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L’Europa che verrà (nostra o di Allah?)

In Europa, Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente, Mondo on ottobre 22, 2012 at 9:09 pm

 

Recentemente il cardinale Peter Turckson, presidente del Pontificio Consiglio per la Pace e la Giustizia, ha proposto a tutte le Eccellenze cattoliche attualmente raccolte a Roma per il sinodo dei vescovi un video di natura schietta, pragmatica e sintetica. Argomento trattato: le fredde ma eloquentissime cifre della statistica demografica.

Qui di seguito, in breve, ciò che i padri sinodali hanno appreso.

Fermo restando che, per la ricerca, una popolazione si possa conservare e crescere con – almeno – un tasso di fertilità dell’2,11, di seguito i dati sulla natalità in Europa: Francia 1,8 (da notarsi che per i musulmani all’ombra dell’Arc de Triomphe la rilevazione è dell’8,11), Inghilterra 1,6; Grecia 1,3; Germania 1,3; Italia 1,2; Spagna 1,1; Unione Europea nel suo complesso 1,38.

Eppure l’Europa è sempre più abitata. Chiaramente l’arcano per cui si possa manifestare tale fenomeno è l’immigrazione e l’immigrazione in Unione Europea è per il 90% di provenienza islamica.

Il video procede impietoso: in Francia, attualmente, il 30% dei minori di vent’anni è musulmano, tra quarant’anni la maggioranza dei francesi pregherà verso La Mecca.

In Inghilterra, attualmente, ci sono più musulmani praticanti che cristiani.

In Olanda, attualmente, il 50% dei nuovi nati ha genitori maomettani, tra quindici anni il 50% della popolazione olandese sarà musulmana.

In Belgio, attualmente, il 25% della popolazione e il 50% dei nuovi nati sono musulmani.

Nel 2025 il 33% dei bambini europei saranno avvezzi a memorizzare il corano (breve inciso: siamo sicuri che per il restante 64% ,ma ciò potrebbe valere anche a prescindere da tali analisi, non possa essere utile leggere il Vangelo e il Catechismo?).

Lo Statistisches Bundesmat ( o ufficio federale di statistica, chiaramente tedesco) ha recentemente dichiarato in una relazione ufficiale: “La caduta della popolazione non può più essere fermata. La sua spirale discendente non è più reversibile. La Germania sarà uno stato musulmano entro il 2050”.

È riportata anche una testimonianza gheddafiana che recita: “Ci segni che Allah concederà la vittoria all’Islam in Europa senza spade, senza armi, senza conquiste. Non abbiamo bisogno del terrorismo, non abbiamo bisogno di attentatori omicidi. I più di cinquanta milioni di musulmani renderanno il continente musulmano in pochi decenni”.

In Europa, attualmente, ci sono cinquantadue milioni di islamici, sempre per stime tedesche, saranno centoquattro tra vent’anni.

Eloquente no?

Che ognuno faccia pure le proprie valutazioni, tanto…tanto tanto più la catastrofe (sì catastrofe, perché vedere la Sorbona trasformata in una scuola wahabita con borse di studio in petrodollari graziosamente concessi dagli al Saud è oggettivamente una catastrofe) è grande tanto più sembra inutile denunciarla.

Intollerante? Islamofobo? Oscurantista? Xenofobo? razzista? Fate voi, prenderò nota di tali denunce, ve lo giuro le annoterò in agenda, vedremo però a chi darà ragione la Storia.

A chi la Storia darà ragione…

Mi sia concesso solo di togliermi solo qualche sassolino dalla scarpa, perché forse verrà il giorno in cui si smetterà di sputare su un certo personaggio della nostra storia, prima osannato poi rinnegato. Forse la crescita della natalità, l’incoraggiamento agli sposi, il vanto della famiglia numerosa, le tasse sul celibato e gli sgravi per i maritati (ricordate italiani? O preferite ricordare solo gli stivaloni e il fez?).

Forse tutto ciò aveva una sua logica, forse non sarà stata solo la trovata d’un violento cialtrone romagnolo, buono da applaudire tanto da scorticarsi le mani fino all’osso e da abbandonare alla prova del fuoco.

Forse sarà giudicata più saggia la politica che guarda ai secoli venturi che non quella dei trimestri venturi.

Forse i compuntissimi e sapientissimi e infallibilissimi e indefettibilissimi professori, nel caso Monti e Fornero, che curano il malato togliendoli il pane, che curano la recessione con tasse e riduzioni di spesa ( oh Keynes abbi pietà di loro perché non sanno quello che fanno), che firmano lettere per spellarsi le mani fino all’osso indirizzate alla semianonima Commissione dell’ Unione delle Repubbliche Islamicoventure d’Europa, nel caso rappresentara daViviane Reading, per complimentarsi dell’iniziativa di prossima imposizione di quote rosa nei consigli d’amministrazione (e, si immagina, così, a cascata, in tutte le imprese e in esse in tutti i livelli), in nome d’un concetto d’equità-efficienza di tipo astratto-egalitario che difficilmente trova fondamento nella natura e nella complementarietà tra uomo e donna, che, ci dicono, creerà surplus di portafoglio ma che di certo non porterà la vita nelle famiglie e così nelle nazioni, forse saranno un giorno maledetti per aver tolto al popolo d’Italia e a quelli d’Europa le proprie madri .

Filippo Deidda

La Vera Situazione in Siria

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente, Mondo on marzo 27, 2012 at 2:24 pm

26 marzo 2012

 

 

*

● Finalmente anche la stampa politicamente corretta si è svegliata e comincia a parlare in maniera più chiara sulla situazione che si è creata in Siria. Per esempio la Repubblica (21 marzo 2012, p. 19) ha scritto: «Rapimenti, torture, esecuzioni sommarie non sono un’esclusiva delle forze di sicurezza siriane, ma anche l’opposizione ha fatto ricorso a pratiche criminali. Ora, avverte ‘Human Rights Watch’, l’organizzazione umanitaria con base a New York, “Le tattiche brutali dell’esercito siriano non possono giustificare gli abusi dell’opposizione contro i loro avversari”. […]. Vi è il pericolo che tutto ciò degeneri in un conflitto a sfondo settario». Il Corriere della Sera (21 marzo 2012, p. 23), collegando l’attacco alla Siria con quello all’Iran, scrive che «Il New York Times ha rivelato ieri [20 marzo] che “il Pentagono ha scelto una simulazione che doveva prevedere le conseguenze di un attacco israeliano. La risposta è stata piuttosto fosca. Gli Usa verrebbero risucchiati nel conflitto e potrebbero perdere diverse centinaia di militari. Magari l’intero equipaggio di una nave colpita per ritorsione dagli iraniani. L’esito del test virtuale ha suscitato grande preoccupazione al Pentagono. […]. Uno strike d’Israele avrebbe ripercussioni drammatiche».

● D’altra parte alcuni siti di contro informazione (‘Effedieffe.com’ e ‘SirianFreePress.net’ più canali video correlati1 e 2) stanno facendo conoscere in maniera più approfondita anche in Italia la reale situazione siriana. Cito alcune notizie riportate in essi ed esorto i lettori a visitare questi siti, per approfondire la questione, che è di fondamentale importanza in sé e per le conseguenze che ne scaturiranno in caso di invasione della Siria da parte delle forze occidentali (Usa, Nato, Israele).

● La dottoressa siriana NADIA KHOST (autrice di molte opere sul patrimonio culturale della civiltà araba) scrive che adesso che il regime siriano ha ripreso il sopravvento e sta dando gli ultimi colpi alla «resistenza», gli arrestati cominciano a confessare sinceramente e ne esce un quadro alquanto diverso dalle cronache della stampa occidentale. «Hanno assassinato uomini d’affari e professori d’università. Ora sappiamo che ciascuno di noi può morire in caso di attacco delle bande armate».

● Ora emerge che l’esercito di Assad ha risposto a gravissime provocazioni ed è spesso intervenuto per proteggere la popolazione. Invece la stampa occidentale lo aveva accusato – come era avvenuto in Libia – di aggressioni immotivate e feroci e continua a farlo.

● Via via che la gente normale viene liberata dall’incubo dei «liberatori», racconta com’era la vita nei territori «liberati»: «Nei quartieri che controllavano, le bande armate hanno impedito ai bambini di andare a scuola, hanno ucciso operai che si recavano al lavoro, hanno vietato ai contadini di andare a seminare sulla propria terra e alle centrali elettriche di rifornirsi; hanno rubato ambulanze, si sono impadroniti di automezzi di privati e delle municipalità. Hanno distrutto la vita dovunque si sono installati».

● Uno dei ribelli arrestati a Baba Amra ha ammesso d’aver assassinato almeno cinquanta persone e violentato decine di donne. Si considera un buon musulmano, perché (racconta la Khost) «degli sceicchi wahabiti dell’Arabia Saudita, così come lo sceicco di Al-Jazira Kardawi, pronunciano delle ‘scomuniche’ che legalizzano l’assassinio di cristiani, drusi oltreché dei sunniti favorevoli al governo» siriano. «Le bande siriane che eseguono queste ‘scomuniche’ ricevono fondi dai wahabiti del Katar e dell’Arabia Saudita, insieme alle droghe, che l’armata regolare siriana confisca in grande quantità insieme alle armi».

● L’armamento trovato ai ribelli sconfitti merita un capitolo a parte: «obici, mitragliatori di ogni genere, bombe assordanti, obici anti-carro, visori notturni, giubbotti anti-proiettile, materiale di trasmissione sofisticato», insieme a «valute occidentali e israeliane, diversi passaporti».

● «L’obbiettivo di questo terrorismo», scrive Nadia Khost, «è frantumare la società siriana, infliggere perdite all’esercito, fare a pezzi la Siria, paralizzare la produzione agricola, industriale, artigianale. Distruggere la struttura dello Stato».

● È un’analisi che coincide con l’allarme che da mesi lancia MADRE AGNES-MARIAM DE LA CROIX, carmelitana, superiora del convento di San Giacomo l’Interciso, su tutti i mezzi cattolici specialmente francesi, inascoltata. Ne ha parlato anche Sergio Romano sul Corriere della Sera circa dieci giorni fa. La stessa Madre Agnes-Mariam ha riferito ai ricercatori di una commissione francese che, nella orribile giornata del 6 dicembre, ad Homs «liberata», più di cento persone «sono state ammazzate in combattimenti interconfessionali […] ci sono state scene spaventose, donne violentate, seni tagliati, persone trucidate e troncate a pezzi».

VIDEO 1 – http://www.youtube.com/watch?v=9MN9HjTVqDA

● Tre valenti giornalisti di Al Jazeera, praticamente tutto l’ufficio di Beirut, si sono dimessi denunciando le falsificazioni dell’emittente sulla tragedia siriana, la censura ai loro reportage che documentavano ciò che non andava documentato, e le pressioni subite dal proprietario, l’emiro del Katar. Diamo almeno i nomi: Ali Gashem, inviato speciale da Beirut in Siria, il direttore dell’ufficio Hassan Shaaban, e il produttore.

VIDEO 2 – http://www.youtube.com/watch?v=dACqDz8e2cA

● Accuse di reportage falsi e video «fabbricati» sulla Siria, allo scopo di screditare il regime, sono venute da più parti, non solo contro Al Jazeera, ma contro la ‘CNN’ e la ‘BBC’. Molte scene di bombardamento della città-martire di Homs da parte dell’esercito siriano sono state messe in dubbio dal giornalista investigativo RAFIK LOTF, che ha esaminato i video: in molti casi, le nubi di fumo nero che si elevano dai palazzi sarebbero pneumatici incendiati sui terrazzi …

VIDEO 3 – http://www.youtube.com/watch?v=Xq0oBgbRPEg

(altri video sono visionabili ai correlati canali video 1 e 2)

● Tre dirigenti del blocco anti-Assad, o Consiglio Nazionale Siriano, se ne sono andati sbattendo la porta. Si tratta di HAITHAM AL-MALEH, KAMAL AL-LABWANI e l’attivista dei diritti civili, la cristiana CATHERINE AL-TELLI. Labwani ha spiegato: «non vogliamo essere complici del massacro del popolo siriano», accusando il Consiglio di «essere legato a progetti stranieri che puntano a prolungare la battaglia in attesa che il Paese sia trascinato nella guerra civile».

● Infine, una fonte insospettabile il «Centre Français de Recherche sur le Renseignement», un gruppo d’intelligence privato allestito da vecchi dirigenti del ‘DST’, insieme al «Centre International de Recherche et d’Études sur le Terrorisme & l’Aide aux Victimes du Terrorisme», hanno condotto una inchiesta sul terreno. Il titolo del loro rapporto: «Siria, una libanizzazione artificiale», già dice molto di quel che hanno appurato. Ma il testo merita una lettura integrale. (Cfr. www.cf2r.org). Senza lesinare critiche al regime siriano e alla sua gestione della crisi, il rapporto francese denuncia «la falsificazione orchestrata degli eventi, il gioco degli attori stranieri che perseguono, attraverso il loro sostegno agli oppositori, obbiettivi di politica estera che nulla hanno a che vedere con la situazione interna del Paese».

● Gli ex agenti dei servizi di Parigi inquadrano la rivolta nella nuova politica americana in Medio Oriente, politica che è stata battezzata come «instabilità costruttiva». Tale strategia, dicono, «posa su tre principi: creare e gestire conflitti a bassa intensità – favorire lo spezzettamento politico e territoriale – e promuovere il settarismo, se non la pulizia etnico-confessionale».

● Il concetto e la tecnica di «instabilità costruttiva» sono stati elaborati, dicono i francesi, dai centri neoconservatori americani. E citano al proposito una analisi condotta da ROBERT SATLOFF, l’ebraico direttore del ‘WINEP’, Washington Institute for Near East Policy (un braccio molto influente della lobby israeliana), datato 15 marzo 2005. Dove Satloff scriveva che «gli americani non hanno interesse alla sopravvivenza del regime di Assad, regime minoritario che si regge sull’intimidazione».

● Questa politica israelo/americana, dicono gli agenti francesi, «è stata largamente influenzata da una direttiva di ODED YINON, alto funzionario del ministero degli Esteri israeliano, datata febbraio 1982, dove si delinea il progetto geo-strategico di frammentare l’insieme medio-orientale in unità le più minuscole possibile fino allo smantellamento puro e semplice degli Stati vicini ad Israele».

● Si tratta dell’articolo apparso sulla rivista ebraica «Kivunim», stampata dal Dipartimento propaganda della ‘Organizzazione Sionista Mondiale’. Il rapporto francese ne cita un passo: «La decomposizione del Libano in cinque province prefigura la sorte che attende l’intero mondo arabo, compreso Egitto, Siria, Iraq e la penisola araba […]. La disintegrazione della Siria e dell’Iraq in province omogenee, dal punto di vista etnico e religioso, è l’obbiettivo prioritario di Israele a lungo termine ed a breve, l’obbiettivo è la dissoluzione militare di questi Stati. La Siria si dividerà in più Stati secondo le linea di frattura delle comunità etniche».

● Per ora il piano ha avuto una battuta d’arresto. Le bande armate sono state sconfitte, e con esse i loro manovratori internazionali. L’Iran ha affiancato efficacemente il regime siriano. Russia e Cina hanno detto con chiarezza che considereranno un intervento militare esterno contro Damasco una minaccia alla propria sicurezza nazionale.

● Quel che vogliono distruggere, dice Nadia Khost, è «un Paese che si distingue per un tessuto sociale dove le religioni, le confessioni e le etnie si mescolano in una unità nazionale. Un Paese che traduce le opere della letteratura mondiale, che ascolta la musica classica e la musica locale, e dove le donne partecipano alla vita produttiva e pubblica».

● Nulla sarà più come prima, dicono però molte altre voci consapevoli. Anche il Libano era un modello di convivenza, prima che «la sicurezza di Israele» diventasse la priorità a cui tutto si deve sacrificare: vite umane, civiltà, verità. Perché, naturalmente, la strategia del terrore continua.

● Il 16 marzo due auto-bomba piazzate davanti alle sedi dell’intelligence della forza aerea siriana e della Polizia a Damasco hanno fatto 27 morti e 97 feriti; immediatamente dopo, una bomba è esplosa in un autobus che portava membri dell’Armata di Liberazione palestinese, una entità di palestinesi filo-Iran, nel sobborgo Al Yarmouk di Damasco. Attentati-stragi «tipo Al Qaeda» in cui persino il sito ebraico ‘DEBKA Files’ indica la mano «dell’Arabia Saudita e del Katar per ravvivare la rivolta anti-Assad, dopo che il regime ha schiacciato l’ultima ribellione armata ad Idlib».

