni seguiranno l’esempio. Le forze anti-globalista dell’Oriente e dell’Occidente finiranno per prendere coscienza della necessità di una forma superiore di organizzazione, e di una civiltà guida – evidentemente la Russia – che offrirà all’umanità un nuovo modello di intesa globale, di convivenza civile e di armonia dell’individuo con il mondo. Gli Stati Uniti, come leader del nuovo fascismo, soffriranno più degli altri il conflitto futuro – impiega troppa energia negativa che da sempre attira guai.
Generale Leonid Ivashov (Russia)
Fonte: Strategic la Culture Foundation. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Europa, a te la scelta: ribellati contro le banche o accetta la schiavitù del debito!

In Economia on dicembre 15, 2011 at 12:26 am

DI CHARLES HUGH SMITH – OfTwoMinds.com –

È esplosa la bolla europea del debito, e la rivalutazione del rischio e del debito non può essere rimessa dentro alla bottiglia.

Europa, la questione è veramente semplice: o ti ribelli contro le banche o accetti decenni di schiavitù dai debiti. Tutte le milioni di parole pubblicate sulla crisi europea del debito possono essere distillate in una manciata di dinamiche molto semplici. Una volta che le abbiamo capite la scelta tra resistenza e schiavitù si rivela essere l’unica scelta: le altre “opzioni” sono illusorie.

1. L’euro ha costituito una fantasia molto attraente ma di breve durata: le produttive economie del nord della UE possono raccogliere profitti in due modi: A) vendere in quantità i loro beni e servizi ai loro meno produttivi vicini meridionali perchè questi non sono stati capaci di prendere in prestito grosse somme di denaro a bassi (cioè “quasi-tedeschi”) tassi di interesse, e B) prestare a queste nazioni consumatrici grosse somme di denaro con una leva stratosferica, cioè 1 euro di capitale a garanzia di 26 euro di prestito/debito.

Queste nazioni meno produttive hanno anche avuto una fantasia molto attraente: che il loro attuale tasso di produttività (cioè la quantità di beni e servizi creati dalle loro economie) potesse essere sollevato tramite debiti a basso interesse che supportassero sia un livello di consumi molto più elevato, che il cattivo investimento in beni come auto e case di lusso.

Stando a Europe’s Currency Road to Nowhere (WSJ.com):

    L’Europa settentrionale ha alimentato la sua crescita con le esportazioni. Essa ha gestito un grosso disavanzo commerciale, il più estremo proprio con quegli stessi paesi dell’Europa meridionale che sono ora in pericolo. La produttività è cresciuta drammaticamente rispetto al sud, ma non la valuta. 

Ciò spiega almeno in parte il miracolo dell’export e della manifattura tedesche degli ultimi 12 anni. Nel 1999 le esportazioni costituivano il 29% del PIL tedesco. Nel 2008 esse erano il 47% del PIL, un incremento molto superiore a quello di Italia, Spagna e Grecia, dove il rapporto è cresciuto di poco o è persino calato. Il contributo netto delle esportazioni al PIL tedesco (la percentuale sul totale dell’economia di esportazioni meno importazioni) è cresciuto quasi di otto volte. A differenza di quasi ogni altro paese ricco, dove il contributo manifatturiero all’economia è significativamente calato, in Germania esso è cresciuto, mentre il prezzo dei beni tedeschi diventava sempre più attraente rispetto a quelli di altri paesi. In un certo senso, la valuta tedesca è stata per l’Europa meridionale quello che la Cina è stata per gli USA.

Inondata di profitti da esportazioni e prestiti, la Germania e i altri mercantilisti (nazioni esportatrici) hanno anche aumentato la quantità di denaro che prendevano in prestito—perchè no, vista una crescita così forte?

Ma tutto ciò si è rivelata una fantasia finanziaria catastrofica. L’euro sembrava essere magico: permetteva alle nazioni importatrici di comprare e prendere in prestito di più, e permetteva alle nazioni esportatrici di raccogliere immensi profitti dalla crescita delle esportazioni e dei prestiti.

Detto altrimenti: il rischio e il debito erano entrambi immensamente sottovalutati dall’illusione che la crescita senza fine del consumo basato sul debito potesse continuare per sempre. L’euro era in un certo senso una truffa che serviva gli interessi di chiunque ne fosse coinvolto: con i rischi considerati quasi zero, anche i tassi di interesse erano vicini a zero, e sempre più debito poteva essere ottenuta con a garanzia una piccola base di capitale e produttività.

Ma ora la realtà ha rialzato i prezzi del rischio e del debito, e l’ingenua leadership della UE sta tentando di rinfilare il genio nella bottiglia. Purtroppo, il carico del debito è soverchiante e la produttività troppo debole per appoggiare la fantasia del rischio zero e dei bassi tassi.

