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Sovversione e Restaurazione

In Attività on dicembre 13, 2012 at 2:09 pm

 

Il libro può essere ordinato scrivendo a ordine@ordinefuturo.net

Sovversione e restaurazione

L’Europa che verrà (nostra o di Allah?)

In Europa, Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente, Mondo on ottobre 22, 2012 at 9:09 pm

 

Recentemente il cardinale Peter Turckson, presidente del Pontificio Consiglio per la Pace e la Giustizia, ha proposto a tutte le Eccellenze cattoliche attualmente raccolte a Roma per il sinodo dei vescovi un video di natura schietta, pragmatica e sintetica. Argomento trattato: le fredde ma eloquentissime cifre della statistica demografica.

Qui di seguito, in breve, ciò che i padri sinodali hanno appreso.

Fermo restando che, per la ricerca, una popolazione si possa conservare e crescere con – almeno – un tasso di fertilità dell’2,11, di seguito i dati sulla natalità in Europa: Francia 1,8 (da notarsi che per i musulmani all’ombra dell’Arc de Triomphe la rilevazione è dell’8,11), Inghilterra 1,6; Grecia 1,3; Germania 1,3; Italia 1,2; Spagna 1,1; Unione Europea nel suo complesso 1,38.

Eppure l’Europa è sempre più abitata. Chiaramente l’arcano per cui si possa manifestare tale fenomeno è l’immigrazione e l’immigrazione in Unione Europea è per il 90% di provenienza islamica.

Il video procede impietoso: in Francia, attualmente, il 30% dei minori di vent’anni è musulmano, tra quarant’anni la maggioranza dei francesi pregherà verso La Mecca.

In Inghilterra, attualmente, ci sono più musulmani praticanti che cristiani.

In Olanda, attualmente, il 50% dei nuovi nati ha genitori maomettani, tra quindici anni il 50% della popolazione olandese sarà musulmana.

In Belgio, attualmente, il 25% della popolazione e il 50% dei nuovi nati sono musulmani.

Nel 2025 il 33% dei bambini europei saranno avvezzi a memorizzare il corano (breve inciso: siamo sicuri che per il restante 64% ,ma ciò potrebbe valere anche a prescindere da tali analisi, non possa essere utile leggere il Vangelo e il Catechismo?).

Lo Statistisches Bundesmat ( o ufficio federale di statistica, chiaramente tedesco) ha recentemente dichiarato in una relazione ufficiale: “La caduta della popolazione non può più essere fermata. La sua spirale discendente non è più reversibile. La Germania sarà uno stato musulmano entro il 2050”.

È riportata anche una testimonianza gheddafiana che recita: “Ci segni che Allah concederà la vittoria all’Islam in Europa senza spade, senza armi, senza conquiste. Non abbiamo bisogno del terrorismo, non abbiamo bisogno di attentatori omicidi. I più di cinquanta milioni di musulmani renderanno il continente musulmano in pochi decenni”.

In Europa, attualmente, ci sono cinquantadue milioni di islamici, sempre per stime tedesche, saranno centoquattro tra vent’anni.

Eloquente no?

Che ognuno faccia pure le proprie valutazioni, tanto…tanto tanto più la catastrofe (sì catastrofe, perché vedere la Sorbona trasformata in una scuola wahabita con borse di studio in petrodollari graziosamente concessi dagli al Saud è oggettivamente una catastrofe) è grande tanto più sembra inutile denunciarla.

Intollerante? Islamofobo? Oscurantista? Xenofobo? razzista? Fate voi, prenderò nota di tali denunce, ve lo giuro le annoterò in agenda, vedremo però a chi darà ragione la Storia.

A chi la Storia darà ragione…

Mi sia concesso solo di togliermi solo qualche sassolino dalla scarpa, perché forse verrà il giorno in cui si smetterà di sputare su un certo personaggio della nostra storia, prima osannato poi rinnegato. Forse la crescita della natalità, l’incoraggiamento agli sposi, il vanto della famiglia numerosa, le tasse sul celibato e gli sgravi per i maritati (ricordate italiani? O preferite ricordare solo gli stivaloni e il fez?).

Forse tutto ciò aveva una sua logica, forse non sarà stata solo la trovata d’un violento cialtrone romagnolo, buono da applaudire tanto da scorticarsi le mani fino all’osso e da abbandonare alla prova del fuoco.

Forse sarà giudicata più saggia la politica che guarda ai secoli venturi che non quella dei trimestri venturi.

Forse i compuntissimi e sapientissimi e infallibilissimi e indefettibilissimi professori, nel caso Monti e Fornero, che curano il malato togliendoli il pane, che curano la recessione con tasse e riduzioni di spesa ( oh Keynes abbi pietà di loro perché non sanno quello che fanno), che firmano lettere per spellarsi le mani fino all’osso indirizzate alla semianonima Commissione dell’ Unione delle Repubbliche Islamicoventure d’Europa, nel caso rappresentara daViviane Reading, per complimentarsi dell’iniziativa di prossima imposizione di quote rosa nei consigli d’amministrazione (e, si immagina, così, a cascata, in tutte le imprese e in esse in tutti i livelli), in nome d’un concetto d’equità-efficienza di tipo astratto-egalitario che difficilmente trova fondamento nella natura e nella complementarietà tra uomo e donna, che, ci dicono, creerà surplus di portafoglio ma che di certo non porterà la vita nelle famiglie e così nelle nazioni, forse saranno un giorno maledetti per aver tolto al popolo d’Italia e a quelli d’Europa le proprie madri .

Filippo Deidda

Initium sapientiae timor Domini

In Lavori Università on agosto 31, 2012 at 9:18 pm

Poiché sarà possibile modificare il Codice etico fino al 31 dicembre 2012, ci pare opportuno proporre alcuni chiarimenti che – dopo esser stati condivisi nella loro essenza dal Vescovo di Forlì – Bertinoro, mons Pizzi (http://www.diocesiforli.it/news+e+appuntamenti/-hcDocumento/id/827/news-e-appuntamenti.html) – devono assolutamente essere introdotti nel documento presentato dall’Università affinchè il Nostro Ateneo possa considerarsi ancora cattolico non solo di nome, ma anche di fatto.

Come modificare il Codice etico

Per modificare il contenuto del Codice etico è necessario andare all’indirizzo Internet http://www.unicattolica.it/4776.html e, dopo aver compilato la parte relativa alle informazioni personali, copiare il messaggio riportato qui sotto:

Il sottoscritto suggerisce che il Codice Etico venga modificato nei seguenti punti:

                                                                      Preambolo            

1. Rimuovere il riferimento al «cristianesimo» e affermare con chiarezza la vocazione cattolica dell’Università. È opportuno citare la Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae del Beato Giovanni Paolo II.

2, d. Un Ateneo cattolico non si regge su vaghi valori, ma sulla Dottrina cattolica e sulla Fede.  È quindi opportuno citare la prima parte – relativa alla natura dell’università cattolica e ai suoi obiettivi – della Costituzione Apostolica succitata.

2, e. L’accettazione del Trattato di Lisbona pone lo studente cattolico nella necessità di disobbedire all’Università per ubbidire al Papa. Giovanni Paolo II criticò questo trattato e Mons. Rey, Vescovo di Frejus-Toulon, disse che tale Trattato «rappresenta in molti punti una rottura intellettuale e morale con le altre grandi formulazioni giuridiche internazionali, presentando una visione relativistica ed evolutiva dei diritti dell’uomo che mette in causa i principi del diritto naturale».

