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Codice etico: una riflessione del prof. De Leonardis

In Lavori Università on agosto 31, 2012 at 9:14 pm

(Dal sito http://www.culturacattolica.it/)

 

Il Codice Etico è un lungo documento di 30 pagine. In esso non compare però alcun esplicito riferimento al Magistero, ai suoi testi (p. es. il vigente Catechismo della Chiesa cattolica o il Compendio della dottrina sociale della Chiesa) né, in particolare, alla Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae, emanata il 15 agosto 1990 dal Beato Giovanni Paolo II appositamente per le Università Cattoliche. Tale testo fu definito dal Sommo Pontefice «la “magna charta”» per gli Atenei cattolici. Una Università Cattolica, esso recita, «in quanto cattolica, ispira e svolge la sua ricerca, l’insegnamento e tutte le altre attività secondo gli ideali, i principi e gli atteggiamenti cattolici».

Sono tanto più sorpreso delle omissioni che ho appena ricordato, in quanto si chiede invece esplicitamente di sottoscrivere «il rispetto dei principi ispiratori della Costituzione della Repubblica Italiana e del Trattato sull’Unione Europea, come modificato a Lisbona il 13 dicembre 2007» [art. 2, comma E del Codice etico]. Si tratta di due documenti politici, sui quali mi pare lecito avere riserve ed esprimere dissenso, pur nell’ovvio rispetto delle leggi dello Stato. L’adesione a tali documenti non è richiesta da alcuna norma dello Stato e non mi risulta che nessun ateneo italiano, statale o libero, richieda analoga dichiarazione, che lede la libertà di coscienza. Tanto più che sono ampiamente note le battaglie svolte dai due ultimi Pontefici per ottenere nel Preambolo della “Costituzione europea” la menzione delle radici cristiane dell’Europa, nonché le loro serrate critiche per l’assenza di tale riferimento e la loro denuncia del relativismo riguardo ai valori che ispira l’Unione Europea. Per quanto mi riguarda sono pronto a sottoscrivere una dichiarazione di piena accettazione dei dogmi e di fedeltà al Magistero della Chiesa, ma non credo di poter essere obbligato ad aderire ad altri documenti di carattere laico e politico.

Mi lascia inoltre assai perplesso l’art. I del Titolo I del Codice Etico: «tutti i membri della UCSC hanno diritto a essere trattati come soggetti portatori di diritti e di valori, con spirito di comprensione ed uguale rispetto e considerazione, e a non essere ingiustamente discriminati, direttamente o indirettamente, in ragione di uno o più fattori, inclusi la religione, il genere, l’orientamento sessuale, la coscienza o le convinzioni personali, l’aspetto fisico e il colore della pelle, la lingua, le origini etniche o sociali, la cittadinanza, le condizioni personali e di salute, la gravidanza, le scelte familiari, l’età». È un punto assai delicato sul quale occorre essere estremamente attenti. Sul tema ha già scritto sul vostro sito (http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=30598) l’Avv. Gianfranco Amato, le cui osservazioni sono del tutto condivisibili. In sintesi osservo che un conto è non discriminare in base all’orientamento sessuale, purché non ostentato in maniera provocatoria, altro è riconoscere che l’orientamento omosessuale sia portatore di particolari diritti e valori, come pretenderebbero i promotori dei vari gay pride. Ciò è in evidente contrasto con l’insegnamento costante della Chiesa. Mi pare che invece di fare un lungo elenco ispirato ad una ossessiva “correttezza politica” si poteva semplicemente scrivere che l’Università Cattolica non ammette alcuna discriminazione contraria alle leggi dello Stato ed alla dottrina cattolica.

Mi pare inoltre una caduta di stile che, subito dopo il “Preambolo” e le “disposizioni comuni” la prima questione affrontata dal Codice Etico” siano gli “abusi sessuali e morali”. Mi sembra un tributo pagato alla mentalità pansessualista oggi imperante.

Noto con soddisfazione che il Codice Etico è stato adottato ad experimentum e che fino a tutto il 2012 è possibile inviare agli organi competenti proposte “migliorative”. Certamente lo farò ed auspico che non solo chi opera nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ma tutti i cattolici italiani, ecclesiastici e laici, che ogni anno sono invitati a sostenere il nostro Ateneo, intervengano nel dibattito. Una mobilitazione ferma e rispettosa è indispensabile per rendere il Codice Etico pienamente rispondente alle tradizioni dell’Ateneo e del tutto coerente, senza cedimenti o ambiguità, con la Dottrina della Chiesa.

Professor Massimo de Leonardis

Ordinario di Storia delle Relazioni e delle Istituzioni internazionali

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