centrostudijeannedarc

Archive for the ‘Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente’ Category

L’Europa che verrà (nostra o di Allah?)

In Europa, Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente, Mondo on ottobre 22, 2012 at 9:09 pm

 

Recentemente il cardinale Peter Turckson, presidente del Pontificio Consiglio per la Pace e la Giustizia, ha proposto a tutte le Eccellenze cattoliche attualmente raccolte a Roma per il sinodo dei vescovi un video di natura schietta, pragmatica e sintetica. Argomento trattato: le fredde ma eloquentissime cifre della statistica demografica.

Qui di seguito, in breve, ciò che i padri sinodali hanno appreso.

Fermo restando che, per la ricerca, una popolazione si possa conservare e crescere con – almeno – un tasso di fertilità dell’2,11, di seguito i dati sulla natalità in Europa: Francia 1,8 (da notarsi che per i musulmani all’ombra dell’Arc de Triomphe la rilevazione è dell’8,11), Inghilterra 1,6; Grecia 1,3; Germania 1,3; Italia 1,2; Spagna 1,1; Unione Europea nel suo complesso 1,38.

Eppure l’Europa è sempre più abitata. Chiaramente l’arcano per cui si possa manifestare tale fenomeno è l’immigrazione e l’immigrazione in Unione Europea è per il 90% di provenienza islamica.

Il video procede impietoso: in Francia, attualmente, il 30% dei minori di vent’anni è musulmano, tra quarant’anni la maggioranza dei francesi pregherà verso La Mecca.

In Inghilterra, attualmente, ci sono più musulmani praticanti che cristiani.

In Olanda, attualmente, il 50% dei nuovi nati ha genitori maomettani, tra quindici anni il 50% della popolazione olandese sarà musulmana.

In Belgio, attualmente, il 25% della popolazione e il 50% dei nuovi nati sono musulmani.

Nel 2025 il 33% dei bambini europei saranno avvezzi a memorizzare il corano (breve inciso: siamo sicuri che per il restante 64% ,ma ciò potrebbe valere anche a prescindere da tali analisi, non possa essere utile leggere il Vangelo e il Catechismo?).

Lo Statistisches Bundesmat ( o ufficio federale di statistica, chiaramente tedesco) ha recentemente dichiarato in una relazione ufficiale: “La caduta della popolazione non può più essere fermata. La sua spirale discendente non è più reversibile. La Germania sarà uno stato musulmano entro il 2050”.

È riportata anche una testimonianza gheddafiana che recita: “Ci segni che Allah concederà la vittoria all’Islam in Europa senza spade, senza armi, senza conquiste. Non abbiamo bisogno del terrorismo, non abbiamo bisogno di attentatori omicidi. I più di cinquanta milioni di musulmani renderanno il continente musulmano in pochi decenni”.

In Europa, attualmente, ci sono cinquantadue milioni di islamici, sempre per stime tedesche, saranno centoquattro tra vent’anni.

Eloquente no?

Che ognuno faccia pure le proprie valutazioni, tanto…tanto tanto più la catastrofe (sì catastrofe, perché vedere la Sorbona trasformata in una scuola wahabita con borse di studio in petrodollari graziosamente concessi dagli al Saud è oggettivamente una catastrofe) è grande tanto più sembra inutile denunciarla.

Intollerante? Islamofobo? Oscurantista? Xenofobo? razzista? Fate voi, prenderò nota di tali denunce, ve lo giuro le annoterò in agenda, vedremo però a chi darà ragione la Storia.

A chi la Storia darà ragione…

Mi sia concesso solo di togliermi solo qualche sassolino dalla scarpa, perché forse verrà il giorno in cui si smetterà di sputare su un certo personaggio della nostra storia, prima osannato poi rinnegato. Forse la crescita della natalità, l’incoraggiamento agli sposi, il vanto della famiglia numerosa, le tasse sul celibato e gli sgravi per i maritati (ricordate italiani? O preferite ricordare solo gli stivaloni e il fez?).

Forse tutto ciò aveva una sua logica, forse non sarà stata solo la trovata d’un violento cialtrone romagnolo, buono da applaudire tanto da scorticarsi le mani fino all’osso e da abbandonare alla prova del fuoco.

Forse sarà giudicata più saggia la politica che guarda ai secoli venturi che non quella dei trimestri venturi.

Forse i compuntissimi e sapientissimi e infallibilissimi e indefettibilissimi professori, nel caso Monti e Fornero, che curano il malato togliendoli il pane, che curano la recessione con tasse e riduzioni di spesa ( oh Keynes abbi pietà di loro perché non sanno quello che fanno), che firmano lettere per spellarsi le mani fino all’osso indirizzate alla semianonima Commissione dell’ Unione delle Repubbliche Islamicoventure d’Europa, nel caso rappresentara daViviane Reading, per complimentarsi dell’iniziativa di prossima imposizione di quote rosa nei consigli d’amministrazione (e, si immagina, così, a cascata, in tutte le imprese e in esse in tutti i livelli), in nome d’un concetto d’equità-efficienza di tipo astratto-egalitario che difficilmente trova fondamento nella natura e nella complementarietà tra uomo e donna, che, ci dicono, creerà surplus di portafoglio ma che di certo non porterà la vita nelle famiglie e così nelle nazioni, forse saranno un giorno maledetti per aver tolto al popolo d’Italia e a quelli d’Europa le proprie madri .

Filippo Deidda

Annunci

DALLA GUERRA FREDDA A QUELLA NUCLEARE

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on giugno 29, 2012 at 1:21 am

d. CURZIO NITOGLIA
27 giugno 2012

…”la pace in Siria potrebbe essere salvata se tutti dicessero la verità”…
*
● «La pace in Siria potrebbe essere salvata se tutti dicessero la verità. […]. Ad Homs le forze di opposizione, finanziate da Qatar e Arabia Saudita, hanno occupato due quartieri in cui si trovano tutte le chiese cattoliche e i vescovadi. La spettacolo è desolante, la chiesa di Mar Elian è semidistrutta e quella di N. S. della Pace è ancora occupata dai ribelli, le case dei cristiani sono gravemente danneggiate e completamente abbandonate dai loro abitanti, fuggiti senza prendere nulla. Tutti i cristiani (138. 000) sono fuggiti in Libano e a Damasco. Un sacerdote è stato ucciso e un altro ferito da tre proiettili nell’addome. […]. Nella capitale si temono le autobombe e altri attentati di kamikaze islamisti, per lo più sunniti salafiti, che odiano il regime alawita di Assad. Attualmente si sta tentando di destabilizzare il Paese tramite i guerriglieri rivoltosi che non sono siriani. […]. I cristiani sono pronti ad ammetter di non essere mai stati così liberi come sotto il governo di Assad, che ha concesso loro il pieno riconoscimento dei loro diritti. […]. I nemici della Siria hanno arruolato i ‘Fratelli Musulmani’ al fine di distruggere le relazioni fraterne che esistevano tradizionalmente in Siria tra musulmani e cristiani. Eppure non ci sono ancora riusciti, anzi hanno provocato una reazione contraria e le due comunità sono più unite di prima» (Vescovo greco cattolico Tournyol du Clos all’Agenzia “Fides”, 20 giugno 2012).

● «Considerate e guardate che il giorno della morte si avvicina (Gen. 47, 29). Vi prego con rispetto […] che non abbiate a dimenticare il Signore per le preoccupazioni e le cure di questo mondo, perché tutti coloro che Lo dimenticano sono maledetti (Sal. 118, 21) […]; e quanto più sapienti e potenti saranno stati in questo mondo, tanto maggiori tormenti sosterranno all’inferno (Sap. 6, 7). […]. Cercate che sia molto onorato il Signore dal popolo che vi è stato affidato» (San Francesco d’Assisi, Lettera prima ai Reggitori dei popoli).
*
● Ieri (anni Quaranta/Ottanta) si parlava di “guerra fredda” tra America e Unione Sovietica. La posizione cattolica era innanzi tutto anti-comunista, senza però sposare in toto la causa atlantica anglo-americana e sionista. Oggi (2001-2012) il dilemma si pone di fronte all’aggressione mondialista dell’Americanismo Sionista contro i Paesi mediterranei e mediorientali, la quale dopo aver distrutto intellettualmente, moralmente, spiritualmente l’Europa dal 1945 agli anni Sessanta, toccando il vertice con il 1968, cerca attualmente di distruggerla anche economicamente con i vari governi di tecnici “succhiatori di sangue”, i quali sono gli esattori del mondo anglo-americano ed israelita, che aggrediscono soprattutto le Nazioni cattoliche o mediterranee (v. Grecia, Portogallo, Spagna e Italia). Ad esempio in Italia il governo Monti è formato in larga parte da persone le quali hanno lavorato per la Goldman & Sachs e fanno parte della Trilateral o del Bildberg club e stanno svendendo ciò che resta dell’industria, economia e finanza italiana a Nazioni estere per lo più protestanti ed anglosassoni. Questa situazione, inoltre, rischia di sfociare in una rivoluzione sociale nazionale ed internazionale provocata dalla miseria. Infatti è tutta l’Europa ad essere in crisi (tranne la Germania) e non solo l’Italia.

● In Medio Oriente, attualmente, la Siria è l’antemurale dell’Iran, il quale lo è a sua volta della Russia di Putin, che non può permettere una invasione della Siria. Perciò, mentre Israele con Netanyahu e Barak e la Francia con Hollande incitano gli Usa di Obama ancora riluttanti all’invasione, la Russia pone il veto, ma, siccome oramai il conflitto è già entrato in Siria sotto apparenza di “guerra civile”, in realtà pilotata da “potenze straniere”, ci si domanda sino a quando la situazione non degenererà in una vera e propria invasione da parte della Nato teleguidata da Israele, che risucchierebbe inevitabilmente l’America nonostante le titubanze dell’attuale Amministrazione democratica, come è successo – mutatis mutandis – in Libia. Ciò sarebbe l’inizio di una guerra mondiale e atomica a giudizio di quasi tutti gli analisti militari ed esperti di geo-politica. Infatti la Russia non potrebbe permettere di ritrovarsi le forze Nato e Usa ai suoi confini.

● Quello che colpisce maggiormente è il silenzio della S. Sede, la quale, mentre sotto il pontificato di Giovanni Paolo II aveva stigmatizzato l’invasione dell’Iraq, oggi sotto Benedetto XVI non alza neppure la voce per far sentire il suo pensiero (v. Libia e Siria) e se i Vescovi locali lo fanno vengono messi a tacere (v. Mons. Martinelli, Arcivescovo di Tripoli). Purtroppo il pontificato di Benedetto XVI registra, dal punto di vista politico, un netto peggioramento rispetto a quello del suo predecessore, dato l’attuale appiattimento su posizioni americaniste, sioniste e teoconservatrici. Ora non si tratta solo di diplomazia o “politica estera”, ma di concezione della vita. Infatti questa è una guerra ideologica dell’Americanismo antitrinitario, del Sionismo deicida e del Neoconservatorismo iper-liberale e liberista contro le ultime vestigia dell’Europa e dei Paesi mediterranei, che, pur non essendo cattolici, avevano da una parte osteggiato l’islamismo radicale (v. Iraq di Saddam, Egitto di Mubarak, Libia di Gheddafi, Tunisia di Ben Alì, Siria di Assad) e dall’altra rifiutato la cultura illuministica.