● Come si vede la situazione reale della Siria (come quella della Tunisia, Egitto e Libia) è molto diversa da quella descritta dalla stampa politicamente corretta. È in atto una invasione straniera organizzata dagli Usa, Israele e Nato per disintegrare la Siria (come avvenne in Russia negli anni 1980-90), destabilizzare il Medio Oriente (operazione iniziata con le due guerre contro l’Iraq nel 1990 e nel 2003) e poi passare all’aggressione dell’Iran. Per ora la Siria ha tenuto. Bisogna vedere cosa succederà nel futuro prossimo venturo, poiché Netanyahu non ha rinunciato alle sue mire espansionistiche sul Medio Oriente e ad influenzare Obama, sotto elezioni presidenziali, ad appoggiare una campagna militare in grande stile contro la Siria e l’Iran, che avrebbe conseguenze catastrofiche.

d. CURZIO NITOGLIA

26 marzo 2012

LINK ORIGINALE – http://www.doncurzionitoglia.com/vera_situazione_siria.htm

SUL BLOG – http://doncurzionitoglia.wordpress.com/2012/03/26/la-vera-situazione-in-siria/

PDF – http://www.doncurzionitoglia.com/Siria_Vera_Situazione_20120326.pdf

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Sul concetto di sacrilegio contro il Volto di Cristo

In Mondo on febbraio 12, 2012 at 12:42 pm

 

 

 

 

 

Il pensiero religioso di Romeo Castellucci è formalmente radicato nel satanismo.

Non si tratta di una deduzione, che sarebbe peraltro facile, visto l’uso di escrementi associati al Sacro Volto, onnipresenti  nella  performance teatrale che porta la sua firma. E’ piuttosto una constatazione di  fatto, in quanto l’interessato lo ha apertamente ammesso. Eppure i suoi estimatori, che sono legione anche fra i “cattolici”, sembrano ignorarlo, benché questo individuo, in due occasioni negli ultimi anni,  abbia fatto aperta professione di fede gnostico- satanista, con esplicito riferimento alla dottrina manichea ( come da citazione che segue): è questo l’ordine di idee sta alla base della sua produzione teatrale.  Un ordine di idee,lo gnosticismo, peraltro ben noto alla storia del pensiero religioso, contro il  quale già si scagliarono i Padri della Chiesa, che lo consideravano una lebbra. Così Romeo Castellucci:

 

“ Lucifero è una figura molto ambigua, che non incarna solo il male, perché il male è anche Dio, che è bene e male (!), tant’è che, in alcune tradizioni, è Lucifero il primo martire”. (Cfr. Stefania Chinzari, Paolo Ruffini – Prefazione di Goffredo Fofi “Nuova scena italiana: il teatro dell’ultima generazione”. Castelvecchi 2000, Roma, p.105)

 

Due anni dopo la pubblicazione del libro, il nostro eroe  riaffermava il suo credo   nel corso di in un’intervista demenziale  rilasciata  alla rivista di arte australiana Real Time Arts (n. 52, dicembre-gennaio 2002), in occasione della presentazione della sua opera Genesis. From the museum of sleep, messa in scena dalla società “Raffaello sanzio” da lui fondata, al Festival di Melbourne. Il titolo dell’intervista, “L’Angelo dell’arte è Lucifero” è già un programma:

Ne proponiamo i  passi più significativi, tradotti dall’inglese.

 

Dall’ introduzione all’intervista ( a cura della redazione della Rivista)

“La storia di Dio che crea amorevolmente l’universo, dopodiché l’uomo che commette il peccato originale e viene perciò espulso dal Giardino dell’Eden, è ben nota. Meno nota, invece, è la versione mistica giudaico-cristiana che troviamo nello Gnosticismo, nella Cabala e nella filosofia Rosacroce. È questa la versione che Castellucci ci presenta, per mezzo di suoni, di performance fisiche e di spettacolari effetti visuali. Castellucci attinge alle stesse tradizioni [gnostiche] che hanno ispirato artisti come Baudelaire, Antonin Artaud, Peter Brook. (…) “In questa versione più tenebrosa della Genesi, l’atto creativo non è frutto dell’amore, ma di un terribile errore. La Cabala, per esempio, parla di come l’universo sia stato creato quando i vasi sacri che portavano la Parola di Dio sono caduti e si sono frantumati in milioni di pezzi imperfetti. L’atto della creazione è stato dunque una trasgressione violenta contro le leggi dell’universo. In questa ottica, tutta la Creazione contiene in sé il caos agitato di un proto-universo precedente all’atto creativo. Non è l’Amore che regna nell’universo, ma la Crudeltà. Non è l’uomo ad aver peccato, ma Dio.

 

Dall’intervista “L’Angelo dell’arte è Lucifero” a cura di Jonathan Marshall

http://www.associazionelatorre.com/2012/01/castellucci-langelo-dellarte-e-lucifero/

 

Marshall: “Lei ha detto che ‘La Genesi mi spaventa più dell’Apocalisse’ perché rappresenta “il terrore delle possibilità senza fine”. Questo sembra essere ispirato agli scritti di Antonin Artaud e di Herbert Blau, nonché alle dottrine gnostiche e cabalistiche che ispiravano Artaud. Lei è d’accordo con le idee di solito associate a questa cosmologia? Per esempio, Artaud sosteneva che prima della creazione regnava un caos terrificante, che è poi rimasto per sempre presente, latente o immanente all’interno dell’esistenza quotidiana. Egli ha sostenuto che questo caos è il vero senso del teatro. L’obiettivo più alto, la virtù più eminente del teatro sarebbe quindi di poter rappresentare — o almeno avvicinarsi a rappresentare — il caos attraverso una performance dal vivo?”

 

Castellucci:  “C’è un genere di teatro occidentale totalmente dimenticato, cancellato, represso: la tradizione del teatro pre-tragico. È stato soppresso proprio perché è un teatro intimamente legato alla trasformazione di idee e di pensiero in materia e, quindi, con l’angoscia della materia stessa. (…)

Se il grande campo delle possibilità aperte appartiene a Dio, secondo la tradizione cabalistica il fatto che alcune possibilità si mettano insieme per produrre un effetto deve appartenere al peso del corpo.

Dio deve trasformare se stesso in qualcosa di “carnale” per poter attuare possibilità che altrimenti rimarrebbero insoddisfatte in un mondo incoerente. (Secondo questa tradizione cabalistica)Si possono esperimentare queste possibilità invocando elementi materiali, carnali e mettendole insieme. Il teatro non è per ‘riconoscere’. Io non vado al teatro per riconoscervi gli studi che ho fatto su Shakespeare.

Non dovrebbe essere così. Il teatro è piuttosto un cammino attraverso l’ignoto verso l’ignoto. Ciò che io e i miei colleghi abbiamo cercato di fare nel corso degli anni è di portare lo scandalo scenico al parossismo e di mantenerlo sempre vibrante. (…)

Il palcoscenico è un luogo di alienazione, e niente deve essere risparmiato per impedire che questa alienazione sminuisca. (…)

A questo proposito, credo che il pensiero di Antonin Artaud sia di fondamentale importanza per la piena comprensione della forma occidentale (di teatro). Egli sommerge il problema della forma in un bagno di violenza che sveglia ciò che, in realtà, costituisce il fondamento del vero teatro. Ecco dove la forma diventa spirito. Stiamo parlando, infatti, dell’alchimia della trasformazione, della trasmigrazione da una forma all’altra.

C’è ovviamente un aspetto del cattolicesimo che influenza e che è insito in questo tipo di teatro, che è legato al momento, durante la Messa, in cui l’Ostia si trasforma nel Corpo di Cristo. Questo evento eucaristico è un’idea che si trova in Artaud: l’idea di trasformare un corpo, di dare corpo, di tagliare un corpo a pezzi, liberandolo in questo modo dei suoi organi. Sono tutti elementi che provengono da un tale concetto cristiano”. (…)

Marshall: “Lei crede che queste idee siano diventate particolarmente importanti alla luce degli eventi del ventesimo secolo come l’Olocausto, e anche di eventi più recenti come la guerra in Jugoslavia, l’11 settembre e la guerra in Afghanistan?”

 

Castellucci: “Gli eventi che Lei ha ricordato, i massacri, i genocidi, i disastri che l’umanità ha conosciuto nella storia recente, costituiscono un abisso, che è necessariamente connesso con la Creazione. Durante la Creazione, è la Parola di Dio che crea; in questi eventi, invece, c’è il silenzio di Dio. Spetta al teatro abbracciare le altezze e le profondità dell’esperienza umana, ma non per illustrazione, o attraverso la produzione di informazioni.

L’esperienza dell’abominazione è troppo profonda per essere consumata nella superficialità delle mere apparenze. Ora è necessario che cominciamo a considerare, tutti, il termine “tragedia” per ripensare collettivamente il destino dell’umanità.

Il teatro è chiamato a realizzare questo compito con la sua forma radicale, che è quella di un’arte viva.”

Marshall: “Su questa linea, Lei è d’accordo che ogni atto creativo sia un atto di violenza? O per lo meno una violazione del tabù contro la Creazione? Ho in mente qui la sua dichiarazione che Lucifero, l’angelo caduto, sarebbe il primo artista con cui l’umanità si debba identificare.”

Castellucci: “Naturalmente, la Genesi affronta il problema del Principio. Ogni artista sa che, al Principio, il palcoscenico vuoto è un mare aperto di possibilità. Questo è anche ciò che costituisce il ‘terrore della scena’.

Non si tratta — almeno in ciò che mi riguarda — di un terrore o di una paura del vuoto in sé, ma piuttosto del terrore della pienezza e della perfezione: c’è troppa Creazione.

La quantità ci travolge. La materia è oscura. Quindi, ogni volta che l’artista affronta questo caos per tirarne fuori qualcosa, egli mette in connessione queste possibilità, creando linee e costellazioni. (…)

Per quanto riguarda il Principio e la Fine, è chiaro che il teatro possiede in se stesso, ontologicamente, nel profondo delle sue strutture, questo problema del Principio e della Fine. (…) Che senso ha ripetere oggi queste parole che costituiscono l’incipit del Genesi? Queste parole del Genesi sono le stesse che hanno causato l’esistenza del mondo e, quindi, anche l’esistenza del palcoscenico?

L’unica persona che ha potuto reggere il peso di queste parole creative, e che per prima ha parlato in “doppia forma”, il primo che ha assunto le vesti di un altro, è Lucifero. In tutta la storia dell’umanità, Lucifero si è sempre mostrato in travestimenti e costumi, adottando le parole di qualcun altro.

Ha fatto questo sin dal Principio, quando ha rivestito la pelle del serpente e la lingua del serpente. Per la prima volta egli ha parlato per bocca di qualcun altro, facendo al serpente dire: “Ma è proprio vero ciò che Dio ha detto?”, e creando così una forma di mimetismo, una forma di duplicazione del linguaggio. Lucifero è il primo ad aver esplorato la sovrabbondanza del linguaggio, avvalendosi del teatro come fonte di energia, dando così origine all’arte stessa.

L’arte contiene, in questo modo, il mistero del Male già nel suo nucleo originale. D’altronde, il Male è anche l’aspetto più radicale della libertà che Dio ha concesso a tutti gli esseri.

Lucifero vive nella sua condanna che è, appunto, la zona del non-essere. Per tornare allo stato di essere, Lucifero è costretto ad assumere le sembianze di qualcun altro, la voce di qualcun altro. L’arte diventa necessaria quando non si è più in Paradiso. In questo senso, l’unica persona che potrebbe reggere l’atto di ripetere le parole di Dio, e ancor più nella loro lingua originale ebraica, è Lucifero.” (…)

Marshall: (…) “Questo sembra suggerire che sia il contenuto che lo stile della Genesi siano pensati per creare uno strano senso di tempo e di temporalità, o forse uno stato dove il tempo sembra non trascorrere. Lei si è descritto come in uno stato di sospensione che ‘annulla il tempo’. Come funziona questo?”

 

Castellucci: (…) “Il mio spettacolo Genesis non è solo il libro biblico della Genesi, ma è anche una genesi che reca al mondo, usando il palcoscenico, le mie proprie pretensioni di creare un mondo.

Lo spettacolo mette in scena gli aspetti più volgari del mio essere, cioè l’artista che vuole rubare a Dio l’ultimo e più importante Sefirot. Questo è il segreto dell’artista: rubare a Dio  (Nella Cabala, i Sefirot sono dieci attributi mistici o strumenti di Dio, che forniscono la chiave della comunione fra il Finito e l’Infinito).

(…) In sintesi, la Genesi mi spaventa molto di più dell’Apocalisse. Nella Genesi sento il terrore puro di stare davanti a un mare aperto di infinite possibilità. E allora io mi perdo nella forma. L’Angelo dell’Arte è Lucifero. È Lui il primo che assume le sembianze e le fattezze di un’altro. È Lui il primo ad aver sdoppiato il linguaggio, salvo poi tradurlo.

È Lui il primo, e l’unico, ad aver dominato l’arte della trasformazione. Egli proviene dalla zona del non-essere. L’unica possibilità per lui di tornare alla zona dell’Essere è farlo con la voce, il corpo, il nome di un altro. A questo serve il teatro. Questa zona del non-essere è la zona genitale di ogni atto creativo. Questo permette la distruzione, che è condizione per scongiurare ogni eventuale superstizione.”

 

La superstizione, per Castellucci, è  Cristo stesso,  incarnazione di Dio tra gli uomini, Verbo divino che ha assunto la natura umana. Il pensiero gnostico nega la divinità di Cristo alla radice, perché concepisce la vita umana come un male in sé, in quanto  “caduta” dalle regioni superiori del puro spirito.

Lo gnosticismo è l’anti – Vangelo,  la “Cattiva Novella” che insegna a considerare un male la vita stessa, sin dal grembo materno. E’ il  rovesciamento  delle Scritture.

Dio ama la vita, ama la Sua creazione, che è bene.

Si legge in Genesi (1,13) che, dopo aver creato la terra, il mare e le piante ” Iddio vide che ciò era buono”. Per il satanista, al contrario, tutto ciò è cattivo. “.. La materia è oscura” dichiara Castellucci nell’intervista e aggiunge: “…i massacri, i genocidi, i disastri che l’umanità ha conosciuto nella storia recente, costituiscono un abisso, che è necessariamente connesso con la Creazione. Durante la Creazione, è la Parola di Dio che crea”.

Dunque per lo gnostico Castellucci, Gesù non è il Salvatore, ma un’entità ingannatrice, che salda le catene che trattengono la vocazione divina dell’uomo, nella prigione della natura  e delle sue leggi.

In tal senso, la promessa di “liberazione” di Satana è la stessa della dottrina  gnostico-satanista: “Diventerete come  Dio”. (Genesi. 3,5)

Il pastore è dunque Lucifero, secondo Castellucci, perché conduce l’uomo dalla zona del non-essere, la materia, alla zona dell’Essere, alla dimensione del puro spirito che l’Arte presagisce e  della quale Lucifero è l’angelo

La “condizione per scongiurare la superstizione” è distruggere, dichiara Castellucci. In questa logica, due sono gli strumenti della distruzione, della suprema anarchia che “libera”. La prima è l’apostasia: uccidere Dio nel proprio cuore. Per questo il satanista Castellucci lorda con escrementi il Sacro Volto.

La seconda è la trasgressione: cancellare la legge divina dai propri comportamenti. Per questo appare la scritta, nell’ultima scena, “ Tu non sei il mio pastore”.

La chiave di quest’ordine di idee, che oscilla tra l’empietà e l’idiozia, è il concetto  di “puro spirito”che, nella teologia gnostico-satanista, sovrasta le tenebre della natura creata. Il concetto di “spirito” è qui volutamente fuorviante: non significa ciò che sembra significare. Il puro spirito, nel credo satanista,  rappresenta da una parte l’esito finale del cammino iniziatico – la sapienza suprema – ma insieme il mezzo per conseguirla. Il mezzo è la trasgressione, simbolo e realtà di un “superamento” della  natura che, si ripete, per lo gnostico-satanista è in sé oscura, malvagia. Superamento delle leggi di natura che conduce nella regione del puro spirito che non ha leggi.

Calpestare la legge di natura,violarla, permette quindi all’iniziato gnostico di accedere a stati superiori dell’essere. Lo gnostico, in una parola, è l’uomo che si pone  al di là del bene e del male, e fa di se stesso, Dio.

La trasgressione, linfa  del pensiero democratico-progressista, è dunque una categoria dello spirito  che nasconde più di quanto non mostri ai suoi utenti, inconsapevoli discepoli dei Gran Maestri della trasgressione, individui della stessa razza di Castellucci, che educano la collettività ad un nuovo ordine, e ad un nuovo Dio,  attraverso il sistema delle comunicazioni di massa. Compreso il teatro.

