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In scena al teatro Parenti: Sul concetto di sacrilegio contro il Volto di Cristo

In Mondo on gennaio 29, 2012 at 11:27 pm

Alla fine della rappresentazione teatrale “ Sul concetto
del volto nel figlio di Dio”, gli spettatori hanno poi capito
quale sia il concetto. Il quadro finale mostra l’immagine
lacerata del Sacro Volto, solcata da un liquido nero che,con
grande evidenza, rappresenta gli escrementi che sono il
piatto forte dell’opera. Sullo sfondo la scritta: “Non sei il
mio pastore”. L’autore – a questo serve il teatro- invita
gli spettatori a condividere il suo pensiero e, in cuor loro,
anche l’oltraggio.

Romeo Castellucci è in realtà un satanista. Questo
individuo, in un’intervista di dieci anni ad una testata
australiana, ha dichiarato, in modo non equivocabile, che
le sue opere traggono ispirazione dalla figura di Lucifero,
dalle sue aspirazioni e dal suo “insegnamento”.

Noi chiediamo al nostro vescovo, Angelo Scola, di
celebrare una Messa di riparazione in Duomo, in
risposta al pubblico sacrilegio compiuto nella sua diocesi
da un satanista.

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Era il mio Paese. Conferenza con Eugenio Benetazzo

In Attività on gennaio 29, 2012 at 11:22 pm

LA MASSONERIA AMERICANA È ESOTERICA E LUCIFERIANA d. CURZIO NITOGLIA

In Lavori Università on gennaio 23, 2012 at 1:04 pm

Prologo
●In ambiente teo/conservatore italiano (specialmente “Alleanza Cattolica”) si è diffusa l’idea che la massoneria latina è incompatibile con la Religione cattolico-romana in quanto atea ed anticlericale, mentre la massoneria anglo/americana non è né atea e neppure anticlericale e quindi compatibile col Cattolicesimo.
●Ora anche la ‘Conferenza Episcopale Tedesca’ nel 1983 ha precisato che pure la massoneria non apertamente atea ed anticlericale è soggettivista e relativista e quindi incompatibile con il Cattolicesimo.
●Un recente saggio sulle origini e i Rituali segreti della massoneria statunitense ci dimostra come la massoneria nordamericana sia anche atea, anticattolica, e persino luciferiana. Cerco di riassumere il saggio in questione e di porgerne il succo al lettore perché possa farsi un’idea appropriata non solo della massoneria americana, ma anche del teo/conservatorismo che pretende coniugare le radici americane (di cui la massoneria è parte capitale assieme al calvinismo e al giudaismo) con la civiltà europea e col Cattolicesimo, in funzione, ieri anti/sovietica ed oggi anti/islamista. Certamente l’islam e il bolscevismo sono incompatibili colla Religione cattolico-romana, ma non lo è di meno la massoneria anche americana e il teo/conservatorismo, che è una sua recente creatura politica, particolarmente pericolosa per l’ambiente cattolico tradizionale.
*
I Rituali massonici statunitensi dell’Ottocento
●Padre Paolo Siano in Fides Catholica (Frigento, 2/2011, pp. 22-83) dedica un lungo “saggio”, molto ben documentato (intitolato “Laicità illuministica ed Illuminismo esoterico nella Massoneria nordamericana), alla massoneria statunitense e dimostra che essa è non solo soggettivista e relativista, ma persino esoterica, gnostica, cabalistica e luciferista.
●Infatti, se si scava a fondo, l’Illuminismo radicale francese e non solo quello moderato inglese ha influito sulla massoneria americana (specialmente di ‘Rito scozzese’) e l’ha tinta di un profondo esoterismo cabalistico e gnostico sino a farla giungere al Prometeismo e al Luciferianismo.
●I due Rituali – consultati da padre Paolo Siano – del Supreme Council 33° grado dello Scottish Rite e del Southern Jurisdiction insegnano che il 30° grado del ‘Rito Scozzese Antico Accettato’, Cavaliere Kadosh, s’ispira ai Templari (cosiddetti “deviati”). I massoni Kadosh sarebbero i neo/Templari, cavalieri che lottano contro il Papato e i Dogmi della Chiesa romana.
●Inoltre la massoneria esoterica statunitense si spinge all’elogio di Prometeo, figura mitologica pagana, che si erge e lotta contro la Divinità ed ante-tipo di Lucifero, l’Angelo decaduto e diventato demonio per il suo “non serviam”, gridato contro la Volontà di Dio. Il “Dio” cui si rifanno i massoni americani è “il Dio che è nell’Uomo”, in breve la Divinità della massoneria non-atea e americana è il panteismo immanentista.
●La “Loggia” massonica è presentata come il “luogo della presenza luminosa della Divinità” o la Shekinah ebraica. I neo/Templari (ossia i massoni) hanno ricevuto dai cabalisti e dagli gnostici le dottrine esoteriche e magiche, tramite i Kadosh. La massoneria esoterica ha, quindi, legami molto stretti con la magia specialmente cabalistica. Non è estranea ad essa neppure la “magia sessuale” più deviata e degenerata, da cui Sigmund Freud ha tratto le sue bizzarre teorie cabalistico-tamudiche, che nulla hanno di medico-scientifico.
●La teoria dell’Androgino primitivo, non poteva mancare alla massoneria esoterica anche americana e non solo latina. Il “Dio” massonico stesso è androgino o ermafrodito, in “Dio” vi è il “Lui” e il “Lei”, il “maschile” e il “femminile”. Inoltre l’energia della Kundalini (l’osso sacro) fa parte dei Rituali magici della muratoria statunitense, con le relative pratiche di sodomia.
*
Storia della massoneria anglo/americana
●Nel 1895 un gruppo di massoni inglesi, statunitensi e canadesi (H. L. Stillson – W. J. Hugan, a cura di) pubblicarono un volume di circa mille pagine intitolato History of the Ancient and Honorable Fraternity of Free and Accepted Masons and concordant Orders (Boston-New York, 1895). Tale libro è la prova che la massoneria anglo/americana regolare e ritenuta non-atea e non-anticlericale coltivava almeno già da allora uno spirito gnostico, cabalistico, esoterico e ferocemente anticattolico-romano, né più e né meno come le massonerie latine dichiaratamente laiciste, atee ed anticlericali. Nel libro suddetto si legge che la Religione, anche quella cristiana, è “un prodotto dell’uomo, anzi del sentimento umano”, anticipando la dottrina del ‘sentimento’ o ‘esperienza religiosa’ del modernismo condannato da S. Pio X nella Pascendi nel 1907.
*
Essoterismo massonico americano nel Novecento
●Jirah Dewey Buck (+ 1916), massone statunitense 33° grado, ha pubblicato diversi libri per spiegare la natura della filosofia occulta della massoneria, in cui è presente un forte spirito anticattolico, antipapista ed anticlericale, il tutto condito dalla “Teosofia” di madame Elena Blavatsky, la quale ha influenzato molto il modernismo italiano tramite Antonio Fogazzaro. Secondo J. D. Buck “l’uomo è divino, Dio è connaturale all’uomo”. Addirittura “satana è il padre delle Religioni dogmatiche, perché è il padre della menzogna”. Egli anticipa alcuni temi del modernismo, che elogia esplicitamente, e perfino della nouvelle théologie asserendo che “Cristo è la Divinità dell’uomo”. Infine nel 1917 si rifà al panteismo induista.
●Addirittura nel 1953 il massone nordamericano C. F. Arkoncel ha scritto un saggio sulla rivista “The New Age” in cui ha spiegato il concetto cabalistico e massonico di conciliazione tra bene/male, luce/tenebre, superiore/inferiore. Tutto sarebbe opera del “Grande Architetto dell’Universo” e tale coincidentia oppositorum si trova nel 1953 sulla medesima rivista “The New Age”. Il massone americano Irving R. kitts, ha scritto un articolo sui “cercatori e portatori di Luce”, in cui i cercatori sarebbero i massoni e il portatore per eccellenza sarebbe Lucifero (‘fero’ = porto, ‘lux’ = luce). Infine nel 1961 C. Raymond Frey riaggancia il rituale massonico agli antichi misteri pagani e egizi.
*
Conclusione
●Da queste mole di citazioni che vanno dall’Ottocento sino al 1961 si evince con certezza che anche la massoneria statunitense è satanica nella sua essenza, come aveva insegnato Leone XIII nell’Enciclica Humanum Genus del 1884 sulla massoneria in generale. Quindi la distinzione fatta dal teo/conservatorismo, soprattutto italiano (Giovanni Cantoni, Massimo Introvigne, Marco Respinti) non sussiste e l’alleanza tra teo/conservatorimo ed anti/modernismo è totalmente impossibile.
d. CURZIO NITOGLIA