● Il Vescovo francese Philip Tournyol du Clos, Archimandrita greco-cattolico melchita, ha inviato una testimonianza all’Agenzia “Fides” il 20 giugno del 2012 in cui scrive: «La pace in Siria potrebbe essere salvata se tutti dicessero la verità. […]. Ad Homs le forze di opposizione, finanziate da Qatar e Arabia Saudita, hanno occupato due quartieri in cui si trovano tutte le chiese cattoliche e i vescovadi. La spettacolo è desolante, la chiesa di Mar Elian è semidistrutta e quella di N. S. della Pace è ancora occupata dai ribelli, le case dei cristiani sono gravemente danneggiate e completamente abbandonate dai loro abitanti, fuggiti senza prendere nulla. Tutti i cristiani (138. 000) sono fuggiti in Libano e a Damasco. Un sacerdote è stato ucciso e un altro ferito da tre proiettili nell’addome. […]. Nella capitale si temono le autobombe e altri attentati di kamikaze islamisti, per lo più sunniti salafiti, che odiano il regime alawita di Assad. Attualmente si sta tentando di destabilizzare il Paese tramite i guerriglieri rivoltosi che non sono siriani. […]. I cristiani sono pronti ad ammetter di non essere mai stati così liberi come sotto il governo di Assad, che ha concesso loro il pieno riconoscimento dei loro diritti. […]. I nemici della Siria hanno arruolato i ‘Fratelli Musulmani’ al fine di distruggere le relazioni fraterne che esistevano tradizionalmente in Siria tra musulmani e cristiani. Eppure non ci sono ancora riusciti, anzi hanno provocato una reazione contraria e le due comunità sono più unite di prima». Chi ha parlato di questa intervista? Chi difende la verità dei fatti in Siria? Sembra proprio quasi nessuno dei potenti di questo mondo.

● San Francesco d’Assisi nella sua Lettera prima ai Reggitori dei popoli ha scritto: «Considerate e guardate che il giorno della morte si avvicina (Gen. 47, 29). Vi prego con rispetto […] che non abbiate a dimenticare il Signore per le preoccupazioni e le cure di questo mondo, perché tutti coloro che Lo dimenticano sono maledetti (Sal. 118, 21) […]; e quanto più sapienti e potenti saranno stati in questo mondo, tanto maggiori tormenti sosterranno all’inferno (Sap. 6, 7). […]. Cercate che sia molto onorato il Signore dal popolo che vi è stato affidato».

● Il Messianismo ebraico-americanista, se trionferà, vorrà accaparrarsi il dominio del mondo intero ed instaurare una “Repubblica universale” di stampo massonico, che è il preludio al regno dell’Anticristo. Perciò tacere equivale ad accettare implicitamente una simile eventualità catastrofica non solo per la Chiesa ma per il mondo intero. Umanamente parlando la situazione all’interno della Chiesa è “disperata”, ma quando si parla della Chiesa, che è il Corpo Mistico di Cristo, “l’umanamente parlando” è molto relativo rispetto all’onnipotenza assoluta di Dio che ha fondato la Chiesa. Questo non bisogna mai dimenticarlo, altrimenti rischieremmo di fare come coloro che di fronte allo scacco del Venerdì Santo si scandalizzarono di Gesù e persero ogni speranza.

● Attenzione! l’anti-islamismo odierno degli Usa non è teologico, ma è fatto sostanzialmente di spirito superliberista o materialista, che mira solo a mantenere una situazione economico militare superiore e vantaggiosa. Esso cerca di servirsi addirittura dell’islamismo radicale per scalzare i Governi forti del mondo arabo, i quali non sono indebitati pubblicamente nei confronti delle potenze mondiali plutocratiche e non hanno accettato i princìpi del democraticismo e dell’illuminismo rivoluzionario, sui quali, invece, si è costituita l’America.

● L’Europa, tranne qualche eccezione, ha purtroppo perso la sua identità, soprattutto nei suoi dirigenti, ed è sradicata dalla sua tradizione greco-romana e patristico-scolastica, che, partendo dalla Roma dei Cesari, si era perfezionata nella Roma della Cristianità. Oggi l’Europa sceglie come sue radici il soggettivismo religioso luterano, quello filosofico cartesiano/idealista e quello sociale rousseauiano.

● L’America e le Nazioni anglosassoni, rifacendosi alla modernità illuministica, incarnano una concezione di vita sostanzialmente diversa da quella dell’Europa classica. Il giudaismo talmudico, la massoneria e il protestantesimo hanno plasmato queste Nazioni e le hanno costruite su una concezione che fa della libertà un Assoluto e non una facoltà (Liberalismo), della natura qualcosa di super-ottimisticamente buono e non ferito dal peccato originale (Naturalismo), della democrazia moderna, secondo cui il potere viene dal basso, l’unico modo di governo (Democratismo), delle ricchezze un Fine e non un mezzo (Crematistica o Pecuniativa liberista) e dell’intelletto umano una semplice “sensibilità” comune agli animali (Sensismo moderatamente illuminista britannico).

● Questi princìpi sembrano essere contrari al social-comunismo, ma, in realtà, ne sono soltanto apparentemente diversi, poiché la sostanza è la stessa: il materialismo edonistico. Perciò l’americanismo e il socialismo sono le due facce della stessa medaglia e non si può collaborare con l’America incondizionatamente e ingenuamente anche se per difendersi da un nemico terribile qual era ieri l’Unione Sovietica ed oggi l’islamismo estremistico, ma occorre – prima di collaborare contro il nemico comune – saper prendere le necessarie precauzioni da un falso amico, che potrebbe rivelarsi più infido e perfido del nemico aperto.

● Lo spirito missionario della Cristianità è totalmente diverso dallo spirito totalitario del Mondialismo giudaico-americanista. Infatti ogni popolo ha il diritto di organizzare la propria vita temporale tenendo conto della sua forma mentis, di maniera che l’imposizione di un modello di vita unico, livellatore e uniformatore costituisce una violenza contro il diritto naturale e internazionale. La Chiesa, ad esempio, ha una Liturgia e un Codice di Diritto Canonico diversi per l’Oriente e per il mondo Latino. Oggi, invece, il Mondialismo cerca di uccidere la cultura del Medio e del Vicino Oriente, in nome del progresso e della democrazia.

● Tuttavia nessun popolo ha il diritto di ledere la Legge naturale e divina. Per esempio, se un popolo ha leggi e tradizioni che vìolano il Decalogo (bruciare le vedove sulla pira dei mariti defunti, liceità della poligamia, dell’aborto o addirittura dell’infanticidio, la schiavitù secondo cui il signore ha potere di vita e di morte sugli schiavi), la Chiesa ha il dovere di evangelizzarlo, inviando dei missionari, pacificamente. Ma se i popoli infedeli cacciano i missionari, allora la Chiesa tramite gli Stati (una volta) civilizzati e cristiani – esauriti i mezzi di evangelizzazione – può inviare i missionari anche con la forza per convincere i popoli infedeli ad accoglierli, poiché, se li hanno cacciati dopo aver ascoltato il Vangelo, non lo hanno fatto per ignoranza invincibile ma colpevole. Quindi si può rivendicare il diritto di esercitare liberamente la Missione che Cristo ha dato alla Chiesa di evangelizzare il mondo intero senza coercizione intrinseca. Altrimenti bisognerebbe “obbedire agli uomini piuttosto che a Dio”, contrariamente a quanto ci è stato rivelato. Questa è la dottrina e la teoria, anche se, dati i tempi, la pratica di questi princìpi immutabili risulta inattuabile.

● Ecco la dottrina sulla sana colonizzazione come conseguenza dell’evangelizzazione. Tuttavia anche la colonizzazione ha dei limiti che non può oltrepassare. Se si entra in una Nazione pagana con la pressione diplomatica o con la forza conquistatrice, si devono rispettare le norme della guerra giusta e mai violarle con la menzogna, la mancanza di lealtà, le frodi e gli abusi. “Non facciamo il male per ottenere il bene”, insegna S. Paolo. Quindi lo spirito della conquista e del colonialismo deve essere finalizzato al Vangelo ossia alla salvezza delle anime (evangelizzazione), al benessere comune temporale subordinato a quello spirituale (civilizzazione). Le Nazioni sono un insieme di famiglie e di uomini concepiti col Peccato Originale e vanno educate come gli individui dai quali sono formate. Il “Nazionalismo esasperato”, che non è amor patrio, esagera le qualità della propria Nazione come se essa fosse l’Immacolata Concezione e rifiuta l’idea che essa debba e possa essere civilizzata, educata, conquistata ed evangelizzata, proprio come oggi si rifiuta l’idea del battesimo dei neonati. Questo è l’errore per eccesso che rifiuta la verità e la Grazia per amore disordinato della Nazione elevata a idolo.

● Oggi si assiste al processo inverso: sono i popoli incivili ed infedeli ad invadere e conquistare quelli che una volta erano veramente civili e fedeli. Oppure è l’Europa moderna e post-moderna, corrotta e sradicata, che invia presso gli altri popoli la stampa, i video immorali e propagatori di errori (soggettivismo, relativismo, permissivismo …). Insomma è il paradosso della “bis-paganizzazione” dell’Oriente fatta dall’Europa americanizzata ed apostata. Purtroppo l’America da popolo civilizzato è diventata Superpotenza “in/civilizzatrice” della cultura europea, la quale oggi è il suo strumento di dissoluzione e sovversione intellettuale, morale e spirituale. Questo è l’errore per difetto, che ha paura di evangelizzare, ed allora corrompe liberamente e democraticamente gli altri popoli, come fa un “portatore sano”, esportando la filosofia moderna e l’immoralità edonistica.

● La verità, che si erge nel giusto mezzo di altezza e non di mediocrità tra eccesso e difetto, è il vero spirito colonizzatore, conquistatore ed evangelizzatore, i quali consistono nel portare civiltà, cultura e vera Religione rispettando la forma mentis e le tradizioni dei popoli selvaggi ed infedeli, quando non siano in contrasto con la legge naturale e divina. In breve si tratta di cristianizzare l’Oriente e non di “occidentalizzarlo” o americanizzarlo. Purtroppo questo spirito è mancato specialmente negli ultimi cinquanta anni in cui la civiltà greco-romana e cristiana è stata rimpiazzata dal giudeo-americanismo, il quale si è infiltrato nella Chiesa (con il Concilio Vaticano II), ha corrotto l’Europa con la seconda guerra mondiale e il Sessantotto ed ora si appresta a conquistare il mondo intero, in nome della democrazia e del progresso (Mondialismo o Globalizzazione, 2001-2012).

● Purtroppo l’esportazione del peggiore spirito occidentale (orgoglio efficientistico progressista, permissivismo e dissolutezza morali, assenza di valori naturali e soprannaturali, scetticismo e relativismo soggettivistici) ha esacerbato uno spirito di rifiuto e di rivalsa soprattutto nel mondo arabo, (specialmente dopo la tragedia palestinese del 1948-1967), il quale con le leggi sull’immigrazione è stato chiamato, poi, ad invadere e conquistare un’Europa senza anima né forze fisiche, intellettuali, morali e spirituali. Naturalmente parlando vincerà il più forte, ma soprannaturalmente parlando la Chiesa conta sempre sull’assistenza onnipotente di Cristo “ogni giorno sino alla fine del mondo”.

d.Curzio Nitoglia

I frutti della “primavera araba”

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on giugno 2, 2012 at 1:06 pm

 


EGITTO. I CRISTIANI DOVRANNO CONVERTIRSI, PAGARE LA JIZYA O EMIGRARE, DICE IL POSSIBILE FUTURO PRESIDENTE – di Marco Tosatti

 

 

di Marco Tosatti

Fonte:   La Stampa.it

 

Il candidato presidenziale dei Fratelli Musulmani ha dichiarato che “completerà la conquista islamica dell’Egitto, per la seconda volta, e obbligherà tutti i cristiani a convertirsi all’islam, o a pagare la jizya”, o a emigrare.

 

Secondo il popolare sito egiziano El Bashayer, Muhammad Morsi, il candidato presidenziale dei Fratelli Musulmani ha dichiarato che “completerà la conquista islamica dell’Egitto, per la seconda volta, e obbligherà tutti i cristiani a convertirsi all’islam, o a pagare la jizya”, la tassa che in base all’islam devono pagare i fedeli delle altre fedi, cristiani ed ebrei, i cosiddetti “dhimmi”. In Egitto molti dei cristiani copti (18 milioni, secondo le cifre della Chiesa copta, una dozzina di milioni secondo altre fonti) che costituiscono il popolo originario del Paese (copto significa egiziano in greco) hanno votato al primo turno delle presidenziali per l’avversario di Morsi, Ahmed Shafiq. Su di loro Morsi ha detto: “Devono sapere che la conquista sta arrivando, e l’Egitto sarà islamico, e che dovranno pagare la jizya o emigrare”.