Doug Nolan del “Credit Bubble Bulletin” ha riassunto la realtà in poche parole, “la bolla europea del debito è scoppiata”. Nolan spiega il meccanismo base in La Mitologica “Grande Moderazione”:

    Per anni il debito Europeo ha avuto una valutazione errata su un mercato globale con eccesso di liquidità, di speculazione e di leva finanziaria. Paesi come Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia hanno immensamente beneficiato dalla percezione che l’integrazione monetaria europea garantisse il debito e la stabilità economica e legislativa. 

In modo simile a quanto avvenuto per la bolla USA di Wall Street e dei mutui, il mercato è stato per anni contento di ignorare gli eccessi nel credito e alimentare le fragilità del sistema, scegliendo di valutare le obbligazioni sul debito in base all’aspettativa bassa di default, all’abbondante liquidità, agli strumenti speculativi facilmente disponibili e una regime legislativo che assicurava la stabilità del mercato. La cosa importante è che questo sfondo ha creato il perfetto ambiente di mercato per la speculazione selvaggia e l’uso della leva finanziaria, in uno scenario globale insuperabile nella sua capacità di eccesso. La gestione degli interessi dei bond europei è stata probabilmente uno degli sforzi speculativi più lucrosi della storia. (link via U. Doran)

In parole povere questa è la dura realtà: ora che il debito e il rischio sono stati rivalutati, i debiti europei sono completamente, totalmente impagabili. Non c’è modo di continuare ad accrescere il Monte Cervino del debito con i vecchi ed economici tassi di interesse, e non c’è modo di posticipare le migliaia di miliardi di euro di debito che vanno a scadenza con i vecchi tassi di interesse prossimi allo zero.

Non pensate di rimborsare i debiti, sovrani, aziendali e privati—la rivalutazione del rischio e del debito implica che persino il pagamento degli interessi è impossibile. Considerate questo diagramma di una piccola fetta del debito totale della UE:

Non c’è modo di rinfilare nella bottiglia il genio della rivalutazione, e non c’è nemmeno modo di posticipare questo debito o farne altro – e per supportare gli alti costi strutturali del welfare dei governi di Eurolandia e i loro stupefacenti debiti, comunque bisognerebbe fare altri debiti in quantità da capogiro.

L’austerità non rimetterà nella bottiglia il genio della rivaluazione e dell’esplosione della bolla. Succede una cosa divertente quando una frazione sempre maggiore del reddito nazionale viene dirottata a servizio del debito (per pagare gli interessi e posticipare i debiti esistenti verso nuovi debiti a interesse maggiore): c’è sempre meno surplus disponibile per investimenti e consumi, e dunque sia la produttività basata sugli investimenti che i consumi basati sui debiti crollano.

Ciò lascia le nazioni con una minore produttività e un minor PIL, il che vuol dire che ci saranno anche meno entrate dovute alle tasse e sempre più bancarotte, mentre aziende e individui accettano la realtà che i loro debiti non possono essere ripagati.

Il genio della rivalutazione del debito risponde a questo declino del reddito nazionale, del surplus e delle tasse rivalutando il rischio di default sempre di più, e così i tassi di interesse salgono ulteriormente. Ciò rende ancora più costoso mantenere l’esisente montagna di debiti, e così sempre meno reddito nazionale è disponibile per il consumo, gli investimenti e le tasse.

Questo è ciò che viene detto un loop di feedback positivo, o “loop di feedback di rinforzo”: ogni azione rinforza la precedente. I debiti e il rischio sono rivalutati al rialzo, il fardello del debito riduce il reddito nazionale disponibile per investimenti, consumi e tasse, che rivaluta verso l’alto il rischio e così via.

Perciò Europa, vedi che c’è solo una scelta: o accetti un’infinita schiavitù al debito con sempre maggiori interessi e minore reddito e produttività, o ti ribelli contro la tua patetica leadership di lacché e rinunci all’intera montagna di debiti impagabili. Prendi il toro per le corna e rinuncia all’euro, causa iniziale delle tue fantasie e del tuo collasso, e ritorna alle valute nazionali che permettono al mercato di scoprire il vero prezzo della tua produttività e della tua capacità di prendere denaro in prestito.

Rinunciare all’euro non vuol dire rinunciare alle libertà dell’Unione Europea: le due cose sono legate mani e piedi solo nella mente della tua debole leadership, che è alla mercè delle banche, sopravvalutate di un fattore 26 contro 1 e sempre sull’orlo dell’insolvenza.

Lascia che le banche implodano facendo bancarotta, cancella dai bilanci gli “asset” privi di valore del debito, e lascia che il mercato valuti le monete e tutto il resto. L’unica alternativa è la schiavitù al debito.

Tutte le altre proposte e alternative sono semplici variazioni di una sola fantasia: che l’irresponsabile leadership possa ingannare il genio della rivalutazione con banali trucchi da salotto. Non può. Chiunque comprenda la situazione sa che la bolla del debito è già scoppiata, e il rischio e il debito non possono essere riportati a livelli da pura fantasia.