18 gennaio 2012

[1] Cfr. Offices of Constitution and Inauguration of a Council of Knights Kadosh and Installations its Officers as used in the Southern Jurisdiction of the United States, 1870, p. 87.

[2] Ivi, p. 14.

[3] Ivi, p. 56.

[4] Cfr. Constitutions and Inauguration of a Grand Consistory and Installation of its Officers as used in the Southern Jurisdiction of the United States, 1872, p. 83.

[5] Cfr. A. Pike, Readings XXXII, Washington, 1889, pp. 12-13.

[6] Cfr. A. G. Mackey, An Encyclopaedia of Freemasonry, Chicago-London-New York, 1921, vol. I, p. 249 e 375.

[7] Ivi, cit., vol. II, p. 641.

[8] Cfr. David Bakan, Freud et la mystique juive, Parigi, Payot, 1964.

[9] Ivi, vol. II, pp. 759-760.

[10] Ivi, vol. I, p. 15.

[11] Ivi, vol. I, p. 455.

[12] Ivi, pp. 41-117, passim.

[13] Cfr. P. Parente, voce “Esperienza religiosa”, in “Dizionario di Teologia dommatica”, Roma, Studium, IV ed., 1957.

[14] J. D. Buck, The Nature and Aim of Theosophy, Cincinnati, 1889, p. 15.

[15] Ivi, p. 45.

[16] Ivi, p. 160.

[17] The New Avatar and the Destiny of the Soul, Cincinnati, 1911, p. 216.

Per esempio Giovanni Paolo II afferma nella sua prima Enciclica (del 1979) ‘Redemptor hominis’ n° 9: «Dio in Lui [Cristo] si avvicina ad ogni uomo dandogli il tre volte Santo Spirito di Verità». Sempre in ‘Redemptor hominis’ n° 13: «non si tratta dell’uomo astratto, ma reale concreto storico, si tratta di ciascun uomo, perché […] con ognuno Cristo si è unito per sempre […]. l’uomo – senza eccezione alcuna – è stato redento da Cristo, perché, con l’uomo – ciascun uomo senza eccezione alcuna – Cristo è in qualche modo unito, anche quando l’uomo non è di ciò consapevole […] mistero [della Redenzione] del quale diventa partecipe ciascuno dei quattro miliardi di uomini viventi sul nostro pianeta, dal momento in cui viene concepito sotto il cuore della madre». Nella sua terza Enciclica (del 1986) ‘Dominum et vivificantem’ n° 50 Giovanni Paolo II scrive: «Et Verbum caro factum est. Il Verbo si è unito ad ogni carne [creatura], specialmente all’uomo, questa è la portata cosmica della Redenzione. Dio è immanente al mondo e lo vivifica dal di dentro. […] l’Incarnazione del Figlio di Dio significa l’assunzione all’unità con Dio, non solo della natura umana ma in essa, in un certo senso, di tutto ciò che è carne: di […] tutto il mondo visibile e materiale […]. il Generato prima di ogni creatura, incarnandosi […] si unisce, in qualche modo con l’intera realtà dell’uomo […] ed in essa con ogni carne, con tutta la creazione».