SIRIA. LA VERITA’ SUL MASSACRO DI HOULE’

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on giugno 2, 2012 at 1:04 pm

SIRIA. LA VERITA’ SUL MASSACRO DI HOULE’

(Articolo tratto dal sito Riscossa Cristiana)

Chi ha potuto ascoltare la conferenza di Mario Villani “Inferno Siria” giovedì 24 maggio a San Martino in Rio conosceva già il copione. Puntualmente, due giorni dopo, è arrivata una replica.

“È ancora un bilancio di sangue quello che arriva dalla Siria: sono 92 le vittime dei bombardamenti delle forze di Bashar el-Assad su Hula, delle quali oltre 32 bambini, ha dichiarato il capo della missione degli osservatori Onu, recatosi sul posto dopo le denuncie degli attivisti anti-Assad.” (La Stampa)

Ma le foto mostrano bambini sgozzati, non bombardati.

Chi è interessato alla verità, legga la versione allegata.

Grazie per l’attenzione

Giovanni Lazzaretti

 

La vérité sur Houlé

VOX CLAMANTIS – 26 maggio 2012

 

Traduzione dal francese a cura della Fraternità Maria Gabriella

Domandiamo ai nostri lettori di non lasciarsi impressionare dalla campagna mediatica a proposito del massacro di Houlè. Contrariamente a quanto viene affermato dai media e dalle nostre prime informazioni raccolte, l’armata siriana regolare non si è posizionata e non ha bombardato Houlè.

Si tratta, da parte dei terroristi, di un colpo montato al quale l’opinione pubblica è già molto abituata e, da parte del governo di una dimissione inaccettabile, che lascia civili innocenti affidati alla sua protezione e forze dell’ordine in numero insignificante essere oggetto di impressionanti attacchi da parte di centinaia di miliziani feroci, pronti a tutto ed armati fino ai denti, con la pura missione di “creare” le vittime per sfruttare mediaticamente il loro sangue.

Questo coincide con l’annuncio della prossima visita di Kofi Annan e lo scopo è quello di screditare questa missione, gettandone tutto il biasimo sulle legittime autorità siriane. Le notizie che noi forniamo vengono da testimoni oculari che vivono sui luoghi. Essi non hanno per finalità quella di “proteggere” il regime ma di “proteggere” la popolazione civile, abbandonata dal governo e consegnata alla selvaggia furia dei terroristi.

La verità su Houle

Ecco ciò che noi abbiamo ricevuto da un testimone oculare di Kfar Laha, vicino a Houle:

“Le bande armate sono uscite da Rastan e da Saan, tra Homs e Hama verso le otto di sera. Hanno attaccato le barricate delle forze dell’ordine intorno all’ospedale e hanno ucciso e ferito circa 35 elementi tra le forze dell’ordine, poi sono penetrati nell’ospedale statale. All’interno dell’ospedale si trovavano i pazienti e le equipes sanitarie e alcuni familiari che accompagnavano i malati, circa 25 persone. Le bande armate hanno massacrato tutte le persone presenti poli hanno bruciato l’ospedale dopo aver trasportato i cadaveri. Sui canali video dei ribelli si vede che quelli che trasportano i cadaveri lo fanno su coperte sulle quali è scritto in arabo “ministero della salute”. Questo prova che essi sono gli autori del crimine. Le bande armate si sono in seguito dirette verso le case circostanti, hanno massacrato i loro abitanti, hanno bruciato cinque case dopo aver trasportato i cadaveri. Dei rinforzi sono arrivati da parte delle forze dell’ordine. Ci sono stati scambi di fuoco e nove terroristi sono stati uccisi.

Sulla via, essi si sono introdotti in una farmacia ed hanno fucilato il farmacista per punirlo di aver venduto dei medicinali a un membro del servizio dell’ordine ed hanno bruciato la sua farmacia.

Verso le 22 le bande armate si sono dirette verso il villaggio di Tel Do. Hanno investito il quartiere sud e hanno massacrato famiglie alauite, uomini, donne e bambini, poi hanno appiccato fuoco dopo aver trasportato i cadaveri.

I cadaveri raccolti sono stati ammassati in una moschea per mostrarli agli osservatori dell’ONU come se fosse stato un massacro perpetuato dall’armata regolare.

Diverse notizie dalla regione di Homs e di Hama

A Salamiyeh, grosso villaggio a est di Hama, sulla strada di Aleppo, abitato da una maggioranza di ismaeliti di cui un gran numero sono oppositori ( comunisti e houranis) c’era un funerale e le persone venivano a presentare le loro condoglianze, bande armate vestite con degli “schmakhs”, copricapi dei beduini del deserto, senza dubbio per incitare gli abitanti di Salamiyeh a credere che questi fossero i loro vicini i beduini del deserto “badiyat” e fomentare la guerra civile. Le bande armate di PKC hanno aperto il fuoco sulla folla per cinque minuti, uccidendo sette persone e ferendone un gran numero.

Nel villaggio di Siphonyeh, presso Kattineh, a 15 km a nord di Homs, bande armate si sono introdotte in gran numero e hanno massacrato due famiglie: Abdallah Abdel Nabi e i suoi 6 bambini e anche il suo vicino e suo figlio. Hanno anche bruciato le case prima di ritirarsi,

Tutta la campagna di Kusayr è a ferro e fuoco, in un vuoto di sicurezza spaventoso. Da due settimane la guerra civile è cominciata tra i villaggi sunniti e i villaggi sciiti. E sunniti del villaggio di Saargi, contrabbandieri e banditi, hanno cominciato a uccidere e rapire civili dei villaggi sciiti di Safsafè, Zeytè, Hawik . Per proteggersi gli sciiti hanno dovuto prendere le armi perché i sunniti attaccavano con fucili, mitragliatrici e mortai e RPG. Gli sciiti sono stati presi di sorpresa perché essi non erano armati ma alcuni possedevano armi personali. Gli sciiti hanno rapito due sunniti della famiglia Hseykeh e fino ad oggi l’atmosfera è molto tesa. Un antico contenzioso opponeva questi due villaggi ma essi avevano celebrato una grande riconciliazione con la presenza dello Cheikh Naim Qassem, il vice presidente di Hezbollah. Erano stati invitati villaggi all’intorno e i notabili cristiani di Kusayr erano stati invitati. Purtroppo la consegna delle bande armate è di accendere ad ogni costo il conflitto religioso e, nell’assenza di forze dell’ordine o davanti alla loro impotenza, non c’è altra alternativa per gli abitanti che proteggersi dalle bande armate prendendo essi stessi le armi.

Come abbiamo spiegato nel nostro articolo di ieri, le città e villaggi si organizzano verso un’autonomia di sicurezza a partire dalle alleanze e dagli equilibri tribali sottili e inimmaginabili, per esempio ,come noi dicevamo, l’accordo realizzato tra Nebek e Flitta: “non rapite più i nostri sennò noi interdiremo agli abitanti di Flitta di entrare a Nabek.”

Il regime sta per accettare la realtà di una disaffezione della sua presenza rispetto alla sicurezza, in virtù della quale il mosaico siriano si fratturi in una logica di affinità confessionali tribali o politiche, in base ad alleanze, a rifiuti, a tradimenti , per un riallineamento alla maniera libanese? Sinistra prospettiva….

 

Vox Clamantis

 

Vox Clamantis est un centre d’information du diocèse grec melkite catholique de Homs, Hama et Yabroud

ULTIME NOTIZIE DALLA SIRIA – «I ribelli ci uccidono. L’esercito deve restare» – Testo raccolto da Giorgio Paolucci

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on aprile 20, 2012 at 9:19 pm

Ci sentiamo indignati e impotenti di fronte al tipo di informazioni che circolano in Europa e fanno opinione, sostenendo le sanzioni internazionali


da “Avvenire” – TESTIMONIANZE – 11 aprile 2012

fonte: blog Ora Pro Siria

Viviamo in Siria da più di sette anni, amiamo questo Paese e il suo popolo. Ci sentiamo indignati e impotenti di fronte al tipo di informazioni che circolano in Europa e fanno opinione, sostenendo le sanzioni internazionali, una delle armi più inique che l’Occidente usa per tenersi le mani pulite e dirigere comunque la storia di altri popoli. Pulite fino a un certo punto: si moltiplicano le segnalazioni della presenza di personale militare inglese, francese (e di altri Paesi) a fianco degli insorti per organizzare le azioni di guerriglia, grave violazione internazionale che passa sotto silenzio.
Sono state raccolte firme e fondi per aiutare la “primavera” del popolo siriano.

Ma chi ha dato – in perfetta buona fede – offerte e sostegno della “liberazione” della Siria deve sapere che ha finanziato assassini inumani, procurando loro armi, contribuito alla manipolazione dell’informazione, fomentato una instabilità civile che richiederà anni per essere risolta. Sconvolgendo l’equilibrio in un Paese dove la convivenza era pane quotidiano. Perché intervenendo senza conoscere la realtà non siamo più liberi, ma funzionali ad altri interessi che ci manipolano.

Non è nostro compito fornire una lettura socio-politica globale della vicenda siriana, altri lo stanno facendo meglio di noi. E chi lo vuole davvero può trovare informazioni alternative. Noi ci limitiamo a raccontare solo ciò che i nostri occhi vedono, qui nel piccolo villaggio di campagna dove viviamo. E dove, quasi ogni notte, i soldati presenti nella piccola guarnigione che lo presidia sono attaccati. Sia dagli insorti presenti nella zona, sia da bande mercenarie che passano il confine siriano nel tentativo di sopraffare l’esercito e aprire un varco per il flusso di armi e combattenti. I militari rispondono? Certo, e la gente ne è contenta perché di armi e mercenari il Paese è già pieno.

Sta per scadere l’ultimatum per il ritiro dell’esercito, che qui nessuno – nel senso letterale del termine – vuole. La gente si sente sicura solo quando i militari sono presenti. Ormai le violenze compiute dai cosiddetti liberatori nelle città, nei villaggi, sulle strade, sono tante e così brutali che la gente desidera solo vederli sconfitti. Gli abusi sono continui: uccisioni, case e beni requisiti o incendiati, persone, bambini usati come scudi umani. Sono i ribelli a bloccare le strade, a sparare sulle auto dei civili, a stuprare, a massacrare e rapire per estorcere denaro alle vittime. Invenzioni? La notte del Venerdì Santo, non lontano da dove abitiamo, hanno ucciso un ragazzo e ne hanno feriti altri due: tornavano alle loro case per celebrare la Pasqua. Il ragazzo morto aveva 30 anni ed era del nostro villaggio. Non sono i primi tra la nostra gente a pagare di persona. Ormai prima di spostarsi a fare la spesa o anche solo per andare a lavorare ci si assicura che l’esercito controlli la zona. Anche a noi è capitato di trovarci bloccati dalle sparatorie per tre ore in un tratto di autostrada e siamo riusciti a ripartire solo quando si è formato un corridoio di carri armati che proteggevano gli automobilisti in transito dai tiri dei rivoltosi.

Perché di tutto questo non si parla? Perché non si parla dei tanti militari assassinati in vari agguati, gli ultimi ieri ad Aleppo? Sono tanti i drammatici esempi che potremmo citare. Il fratello di un nostro operaio, tenuto prigioniero a Homs dai ribelli insieme ad altri civili, è ormai considerato morto, due padri di famiglia del nostro villaggio sono stati sempre a Homs dai rivoltosi perché compravano e distribuivano pane a chi era rimasto isolato. La questione che qui, però, ci preme sottolineare e per la quale invitiamo tutti a mobilitarsi è quella delle sanzioni internazionali. Chi sta pagando e pagherà ancora di più fra poco, è la gente povera.
Non c’è lavoro, non ci sono le materie prime e le esportazioni di prodotti locali, come bestiame e uova, sono ferme. Quel poco che c’è, poi, si vende a prezzi esorbitanti.