La rivalutazione è già avvenuta, e non può essere revocata o rinfilata nella bottiglia. La Grande Bolla Europea del Debito è esplosa, e ora tutto si riduce a una semplice scelta: schiavitù ai debiti o aperta ribellione contro le banche che si sono approfittate così disinvoltamente della fantasia dell’euro.

Non c’è una via di mezzo, perchè il debito non può essere ripagato, né oggi né in futuro. Non può essere rimpastato, mascherato o nascosto: può solo essere cancellato.

A te la scelta Europa; scegli saggiamente. Se vuoi un modello di salute e di crescita guarda all’Islanda. Loro hanno rinunciato ai loro impagabili debiti e alla schiavitù al debito, e hanno lasciato che il mercato rivalutasse la loro moneta, il loro debito e il loro rischio. Per loro l’incubo è passato [si veda qui. N.d.t.]; hanno scelto saggiamente. Ora è il tuo turno di decidere.

La schiavitù del debito cadrà su di te, non sulle banche o sulle tue elite.

Titolo originale: “It’s Your Choice, Europe: Rebel Against the Banks or Accept Debt-Serfdom”

Fonte: http://www.oftwominds.com

Tratto da: EUROPA, A TE LA SCELTA: RIBELLATI CONTRO LE BANCHE O ACCETTA LA SCHIAVITÙ DEL DEBITO | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2011/12/14/europa-a-te-la-scelta-ribellati-contro-le-banche-o-accetta-la-schiavitu-del-debito/#ixzz1gYgJRkcR
– Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

La moneta-debito come il sangue avvelenato

In Economia on dicembre 12, 2011 at 11:59 pm


La via d’uscita: la proprietà popolare della moneta

Come il sangue distribuisce ossigeno in tutto il corpo, così la moneta distribuisce potere d’acquisto al mercato. Quando la moneta era d’oro (o di altra merce) l’ossigeno monetario era pulito. I popoli potevano vivere in serenità tempi di benessere perché il potere d’acquisto conferito per pura con-venzione ai simboli, duplicava la ricchezza senza duplicare il debito. Infatti la somma delle unità di misura monetarie incorpora una quantità di valore pari a quello di tutti i beni reali misurati o misurabili nel valore perché il potere d’acquisto ha un valore commisurato a quello dei beni che si possono acquistare. Ecco perché la moneta duplica il valore dei beni reali cioè la ricchezza della collettività. Il valore duplicato può avere o il segno positivo della proprietà (oro) o il segno negativo del debito.

Con l’avvento della moneta nominale (1694 data di costituzione della Banca d’Inghilterra e dell’emissione della sterlina) l’ossigeno monetario è stato avvelenato dal debito non dovuto. Prima, chi trovava una pepita d’oro se ne appropriava senza indebitarsi verso la miniera; con la moneta nominale, al posto della miniera c’è la banca centrale, al posto della pepita un pezzo di carta, al posto della proprietà il debito perché la banca emette moneta solo prestandola. In tal modo i popoli sono stati trasformati inconsapevolmente da proprietari in debitori del proprio denaro nella più grande truffa di tutti i tempi, passata inosservata perché basata sul principio della riserva.

La moneta nominale è stata infatti concepita come titolo di credito rappresentativo della riserva sicché la banca centrale poteva affermare di essere proprietaria della moneta in quanto proprietaria della riserva. All’origine il portatore poteva presentare la banconota all’incasso e convertirla in oro. Col divieto della convertibilità la moneta, pur rimanendo vera moneta, diventava falsa cambiale. Il governatore, debitore apparente, diventava creditore reale, in quanto emetteva la moneta solo prestandola, ed il portatore, creditore apparente, diventa il vero debitore, come tale, proprietario provvisorio della moneta per la durata del prestito insindacabilmente concesso per quantitativi e tempi, dal vero padrone: il governatore.

Il signoraggio bancario ha trasformato i popoli da proprietari in debitori del proprio denaro, perché si è mascherata sotto la parvenza del valore creditizio, basato sulla riserva (con la formula “pagabile a vista al portatore“) il valore indotto basato sulla convenzione sociale.In tal modo la moneta è stata trasformata in una fattispecie analoga al francobollo di antiquariato che ha valore per convenzione e senza riserva. La risultante di questa strategia è stata la sistematica trasformazione delle banche centrali da debitrici in proprietarie per un valore pari a tutto il denaro emesso sotto forma di false cambiali.

Abolita la convertibilità con l’avvento del c.d. corso forzoso, e successivamente eliminata la stessa riserva, con la fine degli Accordi di Bretton Woods (15 agosto 1971), il compenso dovuto alla banca centrale, andava commisurato essenzialmente a quello dovuto ad una tipografia; mentre la banca si è appropriata, senza contropartita, della differenza tra costo tipografico (o scritturale) e valore nominale (creato dalla convenzione sociale), duplicata peraltro dalla emissione attuata prestando il dovuto, come lucro illecito di una truffa.