[18] Cfr. The Genius of Freemasonry, Chicago, 1917, p. 24. Come farà Raimon Pannikkar (+ 2008). Cfr. Raffaele Luise, Raimon Pannikkar. Profeta del dopodomani, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2011. «Fedele a quattro religioni: la cattolica, l’induista, la buddista e la secolare, Pannikkar è stato l’inimitabile maestro del dialogo interculturale e interreligioso. Il libro rivela (p. 267) che ad ispirare per primo a Giovanni Paolo II la grande Giornata interreligiosa di preghiera, che si tenne in Assisi il 27 ottobre 1986, fu proprio lui» (in sovra-copertina). Raffaele Luise è il decano dei vaticanisti Rai. L’Opera Omnia di R. Pannikkar è in corso di pubblicazione in italiano presso la Jaca Book di Milano, sotto la direzione di Milena Carrara Pavan. Si noti il”Fedele a quattro religioni”, incredibile, ma vero. Molte delle idee espresse dalla massoneria americana si ritrovano nel pensiero pan-ecumenista pannikkariano. In un prossimo articolo tratterò per esteso questo tema.

[19] Seekers of Light, in “The New Age”, Washington, vol. 61, n° 3, p. 174.

[20] The Golden Fleece, in “The New Age”, Washington, vol. 69, n° 3, marzo 1961, p. 21.

Libia-Italia: Mario Monti, cameriere della Goldman Sachs, firma la “Dichiarazione di Tripoli”

In Lavori Università on gennaio 23, 2012 at 8:37 am

Il Presidente del Consiglio Italiano, Mario Monti, accompagnato dal ministro della Difesa Italiana, Giampaolo Di Paola e da quello degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, è stato in Libia, dove ha firmato la “Dichiarazione di Tripoli”.

Questo documento, siglato ufficialmente per “rafforzare il legame di amicizia e collaborazione tra i due Paesi”, non ha alcun valore per il popolo libico.

E non ha alcun valore per due importantissimi motivi:

1) l’attuale governo fantoccio libico non ha alcuna autorità politica e non garantisce nè rappresenta l’unità del popolo libico, ma solo una fazione di esso, parte della quale è cerebrolesa (4 fanatici del “allahuakbar”, i quali con Gheddafi non riuscivano a trafficare e intrallazzare liberamente come volevano), parte della quale è infiltrata di terroristi al-qaedisti (ai quali non interessa nulla della Libia, ma solo le loro elucubrazioni psicopatico-teologiche, e che prendono orudini dal Qatar, cioè dagli USA) e parte della quale (i ratti) si è venduta apertamente ai forestieri, dai quali hanno ottenuto armi, effimero potere, la devastazione della propria terra, ed un pugno di soldi, sporchi del sangue dei fratelli .

2) i libici dovrebbero ormai averlo capito, che i contratti stipulati con l’Italia, sinchè resterà una “colonia americana”, non valgono la carta sulla quale sono stati scritti. Erano stati già stipulati contratti d’amicizia e collaborazione, di rapporti commerciali e politici con l’Italia, recentemente, non più di un paio d’anni fa, con grande esaltazione mediatica del fatto, ricevimenti in pompa magna, baciamano e scambi tra le due nazioni. E cosa è successo poi? Ha rispettato l’Italia gli accordi ancora freschi d’inchiostro? No! Appena il padrone americano ha dato l’ordine, le marionette politiche italiane hanno obbedito, concedendo il suolo italiano come base militare per gli attacchi e bombardamenti aerei compiuti ai danni della Libia, e del popolo libico, da parte di americani, francesi, quatariani, e gli italiani stessi hanno usato i propri aerei per sganciare sulla Libia centinaia di bombe, uccidendo migliaia di persone di una nazione sino a pochi mesi prima “amica”. Se solo avessero una coscienza e non una cloaca al posto del cuore, coloro che erano al comando della portaerei Italia si dovrebbero solo vergognare. Quindi, sinchè l’Italia sarà una colonia americana, gestita da un porcilaio di incapaci e corrotti, qualsiasi contratto con essa stipulato sarà da considerarsi immondizia pura.

Quanto sopra detto vale per stabilire la credibilità che si può dare ai politici italiani eletti secondo i parametri della loro perversa e deviata idea di “democrazia”.

Ma se i politici italiani al governo della nazione, come quelli odierni, non sono stati neppure “democraticamente” eletti dal popolo (neanche con elezioni truffa come quelle con cui gli italiani sono stati presi in giro per anni: basti dire che l’italiano, con l’attuale legge elettorale, non può neppure scegliere la persona da eleggere, ma solo un gruppo, e sarà poi la mafia dei partiti a decidere chi sia il più servizievole da nominare…), ma cooptati, senza elezioni popolari, tra tecnici e uomini di fiducia del gruppo bancario usuraio mondiale Goldman Sachs, nonchè appartenenti a gruppi di potere massonici, come il Gruppo Bilderberg e la Trilateral Commission, di cui Mario Monti fa parte, quale affidabilità potranno mai garantire ai partner con i quali firmano documenti a destra e manca? Zero.

Il precedente Premier italiano, Silvio Berlusconi, era certamente un uomo d’affari, e sicuramente metteva al primo posto “i suoi affari”, i quali però siccome coincidevano anche spesso con quelli italiani (per il semplice fatto che i suoi investimenti sono soprattutto in Italia), parzialmente sarebbero stati positivi, sia per l’Italia che per coloro i quali con lui stipulavano contratti: gli affari devono accontentare entrambe le parti.

Poi Berlusconi commise l’errore di pensare di poter fare “di testa sua”, di fare affari direttamente con le nazioni produttrici di gas e petrolio, illudendosi che, siccome era stato sin’ora un servo fedele, gli avrebbero lasciato un piccolo margine di manovra. Errore: un servo è un servo. Punto. E deve obbedire e fare solo gli interessi del padrone. E siccome Berlusconi era stato un po’ (ma molto poco) riluttante a bombardare la Libia, e un po’ riluttante a massacrare gli italiani di tasse e permettere alle multinazionali anglo-americane (tutte giudaico-sioniste, basta guardare i cognomi di chi le amministra e seguirne le vicende) di rubare le ricchezze italiane ancora rimaste sul mercato, ecco che scattò il ricatto finanziario, e Berlusconi perdette in un sol colpo, durante l’ultimo G20 cui partecipò, parecchi miliardi delle sue azioni in borsa.