 

I passi  citati dell’intervista,  nella versione originale

 

 

 

Introduction

 

 

The story of God lovingly creating the universe, after which Man committed the first sin and was expelled from the Garden of Eden, is well known. Less familiar however is the mystic, Judaeo-Christian version found in Gnosticism, the Kabbala and Rosicrucianism. It is this version which Castellucci portrays through the use of sound, physical performance and massive, spectacular effects. Castellucci is tapping into the same traditions which served as the inspiration for artists such as Baudelaire, Antonin Artaud, Peter Brook (…)

 

In this darker version of Genesis, the act of Creation is not one of love, but a horrible mistake. The Kabbala for example talks of the universe being created when the sacred pots carrying the Word of God were dropped, exploding into millions of imperfect shards. The act of Creation is therefore a violent transgression against the laws of the universe–and hence all of Creation contains within it the seething chaos of a proto-universe just prior to the act of Creation itself. It is not Love which rules this universe, but Cruelty. It is not Man who sinned, but God (…)

 

 

Interview

 

 

You have stated that “Genesis scares me more than the Apocalypse” because it represents “the terror of endless possibility.” This would seem to draw heavily upon the writings of Antonin Artaud and Herbert Blau, as well as the Gnostic and Kabbalistic doctrines which Artaud himself was influenced by. Would you agree with the ideas usually associated with this cosmology? For example, Artaud contended that a terrifying chaos existed prior to Creation, and that this remained forever present, latent, or immanent within everyday existence. He argued that this “chaos” is the logical “double” of theatre. Is theatre’s highest aim and greatest virtue therefore that it can represent–or at least come close to representing–this chaos through live performance?

 

There is a tradition of Western theatre that is totally forgotten, cancelled, repressed: the tradition of pre-tragic theatre. And it is repressed precisely because it is a theatre that is closely linked to [the transformation of ideas, thoughts or ideal forms into] matter and hence with the anguish of matter itself. This form of theatre is linked moreover to a primal presence or power that is doubtless female. It is necessary to understand how the female aspect (in the mystery of the gestation of life and in the wardenship of the dead) is an aspect that is also involved in artistic expression, which has in turn found in this female component a relation with real life. This ‘female force’ runs from birth to burial.
If the great domain of open possibilities belongs to God, the fact that certain possibilities are joined together and made to happen must therefore belong–according to some Kabbalistic traditions–to the weight of the body itself. God must transform Himself into something “of the flesh” so as to be able to manifest possibilities that would otherwise remain unrealised within an inconsistent world. It is possible [according to these traditions] to experience possibilities through the invocation of material, carnal elements, and, through a conjunctions of these, to experiment with them.
Theatre is not something that must be ‘recognised’: “I-go-to-the-theatre-to-recognise-the-Shakespeare-studies-that-I-have-completed”. It is not [or should not] be like that. Theatre is rather a journey through the unknown, towards the unknown. What myself and those of a similar mind have tried to do over the years has been to hold high the scandal of the stage and to keep it constantly vibrating. Even the word “theatre” itself has to be continually re-invented, because it is a word that has completely lost its radical meaning. The stage is in fact a place of alienation, and nothing must be done to anaesthetise this alienation. The ‘problem’ of the author, of the text, of the tradition of narrative theatre has always been, in actuality, an attempt to solve this ‘problem’ by filling in the scandal which theatrical creation represents with various discourses, by forcing the actor–and therefore the actor’s body–to become nothing more than a repeater of these elements, diminishing the energy of the stage itself.
In this regard, I believe that the thought of Antonin Artaud is of fundamental importance for the whole consciousness of Western form. It plunges the problem of form [as in what form should an idea, thought, or aesthetic act take once made manifest within the material universe] into a bath of violence that re-awakens that which supports a true theatre. It is then that form becomes spirit. One is, in fact, here talking about the alchemy of transformation, of the transmigration of one form into another. There is of course an aspect of Catholicism which influences, and inheres within this type of theatre, which is connected to the moment during the Eucharist when the Host is transformed into the Body of Christ. This Eucharistic fact also is an idea that we find within Artaud: this idea of transforming a body, of donating a body, of cutting a body to pieces, of liberating a body from its organs: these are all elements that derive from such a Christian conception.

Do you think that these type of ideas have taken on a particular relevance in the light of 20th century events like the Holocaust, and indeed more recent events such as the Yugoslav Wars, September 11 and the decimation of Afghanistan?
The events that you have recalled, the massacres, the genocides, the disasters that humankind has experienced in its recent history, constitute an abyss which is necessarily connected with the experience of Creation. During Creation, it is the Word of God that creates; in these events however, there is His silence. The theatre is called upon to comprehend the heights and the abysses of human experience–but not through illustration, nor by means of the production of information. The experience of abomination is too deep to be consumed on the surface [or through such superficial means as by the representation of mere appearances]. It is necessary now that we should all begin to consider the term “tragedy” so as to collectively rethink the destiny of humanity. The theatre is called upon to address this task through the radicality of its form, which is that of a living art.

 

Following on from this, would you agree that all creative acts constitute an act of violence, or at least a violation of the taboo against creation? I have in mind here your suggestion that the fallen angel Lucifer is the first artist with whom humanity can identify.
Naturally, the theme of Genesis highlights the problem of the Beginning. At the Beginning each artist knows that the empty stage is an open sea of possibilities. This is also what constitutes the ‘terror of the scene.’ This is not–as far as I am concerned, in any case–a terror or fear of emptiness per se, but rather a terror of fullness: there is too much world. Quantity submerges us. Matter is obscure. Therefore, every time the artist elaborates upon this chaos so as to make something come out of it, one reconnects these possibilities. Lines and constellations are then created… by parthenogenesis, almost independently of one’s personality. With respect to the Beginning and the End, it is evident that theatre has in itself, ontologically, within its deep textures, this problem of the Beginning and the End–because they are co-penetrated. Theatre is a corporeal art par excellence which, by definition, when it “is really here”, in front of the spectator, it is also ending at the same time. Theatre is born at the same time as it dies, and vice versa.
What meaning does it now have to repeat those words which are the first words of Genesis itself and so are, indeed, the things themselves, the world itself? Are these words from Genesis the words which made the world happen, and so also those which have given rise to the stage? The only person who could bear the weight of these originating words is he who first spoke in a ‘double form’, he who first assumed the costume of another–namely Lucifer. Throughout the history of humanity, Lucifer has always made himself felt through disguises and costumes, assuming the words of someone else. He did this also at the Beginning, assuming the skin of the Serpent and the language of the Serpent. He duplicated for the first time the words of someone else, saying: “Is it really true, what God said?”, hence creating a form of mimesis, a form of duplication of language. He is indeed the first to work in the superabundance of language, to exploit the theatre as an energy, and hence also giving rise to art. Art finds in this originating nucleus its privileged relation to evil. Evil is moreover the extreme aspect of the freedom that God has conceded to all beings. Lucifer lives in the condition of his condemnation which is, quite precisely, to live in the region of non-being. In order to return to the state of being, Lucifer is forced to assume someone else’s disguise, someone else’s voice. Art becomes necessary when one is no longer in Paradise. In this sense, the only person who could endure the act of speaking again God’s words, let alone in their original language of Hebrew, was Lucifer.

 

This would seem to suggest that both the content and the style of Genesi are designed to create a very strange sense of time and temporality–or possibly a state in which time does not seem to pass at all. You have yourself described this as a “state of suspension” which “annuls time.” How is this achieved and is what I have described above what you are in fact trying to convey?

 

My show, Genesi, is not only a representation of the biblical Genesis, but it is a Genesis which brings to the world (using the stage) my rhetorical pretensions to remake the world. It puts onto the stage the most vulgar aspect of my being–namely that of the artist who wants to steal from God the last and most important of the Sephiroth. This is the secret of Polchinello too: to steal from God. [The Sephiroth are the 10 mystic attributes identified in the Kabbala as they key to the communion between the Finite with the Infinite (…)

 

In short, Genesis frightens me much more than the Apocalypse. The terror of pure possibility is there in this sea open to all possibilities. And there I lose myself in form. The Angel of Art is Lucifer. He is the first Being who puts on and assumes the costume and the clothes of another in order to Be. He has duplicated language and has translated it. The art of transformation is for him alone. He comes from the region of Non-being. The only way for him to return to the zone of Being is to write the name of another with his voice, with his body–and this is what the theatre is. This zone of Non-being is the genital condition of each act of creation. It allows the destruction which is necessary to ward off and avert all superstitions.

 

L’intervista completa

 

TheCastelluci interview: The Angel of Art is Lucifer http://realtimearts.net/article/issue52/7027

 

Introduction
An elderly, naked woman, possibly Eve (who has had a mastectomy), traverses a diagonal line towards the front of the stage and clumsily fondles some white thread. A monstrous spindle-machine starts behind her as her hair drops from her head and we realise that it is this which is being spun.
This is but one image from Romeo Castellucci’s staging of the Genesis myth–complete with elements from the Apocrypha (the non-official Bible) such as the Fall of Lucifer from highest angel to a hideous, deformed mimic of God who facilitates the chaos that underlies all of Creation. Like Antonin Artaud and the Theatre of Cruelty tradition which the former-painter-turned-director is steeped in, the stuff of Castellucci’s theatre is stuff itself: matter, that which you and I swim in, yet which becomes strangely amorphous, slippery, weirdly sexual, deformed and impenetrable in his hands.

The story of God lovingly creating the universe, after which Man committed the first sin and was expelled from the Garden of Eden, is well known. Less familiar however is the mystic, Judaeo-Christian version found in Gnosticism, the Kabbala and Rosicrucianism. It is this version which Castellucci portrays through the use of sound, physical performance and massive, spectacular effects. Castellucci is tapping into the same traditions which served as the inspiration for artists such as Baudelaire, Antonin Artaud, Peter Brook (The Mahabarrata, Marat/Sade, etc), Carmello Bene, the master of Italian avant-garde cinema Pier Passolini, Jerzy Grotowski, the founder of the Japanese avant-garde dance form butoh Tatsumi Hijikata, and others.
In this darker version of Genesis, the act of Creation is not one of love, but a horrible mistake. The Kabbala for example talks of the universe being created when the sacred pots carrying the Word of God were dropped, exploding into millions of imperfect shards. The act of Creation is therefore a violent transgression against the laws of the universe–and hence all of Creation contains within it the seething chaos of a proto-universe just prior to the act of Creation itself. It is not Love which rules this universe, but Cruelty. It is not Man who sinned, but God. All of art, theatre and history therefore constitute a retelling of this initial act of primal violence, in which events like the Holocaust, September 11 and the destruction of Afghanistan are the norm, rather than the exception.
Castellucci’s essential thesis in Genesi: From the Museum of Sleep is that in the shift between an idea, a thought or our conception of any given thing, to its actual manifestation, something monstrous has taken place. We have violated cosmic law, become like God (or Lucifer) and tried to create something. Castellucci’s theatre is therefore one of cosmic dreams and nightmares, of temporal shifts and suspensions, such as the incredible second act set in Auschwitz, bathed in an unsettling yet warm, white glow, where literally nothing happens–as though the Holocaust has somehow killed time. Genesi strives to be very nearly, if not actually impossible to consciously understand, a work which one must apprehend, experience or perhaps merely endure. It exists in a radical, Dionysian realm beyond tragedy, beyond description and possibly beyond language itself. It is a work as complex as it is compelling, as bizarre as it is raucous. Operatically boosted by an incredible electroacoustic score by Lilith [Scott Gibbons], it shifts from dense screams to low, crunchy disturbance. It is a work as full of piety as it is full of sacrilege, as dense with allusive meanings as it is a deliberate staging of the absence or failure of meaning.

 

 

Interview

 

Why do you use the performers that you do? What is it that these performers offer that formally trained actors do not? Could you also tell me about the use of the body in your performances, and the choices that you have made in casting performers with various physical attributes? I am particularly interested in your casting of Cain.

In truth, every body is worthy of being on stage. For me there are no deformed bodies, but only bodies with different forms and different beauties, often with a type of beauty that we have forgotten. I believe that each body expresses something–any form of body. The age of an actor is important, as is how much actors weigh, how they twist their neck one way or the other, what their hands are like: these are all fundamental elements, much more interesting than the actor’s profession or professionality. Actors, in the moment when they let themselves be truly seen, are always the worthiest beings, and in this respect they represent the only possible form of performance. So, it is no longer a question of graceful or unpleasant, of professional or not, of fat or thin, of being a child or an old person. It is about sharing problems of art with these people. It is about interpretation, and not the presentation of reality. When one attempts to represent ‘reality’ on the stage, this always transforms the spectator into a voyeur. But here, in my theatre, performance is not about making a ‘theatre of truth’ or ‘social-theatre’, in the older sense.

Often, moreover, non-professionals attain an amazing ‘truth’ in their acting because they retain a capacity of surprise and a naturalness which many professionals have lost. The choice of actors is therefore based primarily upon the discovery of the beauty that is present within each of them and upon the necessities of the theatrical production. My theatre is open to all experiences and I always learn a lot in my work with the actors. I assign the characters and then I give the actors the freedom to act how they feel. I do not have a ‘method’ as such, but rather proceed according to the show, relying on the qualities and the gifts of each performer. For example, the actor who plays Adam in Genesi is a contortionist, and that makes him a perfect presence for this production. The actor who plays the role of Lucifer is a singer. We have worked on rhythm, on voice and with the sonorities of the Hebrew language. [Act I opens with Lucifer in Marie Curie’s laboratory, reciting from the Torah, accentuating various cutting, consonant sounds, as he traces characters from the text in the air. Adam later appears in Act I as part of a museuml tableau, in a glass case, a mounted crocodile suspended above him, violent electroacoustic cracking sounds accompanying his contortions.]
For the choice of the actor that plays Cain I have taken into consideration the fundamental fact that the fratricidal act had to be, in some way, innocent, infantile. For this reason I searched for an actor with one arm shorter than the other. The un-grown limb immediately suggests childhood, and the homicide becomes more complicated by adding to the violence of the act itself the ambiguity of a game that has, unfortunately for Cain himself, become definitive or irrevocable. The shorter arm bears witness to the fact that this is a game which, unlike all other games, cannot be started again, because its result has been fixed once and for all with this act that causes death, in the same way in which the arm has remained fixed in its childlike size. [In Act III, Cain embraces Abel about the neck with his withered arm and Abel collapses, dead, after which Cain gently attempts to coax the body back into life before he lies on top of his brother.]

Could you tell me a bit about the use of sound in the production? Why have you and Gibbons used the granular synthesis of images to generate sound, in which the digital mapping of various images from the history of visual art and iconography (the classical statue of “The Thorn-Puller”, Massaccio’s painting of “The Expulsion From Paradise”, etc), as well as turn of the century photography and science (Henry Fox Talbot’s early photography, Curie’s laboratory, Étienne-Jules Marey’s cinematic studies of motion, Francis Galton’s studies of atavistic racial physiognomy, X-ray diffraction patterns of DNA, etc) are transformed into sonic patterns? Can you really translate images into sound, or does this process in fact create something else, something perhaps more comparable to an unimagined sound or what French composer Pierre Schaeffer described as music for the “astonished ear”?
The sound is an integrative element within my shows. It has a body that is born out of its own dynamic, under the impulse of the alternation between din and silence. In general, the sound is not derived from any particular visual, sculptural or linguistic figure because it constitutes, in itself, a figure. The quality of a work may often be conveyed in a clearer fashion through the use of sound than by means of images. Sound opens perspectives and prepares the [scenographic or dramaturgical] field for creation. It is like a stream that carries forms. Scott Gibbons’ “granular” music transforms the sounds in such a way that they seem as they would, if they were perceived by the ear of an embryo.

Gibbons has developed sounds using a numerical technique called “granular synthesis” which he applied to various photographs I sent him every week from my home. Scott has been able to transform them into sound impulses. [In the program, Gibbons notes that this involved such transformations as “height mapped to pitch, color to stereo position, brightness to amplitude, etc”.] Some were anonymous photographs dating from the end of the 19th century, as well as some other things which I found in old manuals. Gibbons has thus been able to give voice to certain images which I felt were intimately connected with the show. From this, some scenes were born with sounds, and other sounds were born from certain scenes. Here too, it is one single emotional wave. There is no distinction made between these elements.