Su queste premesse, in data 8 Marzo 1993, presentai esposto-denuncia per truffa contro il Governatore Azeglio Ciampi, pro temporedella Banca d’Italia. Il dott. Ettore Torri, della Pocura della Repubblica del Tribunale di Roma, mi convocò e nel colloquio presso il suo Ufficio, dopo aver riconosciuto che “era stata data la prova dell’elemento materiale del reato“, soggiunse che mancava il dolo perché il vigente sistema monetario si era consolidato nella prassi: testualmente:“perché è stato sempre così“.

Di fronte a questa obiezione rimasi sconcertato e replicai che la continuazione del reato, consolidato nella prassi è un aggravante, non un esimente della responsabilità penale e comunque poteva essere fatta salva la buona fede fino al momento della denuncia, dopo di che sarebbe stata acquisita la consapevolezza del reato e la certezza del dolo.

Pur non essendo accettabili le motivazioni addotte dal dott. Torri, tuttavia è possibile riconoscerne l’attendibilità a condizione che siano salvaguardate le vittime della truffa monetaria concedendo, a richiesta di parte , la moratoria dei debiti monetari e che si programmino i tempi e mezzi tecnici per sostituire alla moneta sporca (riconosciuta tale dallo stesso dott. Torri) la moneta pulita, in un regime transitorio di doppia circolazione. Infatti, dopo aver precisato che: a) come nell’indotto fisico la corrente elettrica esiste in quanto si realizza con la caratteristica della continuità; così nell’indotto giuridico il valore della moneta persiste sul mercato al di là dei cicli esistenziali dei singoli contratti di compravendita; b) la moneta è come il sangue, anche se avvelenato dalla truffa del debito non dovuto, non può essere eliminato drasticamente senza causare il collasso del sistema economico e sociale (analogo a quello causato in Argentina dal drastico prosciugamento di moneta operato dalla grande usura). A conferma sta il fatto che centinaia di milioni di uomini muoiono di fame non per mancanza di pane, ma del denaro per comprarlo.

Pretendere di correggere i pur gravi difetti del sistema con la drastica abolizione della moneta-debito, sarebbe come dissanguare totalmente un essere vivente in attesa della successiva trasfusione. Il rimedio sarebbe peggiore del male perché si andrebbe a trasfondere sangue in un cadavere. Ecco perché i tempi di attuazione di una valida riforma monetaria che restituisca al portatore la proprietà della “sua” moneta va realizzata gradualmente e con prudenza.

Particolarmente significativa – in questo senso – la magistrale intuizione di Ezra Pound (Lavoro ed usura, Milano, 1975, p.54): “Ciò che è mancato in Italia (…) è la visione del processo di strozzinaggio (…) ed il rapporto tra gli affari (…) ed il sistema monetario mondiale, operando non a breve scadenza, non a periodi di tre mesi o di tre anni, ma alla lunga, durante secoli e mezzi secoli (…).” Pound aveva capito che non si può eliminare il sangue monetario avvelenato da debito non dovuto, con un colpo di spugna. Sarebbe un rimedio peggiore del male. Ecco perché la sostituzione della moneta sporca (debito del portatore e proprietà della banca) con quella pulita (proprietà del portatore e debito della banca), va fatta gradualmente con la doppia circolazione.

Su queste premesse appare evidente la validità delle due iniziative promosse dal Sindacato Antiusura – SAUS: 1) l’esperimento del SIMEC a Guardiagrele che ha dato conferma della validità della teoria del valore indotto perché si è creata per mera convenzione, come misura del valore valore della misura una moneta sperimentale proprietà del portatore, senza riserva, con simboli di costo nullo (carta e inchiostro). 2) la diffida notificata alla Banca Centrale Europea nella persona del Governatore Wim Duysemberg, ad astenersi dall’emissione dell’euro (a mezzo di Ufficio Giudiziario del Tribunale di Chieti, in data 16 aprile 2001). In tal modo il SAUS ha contestato la legittimità della moneta europea, indicando ad un tempo come sostituirla con altro strumento di misurazione del valore, senza causare il collasso del sistema economico peraltro nel pieno rispetto dei legittimi interessi delle collettività nazionali dei Paesi membri.

Sembra opportuno, con l’occasione, evidenziare che, mentre per i Governatori delle Banche Centrali degli Stati Europei poteva essere riconosciuta la buona fede (perché la prassi della utilizzazione della moneta gravata di debito non dovuto era stata ereditata dall’originaria moneta concepita come titolo di credito rappresentativo della riserva), nessuna giustificazione può essere riconosciuta alla emissione dell’europerché ne era stata tempestivamente contestata la legittimità con la suddetta diffida, prima che ne iniziasse la circolazione.