Berlusconi capì che era tempo di dimettersi, prima di finire sul lastrico. Ed il comunista a stelle e strisce Giorgio Napolitano (che avvalora il detto popolare “l’erba gramigna non muore mai”) propose al suo posto Mario Monti. Ovviamente tutto lo schieramento politico italiano presente in Parlamento, eccezion fata per la Lega Nord, approvò con un’ovazione (specie le nuove sinistre bancarie americaniste e sioniste che scalpitano per tornare a ricoprire il loro ruolo ufficiale di parassiti di stato e zerbini del capitale apolide).

Si vide così, chiaramente, chi fosse nel libro paga della lobby banchiera: praticamente tutti, esclusa la già citata Lega Nord, e Domenico Scilipoti, che addirittura per marcare la sua disapprovazione si presentò in Parlamento con una fascia nera al braccio in segno di lutto.

Mario Monti, ormai lo sanno anche i sassi, è anche un supervisor della Goldman Sachs; quella stessa Goldman Sachs che aveva creato, attraverso un giro di agenzie di rating e borsistiche a lei collegate, seri problemi agli affari di Berlusconi nonchè la perdita di parecchi miliardi all’Italia (di risparmi dei cittadini italiani). E tutt’ora sta mettendo in ginocchio l’Europa attraverso la moderna catena usuraia di Wall Street e della Borsa mondiale. La stessa Goldman Sachs ricopre una parte importantissima nella gestione e amministrazione dell’americana FED: la stessa Federal Reserve che stampa la moneta americana per venderla al governo USA, contro la quale si era schierato Kennedy e perciò fu assassinato (poco dopo aver fatto stampare oltre 4 miliardi di dollari con la scritta “proprietà del popolo americano” e non della FED); la stessa FED alla quale invece Obama proclamava di voler attribuire maggiori poteri. Che bel Nobel…per l’usura…

La Goldman Sachs, ricordiamolo, è quella struttura diretta da menti israelite che ha abilmente rubato, potremmo dire “con destrezza” il 98% delle ricchezze finanziarie libiche.

I riferiementi a tale affermazione sono pubblici e noti alla stampa internazionale, che ne da’ notizia a questi links [1] – [2] – [3] – [4] – [5] – e molti altri ancora…ne stiamo facendo una raccolta in PDF.

Quindi, la Israelo-Americana Goldman Sachs, che ha derubato la Libia, l’Italia e nazioni varie, che si cela quindi dietro agli interessi delle guerre USA nel mondo, essendo che i suoi interessi sono gli stessi, avrebbe messo un suo fedele servitore, Mario Monti (mentre l’altro Mario, Draghi, sempre uomo della Goldman Sachs, è stato posto a capo della Banca Europea) a mettere ordine sulla ‘scena del crimine’ libico. Il partner libico di Mario Monti è poi quell’Abdurrahim el-Keib che ben conosciamo, formatosi negli USA e con lunga esperienza in campo petrolifero presso il Petroleum Institute degli Emirati Arabi Uniti.

Bella squadretta vero?

Il trattato, tra la colonia Italia e la nuova colonia Libia, riguarda non solo accordi economici e finanziari (quelli ormai erano stati rapinati, svenduti o imposti da tempo), ma soprattutto l’apporto italiano nel controllo e repressione della Resistenza libica Verde, quella che impedisce il controllo terroristico totale del territorio libico da parte delle forze traditrici della Jamahiriya, quelle arroccate a Bengasi, e nel disarmo delle sacche ‘ribelli’, composte da quelle fazioni di Nato-mercenari che come schegge impazzite si scontrano per la spartizione del bottino e delle aree petrolifere, come si addice a vere e proprie gangs mafiose, creando ai pupazzi del NTC problemi di gestione interna del potere.

Le Forze armate italiane infatti forniranno sostegno al nuovo governo fantoccio libico del CNT (NTC). Ciò vuol dire nuove armi, militari italiani sul terreno libico, addestramento di assassini e delinquenti comuni, che hanno già fatto tornare la Libia indietro di 60 anni almeno, qualcuno dice all’età della pietra.

L’Italia dovrà fare insomma il lavoro più sporco e più rischioso, a terra, mettendo a rischio giovani vite, come già fatto in altre aree e con altre “missioni di pace”. Certamente anche qui poi ci diranno che è per “la democrazia”.

Oltre al Primo Ministro italiano Mario Monti ed al cameriere delle banche libico Abdurrahim el-Keib, erano infatto presenti i rispettivi titolari della Difesa, e stretta collaborazione è stata garantita dai titolari dei ministeri dello Sviluppo, Corrado Passera e quello dell’Interno, Annamaria Cancellieri.

Presente era anche l’amministratore dell’Eni, Paolo Scaroni. Una presenza simbolica, in quanto, rispetto al trattato di amicizia italo-libico, siglato tra Muammar Gaddafi e Silvio Berlusconi, il governo fantoccio libico del NTC ha fatto sapere che di esso sarà preservata solo la parte relativa al risarcimento che l’Italia si è impegnata a versare per il periodo coloniale. Mentre si conferma invece l’accettazione delle scuse italiane. Certo, non poteva essere diversamente. Come dicono in Italia: cornuti e mazziati, cioè traditi e bastonati.

Le commesse più ghiotte ed i contratti più importanti sono nelle mani franco-anglo-americane, e l’Italia è stata usata solo come una serva, a cui lasciare gli avanzi ed a cui affidare compiti sporchi.

I conti tornano, la rapina viene tecnicamente perfezionata: la Libia, dopo una parentesi di indipendenza e progresso in ogni campo, prosperità nazionale ed esempio di riconquista di dignità e riscatto per tutte le nazioni africane, torna ad essere la colonia di sempre. L’Italia, la sua breve parentesi di libertà se l’è giocata decenni e decenni fa, ed ora non le resta che servire ed obbedire agli ordini dei padroni in kippà, mediterranei e d’oltre oceano.