 

 

Titolo I

Art.1, punto 1. Non si può accettare il concetto di una discriminazione fondata sul cosiddetto «orientamento sessuale», in quanto tale criterio non è condiviso dal Magistero della Chiesa. Tutto questo punto, inoltre, si fonda su una concezione relativista del mondo.

Art.2,  punti 1 – 4. Non si può accettare una disposizione composta da ben quattro commi che pare figlia di una visione culturale “sessocentrica”, tipica della società contemporanea.

Relativismo: codice etico dell’Università Cattolica

In Lavori Università on agosto 31, 2012 at 9:15 pm

 

di Mauro Faverzani

 

 

È ancora “ad experimentum” per un anno, ma ha già scatenato un putiferio: è il nuovo Codice etico, di cui si è dotata l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Trenta pagine fitte fitte, introdotte nel novembre scorso quasi in sordina, senza che nessuno o pochi se ne accorgessero per mesi. Ma ora che son diventate di dominio pubblico, han già suscitato forti reazioni, anche sulla stampa. Alcuni professori, anzi, han dichiarato pubblicamente di nutrire forti riserve e di voler recapitare agli organi competenti una serie di motivate critiche.

Tra questi, c’è il prof. Massimo de Leonardis, ordinario di Storia delle Relazioni e delle Istituzioni Internazionali, dettosi stupito dall’assenza nel Codice di riferimenti al Magistero, ai testi della Chiesa ed, in particolare, al documento Ex Corde Ecclesiae, scritto dal Beato Giovanni Paolo II proprio per le Università Cattoliche: «E’ un’omissione certamente sorprendente  – afferma  – perché la citata Costituzione Apostolica del 15 agosto 1999 è definita esplicitamente dal Pontefice come “Magna Charta” per le università cattoliche. Non ci sono riferimenti al Catechismo o al Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa. Si parla nel primissimo articolo di “principi del Cristianesimo” e non del Cattolicesimo. Tutto questo mi pare alquanto strano, considerando invece il richiamo a testi costituzionali assolutamente laici». Si parla di «gravi cedimenti» ed ambiguità in fatto di morale sessuale.

In che senso? «Il titolo I art. 1, quindi proprio all’inizio – dichiara il prof. de Leonardis – afferma che tutti i membri dell’Università Cattolica hanno diritto ad essere trattati come soggetti portatori di diritti e di valori, ed a non essere ingiustamente discriminati, in ragione di uno o più fattori. Tra questi, il “genere” e l’orientamento sessuale». «Ora, l’omosessuale non è in quanto tale portatore di diritti e di valori, la Chiesa considera anzi l’omosessualità come uno dei peccati più gravi. Credo che questo articolo vada pertanto riformulato. C’è un precedente: l’anno scorso all’Università Bocconi uno studente è stato sanzionato dalla commissione disciplinare dell’Ateneo proprio perché aveva espresso in un manifesto la dottrina della Chiesa in merito. Giudico inoltre una caduta di stile affrontare subito all’art. 2 la voce «abusi sessuali e morali»: che un’Università Cattolica ponga ciò all’inizio di tutta una serie di regole, mi pare una concessione alla mentalità pansessualistica attuale».

Singolare invece l’esplicito richiamo al Trattato di Lisbona, testo in cui fu escluso qualsiasi riferimento alle radici cristiane quale elemento fondativo dell’Europa… «Sì, questo è assolutamente sorprendente  –  prosegue de Leonardis  – Su tale punto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI  – già da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede  sono sempre intervenuti in termini molto drastici contro l’omissione del riferimento alle radici cristiane. Non solo: è stato più volte denunciato e criticato il fatto che l’Unione Europea rappresenti in un certo senso la personificazione di quello che il Santo Padre definisce la dittatura del relativismo.

Io francamente come docente dell’Università Cattolica non vedo perché dovrei dichiarare la mia adesione ai principi del Trattato di Lisbona ed anzi lo stesso riferimento alla Costituzione italiana mi sembra forse superfluo. La legge non lo richiede a professori e studenti. Non vedo perché debba farlo un’Università Cattolica, tanto più quando non richieda una esplicita adesione  ai principi della morale e della dottrina cattolica. Un tempo in questo Ateneo si doveva fare il cosiddetto giuramento antimodernista, che fu abolito dopo il Sessantotto. Non vorrei che adesso vi fossero nuove imposizioni, oltre tutto per documenti che nulla hanno a che vedere con la dottrina cattolica».

Questo codice pare essere invece stato imposto a tutti, docenti e studenti, suscitando anche preoccupazioni: «Guardi, io ovviamente non posso rispondere per gli studenti, alcuni dei quali mi hanno avvicinato esprimendomi le loro perplessità, né per il personale tecnico-amministrativo. Posso parlare come docente… Devo dire che c’è stata, a mio giudizio, un’insufficiente comunicazione: mi risulta che questo codice etico sia stato approvato l’11 luglio del 2011 dal Senato accademico e che sia entrato in vigore dal primo novembre. Io, essendo anche Direttore di Dipartimento, sono molto attento a tutta la normativa diffusa, ma confesso di aver appreso per caso della sua esistenza solo ad aprile-maggio.

Quando ho riunito il mio Dipartimento, ho constatato come la maggior parte dei membri, anzi quasi tutti nulla sapesse della sua esistenza. Mi risulta che almeno uno degli assistenti ecclesiastici ed alcuni Vescovi siano perplessi in merito al testo. É possibile segnalare suggerimenti migliorativi, credo si debba approfittare di tale opportunità, per ottenerne un decisivo miglioramento. Quanto all’adesione, in assenza di miglioramenti, firmerò ma con le riserve esplicite citate, perché vi sono gravi limiti».

Tra l’altro c’è un problema anche di forma: il Codice etico – recita il comma 5 dell’art. 51 –  «non sostituisce i precetti contenuti nelle leggi, nei regolamenti, nonché nello Statuto e nelle restanti fonti espressive dell’autonomia universitaria».

Ma allora che cos’è? Non c’è già scritto tutto – e meglio – nei documenti citati, tuttora in vigore? E che potere vincolante ha? In nome di che cosa? Sono interrogativi, cui gli ideatori del Codice sarebbe bene dessero risposta.

Codice etico: una riflessione del prof. De Leonardis

In Lavori Università on agosto 31, 2012 at 9:14 pm

(Dal sito http://www.culturacattolica.it/)

 

Il Codice Etico è un lungo documento di 30 pagine. In esso non compare però alcun esplicito riferimento al Magistero, ai suoi testi (p. es. il vigente Catechismo della Chiesa cattolica o il Compendio della dottrina sociale della Chiesa) né, in particolare, alla Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae, emanata il 15 agosto 1990 dal Beato Giovanni Paolo II appositamente per le Università Cattoliche. Tale testo fu definito dal Sommo Pontefice «la “magna charta”» per gli Atenei cattolici. Una Università Cattolica, esso recita, «in quanto cattolica, ispira e svolge la sua ricerca, l’insegnamento e tutte le altre attività secondo gli ideali, i principi e gli atteggiamenti cattolici».