In questa situazione, è dovere dei magistrati prendere atto della illegittimità dell’emissione dell’euro, concedere la moratoria dei debiti, a richiesta di parte, e consentire la doppia circolazione di euro e SIMEC (o di analoga misura del valore) per lo stato di necessità delle vittime del reato (art.54 c.p.). Infatti, una volta dimostrato che il costo del denaro, all’atto dell’emissione, è del 200% (oltre gli interessi ed i prelievi fiscali) è evidente che la puntualità dei pagamenti è impossibile. La società è pervasa dall’angoscia dell’insolvenza ineluttabile di cui è prova la malattia sociale del suicidio dei debitori per i debiti non dovuti che non ha precedenti nella storia. Non a caso il SIMEC è nato a Guardiagrele che è il paese in Italia che ha la più alta percentuale di suicidi.

Su queste premesse, evidenziate le gravissime responsabilità delle autorità monetarie europee per truffa perpetrata in danno delle collettività nazionali (espropriate ed indebitate senza corrispettivo per tutto l’euro in circolazione) ovemai – preso atto della gravità dei reati contestati – i competenti organi statuali e monetari rimanessero inerti omettendo di tutelare la legittima proprietà della moneta, potrebbero rendersi responsabili di omissione di atti dovuti, di infedeltà in affari di stato ed even-tualmente corresponsabili, per associazione a delinquere, del medesimo reato di truffa contestato al Governatore della BCE.

Fonte: www.abruzzopress.it

La quarta funzione costituzionale dello Stato: la Sovranità Monetaria

In Economia on dicembre 12, 2011 at 11:57 pm

di Giacinto Auriti

Quando la moneta era d’oro, lo stato aveva la sovranità monetaria perché la moneta, sin dall’emissione, era proprietà del portatore. Dei valori monetari partecipava tutta la collettività secondo il principio della società organica che è la proiezione storica dell’apologo di Menenio Agrippa: lo stomaco gode della sua funzione a parità di condizioni con tutte le membra.

Con l’avvento dello stato costituzionale, la quarta funzione dello stato è stata assunta dai grandi usurai. Ciò spiega perché la Rivoluzione Francese fu promossa dalla Banca d’Inghilterra e dall’eresia protestante che entrò in Europa continentale non con la fondazione di una “chiesa”, ma di una “banca”: la Banca Protestante presieduta dal Necker, consigliere finanziario di Luigi XIV.

I banchieri ben sapevano che il valore sta nel “tempo” non nello “spazio”: è una “previsione” e non una “merce”, tanto è vero che la moneta ha un valore arbitrariamente illimitato, anche se il simbolo è di costo nullo (carta). Anche il valore dell’oro non stava nel metallo, ma nella “previsione di poter comprare”.

Facendo leva sul riflesso condizionato causato dall’abitudine secolare di dare sempre un corrispettivo per avere denaro, le banche centrali hanno emesso la moneta col corrispettivo del debito, cioè “prestandola”. In tal modo i grandi usurai non si sono solo limitati ad espropriare i popoli dei valori monetari, ma li hanno indebitati di altrettanto, caricando, sin dall’origine, il costo del denaro del 200%. In tal modo le monarchie cattoliche della vecchia Europa sono crollate perché trasformate da “proprietarie” in “debitrici” del proprio denaro. I banchieri si sono comprati i re, digiuni di cultura monetaria, con il corrispettivo del debito, cioè “arricchendoli” di “moneta-debito”: la c.d. “moneta nominale”.

Quando la moneta era d’oro chi trovava la pepita se ne appropriava senza indebitarsi verso la miniera e questa regola valeva per tutti: re, nobili e plebei.

Con l’avvento dello stato costituzionale, al posto della miniera sta la banca centrale, al posto della pepita un pezzo di carta, al posto della proprietà il debito perché la banca emette moneta solo prestandola e la moneta circola gravata del debito non dovuto al signoraggio bancario.

Con un costo iniziale del denaro, all’origine, del 260% comprensivo di capitale ed interessi, si è resa impossibile la puntualità dei pagamenti. È nata così l’epidemia del “suicidio da insolvenza” che non ha precedenti nella storia e che è il segno dell’avvento dell’usurocrazia.

Le vicende scandalose dei drammi economici, che hanno dilaniato la società del nostro tempo, impongono ormai l’assoluta, inderogabile necessità, di considerare nella costituzione la funzione monetaria dello stato. Fino ad oggi ciò non era possibile perché mancavano i due cardini fondamentali della scienza monetaria: a) la definizione del valore monetario come valore indotto, e b) la legge della rarità monetaria che, in sintesi, sono i seguenti: a)Il valore indotto – Posto che ogni unità di misura ha la qualità corrispondente a ciò che deve misurare, come il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, la moneta ha la qualità del valore perché misura il valore e la qualità della rarità perché sono rari (economici) i beni di cui misura il valore.. La moneta è pertanto misura del valore e valore della misura che è il potere d’acquisto che basa sulla previsione di poter acquistare (creata per convenzione come ogni misura) e non sullariserva. b) La legge della rarità monetaria. Poiché il prezzo di mercato non è solo l’indice del valore dei beni, ma anche del punto di saturazione del mercato – per cui il mercato è saturo quando i prezzi tendono a coincidere con i costi di produzione – solo quando questa coincidenza tende a verificarsi, occorre fermare sia la produzione dei beni che l’emissione monetaria.