Tra le principali urgenze c’è quella del latte per i bambini. I prezzi dei cartoni sono raddoppiati, passando da 250 lire siriane a 500 (la paga giornaliera di un operaio è di 7-800 lire). Scarseggia il mangime per il bestiame: le poche confezioni disponibili sono passate da 650 a 1850 lire. Mancano i medicinali specialistici, scarseggia l’elettricità perché i ribelli hanno fatto saltare più volte le centrali e le linee di conduzione. Non c’è gasolio (e l’inverno è stato molto freddo quest’anno), perché la Siria non può più esportare il suo greggio in cambio di petrolio raffinato. I trattori quindi sono fermi e non si può lavorare la terra. Sono bloccati perfino i camion che prelevano la spazzatura. Ci sono problemi con l’acqua perché le pompe funzionano col gasolio. Il nostro villaggio e quello vicino – che condividono lo stesso pozzo – hanno acqua un unico giorno alla settimana e solo per 3-4 ore. Si rischia una vera carestia per l’avvenire: presto mancherà il grano e quindi anche il pane, il solo alimento che, per ora, il governo riesce a distribuire a un prezzo calmierato, anche ai più poveri. E poi si protesta perché la Croce Rossa non può portare aiuti. È possibile arrivare a sanzionare addirittura l’importazione di pannolini per i lattanti?

Tutto questo è profondamente ingiusto. Non si è riusciti a rovesciare il governo con le armi, lo si vuole fare esasperando la gente. Certo, è proprio questa la logica delle sanzioni. Quando, però, una grande maggioranza della popolazione – che piaccia o meno – non vuole un cambiamento violento della situazione, tale sistema diventa una vera sopraffazione. Chiediamo con forza a chi può fare qualcosa di sospendere le sanzioni e di intervenire. Che la nostra tanto osannata democrazia si dimostri capace di servire il vero bene del popolo.

Un gruppo di italiani che vive in Siria (Testo raccolto da Giorgio Paolucci)

ULTIME NOTIZIE DALLA SIRIA – Drammatica testimonianza di Madre Agnes Mariam de la Croix

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on aprile 20, 2012 at 9:15 pm

 

Riportiamo questa testimonianza di una religiosa cattolica che vive in Siria, con altre consorelle. Si tratta di un drammatico documento che ci permette di conoscere meglio la reale situazione della Siria, e i problemi sempre più grandi che per le comunità cristiane stanno nascendo in quel Paese.

Ultime notizie da Homs e Kusayr

 

da Madre Agnese Maria della Croce

fonte: blog Ora Pro Siria

traduzione dal francese di Mario Villani , redattore di “Appunti Attualità Politica Cultura”

testo francese in ; http://www.maryakub.org/Article_dernieres_nouvelles_de_Homs_et_Qousseir_1_avril_2012.html

Alla vigilia della Settimana Santa, quando noi contempliamo l’Agnello di Dio vergognosamente tradito dal peccato del mondo accettato per la nostra salvezza, vengo a inviarvi notizie recenti sulla nostra Diocesi. E’ nostro dovere informarvi sui veri sviluppi della conflitto in Siria. Lo facciamo affinchè l’opinione pubblica faccia ogni pressione per risparmiare sofferenze al popolo siriano.

Notizie da Qara

Più di trecento famiglie sunnite di Bab Amro sono rifugiate nel villaggio ed aiutate dai membri locali dell’opposizione. Anche noi facciamo quello che possiamo per aiutarli. Io sono intervenuta personalmente per la liberazione di 70 militanti incarcerati dopo il passaggio dell’esercito siriano dal nostro villaggio. Ho espresso alta e forte la mia disapprovazione per i metodi impiegati contro certi prigionieri che sono stati maltrattati per far loro confessare dei presunti crimini legati al terrorismo delle bande armate. Noi abbiamo dichiarato il nostro monastero aperto per ricevere i profughi ed i sinistrati. Ci è stato riferito di un centinaio di bambini tra i 2 e i 10 anni che sono stati raccolti tra le macerie di Bab Amro e che non hanno ancora ritrovato i loro genitori. Noi cerchiamo di aiutarli e forse, una volta completati i documenti, ne riceveremo qualcuno tra di noi. Questo dipenderà dal Ministero degli Affari Sociali. Per questo scopo i vostri aiuti sono i benvenuti.

Notizie da Homs

A Homs, città di un milione di abitanti, i due terzi della popolazione sono fuggiti. Più del 90% dei Cristiani sono fuggiti, spesso senza avere il tempo di portare nulla con sé. Centinaia di famiglie cristiane hanno abbandonato Homs e la sua provincia per rifugiarsi nella Valle dei Cristiani, a Damasco o nella sua provincia. I vostri aiuti sono arrivati e sono già stati distribuiti. Tantissime grazie! Quando potremo raggiungere il parroco di Bab Sbah, a Homs, ci darà la lista delle famiglie che ne hanno beneficiato. Questo perchè possiate continuare ad aiutare serenamente, i vostri doni arriveranno tutti a destinazione.

Alcune famiglie sono ritornate per sorvegliare i loro beni. Una di loro racconta questo episodio: “Abbiamo aperto la porta ed ecco!, il salone era pieno di gente. Ci hanno portato i nostri pigiami e hanno mangiato insieme a noi. Gli abbiamo chiesto cosa volessero. Imbarazzato il loro capo ci ha detto: quando volete vi renderemo la vostra casa. Ma la realtà si impone, siamo costretti a lasciarli fare ed arrenderci all’evidenza. La nostra casa non è più nostra.”

Perchè diciamo che la gente è stata “costretta” a partire? Perchè progressivamente, ma efficacemente le fazioni armate dell’opposizione siriana hanno operato quella che può essere definita una “redistribuzione demografica”. Grazie ai franchi tiratori e ad atti di aggressione criminale hanno terrorizzato la popolazione civile non gradita: le minoranze alauita, cristiana, sciita ed anche molti sunniti moderati che non hanno voluto partecipare alle attività dei ribelli. Non è un genocidio massiccio, ma una liquidazione lenta.

A partire da agosto 2011 e più particolarmente da novembre, quando abbiamo potuto verificare la situazione con i nostri occhi, visitando Homs e Kusayr, noi abbiamo informazioni sicure e verificate di atti di barbarie contro la popolazione civile per obbligarla a desistere dalla normale vita civica e paralizzare le Istituzioni e lo Stato.

Dall’inizio dell’anno si sono registrati ripetuti atti di sabotaggio contro gli edifici scolastici, rapimenti di insegnanti e professori, minacce agli studenti e incendi e bombardamenti contro le scuole. Questo ha portato alla progressiva chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Le minoranze che vivono nei quartieri dove agiscono le bande affiliate all’opposizione siriana sono il bersaglio permanente di ogni vessazione: i loro beni sono saccheggiati, le vetture requisite, molti di loro sono presi in ostaggio solo per il fatto di appartenere ad una minoranza religiosa e non vengono rilasciati se non con il pagamento di un riscatto (fatto che ha provocato il fenomeno dei contro-rapimenti, con trattative per la liberazione degli ostaggi).

In particolare tutti i protagonisti della vita civile sono diventati un bersaglio privilegiato del terrorismo camuffato da resistenza armata: conducenti di taxi, mercanti ambulanti, portalettere, e soprattutto funzionari dell’amministrazione civile sono le vittime innocenti di atti che hanno superato il semplice assassinio per assumere gli aspetti più barbari del crimine gratuito: persone sgozzate, mutilate, sventrate, fatte a pezzi e gettate agli angoli delle strade o nell’immondizia. Non si è esitato a sparare su dei bambini per diffondere la disperazione come è stato nel caso del piccolo Sari, nipote del nostro tagliatore di pietre. Questi atti atroci sono stati sfruttati mediaticamente per attribuirne la responsabilità alle forze del Governo.

Noi stessi abbiamo potuto vedere come funziona questo stratagemma in occasione di una visita a Homs. Quel giorno abbiamo potuto contare almeno cento cadaveri arrivati all’ospedale, vittime dell’accanimento gratuito delle bande armate affiliate all’opposizione. Passando per via Wadi Sayeh abbiamo notato una vettura bruciata. Un uomo era stato appena preso di mira dalle bande armate perchè si era rifiutato di chiudere il suo negozio. La sua autovettura era stata fatta esplodere e lui letteralmente fatto a pezzi e gettato davanti alla saracinesca del suo negozio. Nel momento in cui noi siamo passati si erano radunati dei passanti. Ne abbiamo visti molti riprendere la scena con i loro telefonini. Mentre filmavano ne abbiamo sentito uno registrare queste parole indirizzate ad una catena satellitare: “ecco cosa devono sopportare i cittadini siriani da parte degli squadroni della morte di Bashar Assad”. Abbiamo fotografato tutto l’avvenimento e seguito le povere spoglie della vittima fino all’ospedale.

Con la caduta di Baba Amro i combattenti si sono introdotti a Nazihin e Ashiri ed hanno investito i quartieri cristiani di Warcheh e Salibi. Le case dei Cristani sono state requisite. Da Hamidiyeh e dintorni fino a Wadi Sayeh, e più oltre Bustan Diwan, si è ripetuto il medesimo scenario: le bande armate costringono i Cristiani a partire, spesso con la forza, e saccheggiano le loro case, poi le utilizzano per installarvi delle famiglie sunnite profughe o per scopi militari. Ci hanno raccontato che le bande armate hanno bucato i muri divisori che separano le abitazioni per poter circolare attraverso il quartiere senza uscire nella strada. Dei quartieri interi si sono così trasformati in casematte.

ULTIME NOTIZIE DEL 30 MARZO 2012

I quartieri di Bab Sbah, Warcheh e parte di quello di Hamdiyeh sono stati svuotati dei loro abitanti. Bande di islamisti invadono i luoghi e si introducono nelle abitazioni, le saccheggiano e poi le bruciano, facendo credere che le forze governative le hanno bombardate. I terroristi, prima di introdursi nei quartieri abitati dalle minoranze confessionali, li hanno colpiti con mortai, razzi e missili LAU di fabbricazione israeliana. Se la prendono con la popolazione civile non armata e nelle zone dove non c’è la presenza dell’esercito regolare.

E’ falso dire che la popolazione civile è presa tra due fuochi. La verità è che in molte zone i quartieri cristiani sono stati il bersaglio di un bombardamento sistematico delle bande armate che hanno voluto vendicarsi perchè i Cristiani non hanno aderito all’opposizione. Ma se l’avessero fatto avrebbero potuto evitare di essere colpiti? Ne dubitiamo.

Secondo l’agenzia cattolica Fides, la manovra delle bande armate è quella di investire i quartieri a maggioranza cristiana per trincerarvisi. Si sta preparando un terribile dramma: le bande armate hanno riempito il quartiere di esplosivo e minacciano di far saltare tutto se l’esercito avanza.

Dobbiamo dire che vi è molta confusione sugli obbiettivi delle fazioni armate dell’opposizione. Essendo divise tra di loro e agendo in modo indipendente, le loro azioni hanno differenti motivazioni. Non bisogna affrettarsi a gettare discredito sulle testimonianze dei Cristiani che, avendo avuto a che fare con queste bande armate, sono stati oggetto di una vera persecuzione. Non è più un mistero per nessuno che dei salafiti sono attivi a Homs in particolare ed in Siria in generale; è tuttavia vero che i Cristiani non sono sotto una persecuzione sistematica e generale in tutto il paese perchè i salafiti non sono dappertutto.

Sto traducendo un articolo che chiarisce molte cose sulla presenza salafita in Siria e Libano.

Notizie dell’ultima ora: il famoso ”curato di Bab Sbah” che era rimasto eroicamente sul posto per servire i suoi parrocchiani a rischio della sua vita si è visto obbligato a partire. La sua automobile è stata rubata, la casa, così come quelle dei suoi parenti, è stata occupata dei miliziani che hanno rubato tutto. Perfino i pacchi di aiuti umanitari destinati dalla Caritas alle famiglie sinistrate sono stati requisiti dei miliziani. Il padre ha raccolto dei video impressionanti di ciò che resta dei quartieri cristiani. Sembrerebbe di essere a Beirut nei peggiori momenti della guerra dei due anni. Inoltre abbiamo appena saputo che i padri gesuiti hanno posto dei giovani armati per difendere i loro conventi e i loro beni. Speriamo che questo sia sufficiente per conservarli sani e salvi.