Sono tanto più sorpreso delle omissioni che ho appena ricordato, in quanto si chiede invece esplicitamente di sottoscrivere «il rispetto dei principi ispiratori della Costituzione della Repubblica Italiana e del Trattato sull’Unione Europea, come modificato a Lisbona il 13 dicembre 2007» [art. 2, comma E del Codice etico]. Si tratta di due documenti politici, sui quali mi pare lecito avere riserve ed esprimere dissenso, pur nell’ovvio rispetto delle leggi dello Stato. L’adesione a tali documenti non è richiesta da alcuna norma dello Stato e non mi risulta che nessun ateneo italiano, statale o libero, richieda analoga dichiarazione, che lede la libertà di coscienza. Tanto più che sono ampiamente note le battaglie svolte dai due ultimi Pontefici per ottenere nel Preambolo della “Costituzione europea” la menzione delle radici cristiane dell’Europa, nonché le loro serrate critiche per l’assenza di tale riferimento e la loro denuncia del relativismo riguardo ai valori che ispira l’Unione Europea. Per quanto mi riguarda sono pronto a sottoscrivere una dichiarazione di piena accettazione dei dogmi e di fedeltà al Magistero della Chiesa, ma non credo di poter essere obbligato ad aderire ad altri documenti di carattere laico e politico.

Mi lascia inoltre assai perplesso l’art. I del Titolo I del Codice Etico: «tutti i membri della UCSC hanno diritto a essere trattati come soggetti portatori di diritti e di valori, con spirito di comprensione ed uguale rispetto e considerazione, e a non essere ingiustamente discriminati, direttamente o indirettamente, in ragione di uno o più fattori, inclusi la religione, il genere, l’orientamento sessuale, la coscienza o le convinzioni personali, l’aspetto fisico e il colore della pelle, la lingua, le origini etniche o sociali, la cittadinanza, le condizioni personali e di salute, la gravidanza, le scelte familiari, l’età». È un punto assai delicato sul quale occorre essere estremamente attenti. Sul tema ha già scritto sul vostro sito (http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=30598) l’Avv. Gianfranco Amato, le cui osservazioni sono del tutto condivisibili. In sintesi osservo che un conto è non discriminare in base all’orientamento sessuale, purché non ostentato in maniera provocatoria, altro è riconoscere che l’orientamento omosessuale sia portatore di particolari diritti e valori, come pretenderebbero i promotori dei vari gay pride. Ciò è in evidente contrasto con l’insegnamento costante della Chiesa. Mi pare che invece di fare un lungo elenco ispirato ad una ossessiva “correttezza politica” si poteva semplicemente scrivere che l’Università Cattolica non ammette alcuna discriminazione contraria alle leggi dello Stato ed alla dottrina cattolica.

Mi pare inoltre una caduta di stile che, subito dopo il “Preambolo” e le “disposizioni comuni” la prima questione affrontata dal Codice Etico” siano gli “abusi sessuali e morali”. Mi sembra un tributo pagato alla mentalità pansessualista oggi imperante.

Noto con soddisfazione che il Codice Etico è stato adottato ad experimentum e che fino a tutto il 2012 è possibile inviare agli organi competenti proposte “migliorative”. Certamente lo farò ed auspico che non solo chi opera nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ma tutti i cattolici italiani, ecclesiastici e laici, che ogni anno sono invitati a sostenere il nostro Ateneo, intervengano nel dibattito. Una mobilitazione ferma e rispettosa è indispensabile per rendere il Codice Etico pienamente rispondente alle tradizioni dell’Ateneo e del tutto coerente, senza cedimenti o ambiguità, con la Dottrina della Chiesa.

Professor Massimo de Leonardis

Ordinario di Storia delle Relazioni e delle Istituzioni internazionali

DALLA GUERRA FREDDA A QUELLA NUCLEARE

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on giugno 29, 2012 at 1:21 am

d. CURZIO NITOGLIA
27 giugno 2012

…”la pace in Siria potrebbe essere salvata se tutti dicessero la verità”…
*
● «La pace in Siria potrebbe essere salvata se tutti dicessero la verità. […]. Ad Homs le forze di opposizione, finanziate da Qatar e Arabia Saudita, hanno occupato due quartieri in cui si trovano tutte le chiese cattoliche e i vescovadi. La spettacolo è desolante, la chiesa di Mar Elian è semidistrutta e quella di N. S. della Pace è ancora occupata dai ribelli, le case dei cristiani sono gravemente danneggiate e completamente abbandonate dai loro abitanti, fuggiti senza prendere nulla. Tutti i cristiani (138. 000) sono fuggiti in Libano e a Damasco. Un sacerdote è stato ucciso e un altro ferito da tre proiettili nell’addome. […]. Nella capitale si temono le autobombe e altri attentati di kamikaze islamisti, per lo più sunniti salafiti, che odiano il regime alawita di Assad. Attualmente si sta tentando di destabilizzare il Paese tramite i guerriglieri rivoltosi che non sono siriani. […]. I cristiani sono pronti ad ammetter di non essere mai stati così liberi come sotto il governo di Assad, che ha concesso loro il pieno riconoscimento dei loro diritti. […]. I nemici della Siria hanno arruolato i ‘Fratelli Musulmani’ al fine di distruggere le relazioni fraterne che esistevano tradizionalmente in Siria tra musulmani e cristiani. Eppure non ci sono ancora riusciti, anzi hanno provocato una reazione contraria e le due comunità sono più unite di prima» (Vescovo greco cattolico Tournyol du Clos all’Agenzia “Fides”, 20 giugno 2012).

● «Considerate e guardate che il giorno della morte si avvicina (Gen. 47, 29). Vi prego con rispetto […] che non abbiate a dimenticare il Signore per le preoccupazioni e le cure di questo mondo, perché tutti coloro che Lo dimenticano sono maledetti (Sal. 118, 21) […]; e quanto più sapienti e potenti saranno stati in questo mondo, tanto maggiori tormenti sosterranno all’inferno (Sap. 6, 7). […]. Cercate che sia molto onorato il Signore dal popolo che vi è stato affidato» (San Francesco d’Assisi, Lettera prima ai Reggitori dei popoli).
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● Ieri (anni Quaranta/Ottanta) si parlava di “guerra fredda” tra America e Unione Sovietica. La posizione cattolica era innanzi tutto anti-comunista, senza però sposare in toto la causa atlantica anglo-americana e sionista. Oggi (2001-2012) il dilemma si pone di fronte all’aggressione mondialista dell’Americanismo Sionista contro i Paesi mediterranei e mediorientali, la quale dopo aver distrutto intellettualmente, moralmente, spiritualmente l’Europa dal 1945 agli anni Sessanta, toccando il vertice con il 1968, cerca attualmente di distruggerla anche economicamente con i vari governi di tecnici “succhiatori di sangue”, i quali sono gli esattori del mondo anglo-americano ed israelita, che aggrediscono soprattutto le Nazioni cattoliche o mediterranee (v. Grecia, Portogallo, Spagna e Italia). Ad esempio in Italia il governo Monti è formato in larga parte da persone le quali hanno lavorato per la Goldman & Sachs e fanno parte della Trilateral o del Bildberg club e stanno svendendo ciò che resta dell’industria, economia e finanza italiana a Nazioni estere per lo più protestanti ed anglosassoni. Questa situazione, inoltre, rischia di sfociare in una rivoluzione sociale nazionale ed internazionale provocata dalla miseria. Infatti è tutta l’Europa ad essere in crisi (tranne la Germania) e non solo l’Italia.

● In Medio Oriente, attualmente, la Siria è l’antemurale dell’Iran, il quale lo è a sua volta della Russia di Putin, che non può permettere una invasione della Siria. Perciò, mentre Israele con Netanyahu e Barak e la Francia con Hollande incitano gli Usa di Obama ancora riluttanti all’invasione, la Russia pone il veto, ma, siccome oramai il conflitto è già entrato in Siria sotto apparenza di “guerra civile”, in realtà pilotata da “potenze straniere”, ci si domanda sino a quando la situazione non degenererà in una vera e propria invasione da parte della Nato teleguidata da Israele, che risucchierebbe inevitabilmente l’America nonostante le titubanze dell’attuale Amministrazione democratica, come è successo – mutatis mutandis – in Libia. Ciò sarebbe l’inizio di una guerra mondiale e atomica a giudizio di quasi tutti gli analisti militari ed esperti di geo-politica. Infatti la Russia non potrebbe permettere di ritrovarsi le forze Nato e Usa ai suoi confini.