Su questi fondamentali principi è possibile concepire la funzione monetaria come quarto potere dello stato costituzionale perché consentono di definire il “dover essere” dell’organo monetario. All’attuale “arbitrio” dei governatori delle banche centrali va sostituita la “discrezionalità tecnica” di una funzione organica, esattamente definita ed eticamente e giuridicamente limitata e finalizzata al bene comune, non a quello dell’usura.

L’emissione e l’utilizzazione della moneta vanno programmate sulle finalità di interesse pubblico e privato senza alcun problema di rarità perché – liberata la moneta (con la scoperta del valore indotto) dall’equivoco della riserva (peraltro abolita dal 15 agosto 1971) – l’emissione monetaria va commisurata alla quantità dei beni e servizi misurati e misurabili nel valore, considerando come tali, non solo i beni e servizi esistenti, ma anche quelli previsti. La previsione dei beni producendi è, di per se, un bene (Si pensi ad es. al valore di un brevetto).

Per quanto riguarda la destinazione d’interesse pubblico, va evidenziato che – dichiarata la moneta di proprietà dei cittadini – lo stato dovrà trattenere all’origine quanto necessario per esigenze fiscali e di pubblica utilità, liberando i contribuenti dal peso di milioni di ore di lavoro banalmente distrutti per mere formalità contabili e amministrative.

Merita inoltre di essere evidenziato il comportamento delle banche centrali che pretendono di vantare, come pubblico interesse, la destinazione a “riserva” anche dei beni diversi dall’oro. La riservaaveva un significato quando la banconota era convertibile in oro a richiesta del portatore. È diventata ormai una ridicola sceneggiata, per mascherare la truffa dell’emissione con cui la banca centrale consegue un arricchimento parassitario pari alla differenza – duplicata dall’equivalente prestito – tra costo tipografico e valore nominale della moneta.

Per quanto riguarda la destinazione d’interesse privato, va precisato che ad ogni cittadino spetta, all’atto dell’emissione, la sua quota di “reddito monetario di cittadinanza”, in attuazione del disposto del 2° co. dell’art. 42 della Costituzione, che prevede l’accesso alla proprietà per tutti.

Si realizza in tal modo un diritto della persona con contenuto patrimoniale, non come elemosina di stato, ma come acquisto della proprietà, a titolo originario, perché ogni membro della collettività contribuisce a creare il valore convenzionale della moneta, per il solo fatto che l’accetta. Col reddito di cittadinanza si finanziano i produttori, finanziando i consumatori, che è l’unico modo razionale per evitare elargizioni di moneta in base a scelte arbitrarie e clientelari.

Sostituendo all’oro il simbolo cartaceo, la moneta nominale ha acquistato due qualità tra loro in contrasto, anche se non incompatibili: la rarità programmata ed il costo nullo che hanno dovuto operare nell’esperienza della circolazione monetaria esasperando la separazione culturale tra quelli che sanno: i padroni del signoraggio monetario, e quelli che non sanno: gli altri.

In conclusione, il quarto potere costituzionale deve essere concepito sulla finalità di restituire allo stato la funzione monetaria ed al popolo la proprietà della moneta. Questa riforma è diventata ormai indispensabile per uscire dall’asservimento al “signoraggio bancario” e dare inizio ad un regime di democrazia integrale in cui i popoli non abbiano solo la sovranità politica, ma anche quella monetaria, per vivere tempi nuovi a dimensione umana, liberi dall’angoscia dell’insolvenza ineluttabile dei debiti non dovuti alla grande usura.