E infine, una notizia delle peggiori: la ragazzina R. S., una greca – ortodossa che era stata rapita da tre settimane da Bustan Diwan, nel quartiere cristiano di Homs è stata restituita ai suoi genitori in uno stato allarmante. Ella racconta che è stata condotta da uomini armati in una fattoria oltre lo svincolo di Palmira nell’entrata sud di Homs e là una trentina di uomini l’hanno violata. Ella si trova attualmente in un ospedale di Damasco. Le sue condizioni sono terribili ed è in stato di choc. Ella ha sentito gli uomini dirle che lei era stata loro concessa dallo Sceicco Arour come bottino di guerra.

Il fratello del curato greco- ortodosso di Doueir, il padre Tohmeh Haddad, è stato rapito dai ribelli. Essi chiedono un riscatto di € 200.000.

SITUAZIONE A KUSAYR

Kusayr è un grosso centro nei dintorni di Homs, vicino al Libano. La situazione è drammatica. Le minoranze sono il bersaglio di terribili soprusi. Molte persone innocenti sono morte, abbattute a sangue freddo. Andrè Arbache, un giovane marito di trenta anni è stato rapito oggi e non si sa nulla di lui. Alcuni terroristi arrestati dalle forze di sicurezza hanno confessato che sarebbe già stato sgozzato seguendo il rituale “Nahar” che Al Qaeda applica ai rinnegati.

La famiglia cristiana Kasouha, maggioritaria a Kusayr, ha perso molti dei suoi membri, uccisi a sangue freddo. Si parla di vecchi rancori. Bisogna però sapere che molti Cristiani sono stati massacrati dopo aver subito per mesi le angherie di miliziani armati che, tuttavia, sono stati presentati al mondo come combattenti valorosi che cercano di instaurare la democrazia. In realtà queste bande armate hanno applicato la legge della giungla: sia quando hanno cercato di far resuscitare i demoni di vecchi rancori tra comunità, sia quando, come ad Homs, hanno cercato di provocare una guerra confessionale.

Molti Cristiani di Kusayr sono stati assassinati, talvolta fatti a pezzi, per spingere la popolazione alla fuga. Come se questo non bastasse, per sgomberare Kusayr dei Cristiani, i terroristi hanno cominciato ad attaccare apertamente i loro quartieri. Li hanno bombardati con i mortai e i lanciarazzi, poi li hanno invasi, scacciando gli abitanti e uccidendo quelli che non volevano andarsene. Molte case dei Cristiani sono state bruciate dopo essere state saccheggiate. Nei quartieri più lontani che non sono ancora stati investiti dai terroristi molti Cristiani si sono rifugiati presso dei parenti, ma le loro case sono sotto il tiro dei mortai. Persino la casa del nostro parroco Padre George Louis è stata colpita da quattro proiettili che l’hanno completamente distrutta. E’ necessario ricordare che questi bombardamenti non entrano nel quadro di combattimenti con l’esercito regolare, ma costituiscono un’aggressione gratuita contro una popolazione non armata. I Cristiani di Kusayr hanno sentito islamisti affermare a più riprese che i comitati di coordinamento locali hanno già distribuito i beni mobili e immobili dei Cristiani alle famiglie sunnite. Questo progetto è ormai in fase di esecuzione. Un dirigente dell’esposizione a Kusayr , Oum Zahreddine Zhouri, ha appena annunciato che “i beni dei cristiani erano distribuiti ai musulmani come bottino di guerra” ed in effetti è ciò che sta avvenendo, almeno nelle case e magazzini del quartiere del Suk orientale che è stato interamente investito dalle bande armate. I cristiani sono tutti stati gettati fuori, le loro case sono state spogliate e interamente bruciate. Confermiamo la notizia data dall’agenzia Fides: la maggior parte dei 10.000 cristiani di Kusayr è stata costretta a lasciare le loro case e i loro beni. Essi si sono rifugiati nei dintorni o sono fuggiti verso Damasco, la Valle dei cristiani o verso il Libano dove ci si informa che molti alauiti e cristiani hanno trovato casa nelle città costiere o nella montagna e dove più di 60 famiglie cristiane di Kusayr si sono rifugiate nella città di Zahlè.

QUALCHE ESEMPIO SIGNIFICATIVO DI ATTI SELVAGGI PERPETRATI DALLE BANDE ARMATE AFFILIATE ALL’OPPOSIZIONE

Quando l’esercito regolare è entrato a Baba Amro i terroristi hanno radunato tutti i loro ostaggi alauiti e cristiani in un immobile di Khalidiyeh che hanno fatto saltare con l’esplosivo, commettendo un terribile massacro, che hanno attribuito alle forze regolari. Malgrado che di questo atto siano state accusate le forze governative persino dalla Lega Araba, le prove e le testimonianze sono inconfutabili: si tratta di una manovra delle bande armate affiliate all’opposizione.

La famiglia Al Amoura, del villaggio di Al Durdak, nei dintorni di Homs, è stata sterminata dai terroristi wahabiti. Quarantuno persone d questa famiglia sono state sgozzate lo stesso giorno. Un altro massacro è stato commesso dall’esercito libero della Siria in ritirata da Baba Amro: si sono fermati vicino a Rableh, alla frontiera libanese, e hanno massacrato quattordici membri di una stessa famiglia alauita a Hasibiyeh.

RETROSPETTIVA

Ecco: è da un anno che mi dedico allo studio della situazione in Siria per cercare di comprenderla. Da allora mi sono recata per tre volte sui luoghi caldi della nostra Diocesi e posso dire di essere diventata una testimone oculare. Guardando indietro io vedo che non mi sono ingannata nelle mie previsioni. Con dei giornalisti belgi siamo stati i primi al mondo a fare stato della presenza di “bande armate non identificate”. Oggi queste bande sono state identificate. Possiamo dare loro un nome. Esse sono raggruppate sotto l’etichetta di Esercito Libero della Siria, ma esse sono di matrice salafita o wahabita, vale a dire le formazioni paramilitari degli islamisti ultra radicali.

Noi ringraziamo tutte le realtà che durante l’anno trascorso hanno intimato al regime siriano, anche se spesso a torto e in conseguenza di false informazioni, di fermare le sue violenze contro la popolazione civile. Ma cosa dire delle crudeltà dell’opposizione siriana? O meglio, delle fazioni armate che proclamano di essere l’opposizione? Oggi il male è fatto. Quello che temevamo sta per succedere: l’esodo dei Cristani dalla Siria è cominciato. E’ un dramma che condividono con i loro fratelli e sorelle di altre confessioni. Questo ci ricorda l’esodo dei Cristiani dell’Iraq. Speriamo che la tendenza sia arrestata dalla fine delle ostilità e dall’instaurazione di un dialogo tra tutte le componenti del popolo siriano.

Noi siamo tutti per la libertà e la democrazia. Sfortunatamente i nobili obiettivi indicati dall’opposizione siriana sono stati fagocitati dall’islamismo. Esaltando l’opposizione -all’inizio poteva essere a giusto titolo- si è creduto senza verifiche a tutto quello che raccontava l’inattendibile Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo e poi i comitati di coordinamento locale. Ora, sulla base delle loro necessità, questi organismi hanno fatto più disinformazione che informazione. Non solo l’informazione fornita è stata unilaterale e di parte, ma spesso era monca e falsificata. La realtà non era più conforme alle loro fastidiose dichiarazioni. D’altronde gli avvenimenti mi hanno dato ragione e, cosa che mi consola, la comunità internazionale stessa sta accogliendo la tesi di una trasformazione dell’opposizione siriana che è divenuta, all’insaputa di molti dei suoi sostenitori, un paravento per il sunnismo radicale. I grandi mezzi di comunicazione cominciano poco a poco a comprendere la realtà del conflitto in Siria, raccontando alcuni dei suoi aspetti nascosti da troppo tempo: la presenza di fazioni armate l’obiettivo delle quali era quello di creare uno scenario di guerra confessionale simile a quello del Libano. Questo spiega le crudeltà subìte per mesi dagli alauiti da parte delle bande armate. I Cristiani sono stati vittime anche loro ma in misura minore. L’obiettivo di questi gruppi armati era spingere le minoranze ad armarsi per far esplodere una guerra confessionale. Ma questa reazione non c’è stata. A parte dei casi isolati, le minoranze non si sono armate ed hanno atteso pazientemente che le forze dell’ordine venissero a proteggerle. Hanno pagato così un pesante tributo di sangue attendendo la loro liberazione. La storia renderà omaggio alla maturità del popolo siriano che, in forza della sua millenaria saggezza, ha evitato fare la scelta peggiore quando tutto era a sua disposizione per vendicarsi dell’”altro”. E’ necessario anche dire che la maggioranza dei Musulmani in Siria non danno credito ai salafiti e prendono le distanze dal wahabismo. Dicono che tutto l’estremismo è una deformazione e che il salafismo, ispirato dal wahabismo, è diventato un’eresia soprattutto quando è ricorso all’eliminazione dei “kuffar” o “rinnegati”, in pratica di tutte le persone che non accettano la sua dottrina.

In definitiva il mondo occidentale, vittima di un’informazione tendenziosa, si inganna applicando a questi eterogenei gruppi islamisti il titolo di Esercito Libero di Siria. Bisogna saper distinguere le cose per non favorire il peggio.

Che dire di più? Human Rights Watch ha scritto una lettera aperta al “Consiglio Nazionale Siriano” per invitarlo a denunciare gli atti di barbarie contro la popolazione civile e le forze dell’ordine. Atti contrari alla Carta dei Diritti dell’Uomo ed alla Convenzione di Ginevra commessi dalle bande armate affiliate all’opposizione. L’ambasciatore degli Stati Uniti a Damasco si è lamentato delle violenze inaccettabili delle bande armate che agiscono in nome dell’opposizione. Le grandi potenze ed i media internazionali parlano apertamente di una deriva confessionale di certi settori armati affiliati all’opposizione siriana tra i quali si scoprono fazioni di Al Qaeda, dei salafiti e dei wahabiti. Pax Christi del Canada ha mandato una lettera a tutti i responsabili degli Stati per domandare loro di non intervenire più in Medio Oriente con mezzi militari. La Francia, da parte sua, ha rifiutato l’ingresso nel suo territorio allo cheikh Qaradawi che incita incessantemente su Al Jazirah araba ad una guerra confessionale. L’affare Merah a Tolosa contribuirà ad aprire gli occhi sui pericoli della catena Al Jazirah, i cui locali nella torre Montparnasse sono stati perquisiti dalla polizia francese.

Nel momento in cui la comunità internazionale cerca di favorire il dialogo e la pacificazione è divenuto ormai inaccettabile che dei responsabili e dei giornalisti continuino a credere ciecamente alle dichiarazioni di una rete di informazione tendenziosa che copre i crimini di queste bande armate affiliate all’opposizione siriana con suo grande danno. Ignorando i soprusi e i crimini di queste bande armate e approvando la loro lotta si incoraggiano i loro crimini e non si porta aiuto alle persone in pericolo. Solo un’informazione obiettiva e senza partito preso, fedele alla realtà dei fatti, potrà aiutare a fermare la violenza e portare tutte le fazioni a dialogare in vista di un vero processo democratico. Occorre denunciare il male ove di trova, senza preconcetti. Serve un minimo di verifica e di messa a fuoco nella confusione che prevale.

CONCLUSIONE

Noi preghiamo affinchè la Siria esca purificata e pacificata da questa terribile prova e perchè la voce della maggioranza schiacciante del popolo siriano, di tutte le confessioni, sia ascoltata: avviare le riforme necessarie senza rompere il patto nazionale né cadere nella guerra confessionale.