● Quello che colpisce maggiormente è il silenzio della S. Sede, la quale, mentre sotto il pontificato di Giovanni Paolo II aveva stigmatizzato l’invasione dell’Iraq, oggi sotto Benedetto XVI non alza neppure la voce per far sentire il suo pensiero (v. Libia e Siria) e se i Vescovi locali lo fanno vengono messi a tacere (v. Mons. Martinelli, Arcivescovo di Tripoli). Purtroppo il pontificato di Benedetto XVI registra, dal punto di vista politico, un netto peggioramento rispetto a quello del suo predecessore, dato l’attuale appiattimento su posizioni americaniste, sioniste e teoconservatrici. Ora non si tratta solo di diplomazia o “politica estera”, ma di concezione della vita. Infatti questa è una guerra ideologica dell’Americanismo antitrinitario, del Sionismo deicida e del Neoconservatorismo iper-liberale e liberista contro le ultime vestigia dell’Europa e dei Paesi mediterranei, che, pur non essendo cattolici, avevano da una parte osteggiato l’islamismo radicale (v. Iraq di Saddam, Egitto di Mubarak, Libia di Gheddafi, Tunisia di Ben Alì, Siria di Assad) e dall’altra rifiutato la cultura illuministica.

● Il Vescovo francese Philip Tournyol du Clos, Archimandrita greco-cattolico melchita, ha inviato una testimonianza all’Agenzia “Fides” il 20 giugno del 2012 in cui scrive: «La pace in Siria potrebbe essere salvata se tutti dicessero la verità. […]. Ad Homs le forze di opposizione, finanziate da Qatar e Arabia Saudita, hanno occupato due quartieri in cui si trovano tutte le chiese cattoliche e i vescovadi. La spettacolo è desolante, la chiesa di Mar Elian è semidistrutta e quella di N. S. della Pace è ancora occupata dai ribelli, le case dei cristiani sono gravemente danneggiate e completamente abbandonate dai loro abitanti, fuggiti senza prendere nulla. Tutti i cristiani (138. 000) sono fuggiti in Libano e a Damasco. Un sacerdote è stato ucciso e un altro ferito da tre proiettili nell’addome. […]. Nella capitale si temono le autobombe e altri attentati di kamikaze islamisti, per lo più sunniti salafiti, che odiano il regime alawita di Assad. Attualmente si sta tentando di destabilizzare il Paese tramite i guerriglieri rivoltosi che non sono siriani. […]. I cristiani sono pronti ad ammetter di non essere mai stati così liberi come sotto il governo di Assad, che ha concesso loro il pieno riconoscimento dei loro diritti. […]. I nemici della Siria hanno arruolato i ‘Fratelli Musulmani’ al fine di distruggere le relazioni fraterne che esistevano tradizionalmente in Siria tra musulmani e cristiani. Eppure non ci sono ancora riusciti, anzi hanno provocato una reazione contraria e le due comunità sono più unite di prima». Chi ha parlato di questa intervista? Chi difende la verità dei fatti in Siria? Sembra proprio quasi nessuno dei potenti di questo mondo.

● San Francesco d’Assisi nella sua Lettera prima ai Reggitori dei popoli ha scritto: «Considerate e guardate che il giorno della morte si avvicina (Gen. 47, 29). Vi prego con rispetto […] che non abbiate a dimenticare il Signore per le preoccupazioni e le cure di questo mondo, perché tutti coloro che Lo dimenticano sono maledetti (Sal. 118, 21) […]; e quanto più sapienti e potenti saranno stati in questo mondo, tanto maggiori tormenti sosterranno all’inferno (Sap. 6, 7). […]. Cercate che sia molto onorato il Signore dal popolo che vi è stato affidato».

● Il Messianismo ebraico-americanista, se trionferà, vorrà accaparrarsi il dominio del mondo intero ed instaurare una “Repubblica universale” di stampo massonico, che è il preludio al regno dell’Anticristo. Perciò tacere equivale ad accettare implicitamente una simile eventualità catastrofica non solo per la Chiesa ma per il mondo intero. Umanamente parlando la situazione all’interno della Chiesa è “disperata”, ma quando si parla della Chiesa, che è il Corpo Mistico di Cristo, “l’umanamente parlando” è molto relativo rispetto all’onnipotenza assoluta di Dio che ha fondato la Chiesa. Questo non bisogna mai dimenticarlo, altrimenti rischieremmo di fare come coloro che di fronte allo scacco del Venerdì Santo si scandalizzarono di Gesù e persero ogni speranza.

● Attenzione! l’anti-islamismo odierno degli Usa non è teologico, ma è fatto sostanzialmente di spirito superliberista o materialista, che mira solo a mantenere una situazione economico militare superiore e vantaggiosa. Esso cerca di servirsi addirittura dell’islamismo radicale per scalzare i Governi forti del mondo arabo, i quali non sono indebitati pubblicamente nei confronti delle potenze mondiali plutocratiche e non hanno accettato i princìpi del democraticismo e dell’illuminismo rivoluzionario, sui quali, invece, si è costituita l’America.

● L’Europa, tranne qualche eccezione, ha purtroppo perso la sua identità, soprattutto nei suoi dirigenti, ed è sradicata dalla sua tradizione greco-romana e patristico-scolastica, che, partendo dalla Roma dei Cesari, si era perfezionata nella Roma della Cristianità. Oggi l’Europa sceglie come sue radici il soggettivismo religioso luterano, quello filosofico cartesiano/idealista e quello sociale rousseauiano.

● L’America e le Nazioni anglosassoni, rifacendosi alla modernità illuministica, incarnano una concezione di vita sostanzialmente diversa da quella dell’Europa classica. Il giudaismo talmudico, la massoneria e il protestantesimo hanno plasmato queste Nazioni e le hanno costruite su una concezione che fa della libertà un Assoluto e non una facoltà (Liberalismo), della natura qualcosa di super-ottimisticamente buono e non ferito dal peccato originale (Naturalismo), della democrazia moderna, secondo cui il potere viene dal basso, l’unico modo di governo (Democratismo), delle ricchezze un Fine e non un mezzo (Crematistica o Pecuniativa liberista) e dell’intelletto umano una semplice “sensibilità” comune agli animali (Sensismo moderatamente illuminista britannico).

● Questi princìpi sembrano essere contrari al social-comunismo, ma, in realtà, ne sono soltanto apparentemente diversi, poiché la sostanza è la stessa: il materialismo edonistico. Perciò l’americanismo e il socialismo sono le due facce della stessa medaglia e non si può collaborare con l’America incondizionatamente e ingenuamente anche se per difendersi da un nemico terribile qual era ieri l’Unione Sovietica ed oggi l’islamismo estremistico, ma occorre – prima di collaborare contro il nemico comune – saper prendere le necessarie precauzioni da un falso amico, che potrebbe rivelarsi più infido e perfido del nemico aperto.