Fonte: www.abruzzopress.it

ORIGINALE CANADESE RICARICABILE

In Economia on dicembre 12, 2011 at 11:52 pm

Chi non ricorda agli inizi degli anni ottanta gli sketch di cabaret all’interno della trasmissione televisiva Drive-in dell’allora trio comico napoletano i “trettrè” quando nel mettere in scena una burla pittoresca non esitava a esternare il loro climax comico con la spassosa esternazione “originale canadese ricaricabile” ! Una bufala plateale come quella di comperare un orologio tarocco costruito in Canada e dalle caratteristiche tecniche mirabolanti. Non so se qualcuno se ne è accorto ma gli italiani di recente hanno vissuto in prima persona l’escalation mediatica di una burla di cotanta macchinazione e lungimiranza. Mi sto riferendo nello specifico al cosiddetto Decreto Salva Italia (che dovrebbe essere ribattezzato più appropriatamente come Salva Banche e BTP).
Fatemi capire: c’era bisogno di un governo tecnico di autorevoli esponenti accademici per tassare i risparmi degli italiani, aumentare l’imposizione indiretta e ridimensionare le rendite pensionistiche ? Perchè se questa doveva essere la missione governativa tanto valeva prendere un manipolo di laureati per corrispondenza all’Università di Paperopoli e il risultato forse sarebbe stato migliore. Che buggeratura, che fregatura, che turlupinatura: originale, canadese, ricaricabile ! Siamo sullo stesso piano degli sketch dei Trettrè ! Queste sarebbero le famose riforme del paese ? Così si rilancia la crescita del paese ? Così si crea stabilità ai conti pubblici ? Quanto terrorismo finanziario è stato fatto in queste ultime settimane per farvi accettare la manovra di sodomizzazione nazionale ?
Fermatevi un momento a riflettere: vi hanno inculcato l’idea che il paese stava per fallire, non si sarebbero potuti pagare pensioni e stipendi pubblici. Ma come fa a fallire un paese che ha 2 trilioni di debito e 8 trilioni di attivi della sua popolazione ? Avete mai sentito che un’azienda è fallita perchè aveva 100.000 euro di debiti, ma aveva tra liquidità e patrimonio immobiliare del suo titolare oltre 400.000 euro ? Com’è che la popolazione si indegna per la riforma delle pensioni italiane, ma nessuno si sogna di contestare la pensione sociale che viene erogata agli extracomunitari con semplice permesso di soggiorno, i quali grazie al ricongiungimento familiare dei loro genitori anziani incassano 550 euro mensili senza aver mai versato contributi all’INPS. Ancora nel paese ci sono faide fratricide tra destra e sinistra quando non hanno alcuna logica di esistenza visto che i loro due modelli economici di ispirazione sono completamente falliti: il comunismo nel 1989 e il capitalismo nel 2008.
Oggi l’unico modello economico sopravvissuto è risultato essere solo il socialismo, se non avessimo avuto in questi tre anni gli interventi dei singoli stati saremmo tornati indietro di cento anni e più. Inoltre vista la continua escalation mediatica di timore suldebito pubblico, sappiate che quest’ultimo ormai è già stato ripagato, o almeno il capitale è stato ampiamente già restituito da tempo, oggi ci stiamo preoccupando solo di restituire la capitalizzazione di interessi su interessi che si sono assommati negli anni. Una exit strategy veramente da governo tecnico che mi sarei atteso invece sarebbe stato il congelamento degli interessi sui titoli governativi detenuti da non residenti, affiancato ad un programma di ristrutturazione della durata del prestito. Altro che originale, canadese, ricaricabile.

Esposto contro Mario Monti e invocazione di Marra a Berlusconi

In Economia on dicembre 12, 2011 at 11:50 pm


     dell’Avv. Alfonso Luigi Marra

Divulgato dal Comitato Promotore del referendum per l’abrogazione delle sei leggi regala-soldi alle banche e per la lotta contro il signoraggio.

Il Comitato promotore del Coordinamento per l’abrogazione delle sei leggi regala-soldi alle banche e per la lotta al signoraggio annunzia che Marra, Scilipoti, Tommasi e Di Luciano (Lo-Sai), terranno, martedì 13.12.11, ore 10, una conferenza stampa a Roma, Teatro Capranichetta (Montecitorio), piazza Capranica 101, per annunziare – nel chiedere ai parlamentari di ribellarsi agli ‘ordini di scuderia’ e inoltre di non privilegiare i loro interessi pensionistici e votare quindi contro la mostruosa manovra che il mandatario delle banche Monti ha preparato in danno della società – che nei prossimi giorni si recheranno alla Procura della Repubblica di Roma, per presentare un esposto (che sarà poi pubblicato su http://www.Marra.it) redatto dallo stesso avv. Marra con la consulenza tecnica del penalista Saverio Campana, in cui si chiede la verifica del se sussiste, da parte di Monti, stante la sua notoria appartenenza al circolo occulto Bilderberg, la violazione:

– dell’art. 1 della L. n. 17, del 25.2.82 (legge Anselmi), ove recita: «Si considerano associazioni segrete, come tali vietate dall’art. 18 della Costituzione, quelle che, anche all’interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale»,

– degli articoli del codice penale: -241 (Attentato contro l’integrità, l’indipendenza o l’unità dello Stato); -283 (Attentato contro la Costituzione dello Stato); -648 bis (Riciclaggio); -501 (Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio); –501 bis (Manovre speculative su merci); –416 (Associazione per delinquere).