Preghiamo che, in questo glorioso tempo pasquale, il Signore vincitore della morte, ci visiti come ha fatto con sua Madre e i suoi Apostoli e ci evangelizzi con la sua pace basata sulla distruzione del muro dell’odio attraverso il suo corpo sacrificato per noi. Lui solo ci insegna ad amare il prossimo fino a sacrificarsi per lui. Questo è il messaggio che noi ameremmo far capire sulla Siria a quelli che sono vicini e a quelli che sono lontani.

 

Qara, 1 aprile – domenica degli ulivi – 2012.

La Vera Situazione in Siria

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente, Mondo on marzo 27, 2012 at 2:24 pm

26 marzo 2012

 

 

*

● Finalmente anche la stampa politicamente corretta si è svegliata e comincia a parlare in maniera più chiara sulla situazione che si è creata in Siria. Per esempio la Repubblica (21 marzo 2012, p. 19) ha scritto: «Rapimenti, torture, esecuzioni sommarie non sono un’esclusiva delle forze di sicurezza siriane, ma anche l’opposizione ha fatto ricorso a pratiche criminali. Ora, avverte ‘Human Rights Watch’, l’organizzazione umanitaria con base a New York, “Le tattiche brutali dell’esercito siriano non possono giustificare gli abusi dell’opposizione contro i loro avversari”. […]. Vi è il pericolo che tutto ciò degeneri in un conflitto a sfondo settario». Il Corriere della Sera (21 marzo 2012, p. 23), collegando l’attacco alla Siria con quello all’Iran, scrive che «Il New York Times ha rivelato ieri [20 marzo] che “il Pentagono ha scelto una simulazione che doveva prevedere le conseguenze di un attacco israeliano. La risposta è stata piuttosto fosca. Gli Usa verrebbero risucchiati nel conflitto e potrebbero perdere diverse centinaia di militari. Magari l’intero equipaggio di una nave colpita per ritorsione dagli iraniani. L’esito del test virtuale ha suscitato grande preoccupazione al Pentagono. […]. Uno strike d’Israele avrebbe ripercussioni drammatiche».

● D’altra parte alcuni siti di contro informazione (‘Effedieffe.com’ e ‘SirianFreePress.net’ più canali video correlati1 e 2) stanno facendo conoscere in maniera più approfondita anche in Italia la reale situazione siriana. Cito alcune notizie riportate in essi ed esorto i lettori a visitare questi siti, per approfondire la questione, che è di fondamentale importanza in sé e per le conseguenze che ne scaturiranno in caso di invasione della Siria da parte delle forze occidentali (Usa, Nato, Israele).

● La dottoressa siriana NADIA KHOST (autrice di molte opere sul patrimonio culturale della civiltà araba) scrive che adesso che il regime siriano ha ripreso il sopravvento e sta dando gli ultimi colpi alla «resistenza», gli arrestati cominciano a confessare sinceramente e ne esce un quadro alquanto diverso dalle cronache della stampa occidentale. «Hanno assassinato uomini d’affari e professori d’università. Ora sappiamo che ciascuno di noi può morire in caso di attacco delle bande armate».

● Ora emerge che l’esercito di Assad ha risposto a gravissime provocazioni ed è spesso intervenuto per proteggere la popolazione. Invece la stampa occidentale lo aveva accusato – come era avvenuto in Libia – di aggressioni immotivate e feroci e continua a farlo.

● Via via che la gente normale viene liberata dall’incubo dei «liberatori», racconta com’era la vita nei territori «liberati»: «Nei quartieri che controllavano, le bande armate hanno impedito ai bambini di andare a scuola, hanno ucciso operai che si recavano al lavoro, hanno vietato ai contadini di andare a seminare sulla propria terra e alle centrali elettriche di rifornirsi; hanno rubato ambulanze, si sono impadroniti di automezzi di privati e delle municipalità. Hanno distrutto la vita dovunque si sono installati».

● Uno dei ribelli arrestati a Baba Amra ha ammesso d’aver assassinato almeno cinquanta persone e violentato decine di donne. Si considera un buon musulmano, perché (racconta la Khost) «degli sceicchi wahabiti dell’Arabia Saudita, così come lo sceicco di Al-Jazira Kardawi, pronunciano delle ‘scomuniche’ che legalizzano l’assassinio di cristiani, drusi oltreché dei sunniti favorevoli al governo» siriano. «Le bande siriane che eseguono queste ‘scomuniche’ ricevono fondi dai wahabiti del Katar e dell’Arabia Saudita, insieme alle droghe, che l’armata regolare siriana confisca in grande quantità insieme alle armi».

● L’armamento trovato ai ribelli sconfitti merita un capitolo a parte: «obici, mitragliatori di ogni genere, bombe assordanti, obici anti-carro, visori notturni, giubbotti anti-proiettile, materiale di trasmissione sofisticato», insieme a «valute occidentali e israeliane, diversi passaporti».

● «L’obbiettivo di questo terrorismo», scrive Nadia Khost, «è frantumare la società siriana, infliggere perdite all’esercito, fare a pezzi la Siria, paralizzare la produzione agricola, industriale, artigianale. Distruggere la struttura dello Stato».

● È un’analisi che coincide con l’allarme che da mesi lancia MADRE AGNES-MARIAM DE LA CROIX, carmelitana, superiora del convento di San Giacomo l’Interciso, su tutti i mezzi cattolici specialmente francesi, inascoltata. Ne ha parlato anche Sergio Romano sul Corriere della Sera circa dieci giorni fa. La stessa Madre Agnes-Mariam ha riferito ai ricercatori di una commissione francese che, nella orribile giornata del 6 dicembre, ad Homs «liberata», più di cento persone «sono state ammazzate in combattimenti interconfessionali […] ci sono state scene spaventose, donne violentate, seni tagliati, persone trucidate e troncate a pezzi».

VIDEO 1 – http://www.youtube.com/watch?v=9MN9HjTVqDA

● Tre valenti giornalisti di Al Jazeera, praticamente tutto l’ufficio di Beirut, si sono dimessi denunciando le falsificazioni dell’emittente sulla tragedia siriana, la censura ai loro reportage che documentavano ciò che non andava documentato, e le pressioni subite dal proprietario, l’emiro del Katar. Diamo almeno i nomi: Ali Gashem, inviato speciale da Beirut in Siria, il direttore dell’ufficio Hassan Shaaban, e il produttore.

VIDEO 2 – http://www.youtube.com/watch?v=dACqDz8e2cA

● Accuse di reportage falsi e video «fabbricati» sulla Siria, allo scopo di screditare il regime, sono venute da più parti, non solo contro Al Jazeera, ma contro la ‘CNN’ e la ‘BBC’. Molte scene di bombardamento della città-martire di Homs da parte dell’esercito siriano sono state messe in dubbio dal giornalista investigativo RAFIK LOTF, che ha esaminato i video: in molti casi, le nubi di fumo nero che si elevano dai palazzi sarebbero pneumatici incendiati sui terrazzi …

VIDEO 3 – http://www.youtube.com/watch?v=Xq0oBgbRPEg

(altri video sono visionabili ai correlati canali video 1 e 2)

● Tre dirigenti del blocco anti-Assad, o Consiglio Nazionale Siriano, se ne sono andati sbattendo la porta. Si tratta di HAITHAM AL-MALEH, KAMAL AL-LABWANI e l’attivista dei diritti civili, la cristiana CATHERINE AL-TELLI. Labwani ha spiegato: «non vogliamo essere complici del massacro del popolo siriano», accusando il Consiglio di «essere legato a progetti stranieri che puntano a prolungare la battaglia in attesa che il Paese sia trascinato nella guerra civile».

● Infine, una fonte insospettabile il «Centre Français de Recherche sur le Renseignement», un gruppo d’intelligence privato allestito da vecchi dirigenti del ‘DST’, insieme al «Centre International de Recherche et d’Études sur le Terrorisme & l’Aide aux Victimes du Terrorisme», hanno condotto una inchiesta sul terreno. Il titolo del loro rapporto: «Siria, una libanizzazione artificiale», già dice molto di quel che hanno appurato. Ma il testo merita una lettura integrale. (Cfr. www.cf2r.org). Senza lesinare critiche al regime siriano e alla sua gestione della crisi, il rapporto francese denuncia «la falsificazione orchestrata degli eventi, il gioco degli attori stranieri che perseguono, attraverso il loro sostegno agli oppositori, obbiettivi di politica estera che nulla hanno a che vedere con la situazione interna del Paese».

● Gli ex agenti dei servizi di Parigi inquadrano la rivolta nella nuova politica americana in Medio Oriente, politica che è stata battezzata come «instabilità costruttiva». Tale strategia, dicono, «posa su tre principi: creare e gestire conflitti a bassa intensità – favorire lo spezzettamento politico e territoriale – e promuovere il settarismo, se non la pulizia etnico-confessionale».

● Il concetto e la tecnica di «instabilità costruttiva» sono stati elaborati, dicono i francesi, dai centri neoconservatori americani. E citano al proposito una analisi condotta da ROBERT SATLOFF, l’ebraico direttore del ‘WINEP’, Washington Institute for Near East Policy (un braccio molto influente della lobby israeliana), datato 15 marzo 2005. Dove Satloff scriveva che «gli americani non hanno interesse alla sopravvivenza del regime di Assad, regime minoritario che si regge sull’intimidazione».

● Questa politica israelo/americana, dicono gli agenti francesi, «è stata largamente influenzata da una direttiva di ODED YINON, alto funzionario del ministero degli Esteri israeliano, datata febbraio 1982, dove si delinea il progetto geo-strategico di frammentare l’insieme medio-orientale in unità le più minuscole possibile fino allo smantellamento puro e semplice degli Stati vicini ad Israele».

● Si tratta dell’articolo apparso sulla rivista ebraica «Kivunim», stampata dal Dipartimento propaganda della ‘Organizzazione Sionista Mondiale’. Il rapporto francese ne cita un passo: «La decomposizione del Libano in cinque province prefigura la sorte che attende l’intero mondo arabo, compreso Egitto, Siria, Iraq e la penisola araba […]. La disintegrazione della Siria e dell’Iraq in province omogenee, dal punto di vista etnico e religioso, è l’obbiettivo prioritario di Israele a lungo termine ed a breve, l’obbiettivo è la dissoluzione militare di questi Stati. La Siria si dividerà in più Stati secondo le linea di frattura delle comunità etniche».

● Per ora il piano ha avuto una battuta d’arresto. Le bande armate sono state sconfitte, e con esse i loro manovratori internazionali. L’Iran ha affiancato efficacemente il regime siriano. Russia e Cina hanno detto con chiarezza che considereranno un intervento militare esterno contro Damasco una minaccia alla propria sicurezza nazionale.

● Quel che vogliono distruggere, dice Nadia Khost, è «un Paese che si distingue per un tessuto sociale dove le religioni, le confessioni e le etnie si mescolano in una unità nazionale. Un Paese che traduce le opere della letteratura mondiale, che ascolta la musica classica e la musica locale, e dove le donne partecipano alla vita produttiva e pubblica».

● Nulla sarà più come prima, dicono però molte altre voci consapevoli. Anche il Libano era un modello di convivenza, prima che «la sicurezza di Israele» diventasse la priorità a cui tutto si deve sacrificare: vite umane, civiltà, verità. Perché, naturalmente, la strategia del terrore continua.

● Il 16 marzo due auto-bomba piazzate davanti alle sedi dell’intelligence della forza aerea siriana e della Polizia a Damasco hanno fatto 27 morti e 97 feriti; immediatamente dopo, una bomba è esplosa in un autobus che portava membri dell’Armata di Liberazione palestinese, una entità di palestinesi filo-Iran, nel sobborgo Al Yarmouk di Damasco. Attentati-stragi «tipo Al Qaeda» in cui persino il sito ebraico ‘DEBKA Files’ indica la mano «dell’Arabia Saudita e del Katar per ravvivare la rivolta anti-Assad, dopo che il regime ha schiacciato l’ultima ribellione armata ad Idlib».