What is the role of text in your work? Do you think that your work is more eloquent than traditional, scripted, text-based theatre? It is has been suggested that most of the spoken words in Genesi are predominantly there to create musical effects, rather than to impart specific information, specific meanings, or to relate details of character and plot.
All of the scenic elements have the same importance. The process is comparable to the one employed in developing photographs. There is a dark room and a bath of acid. All the components of the image (colours, forms) emerge at the same time. The different elements are not placed in an hierarchy–simply because the human organism perceives emotional waves in a global fashion. For me, an initial text cannot prevail over the other elements, because then everything that comes afterwards would be an illustration, and illustrations only release a compensatory force which does not interest me.
Nevertheless my theatre is based upon the strongest of all possible relationships with the text and its words. This is a relation of struggle and antagonism. If the text remains an essentially literary product, then this means that the theatre has become nothing more than an illustration of this text or, at best, a recontextualisation of it. Within theatre itself however, the text must be definitely brought out of the literary container and allowed to transform itself into a literal, carnal power. Words are not essentially spiritual things. No, the word is first of all a muscular contraction, something physical. The word must be a body which it is possible to weigh, to illuminate. It is necessary for the word to have a body [even if only to be spoken]. In this way, the word is treated technically. It is treated exactly as every other element of the scene, each of which also has a body, just as the word does. And each time words are framed, this is only really possible within the dramaturgical frame. [Castellucci is implying that the embodied actions of theatre constitute a superior and more profound realisation of textual material than any other form.]
Would it be fair to describe Genesi as a Medieval Mystery play (the Medieval works depicting stories from the Bible and the Apocrypha) for the post-20th century world?
It is an evocative question, because the Middle Ages offer important suggestions–not, however, in the theoretical field of dramaturgy, but in the sense that this representation is neither born nor develops within the context of the ecclesiastical pedagogy which was typical of the Medieval theatre. Nor does this version of Genesis communicate the revealed truths of [religious] transcendence. Rather, this production remains totally within the immanence of the human condition, not transcending it, which situates this production particularly within the condition of the artist. The dramatic morphology on the other hand, although it remains distant from the action-followed-by-consequences structure of previous sacred representations, may nevertheless be said to have a certain connection to the Catholic model of spiritual ‘stations.’ Genesi too is effectively structured according to such thematic pictures. [The 14 Stations of the Cross are a series of devotional paintings or sculptures representing the Passion of Christ. The Stations mark His progression towards martyrdom and Transfiguration.]
You have stated that “Genesis scares me more than the Apocalypse” because it represents “the terror of endless possibility.” This would seem to draw heavily upon the writings of Antonin Artaud and Herbert Blau, as well as the Gnostic and Kabbalistic doctrines which Artaud himself was influenced by. Would you agree with the ideas usually associated with this cosmology? For example, Artaud contended that a terrifying chaos existed prior to Creation, and that this remained forever present, latent, or immanent within everyday existence. He argued that this “chaos” is the logical “double” of theatre. Is theatre’s highest aim and greatest virtue therefore that it can represent–or at least come close to representing–this chaos through live performance?

There is a tradition of Western theatre that is totally forgotten, cancelled, repressed: the tradition of pre-tragic theatre. And it is repressed precisely because it is a theatre that is closely linked to [the transformation of ideas, thoughts or ideal forms into] matter and hence with the anguish of matter itself. This form of theatre is linked moreover to a primal presence or power that is doubtless female. It is necessary to understand how the female aspect (in the mystery of the gestation of life and in the wardenship of the dead) is an aspect that is also involved in artistic expression, which has in turn found in this female component a relation with real life. This ‘female force’ runs from birth to burial.

If the great domain of open possibilities belongs to God, the fact that certain possibilities are joined together and made to happen must therefore belong–according to some Kabbalistic traditions–to the weight of the body itself. God must transform Himself into something “of the flesh” so as to be able to manifest possibilities that would otherwise remain unrealised within an inconsistent world. It is possible [according to these traditions] to experience possibilities through the invocation of material, carnal elements, and, through a conjunctions of these, to experiment with them.

Theatre is not something that must be ‘recognised’: “I-go-to-the-theatre-to-recognise-the-Shakespeare-studies-that-I-have-completed”. It is not [or should not] be like that. Theatre is rather a journey through the unknown, towards the unknown. What myself and those of a similar mind have tried to do over the years has been to hold high the scandal of the stage and to keep it constantly vibrating. Even the word “theatre” itself has to be continually re-invented, because it is a word that has completely lost its radical meaning. The stage is in fact a place of alienation, and nothing must be done to anaesthetise this alienation. The ‘problem’ of the author, of the text, of the tradition of narrative theatre has always been, in actuality, an attempt to solve this ‘problem’ by filling in the scandal which theatrical creation represents with various discourses, by forcing the actor–and therefore the actor’s body–to become nothing more than a repeater of these elements, diminishing the energy of the stage itself.
In this regard, I believe that the thought of Antonin Artaud is of fundamental importance for the whole consciousness of Western form. It plunges the problem of form [as in what form should an idea, thought, or aesthetic act take once made manifest within the material universe] into a bath of violence that re-awakens that which supports a true theatre. It is then that form becomes spirit. One is, in fact, here talking about the alchemy of transformation, of the transmigration of one form into another. There is of course an aspect of Catholicism which influences, and inheres within this type of theatre, which is connected to the moment during the Eucharist when the Host is transformed into the Body of Christ. This Eucharistic fact also is an idea that we find within Artaud: this idea of transforming a body, of donating a body, of cutting a body to pieces, of liberating a body from its organs: these are all elements that derive from such a Christian conception.
The terror that you were alluding to from the Beginning derives from the fact that one no longer recognises language [at this moment when one encounters the chaos], and this causes terror. One no longer recognises that which connects us to each other within the human community [that which allows us to communicate, to think and to express ourselves]… Words become disconnected from the things we know and precipitate within this undifferentiated state. But only from there can “your” true language be born again.
Do you think that these type of ideas have taken on a particular relevance in the light of 20th century events like the Holocaust, and indeed more recent events such as the Yugoslav Wars, September 11 and the decimation of Afghanistan?

The events that you have recalled, the massacres, the genocides, the disasters that humankind has experienced in its recent history, constitute an abyss which is necessarily connected with the experience of Creation. During Creation, it is the Word of God that creates; in these events however, there is His silence. The theatre is called upon to comprehend the heights and the abysses of human experience–but not through illustration, nor by means of the production of information. The experience of abomination is too deep to be consumed on the surface [or through such superficial means as by the representation of mere appearances]. It is necessary now that we should all begin to consider the term “tragedy” so as to collectively rethink the destiny of humanity. The theatre is called upon to address this task through the radicality of its form, which is that of a living art.

 

Following on from this, would you agree that all creative acts constitute an act of violence, or at least a violation of the taboo against creation? I have in mind here your suggestion that the fallen angel Lucifer is the first artist with whom humanity can identify.
Naturally, the theme of Genesis highlights the problem of the Beginning. At the Beginning each artist knows that the empty stage is an open sea of possibilities. This is also what constitutes the ‘terror of the scene.’ This is not–as far as I am concerned, in any case–a terror or fear of emptiness per se, but rather a terror of fullness: there is too much world. Quantity submerges us. Matter is obscure. Therefore, every time the artist elaborates upon this chaos so as to make something come out of it, one reconnects these possibilities. Lines and constellations are then created… by parthenogenesis, almost independently of one’s personality. With respect to the Beginning and the End, it is evident that theatre has in itself, ontologically, within its deep textures, this problem of the Beginning and the End–because they are co-penetrated. Theatre is a corporeal art par excellence which, by definition, when it “is really here”, in front of the spectator, it is also ending at the same time. Theatre is born at the same time as it dies, and vice versa.

What meaning does it now have to repeat those words which are the first words of Genesis itself and so are, indeed, the things themselves, the world itself? Are these words from Genesis the words which made the world happen, and so also those which have given rise to the stage? The only person who could bear the weight of these originating words is he who first spoke in a ‘double form’, he who first assumed the costume of another–namely Lucifer. Throughout the history of humanity, Lucifer has always made himself felt through disguises and costumes, assuming the words of someone else. He did this also at the Beginning, assuming the skin of the Serpent and the language of the Serpent. He duplicated for the first time the words of someone else, saying: “Is it really true, what God said?”, hence creating a form of mimesis, a form of duplication of language. He is indeed the first to work in the superabundance of language, to exploit the theatre as an energy, and hence also giving rise to art. Art finds in this originating nucleus its privileged relation to evil. Evil is moreover the extreme aspect of the freedom that God has conceded to all beings. Lucifer lives in the condition of his condemnation which is, quite precisely, to live in the region of non-being. In order to return to the state of being, Lucifer is forced to assume someone else’s disguise, someone else’s voice. Art becomes necessary when one is no longer in Paradise. In this sense, the only person who could endure the act of speaking again God’s words, let alone in their original language of Hebrew, was Lucifer.
In Genesi, Lucifer’s conference is held on a little table, in the study of Mme Curie, in a drawer of which is contained a little stone of radium. Radium is, among other things, a stone that emits a light of its own [Ital. luce]. Radium is therefore mysteriously close in etymology to the word “Lucifer.” The true radioactive nature of radium’s glow was not known at that time. It was nevertheless a light which penetrated bones; it had something evil about it. It was also however the light of knowledge, which one could relate to the games which art plays as well–this exposing of oneself continually for one’s own ends.
Could you tell me about the evocation of time within Genesi? You have suggested for example that both historic acts of violence–and indeed their representation in the theatre–are only possible because of a “foetal amnesia” in which we forget the history of violence which this production is itself designed to depict. The Holocaust therefore repeats the murder of Able by Cain, just as the sacrifice of Christ repeats Abraham’s sacrifice of the lamb, or Marie Curie’s discovery of radium repeats the discovery of the Tree of Knowledge, and the actions of humanity repeat the sins of Lucifer (pride, creation, the desire to become like God, etc).
This would seem to suggest that both the content and the style of Genesi are designed to create a very strange sense of time and temporality–or possibly a state in which time does not seem to pass at all. You have yourself described this as a “state of suspension” which “annuls time.” How is this achieved and is what I have described above what you are in fact trying to convey?
This question of time in the theatre refers to the experience of another time which theatre founds. I mean the flowing of time. I am not referring to a chronology, but to the quality of time itself. The final lapis of this alchemy which defines theatre is time itself. All of the transformations which I was suggesting before are not designed to do anything other than to modify time, to inaugurate another time. [Lapis is Latin for a smooth stone, as in lapis-lazuli, an ingredient for many alchemical preparations.]
Theatre is, by its nature, an operation performed upon time. Dramaturgy can be defined as the art of modifying the flow of time. Time constitutes a material for the theatre worker, just as colour is for the painter or marble is for the sculptor. Time is a primary raw material to be worked, to be developed according to its dynamics, to be dilated or–on the contrary–to be condensed. This show embraces different qualities of time, which are proper to each of the 3 acts, yet without placing them into any kind of dialectic per se.

The first is derived from Bere_it [first Hebrew word of the section of the Torah dealing with Genesis, meaning: “In the Beginning”]. It corresponds to a reality outside of time. The Creation occurs before the invention of time. The initial relationship of God with the Elements occurs in the obscurity of the darkness and in the absence of time. The second act, which has the name of a town, Auschwitz, precipitates the action into a historical time. The last act, Abel and Cain, evokes a mythical time. These 3 approaches revolve around the fundamentally intertwined themes of creation and destruction. The dramaturgical work therefore consists in making visible [through the action of the stage] the differences which these temporal structures effect upon one’s perception of the flow of time.
The first part ideally unfolds outside of time, and this is rendered symbolically by the obscurity that reigns upon the stage. But Genesis is also a frenzied act which is accomplished amongst the chaos. The stage starts to quake: one sees apparitions of lightning, lateral entrances, entrances from high and from below [several objects are flow in and off stage, including a clear tank of bubbling water, which may represent the unleashed power of radium and Creation], rotations, cacophonic machines that suddenly begin to shake [there are at least 2 of these: the first a flattened, bucking, metallic insect, which the program describes as “Something bronze that is writing”; the second an unadorned mechanical armature at the side of the stage which intermittently applauds the action], bodies that burn, cords which stretch across stage [literally in the case of Eve’s hair], objects that fall from the air, and ground that [literally] swells, which breathes… As if God was surprised by what he was doing in the process of creating.
The flow of time then becomes mechanical, fragmented. [At this point a naked black man appears and plants two carrots into a mound of soil; the Avenging Angel Gabriel appears and grasps the handle of sword suspended in the air, whose blade is aflame; etc.]
Auschwitz, on the contrary, evokes a sense of extermination–even of time. A time which relates to a historical moment seems suspended, swathed in the wadding of a nursery and the unctuous melodies of Luis Mariano. [Act II is set in an open white space where children play at serious, often symbolic games. One enters on a toy train, for example, a yellow star on the back of his jacket, and takes down a series of rubber, human organs suspended above the stage, placing them into the carriages, before departing.]
Abel and Cain however returns to the original homicide. Here, time becomes music. Cain is the first man to face the dramatic duel between the 2 fundamental polarities of human action: the Beginning and the End [ie this first act of human violence nevertheless contains within it the End of all things and hence serves as the final tableau in Castellucci’s exposition of Genesis]. The essential problem of the Creator, of artists, is their permanent confrontation with the void, with chaos. Each act of Creation presupposes a prior act of destruction. Creation becomes then a re-creation, and each phase which precedes this re-creation must be a systematic destruction of all acquired habits [if it is to be true act of novel creation]. It is therefore necessary to destroy the habits associated with words. The same holds true for the word “Creation” itself. It is a word which no longer means anything, as is also the case with the words “stage” or “scene.” These are words whose meaning has been forgotten, falling into oblivion, into inertia. The first task of the artist is to destroy this “tiredness” of words, to re-awaken their sense.
It is also necessary to destroy the habit of acts. It should never be a matter of habit to perform a show. Each time one performs a show, presenting it to view, it must be a scandal of reality. Each performance is a threat or provocation, a suspension of reality, a fissure in the real. The word “creation” is too strong a term if one reads it in the light of reality. One must rather read it as evoking this sense of re-creation.
It is this way that the act of creation and Genesis may be brought together. The only Genesis that I can conceive starts from the idea of this crisis of creation. I can only capture and hold onto such images as might, at least in my opinion, interest someone like God–a marvellous and unique God. The figure of the artist moreover is only extreme within the context of the monotheistic religions–and this is because it is within these religions that the price of shame is greatest. The artist, as creator, has a special relationship with God and the Book of Genesis because it is this Book that puts onto the stage the essence of artistic work or creation. The artist himself can only therefore be a Re-creator. The most violent aspect of this relationship which the artist entertains with this God (who is, above all, the only true Creator) is his capacity to be exposed to ridicule. Each artist is in effect a little Creator or God, but the artist’s creation is ridiculous when placed alongside the work of God. It is a false artefact.
I am not saying however that artists must measure themselves against God. To compare oneself to God is not only impossible, but, in the strict sense of the term, it is unthinkable. God is born incessantly–I tell you this above all as an artist, and there is nothing mystical about this. My show, Genesi, is not only a representation of the biblical Genesis, but it is a Genesis which brings to the world (using the stage) my rhetorical pretensions to remake the world. It puts onto the stage the most vulgar aspect of my being–namely that of the artist who wants to steal from God the last and most important of the Sephiroth. This is the secret of Polchinello too: to steal from God. [The Sephiroth are the 10 mystic attributes identified in the Kabbala as they key to the communion between the Finite with the Infinite. Polchinello was mischievous peasant character, highly disrespectful of his social betters, from 17th century French marionette theatre. Punch is a later, English derivation.]
In short, Genesis frightens me much more than the Apocalypse. The terror of pure possibility is there in this sea open to all possibilities. And there I lose myself in form. The Angel of Art is Lucifer. He is the first Being who puts on and assumes the costume and the clothes of another in order to Be. He has duplicated language and has translated it. The art of transformation is for him alone. He comes from the region of Non-being. The only way for him to return to the zone of Being is to write the name of another with his voice, with his body–and this is what the theatre is. This zone of Non-being is the genital condition of each act of creation. It allows the destruction which is necessary to ward off and avert all superstitions. [Castellucci is highlighting the paradoxical nature of the Judaeo-Christian mystical tradition he is heir to. If one communes with the divine by becoming like God, one also comes to doubt in the unique power of the divine. This is the condition of the director too.]

 

The author would like to thank the staff of the 2002 Melbourne Festival–especially Andi Moore and Ally Catterick–for making this interview possible and for providing translation services.

 

Archivio online della rivista Real Time Arts.

 

http://realtimearts.net/article/52/7027.

 

L’archivio suddivide gli articoli pubblicati in settori, ciascuno dei quali ne raccoglie molte decine. L’articolo “ The Castellucci interview- The angel of Art il Lucifer si trova nel settore 52 (vi si accede, dal primo settore che si presenta, il 106, utilizzando la barra di scorrimento verso il basso) Nel  settore 52, l’articolo in questione si trova al  51° posto.

Nell’archivio è presente un articolo su un’altra opera  di Castellucci, dal titolo “Genesi:from the museum of sleep”. Questo articolo  è il primo del settore 52.

