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Il Centro Studi

Giovanna d’Arco è un incidente storico nella storia d’Europa, non se l’aspettava nessuno. Non era umanamente concepibile che, in un tempo come quello, una giovane contadina passasse dalla cura di un  gregge di pecore al comando dell’armata reale. Infatti l’avventura terrena di Giovanna d’Arco  fu  condotta da Dio.
Beninteso, l’ evocazione di “Jeanne d’Arc” non rappresenta un’autocertificazione.
In altre parole, non nasconde il sottinteso che anche noi, in qualche modo, siamo destinatari di una chiamata divina. Magari.
Più semplicemente, il suo nome è segno della volontà di “rompere  lance” (antico modo di dire della Cavalleria per intendere il combattimento) in difesa della nostra terra, che è peggio conciata oggi sotto la democrazia, di quanto lo fossero, ieri, i territori francesi che Giovanna liberò dall’occupazione inglese.
Rompere lance, significa difendere ciò che nessuno difende, e  riconquistare, nelle coscienze, spazi occupati dal nemico. Il nemico è il “progressismo”, ideologia cimiteriale che ostenta vitalità, ma che trasuda morte da tutti i pori.

Vogliamo combattere la morte, difendendo la vita nascente dalla teoria e dalla pratica dell’aborto legalizzato.

Vogliamo combattere la morte difendendo l’identità cristiana del nostro popolo. Un’identità che gli stessi poteri che hanno pianificato l’aborto in Europa, mirano a cancellare attraverso l’immigrazione islamica, pianificata come l’aborto.

Vogliamo combattere la morte delle banche d’affari internazionali che – dietro mandato – impoveriscono i popoli per meglio controllarli, per spianare la strada ad un nuovo ordine del mondo ne quale un ristretto numero di parassiti possa decidere, secondo le leggi del mercato, chi deve sopravvivere e chi deve soccombere.

Nel sito, vi sarà una sezione per ciascuno di questi fronti.

Servirà a qualcosa? Dipende. Con forze soltanto umane, tutto questo non servirà a niente. Ma, come Giovanna d’Arco ci insegna, il buon Dio gioca strani scherzi.
In ogni caso, per noi e per chi ci vorrà seguire, vale il detto: “Alla fine della tua vita non risponderai a Dio di ciò che hai raccolto, ma di ciò che hai seminato”.

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