La dignità del popolo italiano sembra oggi però voler cercare un riscatto nelle insorgenze in corso, che dalla Sicilia stanno in questi giorni lanciando un messaggio chiaro a tutti gli italiani: liberiamoci dai parassiti delle banche, dai loro servi inutili, dal signoraggio bancario che ci sta strangolando. Riprendiamoci l’onore e la dignità, le ricchezze del nostro paese, che da sole basterebbero a dare sicurezza e serenità a tutti gli italiani. Riprendiamoci l’Italia.

Sarà un messaggio che il resto degli italiani saprà cogliere e sviluppare? Riusciranno gli italiani a liberarsi dalla morsa imposta dalla setta usuraia? Si affrancheranno da tutta la propaganda mediatica e cultura viziata, con la quale sono bombardati sin da piccoli? La speranza è che riescano a farcela. La certezza è che questa strada, per la riconquista dell’indipendenza nazionale e l’onore perso, sia lastricata di dolore e sangue.

I libici, quelli veri, che sono la maggioranza della popolazione, che non si sono scordati della Libia che è stata loro distrutta, del benessere che avevano raggiunto, del rispetto che avevano conquistato tra le altre nazioni africane, che hanno visto di che pasta sono fatti i “ribelli” del NTC (un branco di vili traditori, assassini, stupratori e ladri), questo problema almeno non ce l’hanno: loro hanno già sofferto, stanno sofrendo, a migliaia e migliaia imprigionati e torturati a morte dai loro “liberatori”, stanno già combattendo la loro Resistenza, e le loro strade sono già lastricate di sangue. Non c’è altra via per liberarsi dalle catene imposte dai prestasoldi senza scrupolo, dai banksters gangsters stranieri, che hanno organizzato questa macchian da guerra per mantenere in stato di perenne schiavitu i popoli e le nazioni; e non c’è altro mezzo per liberarsi dai loro tirapiedi locali: a forconate.

Gli italiani non credano che liberarsi degli strozzini planetari, che si sono impadroniti della loro terra, che si sono arroccati come un cancro maligno nei gangli del potere e nelle istituzioni, che sono radicati come sanguisughe sulla pelle della gente che lavora onestamente, sarà cosa facile e indolore: la Resistenza (1) non è un pranzo di gala.

Filippo Fortunato Pilato – 22 gennaio 2012 – TerraSantaLibera

(1) si intende qui dire, la Resistenza vera, quella autentica, di chi resiste ad un’occupazione straniera, da non confondersi col termine “resistenza” mal adoperato ed usurpato dai collaborazionisti, col quale si indica invece purtroppo, nella vulgata moderna neomassonica, l’Italia incaprettata e regalata agli USA del ‘Piano Marshal’…

Per l’onore del Sacro volto di Gesù

In Lavori Università on gennaio 13, 2012 at 5:28 pm

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Via dall’Afghanistan: trattativa allo scoperto tra Usa e Mullah Omar di Massimo Fini

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente, Mondo on gennaio 9, 2012 at 11:54 pm

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Fonte: Massimo Fini [scheda fonte]

Nelle more della crisi economica mondiale è passata quasi inosservata una notizia che potrebbe avere sviluppi clamorosi.
Zabibullah Mujiahid, portavoce del Mullah Omar, il leader storico dei Talebani, ha reso noto di aver raggiunto un accordo preliminare col Qatar per aprire a Doha una sede diplomatica dell’Emirato islamico d’Afghanistan (così era denominato l’Afghanistan nei sei anni, 1996-2001, in cui fu governato dai Talebani). Recita il comunicato: «Siamo ora pronti ad aprire un ufficio politico oltremare al fine di arrivare a un’intesa con la comunità internazionale. A questo riguardo abbiamo raggiunto un accordo preliminare col Qatar». Cosa significa? Che le trattative più o meno segrete che gli americani stanno conducendo da due anni con i Talebani per trovare una «exit strategy» dignitosa dall’Afghanistan, dove sono in guerra da dieci anni, diventano ora ufficiali e che gli Stati Uniti, dopo i vari tentativi falliti di prendere accordi con qualche scartina del movimento talebano, si sono decisi a «bere l’amaro calice» e cioè di trattare direttamente col Mullah Omar, il capo indiscusso degli insorti, sul quale pende tuttora una taglia di 25 milioni di dollari ma che è anche l’unico che ha l’autorità per fermare la guerriglia.
La storia delle trattative comincia nel 2008 quando in Arabia Saudita, sotto il patrocinio del re Abdullah, uomini di Omar si incontrarono con emissari del presidente-fantoccio dell’Afghanistan, Hamid Karzai. In quell’occasione Omar fu durissimo: promise a Karzai solo un salvacondotto per lui e la sua cricca. Karzai sarebbe stato ben felice di filarsela negli Stati Uniti con la montagna di soldi rapinati al suo Paese. Ma gli americani glielo impedirono e cercarono, con le elezioni-farsa del 2009, di trovare un altro presidente, più presentabile, ma non lo trovarono. Ultimamente Omar si era fatto più morbido con Karzai e gli aveva proposto due opzioni. 1) Tu sei per gli americani il legittimo presidente dell’Afghanistan, democraticamente eletto. In questa tua veste pretendi che le truppe straniere lascino immediatamente il Paese. 2) Unisciti a noi, alla guerriglia, riscatterai dieci anni di collaborazionismo con gli americani e poi potrai avere ancora un ruolo in Afghanistan. Karzai era lì lì per per accettare («Se le truppe straniere continuano a comportarsi con questa arroganza finisce che mi alleo con i talebani»). Questo ha convinto gli americani a rompere gli indugi e a trattare direttamente col Mullah Omar, tagliando fuori Karzai (che non è stato messo nemmeno al corrente delle trattative in Quatar).
La trattativa conviene a entrambe le parti, la situazione è infatti di stallo: i talebani, che godono ormai dell’appoggio della stragrande maggioranza della popolazione che non ne vuole più sapere degli stranieri, hanno riconquistato l’80% del Paese, ma non sono in grado, per l’enorme sproporzione militare delle forze in campo, di prendere le grandi città. Gli americani, con la crisi economica, non possono più permettersi di spendere 40 miliardi di dollari l’anno per una guerra senza senso né scopo che può durare all’infinito («la guerra che non si può vincere»).
La trattativa si presenta difficilissima. Gli americani vogliono comunque mantenere in Afghanistan basi aeree e un contingente di terra sia pur molto ridotto. Il Mullah Omar ha posto come condizione che alla fine delle trattative non un solo soldato straniero rimanga sul suolo afgano. Non ha combattuto metà della sua vita (dieci anni contro gli invasori sovietici, due contro i «signori della guerra», altri dieci contro gli occupanti occidentali) per vedersi imporre, alla fine, una «pax americana».