 

 

Morale e identità sessuale

In Mondo on febbraio 12, 2012 at 9:55 am

Di S.B

Quale compito ha la persona umana nei confronti della propria identità sessuale? A questa domanda risponde il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica: “Spetta a ciascuno accettare la propria identità sessuale, riconoscendone l’importanza per tutta la persona, la specificità e la complementarità” (CCCC 487). Si tratta di un principio già evidente alla ragione naturale: accettare ciò che si è, riconoscere la propria identità sessuale e non deformarla, capire che la complementarità è possibile solo se c’è diversità tra le due realtà che si uniscono. Eppure attorno a questo argomento è sorto uno dei più accesi movimenti d’opinione contro la Chiesa: quello omosessualista. Scriviamo “omosessualista” e non “omosessuale” perché non tutte le persone omosessuali si riconoscono nelle rivendicazioni dei gruppi omosessualisti, che perseguono l’omosessualità come un fine, o la sbandierano come una conquista. Gli omosessuali cattolici praticanti, per esempio, aderiscono alla dottrina della Chiesa, e sanno bene che da essa non sono rifiutati come persone, ed applicano alla loro vita, spesso con grande fatica, la fedeltà al vangelo. Premesso che alla stessa fatica sono chiamati anche gli eterosessuali, talvolta ancora più suscettibili di errori, perché certo si fanno più incidenti guidando che evitando di guidare, ciò su cui la dottrina della Chiesa ha sempre puntato l’attenzione è stata una sola cosa: la pratica dell’omosessualità, e non l’essere omosessuali. Sebbene sulla pratica vi sia nel mondo diversità d’opinione, l’insegnamento della Chiesa, passassero anche altri mille anni, non può discostarsi da quello delle sacre Scritture. Il capitolo 19 del libro della Genesi presenta un ampio racconto sul tema della pratica omosessuale (che proprio a partire da quella circostanza rivestì l’antico nome di sodomia, cfr Gn 19,1-29). Il libro del Levitico lascia assai poco spazio agli equivoci quando, nel riportare i comandi di Dio a Mosè, riporta: “Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna” (Lv 18,22). In quel contesto vengono elencati ovviamente anche gli altri tipi di unioni proibite: con le mogli degli altri, con i propri parenti, con i genitori e i figli, con gli animali… Ed in Lv 20,13 non si usano certo mezzi termini nel definirne le sanzioni sociali. Evidentemente anche gli israeliti conoscevano bene il problema dell’identità sessuale e i danni che ne derivavano per l’intera società, ma già da queste indicazioni si comprende che tali proibizioni non provengono dalla mentalità delle istituzioni, come spesso viene detto, o da sovrastrutture che hanno raccolto moralismi stratificatisi nei secoli, bensì scaturiscono direttamente dalla Parola di Dio. La Chiesa, quando nasce, non può che prenderne atto, anche perché gli stessi apostoli, che pure attuarono un profondo rinnovamento riguardo altre pratiche molto radicate (come la circoncisione), non vollero rinnegare la morale sessuale ereditata dalla Torah ma anzi la rifondarono cristianamente. Nella prima Lettera a Timoteo, San Paolo considera chiusi alla novità di Cristo tutti i “pervertiti e trafficanti di uomini”, che rimangono sotto il giogo della Legge di Dio (1Tm 1,8-11). Scrivendo ai Romani definisce “abbandonati da Dio” coloro che “hanno cambiato i rapporti naturali i rapporti contro natura”, e si sdegna per quegli uomini che “lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini” (Rm 1,24-27). Mette in guardia coloro che vivono questo “traviamento” (come egli definisce sia l’adulterio sia l’omosessualità) dal pericolo che “non erediteranno il Regno di Dio” (1Cor 6,9-10). Tutte queste delicate tematiche di teologia morale, vengono riprese in un prezioso documento della Congregazione per la Dottrina della Fede: La cura pastorale delle persone omosessuali, del 1986. All’interno del documento, nel capitolo 9, viene ricordato con coraggio il pericolo proveniente da “gruppi di pressione”, purtroppo presenti “anche all’interno della Chiesa”. Ma il magistero, sempre libero dalla paura di perdere consensi, ribadisce a chiare lettere l’elenco dei peccati sessuali gravi: “l’adulterio, la masturbazione, la fornicazione, la pornografia, la prostituzione, lo stupro, gli atti omosessuali”, e aggiunge: “Questi peccati sono espressione del vizio della lussuria. Commessi su minori tali atti sono un attentato ancora più grave contro la loro integrità fisica e morale” (CCCC 492). Parole profetiche rimaste purtroppo inascoltate, perfino fra le “membra di Cristo”. I movimenti omosessualisti non amano che la pedofilia venga ricordata assieme all’omosessualità, ma è difficile sostenere che sia lecito alterare la propria “identità di genere” e non “l’identità di età”. Oltretutto, dai racconti degli stessi omosessuali è emerso che la maggior parte di loro non è affatto “nata” così, né ha veramente “scelto” l’omosessualità, ma ha subito durante gli anni della crescita episodi di violenza sessuale da parte di un adulto, spesso tra le mura domestiche o quelle scolastiche. Sono fatti dolorosissimi, che le vittime rimuovono perfino dalla propria memoria o custodiscono segretamente come una ferita nascosta, raccontata con grande fatica, e solo dopo anni, a chi riesce a entrare in confidenza con loro. Occorre evitare nei riguardi di queste persone “ogni marchio d’ingiusta discriminazione” (come chiede il Catechismo al N.2358), e offrire anzi il sostegno della nostra amicizia (CCC 2359).
Negli ultimi tempi la psicanalisi è anche riuscita a lavorare con successo su questi casi di rimozione, favorendo la rielaborazione del trauma. Anche l’ipnoterapia si è spesso rivelata assai efficace, come già aveva rilevato Sigmund Freud (tanto amato da una certa categoria di persone senza morale) nel 1905, quando nel suo Saggio sulle Aberrazioni Sessuali, affermava che l’inversione (come egli definiva l’omosessualità) non era quasi mai innata, e che pertanto l’ipnosi medica poteva ripristinare l’eterosessualità. Così scriveva: “L’inversione può essere eliminata mediante suggestione ipnotica, e ciò, se se ne ammettesse il carattere innato, sarebbe un miracolo”.

In scena al teatro Parenti: Sul concetto di sacrilegio contro il Volto di Cristo

In Mondo on gennaio 29, 2012 at 11:27 pm

Alla fine della rappresentazione teatrale “ Sul concetto
del volto nel figlio di Dio”, gli spettatori hanno poi capito
quale sia il concetto. Il quadro finale mostra l’immagine
lacerata del Sacro Volto, solcata da un liquido nero che,con
grande evidenza, rappresenta gli escrementi che sono il
piatto forte dell’opera. Sullo sfondo la scritta: “Non sei il
mio pastore”. L’autore – a questo serve il teatro- invita
gli spettatori a condividere il suo pensiero e, in cuor loro,
anche l’oltraggio.

Romeo Castellucci è in realtà un satanista. Questo
individuo, in un’intervista di dieci anni ad una testata
australiana, ha dichiarato, in modo non equivocabile, che
le sue opere traggono ispirazione dalla figura di Lucifero,
dalle sue aspirazioni e dal suo “insegnamento”.

Noi chiediamo al nostro vescovo, Angelo Scola, di
celebrare una Messa di riparazione in Duomo, in
risposta al pubblico sacrilegio compiuto nella sua diocesi
da un satanista.

Via dall’Afghanistan: trattativa allo scoperto tra Usa e Mullah Omar di Massimo Fini

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente, Mondo on gennaio 9, 2012 at 11:54 pm

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Fonte: Massimo Fini [scheda fonte]

Nelle more della crisi economica mondiale è passata quasi inosservata una notizia che potrebbe avere sviluppi clamorosi.
Zabibullah Mujiahid, portavoce del Mullah Omar, il leader storico dei Talebani, ha reso noto di aver raggiunto un accordo preliminare col Qatar per aprire a Doha una sede diplomatica dell’Emirato islamico d’Afghanistan (così era denominato l’Afghanistan nei sei anni, 1996-2001, in cui fu governato dai Talebani). Recita il comunicato: «Siamo ora pronti ad aprire un ufficio politico oltremare al fine di arrivare a un’intesa con la comunità internazionale. A questo riguardo abbiamo raggiunto un accordo preliminare col Qatar». Cosa significa? Che le trattative più o meno segrete che gli americani stanno conducendo da due anni con i Talebani per trovare una «exit strategy» dignitosa dall’Afghanistan, dove sono in guerra da dieci anni, diventano ora ufficiali e che gli Stati Uniti, dopo i vari tentativi falliti di prendere accordi con qualche scartina del movimento talebano, si sono decisi a «bere l’amaro calice» e cioè di trattare direttamente col Mullah Omar, il capo indiscusso degli insorti, sul quale pende tuttora una taglia di 25 milioni di dollari ma che è anche l’unico che ha l’autorità per fermare la guerriglia.
La storia delle trattative comincia nel 2008 quando in Arabia Saudita, sotto il patrocinio del re Abdullah, uomini di Omar si incontrarono con emissari del presidente-fantoccio dell’Afghanistan, Hamid Karzai. In quell’occasione Omar fu durissimo: promise a Karzai solo un salvacondotto per lui e la sua cricca. Karzai sarebbe stato ben felice di filarsela negli Stati Uniti con la montagna di soldi rapinati al suo Paese. Ma gli americani glielo impedirono e cercarono, con le elezioni-farsa del 2009, di trovare un altro presidente, più presentabile, ma non lo trovarono. Ultimamente Omar si era fatto più morbido con Karzai e gli aveva proposto due opzioni. 1) Tu sei per gli americani il legittimo presidente dell’Afghanistan, democraticamente eletto. In questa tua veste pretendi che le truppe straniere lascino immediatamente il Paese. 2) Unisciti a noi, alla guerriglia, riscatterai dieci anni di collaborazionismo con gli americani e poi potrai avere ancora un ruolo in Afghanistan. Karzai era lì lì per per accettare («Se le truppe straniere continuano a comportarsi con questa arroganza finisce che mi alleo con i talebani»). Questo ha convinto gli americani a rompere gli indugi e a trattare direttamente col Mullah Omar, tagliando fuori Karzai (che non è stato messo nemmeno al corrente delle trattative in Quatar).
La trattativa conviene a entrambe le parti, la situazione è infatti di stallo: i talebani, che godono ormai dell’appoggio della stragrande maggioranza della popolazione che non ne vuole più sapere degli stranieri, hanno riconquistato l’80% del Paese, ma non sono in grado, per l’enorme sproporzione militare delle forze in campo, di prendere le grandi città. Gli americani, con la crisi economica, non possono più permettersi di spendere 40 miliardi di dollari l’anno per una guerra senza senso né scopo che può durare all’infinito («la guerra che non si può vincere»).
La trattativa si presenta difficilissima. Gli americani vogliono comunque mantenere in Afghanistan basi aeree e un contingente di terra sia pur molto ridotto. Il Mullah Omar ha posto come condizione che alla fine delle trattative non un solo soldato straniero rimanga sul suolo afgano. Non ha combattuto metà della sua vita (dieci anni contro gli invasori sovietici, due contro i «signori della guerra», altri dieci contro gli occupanti occidentali) per vedersi imporre, alla fine, una «pax americana».

http://www.ariannaeditrice.it

COSA CI PORTA IL 2012? L’avvicinarsi del Governo Mondiale

In Massoneria, Mondo on gennaio 7, 2012 at 8:19 pm


d. CURZIO NITOGLIA

4 dicembre 2012

Prologo

● Tutte le strade dell’attuale crisi economica, politica, bellica, sociale e religiosa sembrano portarci sempre più velocemente verso un Governo Mondiale. Il Financial Times scriveva apertamente su questa ipotesi già in un articolo di Gideon Rachman, pubblicato l’8 dicembre 2009, il cui titolo era chiarissimo: Ed ora un Governo Mondiale. Questi obbiettivi sono stati rilanciati più recentemente dalla Trilateral Commission, dal CFR e dai membri interni al Bilderberg club.

● Oggi, la crema del potere globale sta chiudendo il capitolo globalizzazione e sta introducendo quello del Governo Mondiale. I mezzi di cui si serve sono sostanzialmente e principalmente:

 

  • 1°) Lo sbriciolamento finanziario

A partire dal 2008, il Sistema Finanziario Globale si occupa del tenersi artificialmente in vita. L’alta finanza e i mega-banchieri di Goldman Sachs, CitiGroup e JPMorganChase al lavoro con la Bank of England e la BCE, non hanno preso nessun provvedimento per aiutare né le popolazioni né le economie nazionali in difficoltà. Tutto quello che hanno fatto è stato il dirottare milioni di dollari nei forzieri delle banche. Tutto ciò è stato possibile perché, invece di essere il governo a controllare e supervisionare la finanza, quello che accade è esattamente l’opposto… “Sopra la banca la Patria campa, sotto la banca la Patria crepa”.

 

  • 2°) Le crisi economiche nazionali

Oggi, il Supercapitalismo selvaggio sta facendo crollare le economie nazionali, trasformandole in entità di dimensioni internazionali. La miseria delle Nazioni deriva dal mondo della finanza, delle banche e della speculazione mondiale.

 

  • 3°) I sollevamenti sociali

Il disfacimento di Grecia, Irlanda, Portogallo, Islanda e forse – prossimamente – di Italia, Spagna ed altri, probabilmente scatenerà violenti sollevamenti sociali, come già avviene in Grecia.

 

  • 4°) I grandi attacchi terroristici

Questi sono degli autentici assi nella manica che le élites mondialiste hanno e che possono utilizzare quali scorciatoie per il Governo Mondiale: nuovi attacchi in stile 11 settembre, potranno giustificare altre guerre globali, altre invasioni, altri genocidi.

 

  • 5°) La guerra generalizzata nel Medio Oriente

Mentre parliamo, forze navali, bombardieri ed un intero esercito è posizionato per attaccare ed invadere Siria, Irane destabilizzare la Russia.

 

  • 6°) Gli eventi pseudo-religiosi

Il crescente bisogno delle masse di dare un significato alla propria vita le rende facili vittime di pseudo-profeti e falsi Messia, anticipatori dell’Anticristo finale.

 

*

Conclusione

● Che cosa hanno in comune tutte queste crisi concatenate fra loro? Tutte concorrono a dimostrare che non possono essere risolte da nessuna Nazione isolatamente, e quindi giustificano il bisogno di un unico Governo Mondiale. Dobbiamo essere particolarmente vigili e comprendere le cose per quello che veramente sono e non per quello che i Padroni delle TV del mondo vorranno farci credere. “Chi ha orecchie per capire, ascolti!”.

d. CURZIO NITOGLIA

 

 

[1] Crf. La Repubblica, 2 gennaio 2012, p. 18 «L’Iran sfida le sanzioni di Obama. Testato un missile “invisibile”. Haaretz: conflitto probabile prima delle elezioni Usa».

[2] Cfr. Russia Times 31 dicembre 2011, Adrian Sambuchi, RT.com.

 

Beppe Grillo… mi hai stufato!

In Lavori Università, Mondo on dicembre 14, 2011 at 3:15 pm

In data 6 Novembre 2011 Beppe Grillo rilascia questa intervista e definisce Monti un personaggio credibile e che già nel 2009 ne aveva parlato, lungimirante il nostro caro Beppe! Definire Monti una persona credibile è come definire Berlusconi un personaggio a norma di legge; l’intervista procede e Grillo sostiene di aver messo la sua popolarità a favore di ragazzi giovani per farli entrare nel mondo della politica, peccato che ad Anno Zero ci sia andato lui a dir parolacce e non i ragazzi del SUO movimento.Ora però veniamo all’integrità morale del sig. Grillo che manipola giovani menti e che è stato attraverso il suo partito uno dei principali autori della caduta del Governo Berlusconi a favore del Governo Monti.

Di seguito riporto un articolo di Marcello Pamio del 24 Dicembre 2007, tratto dal sitoDisinformazione.it

Il ragioniere genovese Giuseppe Piero Grillo, conosciuto come Beppe Grillo è stato scoperto da Pippo Baudo al cabaret milanese “Il Bullone” alla fine degli anni ‘70.

Dopo aver amato e odiato la televisione, il computer e internet (lo ricordiamo nello spettacolo “Time Out” dove ha iniziato con la distruzione rituale di due computer), nel 2005 apre il suo blog (oltre 500mila accessi giornalieri che lo fa diventare uno dei siti più visitati al mondo) e subito vince il premio WWWmesso in palio dal giornale di Confindustria – il quotidiano dei Poteri forti italiani – “Il Sole 24 Ore”!

Da allora il blog ha continuato a crescere e oggi, tradotto anche in inglese e giapponese, è diventato fonte biblica di informazioni per milioni di persone.

Fin qui nulla di strano. La cosa che invece è interessante riguarda il suo editore!

L’editore di Grillo 

L’editore di Beppe Grillo oggi è la Società Casaleggio Associati di Milano.

Nella prefazione del libro del 2004 “Web Ergo Sum” scritto da uno dei fondatori della Società, Gianroberto Casaleggio (che ha dato anche il nome alla ditta), Beppe Grillo spiega come ha incontrato quello che diventerà il suo editore di fiducia!

Grillo scrive testualmente:  

«lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile, durante il mio spettacolo Black Out. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di Rete. Di come potesse cambiare il mondo. (…) Pensai che fosse un genio del male o una sorta di San Francesco (…)  Ebbi, lo confesso, un attimo di esitazione. Strinsi gli occhi. Casaleggio ne approfittò. 