Circolo Bilderberg (tutto quanto precede e segue deve intendersi come riportato da quanto si legge univocamente in ormai milioni di fonti internet italiane ed estere) costituito occultamente nel 1952 da ambienti deviati della NATO in associazione a banchieri, e composto da una mescolanza penalmente rilevante di membri tutti connotati da ruoli di altissimo rango in ambito bancario, politico, istituzionale, imprenditoriale, mediatico, scientifico e culturale: un contesto al quale viene attribuito in ogni sede il potere di insediare, secondo meccanismi appunto occulti, i suoi uomini ai massimi livelli della politica internazionale e nazionale e in ogni altro ambito di rilievo, come nel caso di Monti.

Monti che sta terrorizzando la società con una manovra che schiaccerà l’Italia e gli italiani al solo scopo di distoglierli dai fini che i suoi mandanti, le banche, gli hanno ordinato di perseguire: ovvero indebolire, per fini di dominio bancario, il più possibile la società con l’alibi della tracciabilità e delle tasse, che da un lato sono illecite e non esisterebbero se non esistesse il signoraggio bancario e, dall’altro, non possono oltretutto essere sostenute, perché se l’apparato imprenditoriale, professionale e artigianale italiano è crollato pur evadendo le tasse, non si vede dove prenderebbe ora, in presenza della radicalizzazione della crisi, le risorse per pagarle.

Signoraggio che le banche hanno dato a Monti disposizione di incrementare nella forma sia primaria, sia secondaria che terziaria, cioè: -1) aumentando le emissioni di denaro della incredibilmente privata BCE (signoraggio primario); -2) aumentando la quantità di denaro elettronico creato dal nulla dalle banche di credito mediante il costringere finanche i pensionati ai conti correnti (signoraggio secondario); -3) aumentando il denaro elettronico creato dal nulla mediante le carte di credito (signoraggio terziario).

Il tutto con gravi conseguenze inflattive che si vedono relativamente poco perché sono assorbite dalla grande diminuzione dei costi frutto della crescente semplificazione dei processi produttivi.
Si sollecita l’attenzione dell’opinione pubblica e della stampa, poiché sussiste il rischio che la magistratura possa cogliere l’occasione per ‘risolvere’ la questione mediante un provvedimento di archiviazione, visto il notorio e massiccio coinvolgimento diretto in queste mostruosità anche di vasti ambienti giudiziari, non potendosi del resto altrimenti spiegare come sia potuto sin qui sfuggire, ad una magistratura in altre cose così attenta, di avere il dovere di indagare a fondo su simili eventi.

Marra, Scilipoti, Tommasi, Di Luciano

INVOCAZIONE E PROMESSA DI MARRA A BERLUSCONI

Caro Berlusconi, è noto che i poteri di cui Monti è mandatario ti ricattano minacciando di annientare la tua famiglia, la tua vita e le tue aziende se togli loro l’appoggio in Parlamento, ma è ovvio che sarai aggredito di nuovo immediatamente dopo l’approvazione della manovra, perché nessuno meglio di te sa che la crisi dei titoli azionari o di Stato dipende dal fatto che non si riesce più a vendere né a guadagnare, e dopo la manovra ci si riuscirà anche meno, e che nessuno è in grado di frenare l’ira della collettività quando ‘il padrone non paga più′.

Ebbene, in questo quadro tremendo, io ti chiedo di fare un gesto che, quale che sia stato il giudizio su di te in questi anni, ti ponga come salvatore non solo dell’Italia, ma dell’Europa, da questi mostri che vogliono dilaniarle senza avervi nemmeno interesse, perché sono mossi solo dalla pazzia sopravvenuta al fallimento del loro delirio di onnipotenza.

In cambio ti prometto che, armato della mia penna, mi schiererò io di fronte a coloro che vogliono trasformarti nell’unico capro espiatorio di tutto quanto è accaduto, e ti assicuro che, se tu darai visibilità a quel che scrivo attraverso i media, non avrò difficoltà a salvare – non il tuo futuro politico, perché questo competerebbe eventualmente a te, e comunque non lo ritengo né possibile né utile – ma il salvabile dei tuoi interessi, e soprattutto a impedire il massacro personale della tua famiglia e tuo.

Ti chiedo insomma di impugnare la bandiera del coraggio e di non far votare la manovra di queste belve. E tieni conto che anche Di Pietro e La Lega resistono perché sono al corrente del crimine del signoraggio e non vogliono assumersi la responsabilità di quello che la manovra causerà.
Siamo stati insomma tutti avversari e non ci condividiamo, e so che non hai dimenticato il documento che ho scritto nel 1996, da deputato di Forza Europa, contro di te, ma ora c’è un pericolo più grande che richiede che siano dimenticate le ragioni di dissenso e ci si unisca contro queste bestie luciferine.

Conto che aderirai, e se lo farai te ne renderò tanto onore per quanta avversione ho espresso nei tuoi confronti in passato in altre mie carte.