http://www.ariannaeditrice.it

Notizia: denuncia contro Romeo Castellucci

In Attività on gennaio 9, 2012 at 11:13 pm

SI DA’ NOTIZIA

che stamane 9 gennaio 2012, alle ore 08.45, l’avv. Pietro Guerini, a titolo personale e come Portavoce nazionale dell’Associazione “no194”, ha depositato presso la Procura della Repubblica di Bergamo

DENUNCIA

contro

– Romeo Castellucci,
– i componenti della sua compagnia e
– i responsabili del teatro Franco Parenti di Milano

in concorso tra di loro (ex art. 110 c.p.)

per i reati (ex art. 81 c.p.) di cui agli artt. 403 e 404 c.p. e per altre violazioni, quanto meno sotto forma di tentativo, con richieste di sequestro dirette ad impedire lo svolgimento della rappresentazione.
Denuncia che sarà presentata domani anche presso la Procura di Milano.

All’avv. Pietro Guerini desideriamo rivolgere sinceri ringraziamenti per la sua lodevole inziativa, che molto opportunamente e autorevolmente si affianca con serietà e gravità, alle altre inziative di protesta e di preghiera, Ciò dimostra come ognuno, secondo le proprie competenze e i propri talenti, può operare per il Bene e la Verità.

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Articoli del Codice Penale
Art. 403. – (Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone). – «Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
Si applica la multa da euro 2.000 a euro 6.000 a chi offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di un ministro del culto».
Art. 404. – (Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose). – «Chiunque, in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto, ovvero commette il fatto in occasione di funzioni religiose, compiute in luogo privato da un ministro del culto, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibili o imbratta cose che formino oggetto di culto o siano consacrate al culto o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto è punito con la reclusione fino a due anni».

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Ordine Futuro aderisce alla manifestazione contro la Cristianofobia

In Attività on gennaio 9, 2012 at 6:31 pm

Dal 24 al 28 gennaio prossimi, a Milano, presso il Teatro Parenti, andrà in scena una

rappresentazione del regista Romeo Castellucci intitolata “Sul concetto di volto nel figlio di

Dio”. Si tratta di un’opera blasfema, già rappresentata e giustamente contestata in Francia,

che offende in maniera palese e ripugnante Nostro Signore Gesù Cristo, il cui volto viene

imbrattato di liquame e materia fecale.

L’autore dell’oscena opera, taccia di ignoranza coloro che la reputano gravemente

offensiva. La redazione di Ordine Futuro – fiera della propria ignoranza, che è l’esatto

opposto dell’intelligenza del Castellucci – aderisce alla mobilitazione contro la blasfema

rappresentazione, squallido esempio di odio anticattolico.

ORDINE FUTURO

COSA CI PORTA IL 2012? L’avvicinarsi del Governo Mondiale

In Massoneria, Mondo on gennaio 7, 2012 at 8:19 pm


d. CURZIO NITOGLIA

4 dicembre 2012

Prologo

● Tutte le strade dell’attuale crisi economica, politica, bellica, sociale e religiosa sembrano portarci sempre più velocemente verso un Governo Mondiale. Il Financial Times scriveva apertamente su questa ipotesi già in un articolo di Gideon Rachman, pubblicato l’8 dicembre 2009, il cui titolo era chiarissimo: Ed ora un Governo Mondiale. Questi obbiettivi sono stati rilanciati più recentemente dalla Trilateral Commission, dal CFR e dai membri interni al Bilderberg club.

● Oggi, la crema del potere globale sta chiudendo il capitolo globalizzazione e sta introducendo quello del Governo Mondiale. I mezzi di cui si serve sono sostanzialmente e principalmente:

 

  • 1°) Lo sbriciolamento finanziario

A partire dal 2008, il Sistema Finanziario Globale si occupa del tenersi artificialmente in vita. L’alta finanza e i mega-banchieri di Goldman Sachs, CitiGroup e JPMorganChase al lavoro con la Bank of England e la BCE, non hanno preso nessun provvedimento per aiutare né le popolazioni né le economie nazionali in difficoltà. Tutto quello che hanno fatto è stato il dirottare milioni di dollari nei forzieri delle banche. Tutto ciò è stato possibile perché, invece di essere il governo a controllare e supervisionare la finanza, quello che accade è esattamente l’opposto… “Sopra la banca la Patria campa, sotto la banca la Patria crepa”.

 

  • 2°) Le crisi economiche nazionali

Oggi, il Supercapitalismo selvaggio sta facendo crollare le economie nazionali, trasformandole in entità di dimensioni internazionali. La miseria delle Nazioni deriva dal mondo della finanza, delle banche e della speculazione mondiale.

 

  • 3°) I sollevamenti sociali

Il disfacimento di Grecia, Irlanda, Portogallo, Islanda e forse – prossimamente – di Italia, Spagna ed altri, probabilmente scatenerà violenti sollevamenti sociali, come già avviene in Grecia.

 

  • 4°) I grandi attacchi terroristici

Questi sono degli autentici assi nella manica che le élites mondialiste hanno e che possono utilizzare quali scorciatoie per il Governo Mondiale: nuovi attacchi in stile 11 settembre, potranno giustificare altre guerre globali, altre invasioni, altri genocidi.