Mi parlò allora, per spiegarsi meglio, di Calimero il pulcino nero, Gurdjieff (il famoso mago nero, uno dei maestri del cantautore Franco Battiato, ndA),

 Giorgio Gaber, Galileo Galilei, Anna di York, Kipling, Jacques Carelman (…) 

Tutto fu chiaro, era un pazzo. Pazzo di una pazzia nuova, in cui ogni cosa cambia in meglio grazie alla Rete. (…) Ce n’è abbastanza per rinchiuderloE’ un individuo oggettivamente pericoloso e socialmente utile»

Gianroberto Casaleggio (interessato a Gurdjieff!) è riuscito dove tutti avevano fallito: convertire Grillo a internet!

Da quell’incontro infatti è nato non solo il blog di Beppe Grillo, ma anche tutti i libri e dvd, come pure e le organizzazioni dei Meet-up!

In soldoni l’immagine mediatica (a 360 gradi) di Grillo viene gestita e controllata dagli esperti della società milanese.

Addirittura Gianroberto sarebbe diventato il consigliere numero uno di Grillo, a tal punto che secondo indiscrezioni, è sua l’idea del V-Day! Quello che ha sparso nel mondo il verbo o virus del V-Day convincendo, attraverso il suo comico portavoce, centinaia di miglia di persone in Italia.

Uomo (Gianroberto) sulle orme del Parsifal dichiara di voler ricercare la vera natura degli uomini”. E così, ad esempio, per le riunioni da sempre ama immergere il gruppo dirigente nel mondo cavalleresco e spirituale della leggenda di Camelot (alla scoperta di quei luoghi ha persino trascorso una vacanza). Usa una tavola rotonda attorno alla quale fa sedere i suoi manager per «parlare liberamente».

Sua è anche la gestione del sito web dell’amicone di Grillo, il Ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro.

E’ arrivato il momento di vedere chi sono questi associati, e soprattutto di cosa si occupano.

La Casaleggio Associati

 La Casaleggio Associati, nasce il 22 gennaio a Milano nei pressi della casa di Alessandro Manzoni, da cinque persone (Enrico Sassoon, Gianroberto Casaleggio, Luca Eleuteri, Davide Casaleggio e Mario Bucchich).

La “mission” ufficiale dell’azienda è «di sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull’economia digitale»

L’Affare Webegg Spa 

Per capire il quadro generale, rimanendo però sempre collegati con la Casaleggio Associati , è necessario conoscere la Webegg Spa

: un gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende in Rete, controllata per il 59,8 % da I.T. Telecom Spa (controllata a sua volta al 100% da Telecom Italia. Ci interessa molto perché:

– Gianroberto Casaleggio è stato Amministratore Delegato e Direttore Generale della Webegg.

– Luca Eleuteri (socio Casaleggio) tra il 2000 e il 2003 lavorava nella Direzione Generale di Webegg.

– Mario Cucchich, fino al settembre 2003 è stato Responsabile Comunicazione e Immagine del Gruppo Webegg.

– Enrico Sasoon entra il 15 gennaio 2001 nel Consiglio di amministrazione di Webegg

– Maurizio Benzi, Marketing di Webegg e stranamente, organizzatore dei Meet-up di Grillo a Milano

Su cinque soci della Casaleggio, ben quattro lavoravano per la Webegg Spa con incarichi molto prestigiosi e importanti!

E poi cos’è successo?

Tra giugno e agosto 2004, la IT Telecom Spa sigla un accordo con Value Partner Spa per la cessione del pacchetto azionario detenuto in Webegg Spa, pari al 69,8% del suo capitale, al prezzo di 43 milioni di euro, il restante 30,2% è posseduta da Finsiel (79,5% Telecom Italia).

Value Partners è la più grande società di consulenza strategica di origine italiana!

Nel gennaio 2004 quindi dopo pochi mesi, come è stato detto, i cinque fondano a Milano la Casaleggio Associati.

Questo dato è molto interessante perché risulta che gli attuali editori di Beppe Grillo hanno lavorato fino a pochi anni fa, all’interno di una società della Telecom Italia, la stessa soggetto di attacchi (certamente giusti) da parte del comico genovese.

L’affare Telecom 

Beppe Grillo sta portando avanti da anni una campagna per “prendersi” (lui, gli editori o qualcun altro?) la Telecom Italia!

Tale strategia è attuabile se tutti o una buona parte degli azionisti privati delegassero Grillo all’assemblea generale della società. Ecco perché dal blog ha chiesto ufficialmente una “shareaction” (“fatemi godere” dice nel suo appello): «inviatemi le vostre manifestazioni di interesse attraverso il form del modulo di adesione per consentirmi di valutare la fattibilità del progetto e tentarne la realizzazione».

«Fatemi godere. Rifatevi delle umiliazioni subite in questi anni come utenti e come azionisti. Il cda licenziato dai veri azionisti attraverso un comico. Una cosa mai vista al mondo. (…) Ragazze e ragazzi, dateci dentro. Aderite, aderite, aderite»

Certamente è ”una cosa mai vista al mondo”, ma la domanda che sorge spontanea è: una volta attuato questo progetto, se mai si realizzerà, chi potrà garantire la sicurezza della ditta più importante in Italia? Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio o la Casaleggio Associati

stessa? Ricordiamo che si tratta della società che ha il potere di ascoltare (esattamente quello che è successo allo stesso Grillo, che per ben 4 anni, è stato ascoltato e registrato…) tutte le telefonate, leggere tutti i fax e le e-mail sul suolo italiano…

Per qualche miscredente, potrebbe sembrare una manovra occulta per entrare in possesso proprio di questa importantissima azienda…ed è proprio quello che sta accadendo!

Staremo a vedere, anche se ad oggi sono decine di migliaia le persone che in buona fede, si sono affidate al nuovo “guru delle telecomunicazioni” (futuro amministratore delegato?).Prometeus: il futuro dei media 

Torniamo alla Casaleggio Associati perché nel loro sito ufficiale ( www.casaleggio.it) è pubblicato nella home page un video molto indicativo e allo stesso tempo inquietante: “PROMETEUS: IL FUTURO DEI MEDIA” (www.casaleggio.it/thefutureofmedia)

Video da non perdere assolutamente! Si tratta della visione futurista che i soci fondatori della Casaleggio hanno a livello di Media.

Il video inizia dicendo: «L’Uomo è Dio, è ovunque, è chiunque, conosce ogni cosa. Questo è il nuovo mondo di Prometeus. Tutto è iniziato con la Rivoluzionedei media con Internet alla fine del secolo scorso…»[9]

La visione continua con: « la Rete include e unifica tutto il contenuto: Google compra MicrosoftAmazon compra Yahoo! diventando così i leader mondiali dell’informazione assieme a BBCCNN e CCTV… La pubblicità è scelta dai creatori di contenuti, dagli stessi autori e diventa informazione, confronto, esperienza. Nel 2020 Lawrence Lessing, l’autore di “Cultura Libera” diventa Ministro della Giustizia degli Stati Uniti e dichiara il copyright illegale. Dispositivi che replicano i cinque sensi sono ormai disponibili nei mondi virtuali. La realtà può essere replicata in Second Life. Chiunque ha un Agav (agente-avatar) che cerca informazioni, persone, luoghi nei mondi virtuali. Nel 2022 Google lancia Prometeus l’interfaccia standard degli Agav. Amazon crea Place, un’azienda che replica la realtà. Puoi andare su Marte, alla battaglia di Waterloo, al SuperBowl di persona. E’ reale! Nel 2027 Second Life si evolve il Spirit. Le persone diventano chi desiderano e condividono la memoria, le esperienze, le sensazioni. La vendita di memoria diventa una normale attività commerciale. Nel 2050 Prometeus compra Place e Spirit. La vita è virtuale è il mercato più grande del Pianeta. Prometeus finanzia tutte le missioni spaziali alla ricerca di nuovi mondi per i propri clienti, gli avatar terrestri»

Il video della Casaleggio Associati termina con una immagine massonica: il triangolo con l’occhio dentro, fiammeggiante!

Logo della Prometeus, estratto dal video della Casaleggio Associati

Non male come visione, vero? Un futuro illuminato (non si sa bene da che luce…), dove la vita diventa virtuale, dove si commercializza la memoria, le esperienze e le sensazioni. Ognuno avrà un avatar, un personaggio inventato, e potrà fare ciò vuole, anche quello che non potrebbe fare nella realtà… In pratica la nostra Vita verrà letteralmente svuotata di significato e “copiata” o “replicata” su internet. Lo scopo è quello di non si fare più esperienza (cioè conoscenza e quindi coscienza) sul pianeta Terra, ma su un “pianeta” che non esiste, formato da bit e byte: internet! Che tipo di coscienza sarà mai quella di un mondo virtuale? Non è che ci stanno indottrinando e preparando invece a vendere la nostra anima?

Questo progetto chiamato Prometeus, è la visione di un pazzo da psichiatrizzare quanto prima, o invece si tratta di un piano ben preciso di controllo occulto? Per approfondire tale delicatissimo argomento, vi rimando alla nuovissima dispensa “Il segreto occulto degli Illuminati”.

Nel video della Casaleggio Associati si pubblicizza Second Life (Seconda Vita), “un mondo virtuale in 3D aperto a tutti i maggiorenni dove ogni evento della vita può essere riprodotto” .

Second life è ciò che tecnicamente viene definito un M.M.O.R.P.G. ovvero un Massive Multiplayer Role Playing Game (Un Videogioco di Ruolo destinato alla Massa): immaginate un videogioco in cui possano partecipare contemporaneamente centinaia di migliaia di giocatori (se non milioni) collegati in rete, ognuno con il proprio personaggio (avatar), con un proprio conto corrente e varie proprietà mobili ed immobili. Esso è stato creato dalla Linden Lab, reso disponibile in rete nel 2003, oggi può contare quasi 8 milioni di utenti nel mondo (dato di luglio 2007).

Poco si sa su questa strana piattaforma, ma nei media si sono già iniziati a denunciare episodi alquanto sgradevoli accaduti all’interno di questo “mondo secondario”, anche se la vera natura estremamente deviante non viene adeguatamente sottolineata! E’ un mondo estremamente deleterio e pericoloso per la psiche umana.

Casualmente sia Beppe Grillo (con tanto di avatar) che Antonio di Pietro hanno il loro sito proprio in Second Life

Dio è ovunque, è chiunque e conosce ogni cosa”, proprio come l’occhio onniveggente della massoneria (il simbolo stampato sul dollaro statunitense), usato dai creativi della Casaleggio alla fine del video.

A proposito di luce, cerchiamo di capire come mai hanno usato un nome così particolare per tale progetto: Prometeus!

Certamente deriva da Prometeo, figlio di Giapete e Climene, che ha sottratto il fuoco (simbolo della luce) agli Dei per riportarlo agli uomini sulla terra (dottrina della gnosi).

Secondo l’occultista russa Helena Petrovna Blavatsky, sotto un altro aspetto, l’allegoria del fuoco (visto come luce iniziatica, ndA) può essere letta come un’altra versione della ribellione dell’orgoglioso Lucifero (dal latino LUCIFERUS, composto da “LUC-EM” = luce, e tema “FER-RE” = portare, cioè PORTATORE DI LUCE, ndA), precipitato nell’Abisso senza fondo. La maledizione di Zeus a Prometeo è lo stesso che la maledizione di Dio a Satana![12]

Quindi secondo la maga (indubbiamente nera) Blavatsky, il fuoco o luce portato sulla terra da Prometeo è l’allegoria del fuoco o luce porta sulla terra da Lucifero!

Ecco spiegato perché il logo della Prometeus (vedi immagine sopra) è rappresentato graficamente da una fiamma (luce) che parte dalla lettera O maiuscola, quindi dal Cerchio chiuso (molto usato anche dai circoli satanici per i loro rituali).

Sicuramente la motivazione che ha spinto la Casaleggio a scegliere un nome e logo simili sarà un’altra, magari meno esoterica, però la strana coincidenza (per chi ci crede ovviamente) è interessante!

Partnership con Enamics 

Nel 2004 la Casaleggio annuncia la partnership con Enamics, una società statunitense fondata nel 1999, leader del Business Technology Management (BTM).

La Enamics ha come “clienti” potentissime corporation del calibro di: Pepsico, JP Morgan, Northrop Grumman, US Department of Tresury (Dipartimento del Tesoro USA), BNP ParibasAmerican Financial Group,[13] ecc.

Tra queste, quella che più c’interessa è la banca d’affari JP Morgan, perché rientra nell’impero dei Rockefeller, una delle famiglie che controllano il mondo!

Davanti al Centro Rockefeller di New York si staglia – casualmente – una statua gigante di Prometeo (vedi immagine qui a fianco), voluta proprio dal magnate in persona!

Anche i Rockefeller, come i Casaleggio (chiedo venia per la comparazione), pertanto “adorano” l’arte simbolica del Prometeo!

Fondatore della BTM Corporation è un certo Faisal Hoque, autore di numerosi best seller ed ex dirigente anziano della General Electric (anch’essa del gruppo Rockefeller) e di altre multinazionali!

I partner della BTM tecnology sono “IBM Tivoli” di New York e “Future Considerations” di Londra. Questa ultima ha come clienti privati: Coca Cola, Barclaycard, Addax Petroleum, KPMG LLP, ecc. Nel settore pubblico invece: Carbon Trust, UNIDO (United Nations Industrial Development Organisation), London Pension Fund Authority (LFPA)ecc.

E’ molto indicativo venire a conoscenza che l’editore di Beppe Grillo (nonostante le giustissime campagne contro l’inquinamento ambientale, le energie alternative, i biocarburanti, l’idrogeno, ecc.) abbia tra i partner proprio quella banca (JP Morgan), che ha interessi economici enormi in ogni dove, e soprattutto nel comparto bancario, energetico e/o petrolifero!

Che fine ha fatto il Signoraggio monetario? 

Al Beppone nazionale va il merito di essere stato il primo a denunciare la truffa del Signoraggio monetario (nel tour “Apocalisse Morbida” del 1998) e la natura privatistica della Banca d’Italia.

In quello spettacolo ha sparato a zero sui banchieri (FazioDuisemberg, ecc.), definiti i cavalieri dell’Apocalisse, che controllano le economie planetarie, sottolineando più volte come questi signori “stampano le banconote e le prestano”.

Avete capito bene: stampano denaro e lo prestano ai governi!

Per non parlare del debito pubblico. Dice infatti Grillo: “e il debito? A chi li dobbiamo due milioni e mezzo di miliardi di lire?

Nonostante questo, da un po’ di anni Grillo si rifiuta, o gli è stato consigliato di non parlarne, di Signoraggio e dei banchieri durante i suoi spettacoli, perché?

Una spiegazione la fornisce il dottor Antonio Miclavez in una recente intervista video: «ne ho parlato (si riferisce a Grillo, ndA) circa sei mesi fa e mi ha detto: “sì è molto bello, ma questo per la gente è troppo. Se è troppo poi la gente si spaventa e non lo capisce perché è troppo!”. Uguale Milena Gabanelli (Report su Rai3, ndA)

» 

Tralasciamo la Gabanelli per ovvi motivi, ma perché Grillo che nel 1998 sparava a zero sul Signoraggio, sulla truffa del debito pubblico e sui banchieri, oggi non dice nulla e si limita ad attaccare i politici: semplici camerieri del potere economico? Cosa è successo nel frattempo? Ha ricevuto pressioni e/o ricatti? Oppure ha cambiato idea? Nessuno lo sa ad eccezione della sua coscienza!

A cosa servono il V-day, il Mastella-day, la petizione per la Forleo

De Magistris, o quella contro Gentiloni, se il vero e unico problema è la gestione massomafiosa della emissione monetaria che rende interi paesi schiavi del sistema economico, sotto la pressione di un debito inesistente?

Forse serve per dirottare le masse e deviarle verso lidi estremamente funzionali per il Sistema che ci controlla?

Qual è il senso di scatenarsi per un parlamento pulito (contro i politici pregiudicati), movimentare le masse per assurde liste civiche, quando i controllori della politica sono e rimangono i grandi banchieri internazionali? Quando coloro che emettono la moneta hanno il Potere di far fare le leggi ai burattini in Parlamento, a cosa serve prendersela con la manovalanza? Forse per evitare di tirare in ballo i veri manovratori occulti?

Come disse il giornalista Paolo Barnard in una lettera intitolata “Considerazioni sul V-day”: «I nostri personaggi (…) di fatto svuotano l’Io dei loro seguaci impedendogli di divenire singole entità autonome e potenti, rendendoli (rendendoci) un esercito di anime incapaci, dunque minando la Società Civileorganizzata e la speranza che essa rappresenta».

Di persone svuotate del proprio Io ce ne sono già abbastanza. E’ necessario partire da noi stessi, senza delegare il politico, il Grillo, il Travaglio, la Forleo o laGuzzanti

di turno: solo così saremo padroni della nostra vita e potremo conquistare, o meglio, tirare fuori la nostra vera e unica individualità, cioè l’essenza spirituale.