● Lo spirito missionario della Cristianità è totalmente diverso dallo spirito totalitario del Mondialismo giudaico-americanista. Infatti ogni popolo ha il diritto di organizzare la propria vita temporale tenendo conto della sua forma mentis, di maniera che l’imposizione di un modello di vita unico, livellatore e uniformatore costituisce una violenza contro il diritto naturale e internazionale. La Chiesa, ad esempio, ha una Liturgia e un Codice di Diritto Canonico diversi per l’Oriente e per il mondo Latino. Oggi, invece, il Mondialismo cerca di uccidere la cultura del Medio e del Vicino Oriente, in nome del progresso e della democrazia.

● Tuttavia nessun popolo ha il diritto di ledere la Legge naturale e divina. Per esempio, se un popolo ha leggi e tradizioni che vìolano il Decalogo (bruciare le vedove sulla pira dei mariti defunti, liceità della poligamia, dell’aborto o addirittura dell’infanticidio, la schiavitù secondo cui il signore ha potere di vita e di morte sugli schiavi), la Chiesa ha il dovere di evangelizzarlo, inviando dei missionari, pacificamente. Ma se i popoli infedeli cacciano i missionari, allora la Chiesa tramite gli Stati (una volta) civilizzati e cristiani – esauriti i mezzi di evangelizzazione – può inviare i missionari anche con la forza per convincere i popoli infedeli ad accoglierli, poiché, se li hanno cacciati dopo aver ascoltato il Vangelo, non lo hanno fatto per ignoranza invincibile ma colpevole. Quindi si può rivendicare il diritto di esercitare liberamente la Missione che Cristo ha dato alla Chiesa di evangelizzare il mondo intero senza coercizione intrinseca. Altrimenti bisognerebbe “obbedire agli uomini piuttosto che a Dio”, contrariamente a quanto ci è stato rivelato. Questa è la dottrina e la teoria, anche se, dati i tempi, la pratica di questi princìpi immutabili risulta inattuabile.

● Ecco la dottrina sulla sana colonizzazione come conseguenza dell’evangelizzazione. Tuttavia anche la colonizzazione ha dei limiti che non può oltrepassare. Se si entra in una Nazione pagana con la pressione diplomatica o con la forza conquistatrice, si devono rispettare le norme della guerra giusta e mai violarle con la menzogna, la mancanza di lealtà, le frodi e gli abusi. “Non facciamo il male per ottenere il bene”, insegna S. Paolo. Quindi lo spirito della conquista e del colonialismo deve essere finalizzato al Vangelo ossia alla salvezza delle anime (evangelizzazione), al benessere comune temporale subordinato a quello spirituale (civilizzazione). Le Nazioni sono un insieme di famiglie e di uomini concepiti col Peccato Originale e vanno educate come gli individui dai quali sono formate. Il “Nazionalismo esasperato”, che non è amor patrio, esagera le qualità della propria Nazione come se essa fosse l’Immacolata Concezione e rifiuta l’idea che essa debba e possa essere civilizzata, educata, conquistata ed evangelizzata, proprio come oggi si rifiuta l’idea del battesimo dei neonati. Questo è l’errore per eccesso che rifiuta la verità e la Grazia per amore disordinato della Nazione elevata a idolo.

● Oggi si assiste al processo inverso: sono i popoli incivili ed infedeli ad invadere e conquistare quelli che una volta erano veramente civili e fedeli. Oppure è l’Europa moderna e post-moderna, corrotta e sradicata, che invia presso gli altri popoli la stampa, i video immorali e propagatori di errori (soggettivismo, relativismo, permissivismo …). Insomma è il paradosso della “bis-paganizzazione” dell’Oriente fatta dall’Europa americanizzata ed apostata. Purtroppo l’America da popolo civilizzato è diventata Superpotenza “in/civilizzatrice” della cultura europea, la quale oggi è il suo strumento di dissoluzione e sovversione intellettuale, morale e spirituale. Questo è l’errore per difetto, che ha paura di evangelizzare, ed allora corrompe liberamente e democraticamente gli altri popoli, come fa un “portatore sano”, esportando la filosofia moderna e l’immoralità edonistica.

● La verità, che si erge nel giusto mezzo di altezza e non di mediocrità tra eccesso e difetto, è il vero spirito colonizzatore, conquistatore ed evangelizzatore, i quali consistono nel portare civiltà, cultura e vera Religione rispettando la forma mentis e le tradizioni dei popoli selvaggi ed infedeli, quando non siano in contrasto con la legge naturale e divina. In breve si tratta di cristianizzare l’Oriente e non di “occidentalizzarlo” o americanizzarlo. Purtroppo questo spirito è mancato specialmente negli ultimi cinquanta anni in cui la civiltà greco-romana e cristiana è stata rimpiazzata dal giudeo-americanismo, il quale si è infiltrato nella Chiesa (con il Concilio Vaticano II), ha corrotto l’Europa con la seconda guerra mondiale e il Sessantotto ed ora si appresta a conquistare il mondo intero, in nome della democrazia e del progresso (Mondialismo o Globalizzazione, 2001-2012).

● Purtroppo l’esportazione del peggiore spirito occidentale (orgoglio efficientistico progressista, permissivismo e dissolutezza morali, assenza di valori naturali e soprannaturali, scetticismo e relativismo soggettivistici) ha esacerbato uno spirito di rifiuto e di rivalsa soprattutto nel mondo arabo, (specialmente dopo la tragedia palestinese del 1948-1967), il quale con le leggi sull’immigrazione è stato chiamato, poi, ad invadere e conquistare un’Europa senza anima né forze fisiche, intellettuali, morali e spirituali. Naturalmente parlando vincerà il più forte, ma soprannaturalmente parlando la Chiesa conta sempre sull’assistenza onnipotente di Cristo “ogni giorno sino alla fine del mondo”.

d.Curzio Nitoglia

IL FUMO DI SATANA DENTRO L’UNIVERSITA’ CATTOLICA

In Attività, Lavori Università on giugno 27, 2012 at 6:43 pm

IL FUMO DI SATANA DENTRO L’UNIVERSITA’ CATTOLICA

L’Università ex cattolica dimentica i riferimenti al magistero e impone il rispetto del Trattato di Lisbona relativista e politicamente corretto (con effetti concreti: ad esempio, diventa impossibile criticare l’ideologia gay)