 

  • 5°) La guerra generalizzata nel Medio Oriente

Mentre parliamo, forze navali, bombardieri ed un intero esercito è posizionato per attaccare ed invadere Siria, Irane destabilizzare la Russia.

 

  • 6°) Gli eventi pseudo-religiosi

Il crescente bisogno delle masse di dare un significato alla propria vita le rende facili vittime di pseudo-profeti e falsi Messia, anticipatori dell’Anticristo finale.

 

*

Conclusione

● Che cosa hanno in comune tutte queste crisi concatenate fra loro? Tutte concorrono a dimostrare che non possono essere risolte da nessuna Nazione isolatamente, e quindi giustificano il bisogno di un unico Governo Mondiale. Dobbiamo essere particolarmente vigili e comprendere le cose per quello che veramente sono e non per quello che i Padroni delle TV del mondo vorranno farci credere. “Chi ha orecchie per capire, ascolti!”.

d. CURZIO NITOGLIA

 

 

[1] Crf. La Repubblica, 2 gennaio 2012, p. 18 «L’Iran sfida le sanzioni di Obama. Testato un missile “invisibile”. Haaretz: conflitto probabile prima delle elezioni Usa».

[2] Cfr. Russia Times 31 dicembre 2011, Adrian Sambuchi, RT.com.

 

ORMUZ UNA NUOVA DANZICA?

In Immigrazione e questione Nord Africa e del Medio Oriente on gennaio 7, 2012 at 8:16 pm


d. CURZIO NITOGLIA

2 GENNAIO 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/ormuz_nuova_danzica.htm

●Lo Stretto di Ormuz è un braccio di mare abbastanza angusto non profondissimo e facilmente ostruibile. Basterebbe ad esempio affondare alcuni mercantili e la situazione diventerebbe non superabile. Ora dallo Stretto di Ormuz passa qualcosa come un terzo del petrolio per via marittima a livello mondiale e un sesto in assoluto del petrolio commerciale nel mondo, quindi l’effetto immediato, soprattutto se dovesse esserci una situazione permanente non risolvibile come nel caso di un’ostruzione dovuta ad affondamento di mercantili, sarebbe probabilmente un’impennata violentissima del prezzo del petrolio che, secondo alcune stime, potrebbe superare i 180 dollari al barile da un giorno all’altro[1].

●Gli Stati Uniti sono in procinto di isolare finanziariamente l’Iran. Il Congresso degli Stati Uniti ha appena approvato una legge (che il Presidente Obama sembra pronto a firmare) la quale, se pienamente attuata, potrebbe ridurre sostanzialmente i proventi petroliferi dell’Iran: in altre parole gli Stati Uniti stanno spingendo l’Iran in un angolo.

●L’Iran sta reagendo. Il primo vice-presidente dell’Iran Mohammad Reza Rahimid ha detto che l’Iran potrebbe chiudere le vie di navigazione critiche attraverso lo Stretto di Ormuz nel Golfo, se le sanzioni estere vengono imposte sulle sue esportazioni di petrolio. Si è sempre pensato che l’Iran non chiuderebbe lo Stretto di Ormuz, perché lo usa per le sue esportazioni di petrolio.

Ma, se gli Stati Uniti rendono impossibile all’Iran la vendita del proprio petrolio, allora tutto cambierebbe.

●La marina [Iraniana] è nel bel mezzo di un’esercitazione di 10 giorni in acque internazionali in prossimità del percorso strategico del petrolio. Le esercitazioni sono iniziate sabato e coinvolgono sottomarini, torpedinieri, lanciasiluri e droni. I giochi di guerra potrebbe portare le navi iraniane in vicinanza della marina degli Stati Uniti nella zona. Stranamente, gli Stati Uniti hanno avvertito l’Iran che non tollereranno alcuna interruzione del traffico navale attraverso lo Stretto di Ormuz. A volte, se si spinge e si spinge, si ottiene una reazione. Gli Stati Uniti ottennero una reazione dal Giappone. Fu Pearl Harbor (7 dicembre 1941). La Francia e l’Inghilterra l’ottennero dalla Germania e fu Danzica (1° settembre 1939). Oggi potrebbe essere la volta di Ormuz. Infatti la legge che il Presidente Obama sta per firmare è uno sputo in faccia all’Iran, che viene utilizzata per arrestare le capacità dell’Iran di vendere petrolio. Essa potrebbe scatenare una reazione dell’Iran: il blocco dello Stretto di Ormuz. Questo è un gioco che ha una posta in gioco molto alta. Nessuno sa con certezza come andrà a finire. I governi sono gestiti da uomini che sono difficilmente prevedibili con esattezza. Essi decideranno quale sarà la prossima mossa[2].

●Il 16 dicembre scorso il presidente Obama, parlando alla Union of Reform Judaism è passato dal concetto di guerra difensiva, “un Iran nucleare è inaccettabile”, a quello di attacco preventivo, “siamo decisi a prevenire l’acquisizione di armi nucleari da parte dell’Iran”.

●Il 19 dicembre scorso, il segretario alla Difesa Panetta, fino a quel momento uno dei più decisi assertori dei rischi derivanti da un attacco contro l’Iran, improvvisamente ha dichiara che l’Iran potrebbe acquisire entro un anno la bomba nucleare e che questa è la “linea rossa” raggiunta la quale il governo Usa “adotterà qualsiasi passo necessario per affrontare la situazione”.

●Il 20 dicembre, il presidente del consiglio dei comandanti in capo delle Forze Armate Usa, gen. Martin Dempsey, ha dichiarato alla Cnn: “le opzioni che stiamo sviluppando hanno raggiunto un punto che le rende eseguibili ove necessario”.

●Il 21 dicembre, Dennis Ross, uno degli strateghi filo-israeliani, che da oltre trent’anni opera nelle posizioni più rilevanti della politica estera americana trasversalmente a tutte le amministrazioni Usa, ha dichiarato alla televisione israeliana Channel 10 che il presidente Obama sarebbe pronto a “fare un certo passo”, se necessario, e che “questo vuol dire che quando tutte le opzioni sono sul tavolo, se si sono esauriti tutti gli altri mezzi, si fa quello che è necessario”.