● Come si vede la situazione reale della Siria (come quella della Tunisia, Egitto e Libia) è molto diversa da quella descritta dalla stampa politicamente corretta. È in atto una invasione straniera organizzata dagli Usa, Israele e Nato per disintegrare la Siria (come avvenne in Russia negli anni 1980-90), destabilizzare il Medio Oriente (operazione iniziata con le due guerre contro l’Iraq nel 1990 e nel 2003) e poi passare all’aggressione dell’Iran. Per ora la Siria ha tenuto. Bisogna vedere cosa succederà nel futuro prossimo venturo, poiché Netanyahu non ha rinunciato alle sue mire espansionistiche sul Medio Oriente e ad influenzare Obama, sotto elezioni presidenziali, ad appoggiare una campagna militare in grande stile contro la Siria e l’Iran, che avrebbe conseguenze catastrofiche.

d. CURZIO NITOGLIA

26 marzo 2012

LINK ORIGINALE – http://www.doncurzionitoglia.com/vera_situazione_siria.htm

SUL BLOG – http://doncurzionitoglia.wordpress.com/2012/03/26/la-vera-situazione-in-siria/

PDF – http://www.doncurzionitoglia.com/Siria_Vera_Situazione_20120326.pdf

Tutti gli articoli e le pubblicazioni di don Curzio Nitoglia sono reperibili anche presso http://www.facebook.com/doncurzionitoglia
La manutenzione della pagina Facebook di don Curzio Nitoglia è eseguita da suoi amici, con l’unico scopo di rendere più visibile il suo importante lavoro.
Grazie a tutti coloro che anche su questa piattaforma web collaboreranno nella diffusione dei suoi scritti.
per contattare don Curzio presso: http://doncurzionitoglia.wordpress.com/about/

SIRIA. NOTIZIE, SILENZI, BUGIE, DISTORSIONI. TUTTO NON CONTROLLABILE

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on febbraio 12, 2012 at 12:39 pm

 

di Giovanni Lazzaretti

Damasco, palazzo del presidente Assad, mercoledì 8 giugno 2011

  • Presidente, ci sono pressioni internazionali fortissime per la liberazione di Amina Abdallah.”
  • Amina Abdallah? E chi diavolo è?”
  • E’ una signora lesbica che ci contesta su Internet.”
  • E liberatela questa Amina! Con tutti i guai che abbiamo non sarà certo il problema maggiore!”
  • Non possiamo farlo, presidente. Non l’abbiamo mai arrestata.”
  • Un equivoco, insomma. Andate, e ditelo ai media.”
  • L’abbiamo fatto, ma si mettono tutti a ridere. Dicono che siamo un regime alla frutta, che nega persino l’evidenza.”
  • L’evidenza? Che evidenza?”
  • L’evidenza di Internet.”
  • E allora andate a prendere questa Amina e fatele pressione perché dica lei al mondo che non è stata arrestata!”
  • Proveremo, presidente.”

Poche ore dopo.

  • Niente da fare, presidente.”
  • Non vuole collaborare, eh? Me lo immaginavo. Una che ci attacca non può che godere di questo malinteso.”
  • No, presidente, la questione è più complessa. Amina Abdallah non esiste.”
  • Non esiste? Ci chiedono di liberare una che non esiste? Ma perché gli occidentali devono credere a ogni balla che gli viene raccontata?”.
  • Fanno di peggio, presidente. Legga questo brano.”

Era la voce della libertà in un Paese in cui ogni diritto è calpestato. Era una donna, era lesbica. Oggi di lei non si sa più nulla. Amina Abdallah Arraf cercava di gridare al mondo il disagio e i soprusi che le persone ogni giorno vivono in Siria. […] Lunedì un’auto dei servizi segreti l’ha prelevata mentre camminava per la strada e di lei si è persa ogni traccia. I suoi amici del web però non si arrendono e si mobilitano per chiedere alle autorità di Damasco di rilasciare Amina. Da Facebook a Twitter si moltiplicano le iniziative a favore della giovane omosessuale […] La blogger è stata arrestata lunedì pomeriggio mentre passeggiava con un amico. Ignoto il luogo dove la ragazza è detenuta, malgrado i suoi familiari stiano cercando disperatamente di rintracciarla.”

  • Disperazione inesistente di una famiglia inesistente per l’arresto inesistente di una donna inesistente. Ma cosa possiamo fare?”
  • Niente, presidente. Se ci assediano con armi preponderanti e noi siamo disperati e perduti, abbiamo comunque due possibilità di scelta: arrenderci o morire da eroi. Ma di fronte a un assedio mediatico ci lasciano una possibilità sola.”
  • Già. Morire da fessi.”

Quella volta ad Assad andò bene. Dopo qualche giorno si scoprì che la bella Amina era Tom McMaster, un americano che scriveva da Edimburgo. E le foto di Amina che circolavano su Internet erano di Jelena Lecic, una signora croata residente a Londra, che non c’entrava nulla con la vicenda.

Pensate che i solerti parlamentari (anche italiani) che si sono spesi per Amina abbiano fatto vistosa autocritica? No di certo, ci pensa Internet a coprirli: se digitate su Google AMINA ABDALLAH vi appaiono 5.000.000 di siti. Ma se digitate AMINA ABDALLAH MCMASTER (o MACMASTER) ve ne appaiono meno di un decimo. Per Internet la smentita della storia esiste e contemporaneamente non esiste.

Tom McMaster era un solitario ed è riuscito a intortare il mondo intero. Mettete al suo posto una potente organizzazione militare, una potente organizzazione politica, una potente cortina mediatica, e vedrete che si può assediare la Siria in modo completo, trasmettendo in occidente una “rivolta interna” che si sta svolgendo con modalità completamente diverse da come appaiono.

Ricopio da Giordano Stabile, La Stampa del 28 gennaio.

Le immagini dei bambini uccisi, con i volti coperti di sangue, messi in fila nei teli di plastica rossa, sono attaccate alla meglio con scotch su uno dei cartelli in cartone. «Assad assassino», si legge. La notizia del massacro di giovedì a Homs, con le prime immagini affidabili, «occidentali», a documentarlo, ha attraversato rapidamente il confine tra Siria e Libano. […] Finora sono filtrate solo voci, le testimonianze raccolte dall’opposizione, difficili da verificare. Fino a quelle fotografie, firmate Agenzia Reuters. Il massacro di giovedì. Sul come sia avvenuto, bisogna fidarsi delle testimonianze raccolte dal Consiglio nazionale siriano, il fronte di opposizione al regime di Bashar al Assad creato sul modello del CNT libico.”

Ottimo. Sul modello del CNT libico.

Poiché il CNT libico è quello che ci ha raccontato la balla dei “10.000 morti + 50.000 feriti + fosse comuni” in un momento in cui in Libia non era accaduto praticamente nulla, possiamo capire quanto possono essere affidabili le testimonianze del CN siriano. Che poi le immagini della Reuters abbiano la valenza di una prova perché “occidentali” è una cosa che fa un po’ ridere. Non furono degli occidentali a inventarsi la “strage di Timisoara”, con tanto di foto?

Assad prima o poi finirà come Gheddafi, e un proconsole del Qatar o degli Emirati si installerà al suo posto. Come in Libia, dove adesso comanda Al-Kib “l’americano”, l’uomo del Petroleum Institute degli Emirati Arabi Uniti.

Noi occidentali siamo fatti così. I dittatori laici che tengono a bada il fondamentalismo non ci piacciono. Ci piace la finta democrazia esportata dalle monarchie assolute islamiche della penisola arabica.

Ma perché gli occidentali devono credere a ogni balla che gli viene raccontata?”

Raccontate quello che volete sulla Siria, io non ci credo.

Non sono obbligato a crederci, vista la valanga di bugie che ci avete raccontato sulla Libia. Già ci avete raccontato di una manifestazione di 50.000 persone contro Assad, mai avvenuta. Ci avete mostrato in TV una manifestazione contro Assad che si è rivelata essere pro Assad. Adesso al-Arabiya (l’affidabile TV che parlò dei 10.000 morti e 50.000 feriti libici su Twitter) parla di 337 morti a Homs (che precisione) e 1300 feriti.

E’ più credibile ciò che dice l’agenzia ufficiale SANA: queste notizie sono diffuse ad arte per incitare la violenza, mentre «gruppi terroristi armati hanno sparato bombe in modo indiscriminato su numerose strade e quartieri in un’escalation metodica con lo scopo di uccidere cittadini e di alterare la realtà dei fatti» (www.ilSole24ore.com). Perché SANA è più credibile? Perché anche in Libia andò esattamente così.

Comunque, visto che l’inglese lo masticano tutti, date un’occhiata ogni tanto all’agenzia SANA (Syrian Arab News Agency – www.sana.sy -) per avere un altro punto di vista. SANA è la voce del regime? Eh, certo. Come al-Arabiya è la voce del futuro regime.

E se SANA non vi basta, cercate su Internet la coraggiosissima Madre Agnès-Mariam de la Croix, una che cura i corpi senza dimenticare le menti e la verità. Sta nella zona caldissima di Homs e Hama, e rischia grosso. Che sant’Agnese la protegga.

http://www.maryakub.org/Article_positions_du_monastere_St_Jacques_le_Mutile_par_rapport_aux_evenements.html

http://www.maryakub.org/Article_nouvelles_des_Chretiens_de_diocese_de_Homs_et_de_Hama.html

http://www.ossin.org/siria/madre-agnes-mariam-de-la-croix-siria.html

Speriamo che i giornalisti onesti si sveglino.

Se tutto ciò che filtra dalla Siria sono le chiacchiere dei ribelli e le foto della Reuters, un giornalista onesto dovrebbe limitarsi a dire “Siria: disponiamo solo di voci non controllabili”. E meglio dire così, visto che un “ribelle siriano” e un “contractor” assoldato dall’occidente non sono facilmente distinguibili.

(Articolo tratto da Riscossa Cristiana)

Via dall’Afghanistan: trattativa allo scoperto tra Usa e Mullah Omar di Massimo Fini

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente, Mondo on gennaio 9, 2012 at 11:54 pm

20120110-005230.jpg

Fonte: Massimo Fini [scheda fonte]

Nelle more della crisi economica mondiale è passata quasi inosservata una notizia che potrebbe avere sviluppi clamorosi.
Zabibullah Mujiahid, portavoce del Mullah Omar, il leader storico dei Talebani, ha reso noto di aver raggiunto un accordo preliminare col Qatar per aprire a Doha una sede diplomatica dell’Emirato islamico d’Afghanistan (così era denominato l’Afghanistan nei sei anni, 1996-2001, in cui fu governato dai Talebani). Recita il comunicato: «Siamo ora pronti ad aprire un ufficio politico oltremare al fine di arrivare a un’intesa con la comunità internazionale. A questo riguardo abbiamo raggiunto un accordo preliminare col Qatar». Cosa significa? Che le trattative più o meno segrete che gli americani stanno conducendo da due anni con i Talebani per trovare una «exit strategy» dignitosa dall’Afghanistan, dove sono in guerra da dieci anni, diventano ora ufficiali e che gli Stati Uniti, dopo i vari tentativi falliti di prendere accordi con qualche scartina del movimento talebano, si sono decisi a «bere l’amaro calice» e cioè di trattare direttamente col Mullah Omar, il capo indiscusso degli insorti, sul quale pende tuttora una taglia di 25 milioni di dollari ma che è anche l’unico che ha l’autorità per fermare la guerriglia.
La storia delle trattative comincia nel 2008 quando in Arabia Saudita, sotto il patrocinio del re Abdullah, uomini di Omar si incontrarono con emissari del presidente-fantoccio dell’Afghanistan, Hamid Karzai. In quell’occasione Omar fu durissimo: promise a Karzai solo un salvacondotto per lui e la sua cricca. Karzai sarebbe stato ben felice di filarsela negli Stati Uniti con la montagna di soldi rapinati al suo Paese. Ma gli americani glielo impedirono e cercarono, con le elezioni-farsa del 2009, di trovare un altro presidente, più presentabile, ma non lo trovarono. Ultimamente Omar si era fatto più morbido con Karzai e gli aveva proposto due opzioni. 1) Tu sei per gli americani il legittimo presidente dell’Afghanistan, democraticamente eletto. In questa tua veste pretendi che le truppe straniere lascino immediatamente il Paese. 2) Unisciti a noi, alla guerriglia, riscatterai dieci anni di collaborazionismo con gli americani e poi potrai avere ancora un ruolo in Afghanistan. Karzai era lì lì per per accettare («Se le truppe straniere continuano a comportarsi con questa arroganza finisce che mi alleo con i talebani»). Questo ha convinto gli americani a rompere gli indugi e a trattare direttamente col Mullah Omar, tagliando fuori Karzai (che non è stato messo nemmeno al corrente delle trattative in Quatar).
La trattativa conviene a entrambe le parti, la situazione è infatti di stallo: i talebani, che godono ormai dell’appoggio della stragrande maggioranza della popolazione che non ne vuole più sapere degli stranieri, hanno riconquistato l’80% del Paese, ma non sono in grado, per l’enorme sproporzione militare delle forze in campo, di prendere le grandi città. Gli americani, con la crisi economica, non possono più permettersi di spendere 40 miliardi di dollari l’anno per una guerra senza senso né scopo che può durare all’infinito («la guerra che non si può vincere»).
La trattativa si presenta difficilissima. Gli americani vogliono comunque mantenere in Afghanistan basi aeree e un contingente di terra sia pur molto ridotto. Il Mullah Omar ha posto come condizione che alla fine delle trattative non un solo soldato straniero rimanga sul suolo afgano. Non ha combattuto metà della sua vita (dieci anni contro gli invasori sovietici, due contro i «signori della guerra», altri dieci contro gli occupanti occidentali) per vedersi imporre, alla fine, una «pax americana».

http://www.ariannaeditrice.it

ORMUZ UNA NUOVA DANZICA?