«In una Università cattolica gli ideali, gli atteggiamenti e i principi cattolici permeano e informano le attività universitarie conformemente alla natura e all’autonomia proprie di tali attività», «le implicazioni morali, presenti in ciascuna disciplina, sono esaminate come parte integrante dell’insegnamento della stessa disciplina (…), e la teologia cattolica, insegnata in piena fedeltà alla Scrittura, alla tradizione e al magistero della Chiesa, offrirà una chiara conoscenza dei principi del Vangelo, la quale arricchirà il significato della vita umana e le conferirà una nuova dignità» (punti 14 e 20 della Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae emanata dal Romano Pontefice, il Beato Giovanni Paolo II, il 15 agosto 1990).
Così era l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che io ho conosciuto, ho frequentato ed in cui mi sono laureato, una trentina di anni fa. Prima, quindi, che lo stesso Ateneo decidesse di dotarsi del recente Codice Etico, alla cui sottoscrizione gli studenti sono peraltro obbligati. Si tratta di un testo di trenta pagine in cui aleggia ambiguamente una perniciosa vena relativista intrisa della più venefica political correctness. Trenta pagine in cui non viene fatta neppure una sola menzione a concetti quali Chiesa Cattolica, Papa, Magistero, Tradizione. Con buona pace della Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae.
Come ha giustamente denunciato il Centro Studi Jean d’Arc, all’art.1 del Preambolo del Codice Etico si accenna solamente ad un generico «Cristianesimo», senza alcun richiamo alla Fede Cattolica, mentre all’art. 2, lett. e), si invitano gli studenti, i docenti e il personale dell’Università al «rispetto dei principi ispiratori della Costituzione della Repubblica Italiana e del Trattato sull’Unione europea, come modificato a Lisbona il 13 dicembre 2007». E’ lo stesso trattato, peraltro, che secondo quanto evidenziato da S.E. Mons. Dominique Marie Jean Rey, Vescovo di Frejus-Toulon, «rappresenta in molti punti una rottura intellettuale e morale con le altre grandi formulazioni giuridiche internazionali, presentando una visione relativistica ed evolutiva dei diritti dell’uomo che mette in causa i principi del diritto naturale». La parte del Codice Etico dedicata, poi, alle «Disposizioni comuni», rigorosamente ispirata al politically correct, gronda pure di venature relativiste, le stesse contro cui continua a combattere, con ostinato coraggio, Sua Santità Benedetto XVI. Tra le varie perle se ne può scegliere una in particolare. L’art.1, ad esempio, si incarica di vietare ogni forma di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale di una persona. La stessa generica forma, fumosa ed ambigua, utilizzata dai sacerdoti del politicamente corretto per bollare di omofobia chiunque osi solamente accennare alle chiare ed univoche posizioni della Chiesa Cattolica in materia. Com’è noto, infatti, per i cattolici l’orientamento sessuale non può costituire una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc., rispetto alla non-discriminazione, perché diversamente da queste, essa appartiene oggettivamente alla sfera etico-morale. E vi sono ambiti nei quali non può considerarsi ingiusta discriminazione il fatto di tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido.
Il Magistero della Chiesa Cattolica sul punto è chiarissimo, come attesta un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, che merita di essere testualmente riportato in alcuni suoi passi:

12. Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone, incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale. Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole ma anche nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Così è accettato che lo stato possa restringere l’esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune.
13. Includere la “tendenza omosessuale” fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l’omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta “affirmative action” o trattamento preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all’omosessualità, che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dell’omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dell’omosessualità. L’omosessualità di una persona sarebbe invocata in opposizione a una asserita discriminazione e così l’esercizio dei diritti sarebbe difeso precisamente attraverso l’affermazione della condizione omosessuale invece che nei termini di una violazione di diritti umani fondamentali.
14. La “tendenza sessuale” di una persona non è paragonabile alla razza, al sesso, all’età, ecc. anche per un’altra ragione che merita attenzione, oltre quella sopramenzionata. La tendenza sessuale di un individuo non è in genere nota ad altri a meno che egli identifichi pubblicamente se stesso come avente questa tendenza o almeno qualche comportamento esterno lo manifesti. Di regola, la maggioranza delle persone a tendenza omosessuale che cercano di condurre una vita casta non rende pubblica la sua tendenza sessuale. Di conseguenza il problema della discriminazione in termini di impiego, alloggio, ecc. normalmente non si pone.
Le persone omosessuali che dichiarano la loro omosessualità sono in genere proprio quelle che ritengono il comportamento o lo stile di vita omosessuale essere “indifferente o addirittura buono”, e quindi degno di approvazione pubblica. È all’interno di questo gruppo di persone che si possono trovare più facilmente coloro che cercano di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile, coloro che usano la tattica di affermare con toni di protesta che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali (…) è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione. Inoltre, vi è il pericolo che una legislazione che faccia dell’omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge.

Ebbene, è ora lecito domandarsi se, stando al nuovo Codice Etico dell’Università Cattolica, gli studenti potranno ancora sostenere – senza per questo passare per discriminatori – che l’omosessualità rappresenta una «grave depravazione» (Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10.), che i suoi atti «sono intrinsecamente disordinati» (Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana), e «contrari alla legge naturale», poiché «precludono all’atto sessuale il dono della vita e non costituiscono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale» (art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica). Potranno sostenere che non deve essere giuridicamente riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e che non deve essere consentita la possibilità di adozione per le coppie omosessuali? Potranno sostenere che l’orientamento sessuale non può essere riconosciuto come un diritto fondamentale dell’uomo?
La citata costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae contiene anche delle Norme Generali basate sul Codice di diritto canonico, del quale rappresentano un ulteriore sviluppo, e sulla legislazione complementare della Chiesa, norme che valgono per tutte le Università cattoliche e per le Istituzioni cattoliche di studi superiori in tutto il mondo (fermo restando il diritto della Santa Sede di intervenire, ove ciò si renda necessario). Ebbene, i quattro paragrafi dell’art.2 di tali disposizioni normative, intitolato «la natura di una Università Cattolica», meritano di essere testualmente riportati:

§ 1. Un’Università cattolica, come ogni Università, è una comunità di studiosi che rappresenta vari rami del sapere umano. Essa si dedica alla ricerca, all’insegnamento e a varie forme di servizi rispondenti alla sua missione culturale.
§ 2. Una Università cattolica in quanto cattolica, ispira e svolge la sua ricerca, l’insegnamento e tutte le altre attività secondo gli ideali, i principi e gli atteggiamenti cattolici. Essa è collegata alla Chiesa o per il tramite di un formale legame costitutivo e statutario, o in forza di un impegno istituzionale assunto dai suoi responsabili.
§ 3. Ogni Università cattolica deve manifestare la propria identità cattolica o con una dichiarazione della sua missione, o con altro appropriato documento pubblico, a meno che non sia autorizzata altrimenti dalla competente autorità ecclesiastica. Essa deve provvedersi particolarmente mediante la sua struttura e i suoi regolamenti, dei mezzi per garantire l’espressione e il mantenimento di tale identità in modo conforme al § 2.
§ 4. L’insegnamento cattolico e la disciplina cattolica devono influire su tutte le attività dell’Università, mentre deve essere pienamente rispettata la libertà della coscienza di ciascuna persona. Ogni atto ufficiale dell’Università deve essere in accordo con la sua identità cattolica.

Poiché il Codice Etico non può non considerarsi un «atto ufficiale dell’Università», i suoi estensori sono proprio sicuri che esso sia anche «in accordo con l’identità cattolica», secondo quanto previsto dall’art.2, § 4, delle Norme Generali emanate nella menzionata Costituzione Apostolica? Io mi permetto sommessamente di nutrire fortissimi dubbi in proposito.
Qui come viene introdotto sul sito della Università Cattolica del Sacro Cuore:

Di fronte alla crescente complessità dell’istituzione universitaria e della sua vita quotidiana, l’Università Cattolica ha deciso di riaffermare i propri principi e valori fondamentali, definendo regole più funzionali per garantire l’efficacia e la trasparenza dell’intera struttura. Importante tappa di questo processo è l’introduzione, a partire dal 1° novembre 2011, del Codice Etico e del Modello organizzativo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
La prima novità riguarda il Codice Etico. Il testo, collocato nel solco dei valori che intessono lo Statuto dell’Università, raccoglie le regole di condotta che sempre più dovranno costituire un punto di riferimento per indirizzare i comportamenti di ciascuno, così da offrire risposte articolate, motivate ed eticamente responsabili, agli interrogativi e ai problemi originati dalla fluidità delle attuali reti relazionali, sociali, professionali.

Fonte: CulturaCattolica

I frutti della “primavera araba”

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on giugno 2, 2012 at 1:06 pm

 


EGITTO. I CRISTIANI DOVRANNO CONVERTIRSI, PAGARE LA JIZYA O EMIGRARE, DICE IL POSSIBILE FUTURO PRESIDENTE – di Marco Tosatti

 

 

di Marco Tosatti

Fonte:   La Stampa.it

 

Il candidato presidenziale dei Fratelli Musulmani ha dichiarato che “completerà la conquista islamica dell’Egitto, per la seconda volta, e obbligherà tutti i cristiani a convertirsi all’islam, o a pagare la jizya”, o a emigrare.