●Il 22 dicembre il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, dopo avere svolto negli Usa una serie di incontri coi massimi vertici politico-militari americani, ha dichiarato: “l’Iran si trova di fronte ad un bivio vero e proprio”.

●Il 23 dicembre, infine, viene pubblicato sulla prestigiosa rivista del Council on Foreign Relations, Foreign Affairs, il contributo di Matthew Kroenig, un esperto delle problematiche dell’antiterrorismo[3]. Questo testo, intitolato senza mezzi termini “Il momento di attaccare l’Iran – perché un attacco è il male minore”[4], è un’accurata analisi delle obiezioni finora sollevate contro l’ipotesi di una attacco militare americano con armi non-convenzionali contro le installazioni nucleari iraniane. Kroenig si propone di dimostrare che “la verità è che un attacco militare mini-atomico e chirurgico rivolto a distruggere il programma nucleare dell’Iran, se gestito con attenzione, potrebbe evitare alla regione [mediorientale] ed al mondo una minaccia davvero concreta e potrebbe aumentare straordinariamente la sicurezza nazionale degli Usa a lungo termine”. Kroenig afferma che militarmente, grazie in special modo alle nuove bombe ad alto potenziale ed alta penetrazione (MOD, Massive Ordinance Penetrator), la distruzione dei maggiori siti nucleari iraniani è tecnicamente fattibile, senza il rischio di grandi perdite fra i civili. Per cui prima l’attacco viene attuato e meglio è.

●Per concludere: “Con i conflitti in Afghanistan ed in Iraq in via di esaurimento e con gli Usa che stanno affrontando una dura crisi economica all’interno, gli Americani hanno poca voglia di ulteriori scontri. Tuttavia il rapido sviluppo del programma nucleare iraniano costringerà prima o poi gli Usa a scegliere tra un conflitto convenzionale ed una possibile guerra nucleare. Di fronte a questa decisione, gli Stati Uniti devono condurre un attacco chirurgico contro le installazioni nucleari iraniane, assorbire l’inevitabile ritorsione e quindi tentare rapidamente di evitare l’escalation della crisi. Affrontare subito questa minaccia eviterà agli Usa di affrontare una situazione assai più pericolosa in futuro”.

●La stessa questione siriana, del resto, sembra avere una finalità più rivolta all’Iran ed al Libano che non all’obiettivo di abbattere Assad. I sintomi sono tanti: il rapimento di tecnici iraniani ospitati nel paese; lo spostamento di alcune unità americane ritirate dall’Iraq in prossimità della frontiera giordana che fronteggia il sud della Siria; la pressione militare turca da nord sul regime di Damasco. Caduto il regime di Assad in Siria, l’Iran si troverebbe completamente isolato e circondato da Paesi in grado di ospitare forze militari ostili.

●L’Iran, per parte sua, proprio negli ultimi giorni, sta concentrando le proprie mosse dimostrative politico-miliari sul golfo di Ormuz, quasi a richiamare l’attenzione mondiale su l’effetto ritenuto più immediato di un’eventuale crisi militare nel Golfo, la possibile interruzione del flusso del petrolio, in un momento in cui la crisi economica mondiale è drammatica. l’Iran ha infatti svolto delle esercitazioni navali, che se all’inizio potevano sembrare modeste e propagandistiche con il 1° gennaio 2012 e il lancio di missili a lunga gittata forniti di una tecnologia altamente avanzata tecnicamente nell’area dello stretto di Ormuz, hanno dimostrato che l’Iran è realmente capace e potente militarmente. Per cui se gli Usa decidessero di imporre sanzioni, che minaccino di impedire le esportazioni petrolifere iraniane la guerra diverrebbe sempre più probabile e vicina. Non è facile stabilire quanto la nuova posizione americana intenda semplicemente accrescere la pressione politica sull’Iran e quanto essa preluda invece realmente all’opzione militare.

●Lo Stato ebraico ha tutto l’interesse a che siano gli Usa a incaricarsi dell’eliminazione dell’ultimo possibile avversario, ma non intende aspettare ancora molto prima di colpire, sapendo di essere perfettamente in grado di farlo; gli Stati Uniti devono valutare fino a che punto il proprio impegno diretto in Iran consentirà poi loro davvero di controllare, in un eventuale Medio Oriente normalizzato, l’ambizioso alleato sionista. Molto probabilmente il solo reale beneficiario di un attacco militare contro l’Iran sarà lo Stato ebraico, che, regnando sul Medio Oriente come unica, incontrastabile potenza economica politica e militare, sarà pronto a risolvere in modo definitivo non solo ‘geografico’ ma anche ‘fisico’ il problema palestinese.

In ogni caso, l’unica certezza è che la pace resterà ancora molto lontana e la guerra si avvicinerà sempre più[5].

d. CURZIO NITOGLIA

2 GENNAIO 2012


[1] Cfr. Aldo Giannuli www.cadoinpiedi.it/, 29 dicembre.

[2] Robert Wenzel, www.economicpolicyjournal.com, 28.12.2011.

[3] Analista militare della Cia nel 2004; poi come membro del famoso Policy Planning Staff, l’ufficio di pianificazione politica del ministero della difesa nel 2005; quindi membro del già citato Council of Foreign Relations, il più importante think-tank di politica internazionale statunitense, nel quale ha più volte rivestito il ruolo di consigliere; infine, dal 2010 al luglio 2011, consigliere speciale del ministro della Difesa Usa per lo sviluppo e l’attuazione della politica e la strategia di difesa americane in Medio Oriente.

[4] M. Kroenig, “Time to Attack Iran”, Foreign Affairs, vol. 91, n. 1, p. 76-86.

[5] Giacomo Colonna, Medio Oriente senza pace, Edilibri, Milano, 2009, Clarissa [scheda fonte], 29/12/2011.