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on gennaio 7, 2012 at 8:16 pm


d. CURZIO NITOGLIA

2 GENNAIO 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/ormuz_nuova_danzica.htm

●Lo Stretto di Ormuz è un braccio di mare abbastanza angusto non profondissimo e facilmente ostruibile. Basterebbe ad esempio affondare alcuni mercantili e la situazione diventerebbe non superabile. Ora dallo Stretto di Ormuz passa qualcosa come un terzo del petrolio per via marittima a livello mondiale e un sesto in assoluto del petrolio commerciale nel mondo, quindi l’effetto immediato, soprattutto se dovesse esserci una situazione permanente non risolvibile come nel caso di un’ostruzione dovuta ad affondamento di mercantili, sarebbe probabilmente un’impennata violentissima del prezzo del petrolio che, secondo alcune stime, potrebbe superare i 180 dollari al barile da un giorno all’altro[1].

●Gli Stati Uniti sono in procinto di isolare finanziariamente l’Iran. Il Congresso degli Stati Uniti ha appena approvato una legge (che il Presidente Obama sembra pronto a firmare) la quale, se pienamente attuata, potrebbe ridurre sostanzialmente i proventi petroliferi dell’Iran: in altre parole gli Stati Uniti stanno spingendo l’Iran in un angolo.

●L’Iran sta reagendo. Il primo vice-presidente dell’Iran Mohammad Reza Rahimid ha detto che l’Iran potrebbe chiudere le vie di navigazione critiche attraverso lo Stretto di Ormuz nel Golfo, se le sanzioni estere vengono imposte sulle sue esportazioni di petrolio. Si è sempre pensato che l’Iran non chiuderebbe lo Stretto di Ormuz, perché lo usa per le sue esportazioni di petrolio.

Ma, se gli Stati Uniti rendono impossibile all’Iran la vendita del proprio petrolio, allora tutto cambierebbe.

●La marina [Iraniana] è nel bel mezzo di un’esercitazione di 10 giorni in acque internazionali in prossimità del percorso strategico del petrolio. Le esercitazioni sono iniziate sabato e coinvolgono sottomarini, torpedinieri, lanciasiluri e droni. I giochi di guerra potrebbe portare le navi iraniane in vicinanza della marina degli Stati Uniti nella zona. Stranamente, gli Stati Uniti hanno avvertito l’Iran che non tollereranno alcuna interruzione del traffico navale attraverso lo Stretto di Ormuz. A volte, se si spinge e si spinge, si ottiene una reazione. Gli Stati Uniti ottennero una reazione dal Giappone. Fu Pearl Harbor (7 dicembre 1941). La Francia e l’Inghilterra l’ottennero dalla Germania e fu Danzica (1° settembre 1939). Oggi potrebbe essere la volta di Ormuz. Infatti la legge che il Presidente Obama sta per firmare è uno sputo in faccia all’Iran, che viene utilizzata per arrestare le capacità dell’Iran di vendere petrolio. Essa potrebbe scatenare una reazione dell’Iran: il blocco dello Stretto di Ormuz. Questo è un gioco che ha una posta in gioco molto alta. Nessuno sa con certezza come andrà a finire. I governi sono gestiti da uomini che sono difficilmente prevedibili con esattezza. Essi decideranno quale sarà la prossima mossa[2].

●Il 16 dicembre scorso il presidente Obama, parlando alla Union of Reform Judaism è passato dal concetto di guerra difensiva, “un Iran nucleare è inaccettabile”, a quello di attacco preventivo, “siamo decisi a prevenire l’acquisizione di armi nucleari da parte dell’Iran”.

●Il 19 dicembre scorso, il segretario alla Difesa Panetta, fino a quel momento uno dei più decisi assertori dei rischi derivanti da un attacco contro l’Iran, improvvisamente ha dichiara che l’Iran potrebbe acquisire entro un anno la bomba nucleare e che questa è la “linea rossa” raggiunta la quale il governo Usa “adotterà qualsiasi passo necessario per affrontare la situazione”.

●Il 20 dicembre, il presidente del consiglio dei comandanti in capo delle Forze Armate Usa, gen. Martin Dempsey, ha dichiarato alla Cnn: “le opzioni che stiamo sviluppando hanno raggiunto un punto che le rende eseguibili ove necessario”.

●Il 21 dicembre, Dennis Ross, uno degli strateghi filo-israeliani, che da oltre trent’anni opera nelle posizioni più rilevanti della politica estera americana trasversalmente a tutte le amministrazioni Usa, ha dichiarato alla televisione israeliana Channel 10 che il presidente Obama sarebbe pronto a “fare un certo passo”, se necessario, e che “questo vuol dire che quando tutte le opzioni sono sul tavolo, se si sono esauriti tutti gli altri mezzi, si fa quello che è necessario”.

●Il 22 dicembre il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, dopo avere svolto negli Usa una serie di incontri coi massimi vertici politico-militari americani, ha dichiarato: “l’Iran si trova di fronte ad un bivio vero e proprio”.

●Il 23 dicembre, infine, viene pubblicato sulla prestigiosa rivista del Council on Foreign Relations, Foreign Affairs, il contributo di Matthew Kroenig, un esperto delle problematiche dell’antiterrorismo[3]. Questo testo, intitolato senza mezzi termini “Il momento di attaccare l’Iran – perché un attacco è il male minore”[4], è un’accurata analisi delle obiezioni finora sollevate contro l’ipotesi di una attacco militare americano con armi non-convenzionali contro le installazioni nucleari iraniane. Kroenig si propone di dimostrare che “la verità è che un attacco militare mini-atomico e chirurgico rivolto a distruggere il programma nucleare dell’Iran, se gestito con attenzione, potrebbe evitare alla regione [mediorientale] ed al mondo una minaccia davvero concreta e potrebbe aumentare straordinariamente la sicurezza nazionale degli Usa a lungo termine”. Kroenig afferma che militarmente, grazie in special modo alle nuove bombe ad alto potenziale ed alta penetrazione (MOD, Massive Ordinance Penetrator), la distruzione dei maggiori siti nucleari iraniani è tecnicamente fattibile, senza il rischio di grandi perdite fra i civili. Per cui prima l’attacco viene attuato e meglio è.

●Per concludere: “Con i conflitti in Afghanistan ed in Iraq in via di esaurimento e con gli Usa che stanno affrontando una dura crisi economica all’interno, gli Americani hanno poca voglia di ulteriori scontri. Tuttavia il rapido sviluppo del programma nucleare iraniano costringerà prima o poi gli Usa a scegliere tra un conflitto convenzionale ed una possibile guerra nucleare. Di fronte a questa decisione, gli Stati Uniti devono condurre un attacco chirurgico contro le installazioni nucleari iraniane, assorbire l’inevitabile ritorsione e quindi tentare rapidamente di evitare l’escalation della crisi. Affrontare subito questa minaccia eviterà agli Usa di affrontare una situazione assai più pericolosa in futuro”.

●La stessa questione siriana, del resto, sembra avere una finalità più rivolta all’Iran ed al Libano che non all’obiettivo di abbattere Assad. I sintomi sono tanti: il rapimento di tecnici iraniani ospitati nel paese; lo spostamento di alcune unità americane ritirate dall’Iraq in prossimità della frontiera giordana che fronteggia il sud della Siria; la pressione militare turca da nord sul regime di Damasco. Caduto il regime di Assad in Siria, l’Iran si troverebbe completamente isolato e circondato da Paesi in grado di ospitare forze militari ostili.

●L’Iran, per parte sua, proprio negli ultimi giorni, sta concentrando le proprie mosse dimostrative politico-miliari sul golfo di Ormuz, quasi a richiamare l’attenzione mondiale su l’effetto ritenuto più immediato di un’eventuale crisi militare nel Golfo, la possibile interruzione del flusso del petrolio, in un momento in cui la crisi economica mondiale è drammatica. l’Iran ha infatti svolto delle esercitazioni navali, che se all’inizio potevano sembrare modeste e propagandistiche con il 1° gennaio 2012 e il lancio di missili a lunga gittata forniti di una tecnologia altamente avanzata tecnicamente nell’area dello stretto di Ormuz, hanno dimostrato che l’Iran è realmente capace e potente militarmente. Per cui se gli Usa decidessero di imporre sanzioni, che minaccino di impedire le esportazioni petrolifere iraniane la guerra diverrebbe sempre più probabile e vicina. Non è facile stabilire quanto la nuova posizione americana intenda semplicemente accrescere la pressione politica sull’Iran e quanto essa preluda invece realmente all’opzione militare.

●Lo Stato ebraico ha tutto l’interesse a che siano gli Usa a incaricarsi dell’eliminazione dell’ultimo possibile avversario, ma non intende aspettare ancora molto prima di colpire, sapendo di essere perfettamente in grado di farlo; gli Stati Uniti devono valutare fino a che punto il proprio impegno diretto in Iran consentirà poi loro davvero di controllare, in un eventuale Medio Oriente normalizzato, l’ambizioso alleato sionista. Molto probabilmente il solo reale beneficiario di un attacco militare contro l’Iran sarà lo Stato ebraico, che, regnando sul Medio Oriente come unica, incontrastabile potenza economica politica e militare, sarà pronto a risolvere in modo definitivo non solo ‘geografico’ ma anche ‘fisico’ il problema palestinese.

In ogni caso, l’unica certezza è che la pace resterà ancora molto lontana e la guerra si avvicinerà sempre più[5].

d. CURZIO NITOGLIA

2 GENNAIO 2012


[1] Cfr. Aldo Giannuli www.cadoinpiedi.it/, 29 dicembre.

[2] Robert Wenzel, www.economicpolicyjournal.com, 28.12.2011.

[3] Analista militare della Cia nel 2004; poi come membro del famoso Policy Planning Staff, l’ufficio di pianificazione politica del ministero della difesa nel 2005; quindi membro del già citato Council of Foreign Relations, il più importante think-tank di politica internazionale statunitense, nel quale ha più volte rivestito il ruolo di consigliere; infine, dal 2010 al luglio 2011, consigliere speciale del ministro della Difesa Usa per lo sviluppo e l’attuazione della politica e la strategia di difesa americane in Medio Oriente.

[4] M. Kroenig, “Time to Attack Iran”, Foreign Affairs, vol. 91, n. 1, p. 76-86.

[5] Giacomo Colonna, Medio Oriente senza pace, Edilibri, Milano, 2009, Clarissa [scheda fonte], 29/12/2011.