Se non ritorniamo in possesso della nostra autentica natura, il Potere continuerà a fare sonni tranquilli. «Credete veramente – continua Paolo Barnard – che il Potere sia così sciocco e impreparato da poter essere, non dico sconfitto, ma anche solo disturbato da questo sgangherato esercito alla deriva?

Al Potere, le iniziative di Grillo (inconsapevolmente ci auguriamo tutti) – portate avanti grazie alla consulenza di aziende specializzate – fanno estremamente comodo, perché il vero e unico problema che ha il Potere è il risveglio della coscienza delle Individualità. Persone libere di pensare, sentire e agire, indipendentemente dagli insegnamenti e dalle dottrine di un qualsiasi messia o maestro di vita, sono veramente pericolose!

Concludo nella speranza che non siano vere le affermazioni di Dino Risi (che ha diretto Grillo nel film “Scemo di guerra”) al Corsera, perché secondo il regista, Grillo è più attore adesso che quando girava film. Non crede affatto a ciò che dice e scrive quotidianamente nel blog!

Speriamo che si sbagli…

Come pure mi auguro che Beppe Grillo dia un segnale di assoluta buona fede riprendendo a parlare, sia nel blog che durante gli spettacoli, di Signoraggio, Poteri forti bancari, Sovranità monetaria, OGM, ecc.

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Questo articolo spero vi chiarisca molti dubbi che avete su Beppe Grillo, ricordo che il suo libro uscito nel Maggio 2011 edito da Rizzoli dal titolo “Spegnamo il nucleare, manuale di sopravvivenza alle balle atomiche” è in collaborazione con Casaleggio Associati.

Ora potete trovare altre interessantissime informazioni sull’articolo pubblicato da AURORA – sito d’informazione internazionalista: Inchiesta sulla Casaleggio Associati, di Flexworker.

Ora dopo aver letto tutti gli articoli inerenti al sig. Grillo non rimane che un ultima precisazione da fare e questa è una precisazione mia che non è tratta da nessun articolo, ed è una riflessione sul Movimento 5 stelle creato proprio dal Beppe. Molti ragazzi, specialmente giovani si sono avvicinati al sistema politico grazie alle idee promosse da Grillo, che come abbiamo visto di suo ha veramente poco, questo comporta uno svilupparsi di idee politiche che non arrivano direttamente dal popolo ma che arrivano dalla popolarità e le parolacce televisive di Grillo perchè secondo l’ideale comune ” Grillo è uno che finalmente dice le cose come stanno! Finalmente uno che manda a fare in culo i politici! E’ tanto che aspettavamo uno come lui!” Queste sono affermaizoni di un popolo che non vuole sapere cosa c’è dietro alla manipolazioni di massa, un popolo che non vuiole capire, come detto all’inizio, che il Movimento 5 stelle ha avuto un ruolo fondamentale nella caduta del Governo Berlusconi, inserendosi drasticamente alle elezioni e portando via fiducia a tutti gli schieramenti in maniera da far crollare la politica locale e nazionale a favore del nulla cosimco riempito dal sig. Mario Monti.

Restiamo Umani

Maurì di “LoSai”

SURFIN’ KEBAB

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente, Mondo on dicembre 12, 2011 at 10:21 pm


di Pietro Ferrari

Nel surf ci sono tre elementi fondamentali: la tavola, l’onda e il surfista. L’onda, naturale o provocata che sia, è ciò che travolge e sommerge, la tavola è lo strumento per cavalcarla, il surfista è colui che sfrutta la forza dell’onda o quanto meno la segue restando a galla. Gli eventi (le onde) che si scagliano contro determinate figure, quando non provocati, vanno almeno gestiti con strumenti (la tavola) che distraggono l’opinione pubblica, mettendo al sicuro il vero potere (surfista). La struttura muta fino a stravolgersi lasciando intatta la sostanza. Non è alchimìa ma politica di altissimo livello. In Egitto, i limiti di quello che appare uno spontaneismo movimentista si rivelano nella fase del post-mubarakismo. Dopo trenta anni al potere a seguito dell’assassinio di Sadat, Hosny Mubarak aveva svolto un ruolo di equilibrio tra Paesi Arabi e Israele.

Sviluppo economico, turismo e contenimento del nasserismo antisionista laico come del fondamentalismo della fratellanza musulmana sono stati tratti rilevanti dell’Egitto. Caduto il Faraone però, il potere è sempre in mano all’esercito (che conserva una certa ammirazione nei confronti di Rommel…) con l’esclusione dalla giunta militare dei protagonisti delle manifestazioni (giudicati eroici e idealisti ma per adesso “arrivederci e grazie”). L’apparato statale rimane identico e viene occupato solo da complici di nuovo conio che hanno subito liquidato e smobilitato il movimento spontaneo ponendosi come tramiti tra l’esercito e Washington. Non ci vedo altro che una strategìa gattopardesca di una transizione pilotata affinchè la sostanza non cambi: l’Egitto come pedina di americani e israeliani. Del resto l’attività del C.F.R. (il club che definisce e attua le politiche del governo americano all’estero, di cui sono stati membri quasi tutti i Presidenti americani prima della loro elezione) è parecchio intensa e già nel 2005 pubblicò una relazione sulla strategìa americana a sostegno della democrazia araba: discrezione del “caso per caso” a seconda della situazione specifica dei vari Paesi per una graduale trasformazione democratica. La “Alliance of Youth Movements”, nel 2008 tenne un summit a New York a cui parteciparono membri del “Council of Foreign Relations”(che ha Jared Cohen nel team di fondatori di Movimenti.org assieme a Jason Liebman di Howcast Media, Kodak e Proctor & Gamble, già impegnato dal Dipartimento per la Difesa per creare “campagne mediatiche mirate”), della “National Security” e collaboratori di Google, Facebook, MTV, CNN e ABC, CBS oltre al “Gruppo 6 aprile” legato a El Baradei (membro del “Gruppo Internazionale di Crisi” negli USA assieme a Zbigniew Brzezinski ) che già preparava manifestazioni per rovesciare Mubarak in Egitto.
Appare assai ingenuo credere che “Movimenti.org” sia qualcosa di spontaneo se gode dell’appoggio del Dipartimento di Stato, della Columbia Law School con sponsors tipo Pepsi, You Tube, Meetup, National Geographic. Non è certo la prima volta che il mondo giovanile liberal-progressista diventi manovalanza più o meno consapevole delle strategìe delle Corporations a stelle e strisce. La tentacolare manipolazione diretta a destabilizzare la sovranità delle nazioni estere ha bisogno di mutare continuamente strategìa: nel 2007 la Freedom House ha sostenuto un programma di formazione per attivisti della società civile, giornalisti e avvocati che sostengono le riforme democratiche in Medioriente e Nord Africa e nel marzo 2010 ha ospitato 11 bloggers di quelle zone per un tour di studi avanzati a Washington. La Open Society Foundation ha finanziato un progetto nel 2010 per la democratizzazione dell’Africa.

Il Gotha mondialista ha previsto scenari di trasformazione epocale e punta a cavalcare l’onda del risentimento. Zbigniew Brzezinski, (Ex Consigliere di Jimmy Carter, Co-Fondatore della Trilateral Commission e membro dello International Crisis Group), nel suo articolo sul NYT ‘The Global Political Awakening’: “Per la prima volta nella storia umana quasi tutta l’umanità è politicamente attiva, consapevole ed interagente…       I giovani del Terzo Mondo sono particolarmente inquieti e risentiti. La rivoluzione demografica che essi rappresentano è quindi una bomba politica ad orologeria, … in altri tempi, era più facile controllare un milione di persone che uccidere fisicamente un milione di persone, oggi, è infinitamente più facile uccidere un milione di persone che controllare un milione di persone”. Ecco come Andrew Gavin Marshall interpreta il pensiero brzezinskiano: “Dobbiamo tenere a mente che i social media sono diventati non solo una fonte importante di mobilitazione di attivismo e di informazione a livello di base, ma anche  un mezzo efficace dei governi e delle diverse strutture di potere per cercare di manipolare il flusso di informazioni. Questo è stato evidente nelle proteste del 2009 in Iran, dove i social media sono diventati un importante veicolo attraverso il quale le nazioni occidentali erano in grado di avanzare la loro strategia di sostegno alla cosiddetta ‘rivoluzione verde’ allo scopo di destabilizzare il governo iraniano. Così, i social media rappresentano una nuova forma di potere…utilizzato sia per far avanzare il processo di ‘risveglio’ e sia per controllare la sua direzione….Questo “risveglio” è in gran parte determinato dalla rivoluzione avvenuta nell’informazione, la tecnologia e la comunicazione, compreso radio, televisione, ma soprattutto internet e social media. Brzezinski aveva accuratamente identificato questo “risveglio” (da gestire e pacificare) come la più grande minaccia per gli interessi non solo delle elite regionali ma anche di quelle a livello internazionale, con l’America alla sommità della gerarchia mondiale…… Questo avvenimento previsto, stimolava lo sviluppo di una strategia americana nel mondo arabo, sul modello di analoghe strategie perseguite negli ultimi decenni in altre parti del mondo, per la promozione della “democratizzazione”, attraverso lo sviluppo di stretti contatti con le organizzazioni della “società civile”, i leader dell’opposizione, i media e le organizzazioni studentesche. L’obiettivo non è quello di promuovere una organica democrazia araba “del popolo e per il popolo”, ma piuttosto di promuovere una “democratizzazione” evolutiva in cui vengono rimossi i vecchi despoti del supporto strategico americano a favore di un sistema neoliberista democratico, in cui sono presenti le istituzioni visibili esteriormente della democrazia (elezioni multipartitiche, mezzi di comunicazione privati, i parlamenti, le costituzioni, società civile attiva, ecc) e, tuttavia, i detentori di potere all’interno di quel sistema di politica interna rimangono sottomessi agli interessi economici e strategici degli Stati Uniti, continuando a seguire i dettami del FMI e della Banca Mondiale, sostenendo l’egemonia militare americana nella regione, e “aprendo” le economie arabe alla “integrazione” con l’economia mondiale.”


In buona sostanza, se i dittatori hanno avuto la loro utilità nella strategia geopolitica, spesso possono diventare (e sono diventati) troppo indipendenti dal potere imperiale nel cercare di determinare il corso del loro paese (vedi Saddam) separato dagli interessi degli Stati Uniti e successivamente sono molto più impegnativi da rimuovere dal potere. Con un sistema “democratizzato”, cambiare i partiti di governo e i capi diventa molto più facile, basta semplicemente invocare nuove elezioni e sostenere i partiti di opposizione. Abbattere un dittatore è sempre una situazione più precaria del “cambio della guardia” in un sistema democratico liberale. Elemento da non sottovalutare è però l’attrazione del modello turco di democrazia, capace di rappresentare una sorta di “via islamica” alla democrazia stessa non più diretto a creare uno Stato Islamico o a rincorrere Califfati: negli ultimi anni, la Turchìa si sta riposizionando più come potenza regionale che come strumento americano e sionista. I giovani musulmani sono stretti tra la fascinazione di un Occidente che promette beni di consumo e la disillusione nei confronti delle politiche laiche che hanno mostrato i loro limiti, tra un rancore nei confronti dell’Occidente unito alla stanchezza verso i propri regimi corrotti. Serviva una miccia per innescare l’esplosivo e il sincronismo (stile 1848 in Europa) delle rivolte nei Paesi Arabi è un’ulteriore elemento per capire che di “spontaneo” vi sia stato in realtà ben poco. Gli esiti però sono del tutto imprevedibili perché la Mano invisibile che fa le pentole, generalmente dimentica i coperchi. Fuor di metafora, ogni fermento può tradursi in un nulla di fatto se non è seguito dalla concreta realizzazione di un percorso coerente, catalizzato su figure autorevoli, capaci di dare uno sbocco e una sintesi politica all’azione sovversiva. Non da ultimo, se ci fossero alla fine guide carismatiche di tal fatta, occorrerebbe anche mediare tra alleati militari e costoro per evitare rese dei conti imprevedibili. La storia è un cavallo pazzo, che spesso illude gli uomini di farsi condurre da essi a loro piacimento per poi disarcionarli. Che bello che sia così.
 
NORMALIZZARE L’ISLAM?                                                                                                                                           

Come nel 1989 per il Comunismo, anche oggi nel mondo islamico sta cadendo un Muro? Se la Monarchìa Saudita è filo-americana, non è fuori luogo pensare che la Massoneria mondialista controlli le stesse élites islamiche che bisogna intimidire, minacciandole di essere sostituite con altre più docili. Probabilmente vi è una spinta diretta a liquidare l’Islam come baluardo all’istaurazione del Nuovo Ordine mondiale, attraverso mezzi di pressione psicologica collaudati che hanno capacità attrattiva per i giovani: droga, benessere, libertà sessuale, musica e tecnologìa. L’utopìa neo-con diretta all’esportazione violenta dello ‘american way’, ha avuto come necessità e giustificazione quella dell’antitesi fondamentalista di Al-Qaeda: l’esportazione violenta della democrazia ha fatto perdere agli USA quella ‘superiorità morale’ dei Liberatori di professione. Oggi è in atto una riconquista della legittimità degli USA attraverso l’opzione multilateralista ed inclusiva della “governance globale”. Disinnescare l’Islam per condurlo ad una transizione ordinata che eviti salti nel buio o avventure populiste, questa è la speranza del già clintoniano “sotf-power” rispolverato da Barack Obama. L’essere protagonisti ma con discrezione.

Il globalismo capitalista di marca calvinista, come già accaduto contro la Hispanidad cattolica del passato, intende oggi liquidare eventuali modelli di una diversa globalizzazione? Un indizio c’è. La speculazione perpetrata dalla finanza internazionale sui beni alimentari nei Paesi Arabi ha contribuito a favorire “dal basso” una spinta a “rimescolare le carte” (anche l’Iran spera, ancora  invano, di inserirsi favorendo scelte anti-sunnite o laiche tra i rivoltosi) per dare una spallata ai vecchi personaggi al potere e per distrarre l’opinione pubblica da altre meno nobili intenzioni, come quella di stroncare l’avanzata della finanza islamica che si fonda su principii meno predatori e usurari, con condivisione del rischio e dei profitti e con promessa solo di ciò che si possiede.
Amr al-Faisal, membro della holding Dar al-Mal al-Islami, sostiene che nella finanza islamica non si può ricavare denaro dal nulla: i soldi vanno investiti nelle attività produttive. Il genero del deposto Ben Alì, Sakher El Materi aveva inaugurato nel maggio 2010 in Tunisìa la banca islamica Zitouna Bank che rendeva la Tunisìa, già da tempo Paese africano più competitivo, anche polo finanziario regionale di tutto il nord Africa. Nel gennaio 2011 però, la Zitouna Bank è stata confiscata dalla Banca Centrale della Tunisìa (in mano ai Rothschild). La banca di investimento islamica GFH e il governo tunisino stavano potenziando il Porto finanziario di Tunisi, inaugurato ad ottobre e diversi Paesi africani erano entusiasti dei futuri “sukuk” (emissione di obbligazioni islamiche), destinato a globalizzare la dimensione regionale delle banche islamiche. Nel sistema bancario islamico graviterebbero potenzialmente centinaia di miliardi di dollari di fondi del Medioriente, oltre ad essere attrattivo per i mussulmani europei. Se uomini dei Rotschild come George Soros e Zbigniew Brzezinski benedicono e finanziano la deposizione dei despoti per far guadagnare libertà di espressione ai cittadini, lo fanno per creare vuoti di potere da riempire con figure che fanno i loro interessi economici. I giovani egiziani che indossano magliette di Otpor (creata da Soros tramite il National Endowment for Democracy in Serbia ed usata anche in Ucraina e Georgia), dimostrano il legame tra Soros e i manifestanti. Il NED ha finanziato progetti per centinaia di migliaia di dollari destinati a svariati gruppi (visibili sul sito del NED) per rovesciare i dittatori come Ben Ali o Mubarak sostenuti da decenni ma ora “superati”, per frenare l’avanzata del sistema bancario islamico.

Fonti:
globalresearch.ca
comedonchisciotte

SI VIS PACEM PARA NUCLEAREM!