 

Secondo il popolare sito egiziano El Bashayer, Muhammad Morsi, il candidato presidenziale dei Fratelli Musulmani ha dichiarato che “completerà la conquista islamica dell’Egitto, per la seconda volta, e obbligherà tutti i cristiani a convertirsi all’islam, o a pagare la jizya”, la tassa che in base all’islam devono pagare i fedeli delle altre fedi, cristiani ed ebrei, i cosiddetti “dhimmi”. In Egitto molti dei cristiani copti (18 milioni, secondo le cifre della Chiesa copta, una dozzina di milioni secondo altre fonti) che costituiscono il popolo originario del Paese (copto significa egiziano in greco) hanno votato al primo turno delle presidenziali per l’avversario di Morsi, Ahmed Shafiq. Su di loro Morsi ha detto: “Devono sapere che la conquista sta arrivando, e l’Egitto sarà islamico, e che dovranno pagare la jizya o emigrare”.

SIRIA. LA VERITA’ SUL MASSACRO DI HOULE’

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on giugno 2, 2012 at 1:04 pm

SIRIA. LA VERITA’ SUL MASSACRO DI HOULE’

(Articolo tratto dal sito Riscossa Cristiana)

Chi ha potuto ascoltare la conferenza di Mario Villani “Inferno Siria” giovedì 24 maggio a San Martino in Rio conosceva già il copione. Puntualmente, due giorni dopo, è arrivata una replica.

“È ancora un bilancio di sangue quello che arriva dalla Siria: sono 92 le vittime dei bombardamenti delle forze di Bashar el-Assad su Hula, delle quali oltre 32 bambini, ha dichiarato il capo della missione degli osservatori Onu, recatosi sul posto dopo le denuncie degli attivisti anti-Assad.” (La Stampa)

Ma le foto mostrano bambini sgozzati, non bombardati.

Chi è interessato alla verità, legga la versione allegata.

Grazie per l’attenzione

Giovanni Lazzaretti

 

La vérité sur Houlé

VOX CLAMANTIS – 26 maggio 2012

 

Traduzione dal francese a cura della Fraternità Maria Gabriella

Domandiamo ai nostri lettori di non lasciarsi impressionare dalla campagna mediatica a proposito del massacro di Houlè. Contrariamente a quanto viene affermato dai media e dalle nostre prime informazioni raccolte, l’armata siriana regolare non si è posizionata e non ha bombardato Houlè.

Si tratta, da parte dei terroristi, di un colpo montato al quale l’opinione pubblica è già molto abituata e, da parte del governo di una dimissione inaccettabile, che lascia civili innocenti affidati alla sua protezione e forze dell’ordine in numero insignificante essere oggetto di impressionanti attacchi da parte di centinaia di miliziani feroci, pronti a tutto ed armati fino ai denti, con la pura missione di “creare” le vittime per sfruttare mediaticamente il loro sangue.

Questo coincide con l’annuncio della prossima visita di Kofi Annan e lo scopo è quello di screditare questa missione, gettandone tutto il biasimo sulle legittime autorità siriane. Le notizie che noi forniamo vengono da testimoni oculari che vivono sui luoghi. Essi non hanno per finalità quella di “proteggere” il regime ma di “proteggere” la popolazione civile, abbandonata dal governo e consegnata alla selvaggia furia dei terroristi.

La verità su Houle

Ecco ciò che noi abbiamo ricevuto da un testimone oculare di Kfar Laha, vicino a Houle:

“Le bande armate sono uscite da Rastan e da Saan, tra Homs e Hama verso le otto di sera. Hanno attaccato le barricate delle forze dell’ordine intorno all’ospedale e hanno ucciso e ferito circa 35 elementi tra le forze dell’ordine, poi sono penetrati nell’ospedale statale. All’interno dell’ospedale si trovavano i pazienti e le equipes sanitarie e alcuni familiari che accompagnavano i malati, circa 25 persone. Le bande armate hanno massacrato tutte le persone presenti poli hanno bruciato l’ospedale dopo aver trasportato i cadaveri. Sui canali video dei ribelli si vede che quelli che trasportano i cadaveri lo fanno su coperte sulle quali è scritto in arabo “ministero della salute”. Questo prova che essi sono gli autori del crimine. Le bande armate si sono in seguito dirette verso le case circostanti, hanno massacrato i loro abitanti, hanno bruciato cinque case dopo aver trasportato i cadaveri. Dei rinforzi sono arrivati da parte delle forze dell’ordine. Ci sono stati scambi di fuoco e nove terroristi sono stati uccisi.

Sulla via, essi si sono introdotti in una farmacia ed hanno fucilato il farmacista per punirlo di aver venduto dei medicinali a un membro del servizio dell’ordine ed hanno bruciato la sua farmacia.

Verso le 22 le bande armate si sono dirette verso il villaggio di Tel Do. Hanno investito il quartiere sud e hanno massacrato famiglie alauite, uomini, donne e bambini, poi hanno appiccato fuoco dopo aver trasportato i cadaveri.

I cadaveri raccolti sono stati ammassati in una moschea per mostrarli agli osservatori dell’ONU come se fosse stato un massacro perpetuato dall’armata regolare.

Diverse notizie dalla regione di Homs e di Hama

A Salamiyeh, grosso villaggio a est di Hama, sulla strada di Aleppo, abitato da una maggioranza di ismaeliti di cui un gran numero sono oppositori ( comunisti e houranis) c’era un funerale e le persone venivano a presentare le loro condoglianze, bande armate vestite con degli “schmakhs”, copricapi dei beduini del deserto, senza dubbio per incitare gli abitanti di Salamiyeh a credere che questi fossero i loro vicini i beduini del deserto “badiyat” e fomentare la guerra civile. Le bande armate di PKC hanno aperto il fuoco sulla folla per cinque minuti, uccidendo sette persone e ferendone un gran numero.

Nel villaggio di Siphonyeh, presso Kattineh, a 15 km a nord di Homs, bande armate si sono introdotte in gran numero e hanno massacrato due famiglie: Abdallah Abdel Nabi e i suoi 6 bambini e anche il suo vicino e suo figlio. Hanno anche bruciato le case prima di ritirarsi,

Tutta la campagna di Kusayr è a ferro e fuoco, in un vuoto di sicurezza spaventoso. Da due settimane la guerra civile è cominciata tra i villaggi sunniti e i villaggi sciiti. E sunniti del villaggio di Saargi, contrabbandieri e banditi, hanno cominciato a uccidere e rapire civili dei villaggi sciiti di Safsafè, Zeytè, Hawik . Per proteggersi gli sciiti hanno dovuto prendere le armi perché i sunniti attaccavano con fucili, mitragliatrici e mortai e RPG. Gli sciiti sono stati presi di sorpresa perché essi non erano armati ma alcuni possedevano armi personali. Gli sciiti hanno rapito due sunniti della famiglia Hseykeh e fino ad oggi l’atmosfera è molto tesa. Un antico contenzioso opponeva questi due villaggi ma essi avevano celebrato una grande riconciliazione con la presenza dello Cheikh Naim Qassem, il vice presidente di Hezbollah. Erano stati invitati villaggi all’intorno e i notabili cristiani di Kusayr erano stati invitati. Purtroppo la consegna delle bande armate è di accendere ad ogni costo il conflitto religioso e, nell’assenza di forze dell’ordine o davanti alla loro impotenza, non c’è altra alternativa per gli abitanti che proteggersi dalle bande armate prendendo essi stessi le armi.