In Europa, Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente, Lavori Università, Mondo on dicembre 12, 2011 at 10:12 pm

di d.Curzio Nitoglia

L’Iran come traguardo

Nicolas Sarkozy, il neoconservatore “spinto”, di ascendenza ebraico-ungherese, americanizzante ed “astro” emergente – in questi ultimi mesi – quale “Generalissimo” della nuova Francia di De Gaulle e futuro “Imperatore” del restaurando Impero napoleonico, nonché Presidente dell’attuale Repubblica francese, è in preda ad una forte ‘sindrome napoleonica’ (la grandeur è ciclotimica in Gallia). Sarkozy cerca di sgomitare sempre più per conquistare una leadership in Europa volendo scipparla alla Germania (il maggio del 1940 non gli ha insegnato nulla). Dopo aver capitanato (dietro input dell’America) nella primavera scorsa l’invasione della Libia, dalla quale non si sa ancora come la Nato ne uscirà (forse come dall’Iraq e dall’Afghanistan, vale a dire con le ossa rotte), ha rilasciato un’intervista, il 31 agosto 2001, parlando di fronte agli ambasciatori di Francia, durante la preparazione del summit dei 60 Paesi che debbono “aiutare” la Nuova Libia a farsi dare “spontaneamente” il petrolio, il gas e l’acqua. In questa conferenza egli ha dichiarato che «le ambizioni militari, nucleari e balistiche dell’Iran rappresentano una minaccia crescente [per Israele], che potrebbe condurre ad un attacco preventivo contro i siti nucleari iraniani»http://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn1#_ftn1. Sarkozy ha detto anche che questo attacco non sarà condotto dalla Francia e dalla Nato (l’Iran non è la Libia e il piccolo “Napoleone” si sente un po’ depresso in certe circostanze), ma ha lasciato capire che sarà portata avanti dagli Usa e Israele. Infatti secondo il Presidente francese “un eventuale attacco preventivo provocherebbe una crisi grave”http://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn2#_ftn2, leggi una probabile guerra [mini]-atomica, ma pur sempre atomica (inoltre “parvum bellum in principio fit magnum in fine”), in cui la Turchia dal nord, l’Iran dal vicino sud-est, l’Afghanistan e il Pakistan dal lontano est e la Russia e Cina dall’oriente lontano ed estremo del nord e del centrohttp://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn3#_ftn3, quasi sicuramente non resterebbero a guardare. Certamente un conflitto mondiale nucleare di alta intensità distruggerebbe 2/3 dell’umanità ed è per questo che si tenterebbe l’opzione di bombardamenti lampo sull’Iran con “mini” bombe atomiche, per renderlo inoffensivo. Ma in queste vicende la storia ci insegna che si sa da dove si comincia e non si sa dove si arriva.  

La Siria come trampolino di lancio

Per quanto riguarda Damasco Sarkozy ha detto che oramai Assad non può tornare più indietro, “ha commesso l’irreparabile”, essendosi spinto troppo oltre nella repressione della rivoluzione siriana e che perciò la Nato “farà tutto ciò che è possibile [non che “è lecito”, si badi bene] perché trionfino le ispirazioni del popolo siriano e della democrazia”, come ha fatto in Libia, anche se non c’è ancora una fretta urgente d’intervenire stando così le cosehttp://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn4#_ftn4. La Siria non è potente come l’Iran e quindi Sarkozy pensa di farcela da solo come (auto proclamatosi) “Comandante in capo della Nato”. «A Sopot, in Polonia, l’Ue ha imposto un embargo contro il petrolio siriano, per convincere il regime di Assad a bloccare la “repressione” [leggi “legittima difesa”] delle opposizioni [inviate da al-Qaeda, come in Libia]. L’embargo sarà operativo da oggi (3 settembre 2011)»http://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn5#_ftn5. In pratica la Unione europea ha “messo al bando il petrolio siriano”http://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn6#_ftn6.  

20 settembre 2011 Creazione di uno Stato palestinese indipendente

La Nato e gli Usa dicono (ma, “non si crede a tutto quel che si dice”, Aristotele, Metafisica) che occorre garantire uno Stato indipendente palestinese. Israele ha già risposto no ed ha dotato i coloni israeliani di bombe assordanti, che possono far saltare i timpani e gli occhi di coloro che le ricevono come regali di pace democratica.

Come si vede – dopo l’Africa bianca – il vicino oriente: Palestina, Siria, Libano, Israele, e il prossimo-estremo oriente: Russia e Cina, sono in allerta e potrebbero reagire fortemente ad un attacco “mini” nucleare contro l’Iranhttp://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn7#_ftn7. In questo caso saremmo in pieno nella terza guerra mondiale e “mini” atomica, la quale non è così campata in aria, ma neppure vicinissima e certissima.  

Turchia e Israele

Proprio ora (1° settembre) è giunto a temine il rapporto sull’attacco “preventivo” del 31 maggio 2010 da parte dei militari israeliani contro la nave turca che portava dei pacifisti (nove dei quali vennero uccisi) nella striscia di Gaza, dopo l’operazione israeliana “preventiva” (“piombo fuso”) contro le “armi di distruzione di massa” degli abitanti del deserto di Gaza. Ebbene il risultato del rapporto è stato che vi fu un impiego sproporzionato e non necessario della forza, tendente non a neutralizzare, ma a ferire e persino uccidere. Erdogan ha preteso le scuse israeliane, ma Netanyahu le ha rifiutate, limitandosi ad un laconico “ci dispiace”. La Turchia, perciò, il 2 settembre ha cacciato l’ambasciatore d’Israele da Ankara ed ha richiamato il proprio da Tel Aviv. Inoltre ha inviato delle navi da guerra ad ispezionare i mari e specialmente il Mediterraneo, che lambisce la Palestina. Addirittura il 7 settembre la Turchia ha “sospeso i rapporti militari e commerciali con Israele”http://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn8#_ftn8 ed «ha annunciato l’avvio di una procedura di fronte alla Corte di Giustizia per contestare la legalità del blocco navale israeliano su Gaza. […]. Erdogan ha detto che “Israele si è sempre comportato come un bambino viziato”»http://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn9#_ftn9.

È evidente il fatto che ogni giorno si aggiunge una notizia nuova e preoccupante, la quale va verso una probabile direzione: “il guerrone” come nel 1913 lo chiamava San Pio X. Chissà forse era un complottista maniaco anche lui, che vedeva “sciagure” dappertutto? Qualcuno lo direbbe, anche se “il guerrone” è realmente scoppiato nel 1914, ma questo non ha molta importanza agli occhi dei “profeti di ventura” o “apostoli dell’ottimismo”, che portano più sciagure dei “profeti di sventura”, i quali annunziavano le sventure affinché i fedeli facessero penitenza e allontanassero la collera divina, mentre i primi illudono i semplici dicendo loro che tutto va bene e li conducono verso la catastrofe. “I neutrali fanno scoppiare le guerre”, recita un proverbio popolare.  

Come si è arrivati a tanto?

Ezio Bonsignore in un interessante articolo apparso sulla rivista Military Technology (n. 5/2011) spiega che tutto risale al “Trattato di non-proliferazione nucleare” (“Tnpn”), stilato tra il 1987-88 tra Bush senior e Gorbachiov. Questo “Trattato” prevedeva de jure la fine della corsa al riarmo nucleare per i Paesi già in possesso di armi atomiche e la non-proliferazione dell’atomica per quanto riguarda i Paesi ancora privi di essa, a condizione di poter usufruire della tecnologia nucleare civile solo a scopi energetici. Invece de facto il “Tnpn” è servito a far mantenere le armi atomiche all’America, alla Nato e ai Paesi che già la possedevano, i quali non hanno proceduto verso il disarmo, mentre de jure è servito ad impedire che i Paesi emergenti si dotassero d’energia atomica sia a scopi energetici sia come deterrente bellico.

Si pensi al caso dell’Iraq bombardato il 7 giugno 1981 dall’aviazione israeliana, il cui Stato possiede circa 300 testate nucleari (in quell’occasione, con l’Operazione Babylon, o Operazione Opera, Israele condusse un attacco a sorpresa contro l’unico reattore nucleare iracheno situato a 17 km. sud-est di Bagdad. Si trattava di un reattore nucleare della classe Osiris, denominato Osirak, acquistato dalla Francia nel 1976 e progettato per scopi civili. Israele dichiarò di avere agito per leggitima-difesa. L’attacco, condotto con caccia F15 ed F16 classe A, avvenne tre settimane prima delle elezioni della Knesset. In quell’occasione persero la vita 10 militari iracheni ed un civile francese. Le Risoluzioni che lONU sancì successivamente contro Israele non impedirono comunque che questa azione facesse scuola per una nuova concezione di legislazione bellica, quella della “guerra preventiva”: vedi in meritoThe Bush doctrine makes nonsense of the UN charter-e- S-RES-487(1981) Security Council Resolution 487 (1981)).. Saddam nonostante il bombardamento del 1981, è caduto nella trappola di invadere il Kwait – col tacito permesso americano, che poi è stato negato di essere stato concesso dagli Usa stessi – ed ha subito l’invasione del 1991, che si è fermata alle porte di Baghdad, a condizione che Saddam facesse entrare i tecnici per constatare che veramente avesse rinunciato allo sforzo di dotarsi della bomba atomica come deterrente. Gli ispettori hanno accertato che l’Iraq realmente non possedeva né bomba atomica, né armi di distruzioni di massa e quindi ha dato il via libera agli Usa e GB di invadere l’Iraq nel 2003 e di farsi impiccare. Come si vede la politica della “mano tesa” è servita soltanto per mettere il cappio al collo di Saddam. ●Lo stesso è stato fatto alla Libia nel 2011 e in ambito religioso si procede, dal 1979-1984 e dal 2005 in maniera sempre più intensa, a fare un’operazione simile verso il mondo antimodernista (infatti la globalizzazione e il mondialismo prevedono la erezione di una “Repubblica universale” ed assieme di un “Tempio universale”). Una volta che il potere sinarchico e mondialista civile e “religioso” ha constatato che il nemico è inoffensivo, allora lo strozza. “Saddam docet”. Infatti nel 2003 Gheddafi, dopo la caduta di Baghdad, ha cominciato a temere di fare la stessa fine di Saddam, ma invece di premunirsi fornendosi di materiale nucleare deterrente e non offensivo (“si vis pacem para bellum!”), nel dicembre del 2003 ha rinunciato ai programmi nucleari libici, che già erano in corso e che lo avrebbero salvato dalla “rivoluzione” della “primavera araba” del 2011, pilotata da Israele, Usa e Nato ed eseguita dalla manovalanza qaedista proveniente, in massima parte, dall’Africa nera, coadiuvati e finanziati dall’Arabia Saudita, dagli Emirati arabi e dal Qatar. Bush junior e Tony Blair gli hanno teso il tranello e il colonnello libico c’è cascato in pieno. Ha disarmato, ha fatto entrare il “cavallo di Ulisse” dentro “Troia”. Usa e GB hanno proposto Gheddafi come esempio da imitare all’Iran e alla Corea del nord, le quali non hanno raccolto l’invito, altrimenti ora si troverebbero nella stessa situazione di Gheddafi, che all’inizio della “rivoluzione” circa sei mesi fa, assieme ai suoi figli avrebbe voluto trattare una “resa condizionata”, ma gli è stata imposta come all’Italia, Giappone e Germania nel 1943-45 la “resa incondizionata”. Gheddafi ha la scelta di morire in combattimento o di essere assassinato dal Tribunale dell’Aja, che continua quello di Norimberga del 1946. Ezio Bonsignore commenta: «Gheddafi ha stupidamente dato via l’unico asset che avrebbe protetto il suo Paese dall’intervento armato della Nato» (Military Technology, ibidem, p. 3). Se avesse mantenuto le pochi ma sufficientemente deterrenti armi nucleari e i missili a lungo raggio, lo scenario attuale sarebbe da incubo. Un incubo che rischiamo di vivere tra poco, quando si passerà all’aggressione della Siria e dell’Iran.

Purtroppo se la “Storia è maestra di vita”, quasi nessuno la vuole ascoltare. Gheddafi è stato uno di questi (e il mondo legato alla Tradizione cattolica rischia di fare una fine simile, anche se meno cruenta e più soft, secondo lo stile paludato clericale ed ecclesiasticohttp://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn10#_ftn10). L’America ha prima blandito con parole dolci e incoraggianti la Libia a disarmare, facendole balenare un futuro di pace e tranquillità nel seno dell’Occidente e fuori del ghetto pan-arabista, poi – invece – ha inghiottito Gheddafi e il suo Paese, dopo essersi assicurata che essi stessi si erano auto-disarmati.  

VIDEO – Saif al-Islam Gaddafi:

“il nostro più grande errore è stato di aver interrotto, o ritardato, l’acquisto di nuove armi…eravamo in pace…e l’altro errore è stato quello di aver creduto ai nostri nemici”

http://www.youtube.com/watch?v=vHXy57Pyd7w

 Morale della favola

Oggi 9 settembre sento alla radio (GR1) che al-Qaeda (finanziata dagli Usa prima, durante e dopo l’11 settembre 2001, come dimostrano gli avvenimenti libici), starebbe preparando un grande attacco a New York per il 10° anniversario dell’11 settembre. È, forse, l’ennesima auto-strage giudaico-americanista per lanciare una III guerra mondiale “mini” atomica?

Perciò non bisogna disarmare né militarmente (Iran), né teologicamente (antimodernisti ed “ermeneutica della continuità”). Anzi, proprio l’aggressione alla Libia si rivelerà alla lunga un boomerang, che spingerà i Paesi nell’occhio del mirino a dotarsi di mini testate nucleari e di missili deterrenti a lunga gittata per portarle a destinazione in caso di aggressione. Le cinque lettere del general Cambron sono oggi più attuali che mai.

Lo stesso vale in campo religioso, l’antimodernismo – con la tattica dell’ermeneutica della continuità – sta subendo lo stesso accerchiamento, che lo porterebbe alla resa spontanea, nella speranza di una pace duratura. Invece sarebbe soltanto l’inizio della fine. “Chi ha orecchie per intendere, intenda”. Ma “numerus stultorum infinitus est”. Mi ricordo un piacevole episodio (che ritorna attuale) svoltosi a Torino, circa 28 anni or sono, quando morto mons. Attilio Vaudagnotti, il quale aveva mantenuta la Messa tradizionale nel Capoluogo piemontese, presso la Chiesa della Misericordia, vi furono dei “colloqui” tra l’Arcivescovado ed alcuni notabili “tradizionalisti”, legati più al canto gregoriano che alla Messa romana, i quali avrebbero accettato il diktat dell’Arcivescovo Ballestrero di poter continuare ad usufruire della Messa in lingua latina e cantata gregorianamente, ma secondo il Novus Ordo Missae. Un dottore degli alpini, Renato Carnaghi, oramai morto, quando nel corso della riunione il Segretario dell’Arcivescovo ed i notabili conservatori del canto gregoriano e della lingua latina stavano per concludere la pace, ossia la Messa nuova in latino, si alzò e disse: “Signori, qui caliamo la braghe. Ma se io mi calo le braghe è per mostrarvi il deretano!”http://www.doncurzionitoglia.com/si_vis_pacem_para_nuclearem.htm – _ftn11#_ftn11. Ebbene questa semplice frase fece naufragare il tranello. La Messa tradizionale a Torino è continuata grazie ad una frase breve ma “forte”, “chi è breve è bravo”, la fortezza è una virtù “cardinale” (non “sacerdotale”). Facciamone tesoro!

d. CURZIO NITOGLIA

9 settembre 2011

[1] http://blog.panorama.it a cura di Anna Mazzone giornalista del quotidiano Il Riformista, 1° settembre 2001.

[2] http://www3.lastampa.it, 31 agosto 2001.

[3] Vladislav Gulevitch, un analista del sito russo Strategic Culture Foundation, ha citato un ex vice segretario di Stato al Tesoro americano Graig Roberts, il quale ha dichiarato: «Noi americani dobbiamo rovesciare Gheddafi e Assad perché vogliamo espellere Cina e Russia dal Mediterraneo».

[4] http://blog.panorama.it a cura di A. Mazzone, 1° settembre 2001.

[5] Ivo Caizzi, Corriere della Sera, 3 settembre 2001, p. 20. Su la Repubblica del 3 settembre 2011 a pagina 1, Bernardo Valli, ha intervistato il nuovo rais di Tripoli e della “nuova” Libia, “lo jiadhista che guida Tripoli […]. Abdel Hakim Belhaj […] ex diretto interlocutore di Bin Laden e del Mullah Omar. […]. Gli americani lo avevano arrestato nel 2004, all’aeroporto di Kuala Lumpur in Malesia, […] trasferito in una prigione a Bangkok torturato dagli uomini della Cia e poi consegnato ai libici. […] Ha partecipato all’insurrezione contro Gheddafi e potrebbe rivelarsi col tempo un “cavallo di Troia” di al-Qaeda».

[6] Ivi.

[7] http://www.mpgbonn.de

[8] TM news, agenzia giornalistica multicanale, 8 settembre 2011.

[9] TM news, ivi.

[10] Mi riferisco soprattutto alla penetrazione ed occupazione – voglio sperare in buona fede e con le migliori intenzioni – di questo mondo antimodernista, ricco di una buona dose di ingenuità, da parte dei neo e teo/conservatori italiani, atei devoti, stile Marcello Pera, Giuliano Ferrara, ed alcuni membri di ‘Alleanza Cattolica’ e ‘Lepanto Foundation’… “Timeo cripto-modernistas et dona ferentes”.

[11] In realtà da buon alpino usò un termine più “colorito”, che fece arrossire il Segretario dell’Arcivescovo e i notabili del canto gregoriano.