Come abbiamo spiegato nel nostro articolo di ieri, le città e villaggi si organizzano verso un’autonomia di sicurezza a partire dalle alleanze e dagli equilibri tribali sottili e inimmaginabili, per esempio ,come noi dicevamo, l’accordo realizzato tra Nebek e Flitta: “non rapite più i nostri sennò noi interdiremo agli abitanti di Flitta di entrare a Nabek.”

Il regime sta per accettare la realtà di una disaffezione della sua presenza rispetto alla sicurezza, in virtù della quale il mosaico siriano si fratturi in una logica di affinità confessionali tribali o politiche, in base ad alleanze, a rifiuti, a tradimenti , per un riallineamento alla maniera libanese? Sinistra prospettiva….

 

Vox Clamantis

 

Vox Clamantis est un centre d’information du diocèse grec melkite catholique de Homs, Hama et Yabroud

ULTIME NOTIZIE DALLA SIRIA – «I ribelli ci uccidono. L’esercito deve restare» – Testo raccolto da Giorgio Paolucci

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on aprile 20, 2012 at 9:19 pm

Ci sentiamo indignati e impotenti di fronte al tipo di informazioni che circolano in Europa e fanno opinione, sostenendo le sanzioni internazionali


da “Avvenire” – TESTIMONIANZE – 11 aprile 2012

fonte: blog Ora Pro Siria

Viviamo in Siria da più di sette anni, amiamo questo Paese e il suo popolo. Ci sentiamo indignati e impotenti di fronte al tipo di informazioni che circolano in Europa e fanno opinione, sostenendo le sanzioni internazionali, una delle armi più inique che l’Occidente usa per tenersi le mani pulite e dirigere comunque la storia di altri popoli. Pulite fino a un certo punto: si moltiplicano le segnalazioni della presenza di personale militare inglese, francese (e di altri Paesi) a fianco degli insorti per organizzare le azioni di guerriglia, grave violazione internazionale che passa sotto silenzio.
Sono state raccolte firme e fondi per aiutare la “primavera” del popolo siriano.

Ma chi ha dato – in perfetta buona fede – offerte e sostegno della “liberazione” della Siria deve sapere che ha finanziato assassini inumani, procurando loro armi, contribuito alla manipolazione dell’informazione, fomentato una instabilità civile che richiederà anni per essere risolta. Sconvolgendo l’equilibrio in un Paese dove la convivenza era pane quotidiano. Perché intervenendo senza conoscere la realtà non siamo più liberi, ma funzionali ad altri interessi che ci manipolano.

Non è nostro compito fornire una lettura socio-politica globale della vicenda siriana, altri lo stanno facendo meglio di noi. E chi lo vuole davvero può trovare informazioni alternative. Noi ci limitiamo a raccontare solo ciò che i nostri occhi vedono, qui nel piccolo villaggio di campagna dove viviamo. E dove, quasi ogni notte, i soldati presenti nella piccola guarnigione che lo presidia sono attaccati. Sia dagli insorti presenti nella zona, sia da bande mercenarie che passano il confine siriano nel tentativo di sopraffare l’esercito e aprire un varco per il flusso di armi e combattenti. I militari rispondono? Certo, e la gente ne è contenta perché di armi e mercenari il Paese è già pieno.

Sta per scadere l’ultimatum per il ritiro dell’esercito, che qui nessuno – nel senso letterale del termine – vuole. La gente si sente sicura solo quando i militari sono presenti. Ormai le violenze compiute dai cosiddetti liberatori nelle città, nei villaggi, sulle strade, sono tante e così brutali che la gente desidera solo vederli sconfitti. Gli abusi sono continui: uccisioni, case e beni requisiti o incendiati, persone, bambini usati come scudi umani. Sono i ribelli a bloccare le strade, a sparare sulle auto dei civili, a stuprare, a massacrare e rapire per estorcere denaro alle vittime. Invenzioni? La notte del Venerdì Santo, non lontano da dove abitiamo, hanno ucciso un ragazzo e ne hanno feriti altri due: tornavano alle loro case per celebrare la Pasqua. Il ragazzo morto aveva 30 anni ed era del nostro villaggio. Non sono i primi tra la nostra gente a pagare di persona. Ormai prima di spostarsi a fare la spesa o anche solo per andare a lavorare ci si assicura che l’esercito controlli la zona. Anche a noi è capitato di trovarci bloccati dalle sparatorie per tre ore in un tratto di autostrada e siamo riusciti a ripartire solo quando si è formato un corridoio di carri armati che proteggevano gli automobilisti in transito dai tiri dei rivoltosi.

Perché di tutto questo non si parla? Perché non si parla dei tanti militari assassinati in vari agguati, gli ultimi ieri ad Aleppo? Sono tanti i drammatici esempi che potremmo citare. Il fratello di un nostro operaio, tenuto prigioniero a Homs dai ribelli insieme ad altri civili, è ormai considerato morto, due padri di famiglia del nostro villaggio sono stati sempre a Homs dai rivoltosi perché compravano e distribuivano pane a chi era rimasto isolato. La questione che qui, però, ci preme sottolineare e per la quale invitiamo tutti a mobilitarsi è quella delle sanzioni internazionali. Chi sta pagando e pagherà ancora di più fra poco, è la gente povera.
Non c’è lavoro, non ci sono le materie prime e le esportazioni di prodotti locali, come bestiame e uova, sono ferme. Quel poco che c’è, poi, si vende a prezzi esorbitanti.

Tra le principali urgenze c’è quella del latte per i bambini. I prezzi dei cartoni sono raddoppiati, passando da 250 lire siriane a 500 (la paga giornaliera di un operaio è di 7-800 lire). Scarseggia il mangime per il bestiame: le poche confezioni disponibili sono passate da 650 a 1850 lire. Mancano i medicinali specialistici, scarseggia l’elettricità perché i ribelli hanno fatto saltare più volte le centrali e le linee di conduzione. Non c’è gasolio (e l’inverno è stato molto freddo quest’anno), perché la Siria non può più esportare il suo greggio in cambio di petrolio raffinato. I trattori quindi sono fermi e non si può lavorare la terra. Sono bloccati perfino i camion che prelevano la spazzatura. Ci sono problemi con l’acqua perché le pompe funzionano col gasolio. Il nostro villaggio e quello vicino – che condividono lo stesso pozzo – hanno acqua un unico giorno alla settimana e solo per 3-4 ore. Si rischia una vera carestia per l’avvenire: presto mancherà il grano e quindi anche il pane, il solo alimento che, per ora, il governo riesce a distribuire a un prezzo calmierato, anche ai più poveri. E poi si protesta perché la Croce Rossa non può portare aiuti. È possibile arrivare a sanzionare addirittura l’importazione di pannolini per i lattanti?

Tutto questo è profondamente ingiusto. Non si è riusciti a rovesciare il governo con le armi, lo si vuole fare esasperando la gente. Certo, è proprio questa la logica delle sanzioni. Quando, però, una grande maggioranza della popolazione – che piaccia o meno – non vuole un cambiamento violento della situazione, tale sistema diventa una vera sopraffazione. Chiediamo con forza a chi può fare qualcosa di sospendere le sanzioni e di intervenire. Che la nostra tanto osannata democrazia si dimostri capace di servire il vero bene del popolo.

Un gruppo di italiani che vive in Siria (Testo raccolto da Giorgio Paolucci)